Acqua, una risorsa preziosa sempre più scarsa

L’acqua rappresenta uno dei problemi più seri dei nostri giorni, fonte di guerre di accaparramento, è l’oro nero del domani. Dobbiamo utilizzarla in modo più responsabile, garantendo al tempo stesso che le persone più povere non rimangano indietro. E’ necessario limitare il consumo delle acque in bottiglia più costose e inquinanti, promuovendo quello dell’acqua del rubinetto, sicura ed economica. Gli effetti del cambiamento climatico sull’acqua. Con Fabrizio Leoni, presidente di Aqua Italia parliamo di novità normative e qualità dell’acqua di rubinetto. Il 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua.

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22 marzo, giornata mondiale dell'acqua

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Si celebra oggi 22 marzo la Giornata Mondiale dell’Acqua. Proviamo a capire in questo anniversario quanto il cambiamento climatico influisca sulla penuria di un bene tanto prezioso che assume sempre di più, a livello mondiale, un ruolo politico.
La sua domanda cresce in maniera costante, con l’agricoltura che da sola è responsabile del 70% del suo consumo globale e del 92% dell’impronta idrica complessiva, indicatore che rappresenta le risorse idriche utilizzate, in maniera diretta e indiretta,  per produrre i beni e i servizi consumati da una nazione. Indicatore che potrebbe diminuire in maniera significativa, spiega una ricerca di Fondazione Barilla, “bilanciando gli alimenti durante i pasti, limitando la frequenza degli ingredienti meno vantaggiosi per salute e ambiente a favore di quelli più sostenibili, per risparmiare quindi fino a 4.000 litri di acqua a persona al giorno ed essere parte di un cambiamento globale”. In Italia l’impronta idrica è pari a 6.300 litri per persona, superiore del 30% rispetto alla Francia, ma inferiore del 6% sulla Spagna e del 20% rispetto agli Stati Uniti.

A livello globale ci sono 3,2 miliardi di persone di persone colpite dalla scarsità d’acqua, 1,2 miliardi in maniera estrema. E’ una risorsa sempre più scarsa e preziosa, basti pensare che il 97,5% dell’acqua del nostro pianeta è salata e della parte rimanente i 2/3 sono ghiaccio. Ne rimane una percentuale molto bassa nei nei fiumi, nei laghi, nelle falde acquifere e nell’atmosfera.

Giornata Mondiale dell’Acqua

Il 22 marzo ogni anno si celebra la Giornata Mondiale dell’Acqua, ricorrenza lanciata dalle Nazioni Unite nel 1992, all’interno delle direttive dell’agenda 21, risultato della conferenza di Rio.

Il World Water Day vuole richiamare l’attenzione a livello globale sull’importanza di questa risorsa, anche rispetto al tema del cambiamento climatico e sulle azioni da mettere in pratica per la sua salvaguardia: “Non possiamo permetterci di aspettare, i responsabili delle politiche climatiche devono mettere l’acqua, e la sua gestione sicura e sostenibile, al centro dei piani d’azione”. Sembra banale ricordarlo: gli esseri umani hanno bisogno di acqua per sopravvivere, così come tutti i sistemi su cui facciamo affidamento: servizi igienici, sanità, istruzione, affari e industria.

La crisi climatica globale è indissolubilmente legata all’acqua

Scaristà di acqua e surriscaldamento climaticoI cambiamenti climatici aumentano la variabilità del ciclo dell’acqua, inducono eventi meteorologici estremi, che rendono l’acqua spesso più scarsa e inquinata, riducono la prevedibilità della sua disponibilità, minacciando lo sviluppo sostenibile e la biodiversità in tutto il mondo.

Del resto l’uso più efficiente dell’acqua può aiutare a ridurre i gas serra e l’adattamento degli effetti del cambiamento climatico sull’acqua protegge la salute e salva delle vite.

Acqua, elemento trainante del Green New Deal

Nel “Manuale Siccità” presentato lo scorso anno da Utilitalia – Federazione delle imprese idriche, ambientali ed energetiche – che fa un’analisi del consumo idrico nel nostro paese rispetto ai 28 dell’UE e delle risorse necessarie per fronteggiare il cambiamento climatico, emerge che l’Italia è il paese che in Europa preleva più acqua potabile, con 34,2 miliardi di metri cubi, 9,4 dei quali per uso civile.

