La dissalazione in risposta alla mancanza d’acqua

Nel medio e lungo periodo la carenza di acqua diventerà una vera e propria emergenza climatica e sanitaria, anche in certe regioni italiane. La dissalazione può aiutare a risolvere il problema

La dissalazione in risposta alla mancanza d'acqua
Img by Pixabay

Calano i costi per la realizzazione di impianti per la dissalazione dell’acqua e aumentano i vantaggi. La siccità è una fra le principali emergenze climatiche che già oggi stiamo affrontando ma che, nel medio periodo, rischia di diventare molto grave anche nel nostro paese, soprattutto nelle regioni del sud in cui è probabile che si verifichino situazioni di desertificazione.

Secondo i dati di Ispra infatti le risorse idriche in Italia nel lungo termine sono destinate a diminuire del 40% a livello nazionale e addirittura del 90% nelle regioni meridionali. Solo negli ultimi 50 anni abbiamo perso 5 miliardi di metri cubi d’acqua. I dati delle nazioni Unite parlano di 2 miliardi di persone che nel mondo patiscono la mancanza d’acqua. Una risorsa preziosa e necessaria anche per affrontare il cambiamento climatico.

Una delle soluzioni per affrontare la crescente siccità è la dissalazione, una tecnologia che sta evolvendo rapidamente e che permette di trasformare l’acqua marina o salmastra in acqua dolce. Tra gli impieghi più interessanti sicuramente l’approvvigionamento idrico nelle isole, spesso ancora oggi rifornite da navi cisterna, con alti costi sia economici (13-15 euro al metro cubo) che ambientali.

Al tema è stato di recente dedicato il convegno “Dal mare l’acqua per resistere al climate change. Le opportunità della dissalazione e il riutilizzo delle acque in Italia”, organizzato dall’azienda spagnola Acciona e Althesys. L’economista e ceo di  Althesys Alessandro Marangoni ha spiegato che il potenziale della dissalazione è enorme anche in Italia, considerando anche la diminuzione dei costi, il continuo miglioramento a livello tecnologico e la possibilità di sfruttare le energie rinnovabili.

Attualmente i costi variano dagli 0,6 e 1,6 dollari per metro cubo negli impianti normali, ma si arriva agli 0,50 dollari per metro cubo in quelli più performanti, “valore più che compatibile con le tariffe idriche di molte nazioni”.

Tra i nodi del processo di dissalazione vi sono i costi in termini ambientali per gli alti consumi energetici e lo smaltimento dei residui. A questo proposito il ricorso alle rinnovabili, principalmente fotovoltaico ed eolico,  è molto importante per garantire la sostenibilità del processo e la riduzione dei costi operativi. Nel dettaglio “Il 40% degli impianti usa il fotovoltaico, il 10% il solare termico, 20% l’eolico, mentre i rimanenti sono impianti ibridi che utilizzano più fonti”.

Attualmente in Italia sono presenti per lo più piccoli impianti nelle isole minori di Sicilia, Toscana e Lazio e la produzione di acqua dissalata è solo lo 0,1% del prelievo di acqua dolce. Per poter garantire lo sviluppo del settore andrebbe semplificata la burocrazia, snellendo i processi di permitting, considerando anche il percorso fissato dal PNRR.

Consiglia questa notizia ai tuoi amici

Commenta questa notizia



Tema Tecnico

Sostenibilità e Ambiente

Le ultime notizie sull’argomento