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Indice degli argomenti: Dallo scambio delle emissioni i fondi per la ricerca sulle tecnologie low carbon I 47 progetti su decarbonizzazione e ricerca: su cosa si basano i 4 italiani L’Europa stanzia 20 miliardi di euro per decarbonizzazione e ricerca. A tanto ammonta il totale delle risorse da qui al 2030 dell’Innovation Fund, che ne fanno uno dei più grandi programmi di finanziamento al mondo per sostenere lo sviluppo delle tecnologie innovative a basse emissioni di carbonio. La novità è che Proprio in questi giorni, per la prima volta dalla creazione dell’Innovation Fund, l’Unione Europea ha annunciato l’investimento dei primi 118 milioni di euro su 47 progetti: si tratta di 32 piccoli progetti innovativi in 14 Stati membri dell’UE, Islanda e Norvegia. Inoltre, 15 progetti riceveranno assistenza allo sviluppo del progetto per un valore massimo di 4,4 milioni di euro. Sul totale, quattro sono condotti da imprese italiane. L’obiettivo è aiutare le imprese a investire nell’energia pulita e a stimolare la crescita economica, creare posti di lavoro locali e rafforzare la leadership tecnologica europea su scala globale. Più in pratica, intende supportare lo sviluppo di progetti di ricerca fattibili su fonti rinnovabili e non solo. Sono oggetto di interesse tecnologie e processi innovativi a basse emissioni di carbonio nelle industrie ad alta intensità energetica, compresi i prodotti che sostituiscono quelli impattanti, ma anche progetti dedicati alla cattura, stoccaggio e utilizzo del carbonio (CCU/CCS) e all’energy storage. Dallo scambio delle emissioni i fondi per la ricerca sulle tecnologie low carbon Innovation Fund promette di essere un vero stimolo per la decarbonizzazione e ricerca, ma anche per le rinnovabili innovative. Ma da dove provengono i circa 20 miliardi di euro di sostegno nel periodo 2020-2030 per la dimostrazione commerciale di tecnologie innovative low carbon? Da EU ETS, il sistema per lo scambio delle quote di emissione dell’UE, il più grande sistema di prezzi del carbonio al mondo, mediante la messa all’asta di 450 milioni di quote, così come i fondi non spesi del programma NER300. Il Fondo per l’innovazione sosterrà fino al 60% dei costi aggiuntivi di capitale e operativi dei progetti su larga scala e fino al 60% dei costi di capitale dei progetti su piccola scala. I 32 progetti selezionati per il finanziamento sono stati valutati da esperti indipendenti in base alla loro capacità di ridurre le emissioni di gas a effetto serra rispetto alle tecnologie convenzionali e di innovare andando al di là dello stato dell’arte, ma anche in base al loro grado di maturità, che dovrebbe essere tale da consentirne una rapida realizzazione. Oltre a essi, 15 dei progetti riceveranno assistenza allo sviluppo del progetto per un valore massimo di 4,4 milioni di euro. I 47 progetti su decarbonizzazione e ricerca: su cosa si basano i 4 italiani Sono quattro i progetti italiani sul totale dei 47 in tema di decarbonizzazione e ricerca che hanno avuto accesso al primo blocco di finanziamenti. Il primo in ordine di apparizione è il progetto DrossOne Vehicle-to-Grid Parking dell’italiana EPS E-Mobility, frutto della joint venture di FCA Italia ed Engie EPS Italia. Esso intende dimostrare la fattibilità di un sistema vehicle-to-grid (V2G) centralizzato su larga scala, utilizzando lo stoccaggio stazionario associato ai veicoli elettrici nel parcheggio del produttore, prima di essere spediti alle concessionarie e un’unità di unità di stoccaggio che consiste in batterie di seconda vita. Il progetto fornirà servizi ancillari di riserva rapida all’operatore di rete, così come servizi in tempo reale, utilizzando un sistema con 280 caricatori veloci bidirezionali. L’uso di una speciale infrastruttura di ricarica permette alle batterie EV di essere controllate individualmente e gestite in parallelo. Questo significa che il sistema V2G permette la scalabilità di una più ampia gamma di dimensioni e tensioni delle batterie degli electric vehicle e fornirà informazioni sullo stato di carica e sullo stato di salute della batteria. Questo progetto intende evitare la totalità delle emissioni di gas serra prodotte da una tecnologia convenzionale. C’è poi PIONEER (acronimo di airPort sustaInability secONd lifErle battEry storage) in tema di energy storage e di seconda vita delle batterie di accumulo. Lo porta avanti Aeroporti di Roma, Enel X e Protos Energy, con la collaborazione del tedesco Fraunhofer-Institut für Solare Energiesysteme. Prevede la progettazione, la costruzione, l’avviamento e il funzionamento di un sistema composto da batterie di seconda mano del settore automobilistico per l’accumulo di energia prodotta da un impianto fotovoltaico da 30MW. Il progetto sarà sviluppato in aeroporto e l’energia immagazzinata coprirà il picco serale della domanda. Si tratta del primo progetto al mondo del genere. Il sistema di stoccaggio dell’energia avrà una capacità nominale di 5MW/10MWh ed eviterà la costruzione di nuove batterie. L’idrogeno verde è il protagonista del progetto che intende contribuire alla decarbonizzazione della Valcamonica. Lo conducono A2A insieme a Snam e FNM. Il progetto ha come obiettivo la produzione e lo stoccaggio di idrogeno verde per soddisfare la domanda locale di idrogeno dal settore della mobilità (compreso il trasporto ferroviario), industriale e logistico. Infine, l’unico progetto italiano della lista dei 15 è portato avanti da Versalis: si chiama Ethos e intende realizzare un impianto dimostrativo di bioetanolo di seconda generazione su larga scala. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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