Siccità ed eventi metereologici estremi non possono più essere considerati eccezionali ma ormai strutturali e come tali devono essere affrontati. Ad aggravare lo scenario la scarsità delle precipitazioni che nei primi mesi del 2020 sono diminuite del 75% rispetto al 2019, con una temperatura di 1,65 gradi superiore alla media storica.

Utilitalia sottolinea che sono necessari 7,2 miliardi di investimenti per garantire una maggior quantità di acqua disponibile, pari a 1,7 miliardi di metri cubi l’anno.

Sono molti e diversificati gli interventi che si potrebbero realizzare per contrastare i problemi legati alla siccità, tra cui nuovi approvvigionamenti, serbatoi di riutilizzo delle acque reflue, riduzione delle dispersioni e interconnessioni tra acquedotti.

Va detto che uno dei principali problemi da affrontare è la vetustà delle infrastrutture: “Le perdite di rete sono superiori al 42%, mentre il 60% delle infrastrutture è stato messo in posa oltre 30 anni fa, il 25% di queste supera i 50 anni”.

Tra le soluzioni più interessanti per bilanciare, almeno in parte, periodi siccitosi è il riutilizzo di acque depurate in agricoltura. Secondo Utilitalia si dovrebbero applicare gli stessi principi dell’economia circolare anche per l’acqua. “In Italia – si trattano e si riusano ogni anno solo il 2% delle acque reflue – in attesa del recepimento della direttiva UE il quadro normativo del riuso impone ancora restrizioni alla sua diffusione, dal momento che è ancora vigente il DM 185/2003 che impone limiti molto restrittivi per il riuso”.

L’acqua può diventare un elemento centrale del Green New Deal ma è necessario che migliori il livello di efficienza nel Mezzogiorno e che aumentino gli investimenti in tutto il Paese, mettendo in atto un grande piano per la gestione della risorsa idrica . E’ inoltre importante snellire la burocrazia e semplificare la normativa per supportare una gestione più efficienti dei servizi.

Intervista a Fabrizio Leoni, presidente Aqua Italia

Fabrizio Leoni, presidente di Aqua Italia
Fabrizio Leoni, presidente di Aqua Italia

Abbiamo approfondito la normativa italiana ed europea e le scelte di consumo dei cittadini italiani tra acqua del rubinetto o acquisto di bottiglie con Fabrizio Leoni, presidente di Aqua Italia, associazione dei costruttori di impianti, accessori, componenti e prodotti chimici per il trattamento delle acque primarie per uso civile, industriale e per piscine. L’Associazione fa parte di Anima e partecipa a gruppi di lavoro ministeriali e della Commissione Europea per la produzione di leggi, decreti e direttive.

 

 

A gennaio è entrata in vigore la nuova direttiva europea sull’acqua potabile. Che novità ha introdotto? Quale obiettivo si pone? Quanto tempo ha l’Italia per recepirla?

Molte sono le novità introdotte dalla nuova direttiva, a partire dagli elenchi dei parametri chimici dell’acqua potabile, l’implementazione di un approccio basato sull’analisi del rischio, la valutazione della rete idrica interna agli edifici, il migliorare l’accesso all’acqua, la regolamentazione della tipologia di informazioni da fornire ai consumatori e non ultimo, la volontà di omogeneizzare i differenti sistemi nazionali di approvazione dei materiali a contatto con le acque destinate al consumo umano.

Le nuove regole, mirano a offrire acqua di rubinetto di alta qualità in tutta l’UE, sono la risposta alle richieste di oltre 1,8 milioni di europei che hanno firmato l’iniziativa “Right2Water”, a sostegno del miglioramento dell’accesso all’acqua potabile sicura.

La direttiva è entrata in vigore lo scorso 15 gennaio 2021 e l’Italia avrà due anni per recepirla. AQUA ITALIA non mancherà di dare il proprio contributo ai tavoli di lavoro che il Ministero della Salute e l’ISS-Istituto Superiore di Sanità stanno già avviando per l’armonizzazione dei requisiti per la valutazione dell’idoneità dei materiali destinati al contatto con l’acqua potabile. Tema su cui la nostra Associazione – insieme ad altre federate ANIMA Confindustria – ha lavorato intensamente per molti anni.

Nel frattempo cosa stabilisce la normativa italiana?

L’assetto legislativo italiano è completo, fin da quanto disposto nel Decreto legislativo 31 del 2001 che recepiva la precedente direttiva 98/83/CE e il Decreto 6 aprile 2004, n. 174 per i materiali a contatto con l’acqua. Entrambi i disposti fissano regole ben precise per permettere di avere, al rubinetto, un’acqua potabile che soddisfi elevati standard di qualità.

