Accendono i colori della natura e valgono oltre 150 miliardi all’anno, il lavoro delle operose api

Dalle api dipende il 35% della produzione agricola mondiale per un valore economico stimato di 22 miliardi soltanto per l’Europa. Oggi, Giornata mondiale delle api, vengono celebrate in tutto il mondo. Operose come pochi altri esseri viventi, queste instancabili sentinelle dell’ambiente, con l’impollinazione rendono uno dei servizi ecosistemici più importanti al benessere umano.

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20 maggio giornata mondiale delle api

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La Giornata mondiale delle api  è stata istituita per la prima volta dalle Nazioni Unite il 20 maggio del 2017 e oggi vengono festeggiate in tutto il Pianeta.

Il loro ‘lavoro’, che le fa svolazzare senza sosta, è necessario al ciclo delle piante con fiore e a quelle della vegetazione ‘buona’ a diventare cibo o altri prodotti.

Solo le api selvatiche sono un vero e proprio esercito di oltre 20mila specie; e tutte sono pronte a garantire l’impollinazione per una ricaduta benefica su quel 35% dell’agricoltura mondiale. Basti pensare che per esempio in Europa l’84% delle principali colture destinate a esser mangiate dagli uomini, tipo frutta e verdura, hanno bisogno delle api.Il buon lavoro delle api per gli ecosistemiInoltre delle 1.400 specie vegetali che servono a produrre il nostro cibo e i prodotti dell’industria derivati dalle piante, quasi l’80% richiede l’impollinazione.

L’importanza delle api per la vita sulla Terra

Le api sono i più importanti impollinatori al mondo (anche se ne esistono altri, e in particolare le farfalle). Le api domestiche e selvatiche sono responsabili di circa il 70% dell’impollinazione di tutte le specie vegetali viventi sul Pianeta. Più della metà del consumo mondiale di grassi e oli viene da piante impollinate da animali.

Delle 100 colture da cui dipende il 90% della produzione globale di cibo, 71 sono legate al lavoro di impollinazione delle api. Solo in Europa, ben 4mila varietà agricole dipendono dalle api. Negli ultimi 50 anni il volume della produzione agricola è aumentato del 30% grazie al loro diretto contributo. Parecchi raccolti a livello globale, come per esempio caffè e cacao rappresentano anche un’importante fonte di reddito per i Paesi in via di sviluppo.

Senza le api non avremmo più caffè, cioccolata, miele e molti altri cibi che fanno parte della nostra quotidianità. Il cioccolato, per esempio, deriva dai semi dell’albero del cacao, e il valore mondiale annuo della sua raccolta è di 5,7 miliardi di dollari Usa. Ma non solo, cioccolato. Poi fanno il miele, ne producono 1,6 milioni di tonnellate le api domestiche dei Paesi occidentali.

Api: una specie a rischio estinzione

Oltre il 40% degli impollinatori, soprattutto api e farfalle, sono a rischio estinzione. Il loro declino ha una diretta conseguenza sull’economia: la produzione agricola europea resa possibile grazie agli impollinatori vale infatti 15 miliardi di euro l’anno. E in questo momento, in Europa, è a rischio estinzione una specie di api su dieci.

Si tratta di un pericolo che non risparmia l’Italia: nel nostro Paese, secondo FederBio, “negli ultimi cinque anni abbiamo perso 200mila alveari”.Api a rischio estinzioneOltre all’elevato calo nelle popolazioni di api da miele domestica, la nuova lista rossa europea indica che il 9% di tutte le specie di api europee sono a rischio di estinzione.

Nella lista rossa delle api italiane minacciate pubblicata dall’Unione internazionale per la protezione della natura nel 2018, delle 151 specie di api native in Italia 21 sono a rischio di estinzione: 5 sono in pericolo critico di estinzione e non sono state ritrovate di recente, altre 2 sono in pericolo critico, 10 specie sono in pericolo, 4 sono vulnerabili; e altre 13 sono vicine allo stato di minaccia.

La sopravvivenza delle popolazioni di questi insetti è minacciata dall’uso di pesticidi (in particolare per l’impiego di molecole chimiche di sintesi, come i neonicotinoidi), dai metodi di agricoltura intensiva, dall’inquinamento dell’aria e dai cambiamenti climatici.

Il quaderno dell’Ispra sul declino delle api

In occasione della Giornata mondiale delle api 2020 l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha pubblicato un ‘quaderno’ on-line – ‘Il declino delle api e degli altri impollinatori. Le risposte alle domande più frequenti – in cui si racconta del declino delle api e di altri impollinatori: una specie su dieci di api e farfalle europee è minacciata di estinzione e una specie su tre ha la propria popolazione in declino.

In tutta l’Unione Europea, Regno Unito compreso, 17 milioni di alveari e 600mila apicoltori producono ogni anno circa 250mila tonnellate di miele. Calcolando l’ambito di ricaduta degli effetti delle api, e quindi le colture agrarie interessate dall’impollinazione – che includono cereali, frutta e verdura, essenziali per le diete animali e l’alimentazione umana, nonché combustibili, e fibre come il cotone e il lino e alcuni materiali da costruzione – secondo l’Ispra la produzione agricola mondiale direttamente associata all’impollinazione animale rappresenta un valore economico più alto di quanto ritenuto finora che viene stimato tra 235 e 577 miliardi di dollari. E in base alla rete di ricerca internazionale, coordinata dall’Istituto di apicoltura dell’università di Berna, la morte in massa di api in Europa è un problema grave e in aumento di anno in anno; i dati disponibili mettono in evidenza un aumento dal 5%-10% al 25%-40% nelle morti invernali delle api, e crescenti morie durante il periodo primaverile e in estate.

