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Acqua dolce e spugne per la CO2, così le zone umide aiutano il Pianeta

Ogni due febbraio si celebra la Giornata mondiale di paludi, acquitrini, torbiere e specchi d’acqua. Il tema centrale di quest’anno è proprio l’acqua, considerando che da questi ecosistemi deriva il 70% di tutta l’acqua dolce utilizzata per l’irrigazione. Quest’anno è anche la ricorrenza del 50esimo anniversario della Convenzione di Ramsar. Le zone umide occupano infatti più di 12,1 milioni di chilometri quadrati. In Italia ci sono 65 zone Ramsar. Ma questi ecosistemi sono esposti a elevati rischi, soltanto nell’ultimo secolo la Terra ne ha perso il 64%

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Il 2 febbraio si celebra la giornata mondiale Zone Umide

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Hanno un ruolo fondamentale per il Pianeta, e fanno parte di quella catena naturale importante per la sopravvivenza umana. Fonte di acqua dolce e di cibo, funzionano anche da spugne per assorbimento del carbonio. Sono le zone umide, esposte sempre più ai cambiamenti climatici. Ogni due febbraio si celebra la Giornata mondiale di paludi, acquitrini, torbiere e specchi d’acqua.

Il tema centrale di quest’anno è proprio l’acqua, considerando che da questi ecosistemi deriva il 70% di tutta l’acqua dolce utilizzata per l’irrigazione.

La convenzione di Ramsar

Quest’anno è anche la ricorrenza del 50esimo anniversario della Convenzione di Ramsar, cioè la prima formula che contempla un impegno mondiale per proteggere questi ecosistemi.

La definizione in modo chiaro delle zone umide è uno dei meriti della Convenzione: aree terrestri sature o inondate d’acqua in modo permanente o stagionale; quelle interne includono paludi, stagni, laghi e pianure alluvionali; quelle costiere, paludi di acqua salata, estuari, mangrovie, lagune e persino barriere coralline.

Il 2 febbraio si celebra la giornata mondiale delle zone umide
Foto di yamabon da Pixabay

Ci sono poi quelle create dall’uomo: stagni, risaie e saline. Sottoscritto da oltre 150 Paesi, il Trattato individua attualmente 2mila zone umide a livello globale, per le quali sostiene i principi dello sviluppo sostenibile e della conservazione delle biodiversità.

Le zone nel mondo

Rifugio per oltre 100 mila specie d’acqua dolce conosciute, le zone umide sono i più efficaci serbatoi di carbonio del Pianeta; le sole torbiere, che coprono il 3% della superficie terrestre, assorbono il 30% del carbonio organico dei suoli.

Le zone umide occupano infatti più di 12,1 milioni di chilometri quadrati, un’area più grande della Groenlandia. Hanno un ruolo significativo nel contrasto agli effetti dei cambiamenti climatici: barriere naturali contro gli eventi estremi di origine marina, come le praterie di posidonia; capaci di immagazzinare le piogge in eccesso e mitigare gli impatti delle inondazioni, come le pianure alluvionali; o ancora, in grado di preservare endemismi e peculiarità dei paesaggi montani, come le sorgenti e i laghi d’alta quota. Dalle zone umide deriva poi il 70% di tutta l’acqua dolce utilizzata per l’irrigazione.

In Italia

LItalia annovera 65 zone Ramsar, 9 delle quali ancora in corso di perfezionamento. In totale parliamo di oltre ottantamila ettari distribuiti in 15 Regioni.

Si va dai 12 ettari dello Stagno Pantano Leone in Sicilia fino agli 11.135 ettari dell’area Massaciuccoli – Migliarino – San Rossore in Toscana. Le Regioni in cui le aree Ramsar sono più numerose ed estese sono l’Emilia-Romagna con 10 aree, (23.112 ettari), la Toscana con 11 aree (20.756 ettari) e la Sardegna con 8 aree per una superficie di 12.572 ettari.

La crisi degli ecosistemi

Questi ecosistemi sono esposti a elevati rischi. Soltanto nell’ultimo secolo, la Terra ha dovuto dire addio al 64% delle sue zone umide.

I dati del SOER Freshwater 2020 parlano di come in Europa soltanto il 40% dei corpi idrici superficiali sia in un buono stato ecologico e che le zone umide sono ampiamente degradate; in declino per estensione e qualità a causa di agricoltura intensiva, abbandono delle tradizionali attività agro-pastorali, alterazione degli equilibri idrici, inquinamento (dovuto anche all’uso di prodotti fitosanitari), invasione di specie aliene, urbanizzazione e sviluppo d’infrastrutture.