In Italia com’è la qualità dell’acqua di rubinetto?

In Italia l’acqua di rubinetto è di altissima qualità, tra le più elevate a livello europeo. Possiamo tranquillamente affermare che l’acqua del rubinetto in Italia è buona, controllata, a basso costo e con un impatto ambientale pari a zero.

Il gestore dell’acquedotto ha una responsabilità che arriva fino al contatore, la parte da qui al rubinetto delle abitazioni è in qualche modo controllata?

Al momento vengono effettuati controlli su alcuni parametri dell’acqua, quali ad esempio la legionella. Proprio quest’anno Aqua italia sta lavorando a un tavolo tecnico per regolamentare anche i controlli post acquedotto, all’interno degli edifici, per garantire ulteriore sicurezza al consumatore finale.

L’installazione di sistemi di trattamento dell’acqua beneficia di detrazioni fiscali. Quali interventi sono ammessi e a quanto ammontano i bonus?

Dobbiamo distinguere due tipologie di beneficio fiscale dei sistemi di trattamento delle acque. Il primo riguarda gli incentivi per il risparmio energetico e in questo caso, del 50% se non legato a una ristrutturazione ma legato alla caldaia, del 65% se all’interno di una ristrutturazione o del 110%, se connesso alla ristrutturazione legata al superbonus.

Oltre ai ben noti bonus edilizia appena citati, siamo in attesa della pubblicazione del decreto attuativo del bonus filtri ma, fino ad allora, il credito d’imposta per l’acquisto di sistemi di filtraggio acqua potabile (Co. 1087- 1089 Legge di Bilancio) non è operativo.

Perché gli interventi di trattamento acqua sono necessari e obbligatori?

I sistemi di filtrazione, condizionamento chimico e addolcimento sono necessari e si rendono obbligatori ai sensi del Decreto Ministeriale 26 giugno 2015,  perché migliorano l’efficienza energetica degli impianti tecnologici per il comfort nell’edilizia e per la distribuzione di acqua ad uso sanitario. Hanno un forte impatto sul risparmio energetico.

Basti pensare che dal trattamento acque è possibile un recupero di efficienza della caldaia tra il 15% e il 17% all’anno, cui aggiungere un 5-6% sul circuito di riscaldamento. Anche se la caldaia è in condizioni ottimali, ma negli impianti sono presenti depositi di fanghi e calcare, l’efficienza termica ne risentirà molto, traducendosi in un maggior tempo di utilizzo della stessa e di conseguenza a un maggior spreco di energia.

Trattare l’acqua domestica è una scelta vantaggiosa da più punti di vista poiché garantisce la diminuzione della dispersione di energia con un conseguente e un sensibile risparmio economico: – 20% sulla bolletta della energia su luce e gas. Per l’efficienza energetica, un impianto non trattato potrebbe avere dispersioni che potrebbero incidere fino a 400 Euro per famiglia.

Per approfondimenti, rimanderei a tutti gli strumenti informativi curati AQUA ITALIA sul tema:

  • Vademecum AQUA ITALIA pillole informative sugli incentivi superbonus ecobonus bonuscasa.
  • Guida AQUA ITALIA all’efficienza energetica per gli aspetti normativi, legislativi e soluzioni proposte dai costruttori di impianti e prodotti per il trattamento acqua.
  • Decalogo AQUA ITALIA – 10 COSE DA SAPERE sul trattamento acqua: perché è necessario e obbligatorio.
  • www.acquadicasa.it approfondimenti sui sistemi trattamento acqua per la casa (addolcimento, condizionamento chimico, filtrazione).

Quali impatti ha il cambiamento climatico sulla disponibilità di acqua?

I cambiamenti climatici stanno modificando significativamente sia la disponibilità che la qualità stessa dell’acqua, l’innalzamento delle temperature sta cambiando gli assetti idrici in vaste aree rendendo l’approvvigionamento idrico/potabile un problema sempre più critico per ampie fasce della popolazione.

In aree dove l’acqua era presente/abbondante, nel giro di qualche decennio, si è assistito a processi equiparabili alla desertificazione o a una radicale diminuzione della disponibilità idrica, con gravi difficoltà a supportare le attività umane a partire dalla disponibilità di acqua potabile per la popolazione. In altre aree l’aumento delle precipitazioni, e il conseguente dissesto idrogeologico, ha portato alla necessità di trattare l’acqua prima del suo consumo. Purtroppo l’equilibrio è stato compromesso e ci troveremo sempre più esposti a gestire situazioni agli estremi (poca acqua /troppa acqua).