La strategia europea e la proposta salva-api

La commissione Europea ha presentato una strategia Farm to fork, per sostenere un’agricoltura sostenibile, con obiettivi per la riduzione dei pesticidi e l’incremento dell’agricoltura biologica, per esempio destinando almeno il 10% della superficie delle aziende agricole europee a infrastrutture verdi, funzionali al mantenimento della biodiversità.

Dal 2020 c’è anche uno strumento in più: l’Iniziativa dei cittadini europei (Ice), dal titolo ‘Save bees and farmers. Verso un’agricoltura favorevole alle api per un ambiente sano’.

Si tratta di una proposta di direttiva europea di iniziativa popolare – promossa anche da Cambia la Terra, il progetto voluto da FederBio e sostenuto da Legambiente, Lipu, Medici per l’ambiente e Wwf – e può essere presentata al Parlamento europeo (se raggiunge, come detto, un milione di firme in almeno 7 Paesi dell’Unione).

L’obiettivo è di eliminare i pesticidi di sintesi dai campi entro il 2035, cominciando dalle sostanze più pericolose, ed inserendo dei target per gradi, il primo per un taglio dell’80% entro il 2030; inoltre punta al ripristino degli ecosistemi naturali nelle aree agricole.

Urbanizzazione e api: uno studio su Milano

Il dipartimento di Biotecnologie e Bioscienze dell’Università di Milano-Bicocca ha realizzato una ricerca che mostra l’impatto dell’urbanizzazione del paesaggio e del clima sugli impollinatori e sull’ecosistema di impollinazione.

Lo studio attento delle dinamiche urbane e dei contesti limitrofi è necessario per poter restituire informazioni riguardanti il servizio ecosistemico di impollinazione di una data area e sviluppare una pianificazione e gestione di paesaggi urbani più attenti all’ambiente.

Urbanizzazione e api: uno studio su Milano
Bombus argillaceus: foto di Paolo Biella

Lo studio dell’Università meneghina, dal titolo “City climate and landscape structure shape pollinators, nectar and transported pollen along a gradient of urbanization”, di recente pubblicato sul Journal of Applied Ecology, attraverso campionamenti svolti da maggio a luglio del 2019, ha dimostrato come la variazione della cementificazione del paesaggio incida sull’attività svolta dalle api.

Focus della ricerca, appunto, è l’effetto dell’urbanizzazione del paesaggio e del clima su due gruppi di impollinatori, api selvatiche e sirfidi, sulle risorse floreali a loro disposizione e sul polline trasportato per impollinare le piante.

La ricerca ha interessato 40 siti collocati principalmente nella città metropolitana di Milano, includendo aree semi-naturali a basso impatto a aree con diversi livelli di edificato.

Gli effetti dell’urbanizzazione sono risultati in generale negativi per la presenza di impollinatori.

«Le aree suburbane erano le più ricche» spiega Paolo Biella, ricercatore di Ecologia dell’ateneo milanese. «Le abbondanze di impollinatori hanno raggiunto il picco quando il paesaggio era occupato dal 22 per cento di superfici cementate, con la rilevazione di oltre 100 individui in 24 ore, e sono poi diminuite con la crescente urbanizzazione. Inoltre, la presenza era influenzata dalla distanza tra le aree verdi e dall’ampiezza del parco urbano: più erano distanti le aree o più era grande il parco, meno erano le api selvatiche e i sirfidi rilevati».

Siti particolarmente ricchi di impollinatori si sono rivelati, nella cintura periurbana di Milano, Cesano Boscone, Cuggiono, San Bovio e Vimodrone; nella città di Milano, invece, parco Nord, il parco Segantini e la Collina dei Ciliegi, in zona Bicocca.

A influire negativamente sulla minore presenza di impollinatori non è stata solo la mancanza di verde e di risorse floreali, ma anche il clima locale.

«Gli impollinatori sono diminuiti nelle aree più urbane che hanno infatti minime variazioni di temperatura tra la primavera e l’estate, che si mantiene alta più a lungo rispetto a aree semiurbane o agricole».

Ad influenzare il comportamento delle api anche la disponibilità di nettare, che aumentava proporzionalmente alla copertura cementata e alle precipitazioni.

«I nettari delle città erano meno consumati dagli impollinatori, meno presenti, e le piante erano più produttive, forse avvantaggiate dalle più copiose precipitazioni».

L’urbanizzazione incide anche sul servizio ecosistemico di impollinazione.

«Nel polline trasportato dagli impollinatori abbiamo trovato progressivamente meno specie di piante al crescere delle aree cementificate e il polline di città conteneva un’elevata incidenza di piante esotiche e ornamentali, suggerendo comunità vegetali molto antropizzate».

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