Giornata mondiale zone umide: La crisi degli ecosistemi
Foto di Tanja Cibulski da Pixabay

E’ fallito a livello globale l’obiettivo dell’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile che prevedeva la protezione e il restauro degli ecosistemi acquatici entro il 2020. Secondo le liste rosse dell’Iucn oggi nel mondo un terzo delle specie legate agli ecosistemi acquatici risulta minacciato, mentre sono a rischio scomparsa oltre i tre quarti delle paludi e delle torbiere e quasi la metà dei laghi, dei fiumi e delle coste. Inoltre in pericolo c’è anche il mantenimento e il miglioramento dei servizi ecosistemici che ruotano intorno alle zone umide.

Il ministero dell’Ambiente

“Il Trattato di Ramsar – ha detto il ministro dell’Ambiente Sergio Costa – fu varato nel 1971, un anno prima della grande Conferenza delle Nazioni unite sull’ambiente umano di Stoccolma. Quegli uomini e quelle donne ebbero una straordinaria intuizione. Furono dei veri pionieri a cui oggi deve andare la nostra gratitudine se quelle aree sono arrivate fino a noi. La Giornata mondiale delle zone umide – ha aggiunto – non ha un valore solo simbolico ma serve a richiamare tutta la nostra attenzione sul delicato equilibrio della natura che quest’anno saremo chiamati a salvaguardare come co-organizzatori della Conferenza mondiale sul clima. I grandi accordi internazionali sull’ambiente richiedono un impegno costante e prolungato nel tempo sia a livello di governi locali che di coscienze individuali”.

Le associazioni

Secondo Legambiente al netto delle difficoltà il 2020 segna un momento decisivo per misurare gli impegni dell’Unione europea, a partire dalla Strategia dell’europa sulla biodiversità per il 2030, e sottolinea l’importanza di mantenere ecosistemi sani e funzionali a garantire l’equilibrio climatico: ogni piano in tal senso deve includere un uso sostenibile e responsabile delle zone umide e degli ecosistemi acquatici”.

L’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (Anbi) mette in evidenza la necessità di un intervenire per “implementare” il patrimonio ecosistemico: e lo si potrebbe fare “grazie anche al Piano nazionale invasi, con 218 progetti pronti nella maggior parte già cantierabili. L’importo necessario è di circa 3 miliardi di euro”, soprattutto per “bacini medio piccoli che oltre a trattenere le acque di pioggia, abbinando le funzioni di prevenzione idrogeologica e riserva idrica, arricchirebbero il territorio di nuovi ecosistemi fruibili dalle comunità locali. Il maggior numero di proposte (73) interessa il Veneto, ma è la Calabria, la regione, che ha bisogno di maggiori investimenti (527 milioni)”.

Le azioni per salvarle

Per la loro salvaguardia nel decennio 2020-2030 serve un insieme di azione politica e ricerca scientifica. Come primo punto – ha osservato Legambiente – è necessario realizzare nuove aree protette, far crescere le piccole zone umide adottate dai cittadini anche negli ambienti urbani e aumentare il numero di quelle riconosciute dalla Convenzione di Ramsar per raggiungere l’obiettivo del 30% di territorio nazionale protetto; rafforzare la tutela della biodiversità acquatica e migliorare la sinergia tra norme nazionali e Direttive comunitarie (Habitat, Uccelli, Acque e Alluvioni); migliorare l’integrazione e la gestione unitaria delle aree protette, i siti della Rete natura 2000 e le Zone Umide riconosciute dalla Convenzione di Ramsar e realizzare una rete di enti gestori di questi ecosistemi; ripristinare gli ecosistemi degradati e realizzare infrastrutture fluviali sostenibili per contribuire a ripristinare almeno 25mila km di fiumi a scorrimento libero in Europa.

‘Senza loro non si raggiungono obiettivi Onu’

“Senza di loro, gli obiettivi dell’agenda globale sullo sviluppo sostenibile non saranno mai raggiunti – ha spiegato Martha Rojas Urrego, segretario generale della Convenzione di Ramsar- per esempio le zone umide regolano anche gli effetti che influenzano il clima e i regimi idrologici, riducendo in tal modo l’inquinamento e i rischi di catastrofi naturali. Per esempio, le mangrovie costiere aiutano a prevenire l’erosione del suolo e offrono protezione dagli tsunami e dai cicloni. Le torbiere invece sono importanti pozzi di assorbimento della CO2 e possono sequestrare milioni di tonnellate di carbonio ogni anno. Abbiamo bisogno di un’azione collettiva urgente per invertire le tendenze sulla perdita e il degrado delle zone umide e allo stesso tempo assicurare sia il loro futuro che la nostra stessa sopravvivenza”.

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