Nel nostro paese, nonostante sia aumentata la consapevolezza della qualità dell’acqua del rubinetto, siamo tra i maggiori consumatori di acqua minerale in bottiglia. Secondo lei per quale motivo? Quali sono i costi ambientali legati all’acquisto di acqua in bottiglia di plastica monouso?

I motivi sono storici e dovuti, in passato, a una mancanza di consapevolezza e di informazione ai consumatori. Spesso si credeva che l’acqua in bottiglia fosse più sicura rispetto a quella del rubinetto. Nell’ultimo decennio, anche grazie alla continua informazione da parte dell’Associazione, i consumatori sanno che l’acqua del rubinetto è controllata e sicura.

Nel 2020 il 77,6%* degli italiani ha scelto di bere acqua del rubinetto. L’impatto della plastica a livello mondiale è altissimo e i consumatori sono sempre di più propensi a consumare acqua del rubinetto, rispetto ad acqua in bottiglia.

* ricerca Open Mind Research

In questi mesi di emergenza sanitaria legata al Coronavirus c’è stato forse un timore che l’acqua del rubinetto non fosse sicura rispetto ai rischi di trasmissione del virus. Cosa ci può dire in proposito?

L’ISS-Istituto Superiore di Sanità con nota 5 marzo 2020 invitava a non aver paura di bere l’acqua del rubinetto perché è sicura rispetto ai rischi di trasmissione da COVID-19 e non sussistono motivi di carattere sanitario che debbano indurre i consumatori a ricorrere ad acque imbottigliate o bevande diverse.

Forte di questa dichiarazione, AQUA ITALIA ha lanciato la campagna multicanale “Il contagio non passa da qui#BEVINSICUREZZA in piena emergenza sanitaria. La Campagna è stata veicolata attraverso i nostri social media – Facebook, Instagram, YouTube – e, per amplificare il messaggio, è stata pianificata anche la TV: diversi passaggi nel seguitissimo format “4 Ristoranti” condotto dallo chef Alessandro Borghese, in programmazione su SKY Uno nel mese di giugno scorso.

Entro la fine di maggio comunicheremo i dati inediti dell’indagine 2021 dedicata alla “Propensione degli italiani al consumo di acqua del rubinetto”. Ci aspettiamo che tali dati confermino la nostra percezione, ossia che il consumo dell’acqua del sindaco, trattata e non, è in continua crescita.

Per approfondire clicca qui.


Il cambiamento climatico: effetti sull’acqua

Come sappiamo il cambiamento climatico, dovuto principalmente dalle emissioni di gas serra, causa l’aumento delle temperature, la trasformazione dei regimi metereologici, con eventi climatici estremi sempre meno rari, ma non solo.

Come ha infatti spiegato il giornalista ambientale Emanuele Bompan , autore tra le altre cose del libro “Atlante Geopolitico dell’Acqua”, nel corso dell’evento “Qualità dell’acqua: tra sostenibilità, sicurezza e disinformazione”, un altro elemento con cui si manifesta il cambiamento climatico è l’acqua: “Si trasforma infatti il regime idrico, dove fa più caldo aumentano i fenomeni siccitosi, ci sono aree del pianeta che stanno diventando sempre più aride, avanzano i deserti, l’agricoltura deve affrontare questi problemi e deve rendere disponibile l’acqua attraverso la costruzione di infrastrutture per canalizzare l’acqua in aree che sono sempre più calde e richiedono sempre maggiore quantità di irrigazione. Allo stesso tempo in altre aree aumenta la piovosità e si creano fenomeni molto intensi con danni diretti per l’agricoltura e diventa difficile catturare quest’acqua che tende a fluire molto velocemente”.
Intanto diminuiscono i ghiacciai che da sempre sono stati dei grossi serbatoi d’acqua pronti a fornire durante la primavera l’acqua necessaria alle diverse attività. Ma purtroppo stiamo perdendo questi stock: molti dei ghiacciai sono praticamente estinti, altri scompariranno nel corso di 50/100 anni; senza dimenticare che l’innevamento è sempre più ridotto.Nel mondo diminuiscono i ghiacciai, da sempre importanti serbatoi d'acquaTutto questo ha provocato danni incalcolabili in alcune zone del pianeta, ci sono per esempio aree che erano agricole ora desertificate vicino al Lago d’Aral, a causa del sovraconsumo dell’acqua e del fenomeno concomitante del cambiamento climatico.
Un ulteriore problema è dato dal fatto che molte aree esposte a stress idrico alto sono anche densamente popolate, per esempio in Cina e India ma anche in alcune zone del Mediterraneo orientale o dell’America settentrionale.
Secondo un Rapporto dell’UNICEF e dell’Organizzazione Mondiale della Sanità sulle disuguaglianze nell’accesso all’acqua, circa 2,2 miliardi di persone in tutto il mondo non hanno servizi di acqua potabile gestiti in modo sicuro, 4,2 miliardi di persone sono privi di servizi igienico-sanitari e 3 miliardi non dispongono di servizi di base per lavarsi le mani.

