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Secondo il direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) Inger Andersen la natura rappresenta “uno dei modi più efficaci” per combattere il cambiamento climatico e dovrebbe far parte della strategia climatica di ogni paese. Se ne parla oggi a New York in occasione Climate Action Summit 2019 dell’Onu Si svolge oggi a New York il Climate Action Summit 2019 dell’Onu, fortemente voluto dal segretario generale dell’Onu Antonio Guterres con l’obiettivo, tra gli altri, di analizzare i piani concreti dei vari paesi e i contributi nazionali al 2020 per garantire il rispetto dell’Accordo di Parigi e diminuire del 45% le emissioni di gas serra nel prossimo decennio, per arrivare a zero emissioni nette nel 2050. Per l’Italia partecipano il Presidente del Consglio, Giuseppe Conte, e il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa. Tra i partecipanti il direttore esecutivo del Programma delle Nazioni Unite per l’ambiente (UNEP) Inger Andersen, secondo la quale uno degli strumenti più efficaci per combattere il cambiamento climatico è la natura che dovrebbe far parte della strategia climatica di ogni paese. La Signora Andersen in un’intervista a UN News ha sottolineato che il clima a livello globale sta cambiando rapidamente: le temperature stanno aumentando, le precipitazioni stanno cambiando e il tempo in molte parti del mondo è del tutto imprevedibile. Ciò comporta effetti devastanti, gli habitat naturali si stanno modificando, la biodiversità si sta perdendo, i cicli agricoli vengono interrotti e l’emergenza idrica sta diventando sempre più importante. I rischi legati ad eventi naturali come inondazioni, siccità, uragani e ondate di calore stanno diventando sempre più estremi, stanno costando ai paesi miliardi di dollari e distruggendo case, infrastrutture e mezzi di sussistenza. La crisi climatica minaccia il benessere delle persone, la sicurezza alimentare e sta provocando un aggravamento della povertà. Cosa si intende per soluzioni basate sulla natura? Sono tutte quelle azioni che proteggono, gestiscono e ripristinano gli ecosistemi naturali o anche quelli modificati, che affrontano le sfide sociali, apportando al contempo benefici per il benessere umano e la biodiversità. La natura può aiutarci a trovare una soluzione, che si tratti della sicurezza alimentare, del cambiamento climatico, della sicurezza idrica, della salute umana, del rischio di catastrofi o dello sviluppo economico. Per quanto riguarda il cambiamento climatico, le soluzioni basate sulla natura per la maggior parte derivano dal rafforzamento o dal ripristino degli ecosistemi naturali esistenti, possono per esempio concentrarsi sulla riduzione delle emissioni derivanti dalla deforestazione e dalle pratiche agricole e sul miglioramento della capacità degli ecosistemi naturali di eliminare l’anidride carbonica – che contribuisce ai gas serra che aumentano il riscaldamento globale – dall’atmosfera. Per fare un semplice esempio, alcune specie arboree accuratamente piantate possono agire come barriere tagliafuoco, mantenere gli alberi vicino ai terreni agricoli può proteggere le colture dalle forze erosive delle piogge intense, e le foreste possono alleviare le inondazioni interne grazie al modo in cui assorbono l’acqua come una spugna. Le mangrovie forniscono barriere naturali efficaci ed economiche contro le inondazioni costiere e l’erosione del litorale. Cambiando le nostre pratiche territoriali, da sole, si potrebbe ottenere una riduzione del 30% delle emissioni necessarie per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi sull’azione per il clima entro il 2030 e ridurre le emissioni di anidride carbonica di 12 gigatoni all’anno, un valore che corrisponde alle emissioni di tutte le centrali a carbone del mondo. Perché si proceda in questa direzione è però necessario che siano stanziati investimenti a livello mondiale e dai singolo governi che devono impegnarsi a investire in queste soluzioni come parte delle politiche nazionali. Attualmente, sottolinea Inger Andersen, queste soluzioni ricevono meno del tre per cento dei finanziamenti disponibili per il clima, anche se sono estremamente efficaci sotto il profilo dei costi e garantiscono un altissimo ritorno sull’investimento, aggiungendo potenzialmente miliardi di dollari all’economia globale. Ad esempio, la costruzione della Grande Muraglia Verde, un progetto ambizioso per invertire la desertificazione nella regione del Sahel in Africa, potrebbe creare 10 milioni di posti di lavoro entro il 2030, garantendo altri benefici, tra cui il rallentamento della migrazione. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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