Garantire entro il 2030 a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell’acqua e delle strutture igienico sanitarie è anche uno degli 17 obiettivi dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile.

Inoltre le Nazioni Unite nella risoluzione 64/292 del 2010 ne hanno sancito il diritto internazionale, definendo “l’acqua potabile come essenziale per la realizzazione dei diritti umani”. Tale risoluzione è stata riconosciuta dal 75% dei paesi ma purtroppo in molti casi a livello nazionale il diritto ambientale e quello sull’acqua non prevedono il diritto di accesso a risorse idriche adeguate, vi sono comunità che non hanno ancora accesso ai servizi igienico sanitari.
Sebbene siano stati compiuti progressi significativi verso l’accesso universale all’acqua come diritto di base, vi sono enormi lacune: troppo spesso l’acqua non è pulita, non è sicura da bere, è lontana, oppure l’accesso ai servizi igienici è pericoloso o limitato.

Il rapporto rivela che dal 2000 ad oggi 1,8 miliardi di persone hanno avuto accesso ai servizi di acqua potabile di base, ma ci sono grandi disuguaglianze nell’accessibilità, disponibilità e qualità di questi servizi. Si stima che 1 persona su 10 (785 milioni) non disponga ancora di servizi di base, compresi i 144 milioni di persone che bevono acqua non trattata, 8 persone su 10 che vivono in zone rurali non hanno ancotra accesso a questi servizi.

La corsa all’accaparramento dell’acqua

Succede da sempre purtroppo che quando la domanda di un bene cresce ma la sua disponibilità diminuisce, questo diventa prezioso e di interesse strategico per Stati, imprese, multinazionali. Non fa eccezione l’acqua: è in corso da tempo ormai, ci spiega Bompan, una corsa all’accaparramento dell’acqua (water grabbing): le società private o comunque gli attori potenti vogliono controllare le risorse idriche soprattutto nei casi in cui ci sia un soggetto debole, nei paesi in cui non è presente uno stato di diritto e che dunque sono esposti perfino ad abusi: “vengono depredati delle risorse dei propri ecosistemi”.
Gli investimenti nelle risorse idriche stanno continuando a crescere e nei prossimi anni diventeranno uno dei mercati più interessanti e fruttiferi, in positivo e in negativo. Ciò vuol dire che saranno realizzate infrastrutture per garantire alle popolazioni un servizio idrico di qualità, ma ci saranno anche privatizzazioni a discapito di società o paesi più fragili. Fra i più esposti vi sono per esempio il Gabon, il Congo, e il sud del Sudan.La costruzione di dighe per il controllo dell'acquaOggi c’è un grande boom di costruzione di dighe che da un lato sono positive perché producono energia a impatto quasi zero riducendo il problema del cambiamento climatico, ma possono essere usate anche a livello politico e in aree politiche geosensibili possono diventare una minaccia: nel caso per esempio di tensioni tra due stati confinanti, il più forte può smettere di rilasciare acqua “riaprendo i rubinetti” solo nel momento in cui venga trovato un accordo.
E’ il caso, spiega Bompan, del fiume Mekong lungo il quale sono già state realizzate molte dighe e l’intenzione è di costruirne altre. Il Vietnam, ultimo Stato lungo il Mekong, è stato il primo paese a firmare un trattato internazionale sulle acque transfrontaliere per paura di trovarsi con insufficiente portata idrica a causa della loro costruzione.Il fiume Mekong
Ci sono impatti anche sulle popolazioni locali che spesso non vengono compensate e vengono spostate in maniera forzosa mentre l’energia prodotta viene portata verso la capitale o ceduta alle popolazioni confinanti.

Il ruolo politico dell’acqua

Le infrastrutture sono diventate strumenti di controllo politico. Tra il 2000 e il 2009 l’Unesco ha censito 94 conflitti in cui l’acqua aveva un peso importante. Tra il 2010 e il 2018 i conflitti sono diventati 263. E se calcoliamo anche le tensioni transfrontaliere, secondo i dati delle Nazioni Unite arriviamo a quasi a 500 conflitti.
Oggi sono 5 miliardi le persone che vivono in Stati con condivisioni di acqua transfrontaliere, i potenziali conflitti sono moltissimi. Esistono per fortuna dei trattati che aiutano le gestione della risorsa tra frontiere ma molti paesi non li hanno firmati.
In alcuni casi si tratta di una disputa diretta per il controllo dei sistemi idrici che spesso porta al logoramento delle infrastrutture (per esempio in Siria, in Yemen, c’è poi il conflitto israeliano palestinese che però è particolarmente complesso e meriterebbe un articolo a parte).

Acqua in bottiglia, elemento critico

Negli ultimi anni come abbiamo visto anche in Italia è aumentata la consapevolezza della qualità dell’acqua del rubinetto ma c’è ancora molto da fare. Secondo una recente ricerca di SodaStream infatti ancora oggi il 75% degli Italiani preferisce l’acqua in bottiglia, considerando che in ogni singolo cittadino beve più di 220 litri di acqua all’anno, ne deriva un consumo complessivo di circa 11 miliardi di bottiglie, di cui circa l’84% è in plastica.
acqua in bottiglia, elemento critico per l'ambienteNei paesi occidentali la risorsa idrica è data per scontata, apriamo il rubinetto e l’acqua scende, in realtà siamo tra i pochi fortunati e probabilmente non sarà sempre cosi: secondo il World Resources Institute entro il 2040 lo stress idrico nel nostro paese – cioè il rapporto tra l’uso dell’acqua e l’approvvigionamento idrico – rientrerà nella fascia critica “alta”, ovvero la quarta su 5.

Eppure secondo un Report di Legambiente del 2018 siamo il secondo consumatore al mondo dopo il Messico per il consumo di acqua minerale in bottiglia e naturalmente il primo in Europa.
Per la maggior parte si tratta di bottiglie di plastica monouso con ciò che comporta in termini di inquinamento, parliamo di 2.5 milioni di tonnellate di CO2 utilizzati per produrle e di plastica gettata nell’ambiente che inquina i nostri mari.

L’acqua delle bottiglie è sicuramente di qualità ma ci sono dei microinquinanti presenti all’interno delle acque minerali che in certe condizioni vengono rilasciati dalla plastica.

Inquinamento dovuto alla produzione della plastica

Le problematiche non sono per forza legate alla qualità dell’acqua ma a una serie di altri fattori. C’è un decreto specifico che per esempio vieta che le confezioni di plastica siano esposte al sole e sono previste multe fino a 1500 euro, ma quante volte è capitato a tutti noi di vedere bancali con bottiglie fuori dai supermercati o trasportati su camion aperti?

I contenitori di PET, ovvero la plastica utilizzata per le bottiglie, se stressati termicamente, rilasciano delle sostanze che vanno a modificare la composizione.

Non dobbiamo poi dimenticare il costo: l’acqua in bottiglia costa circa 30 centesimi al LT, a cui vanno aggiunti quelli di produzione, trasporto e smaltimento plastica, contro 1 euro e mezzo al m3 dell’acqua del rubinetto.

Diamo qualche numero. Nel 2017 sono stati confezionati 15 miliardi di litri di acqua e l’82% di queste bottiglie è in PET, che naturalmente necessita di utilizzare il petrolio per la sua produzione.

Circa l’80% delle bottiglie viaggia, in alcuni casi viene esportata fuori Italia, un tir che trasporta l’acqua e torna indietro emette circa 1 tonnellata di CO2 per ogni viaggio, oltre al traffico che genera.

E poi c’è l’enorme problema dello smaltimento: non tutta la plastica viene smaltita, in parte viene erroneamente buttata nell’indifferenziata e a volte viene dispersa nell’ambiente: ogni giorno oltre 700 tonnellate di rifiuti plastici finiscono nel Mediterraneo. A livello mondiale tutta la plastica finita negli oceani ha generato le tristemente famose isole di plastica.


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