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A cura di: Raffaella Capritti Licenza img CC-BY-NC-SA 3.0 IT Indice degli argomenti Toggle Articolo 5: il pomo della discordiaTanti i contrari, soddisfatti gli agricoltori Nel Consiglio dei Ministri di lunedì 6 maggio è stato approvato il decreto-legge “Disposizioni urgenti per le imprese agricole, della pesca e dell’acquacoltura, nonché per le imprese di interesse strategico nazionale” che ha in particolare coinvolto i due Ministri Francesco Lollobrigida – Agricoltura, Sovranità alimentare e Foreste) e Gilberto Pichetto Fratin – Ambiente e Sicurezza energetica). Si tratta – ha spiegato il ministro Lollobrigida in conferenza stampa – di un decreto straordinario che mette il mondo dell’agricoltura e della pesca al centro delle politiche dell’UE e che comprende molte iniziative, a partire dalla revisione della Politica agricola comune (PAC), per garantire il reddito agli agricoltori e per rispondere a una serie di emergenze che sono emerse in questi mesi (dalla desertificazione del territorio, al granchio blu, alle inondazioni in Emilia). Il provvedimento prevede, per esempio, la sospensione della parte capitale della rata dei mutui o dei finanziamenti a sostegno delle imprese dei settori agricoltura e pesca, che abbiano subito una riduzione di fatturato. Sono inoltre introdotte alcune misure per contrastare la crisi idrica e sgravi fiscali per le imprese delle Marche, Emilia e Toscana colpite dall’alluvione 2023. Il decreto regolamenta in modo stringente l’uso dei pannelli fotovoltaici in terreni agricoli, ponendo come priorità la produzione agricola. La visione del Governo, come sottolineato dal ministro, è che la produzione energetica deve essere compatibile e non in conflitto con quella agricola, riflettendo un approccio di sostenibilità e integrazione. Articolo 5: il pomo della discordia Lollobrigida smentisce che ci siano stati conflitti con il collega Pichetto e spiega che, con grande serenità, si è intervenuti sulla norma 199 del 2021 di difficile applicazione, finalizzata a limitare l’uso di terreno agricolo anche attraverso l’individuazione delle aree adatte o meno allo sviluppo delle FER. In effetti il Decreto Aree Idonee è bloccato ormai da tempo. Il testo, che vi abbiamo anticipato qualche giorno fa e che è stato confermato, con qualche modifica, non soddisfa la maggior parte degli operatori. Il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha commentato “Abbiamo voluto regolamentare l’utilizzo dei pannelli fotovoltaici, perché crediamo che la terra serva a produrre e la produzione energetica deve essere compatibile con quella agricola”. L’approvazione della normativa ha infatti aperto un’ampia discussione sulla conciliazione tra la produzione di energia rinnovabile, tutela dei suoli destinati all’agricoltura e l’importanza di ricorrere alle energie pulite per rispettare i target climatici prefissati. Il ministro Lollobrigida ha sottolineato che il Governo ha voluto porre fine all’installazione selvaggia dei pannelli fotovoltaici a terra, limitando il divieto ai terreni produttivi che non devono essere sottratti all’agricoltura. Sarà possibile installare i pannelli, per esempio, nelle ex cave e miniere, nelle aree in concessione alle ferrovie dello stato o in quelle vivine alle autostrade e nelle aree interne ad impianti industriali. Sì anche agli impianti agrivoltaici con i pannelli sollevati da terra. Inoltre il Decreto non intende mettere in discussione i progetti finanziati dal Pnrr o quelli per i quali sia già stata presentata istanza di realizzazione. Il Ministro Picchetto ha sottolineato che rimane invariato l’obiettivo fissato dal Piano nazionale integrato energia e clima di circa 38 gigawatt da energia solare entro il 2030. Per capire se questa misura abbia davvero senso bisogna partire dai dati: Elettricità Futura ricorda che nel nostro paese, su quasi 12,8 milioni di ettari disponibili, solo lo 0,13%, ovvero circa 16mila ettari, dei terreni agricoli a livello nazionale attualmente ospitano installazioni di pannelli fotovoltaici. Secondo i dati del GSE a livello regionale la superficie agricola in cui sono installati i pannelli è compresa tra lo 0,1% e lo 0,2% del totale. Ciò significa che per raggiungere il target del REPowerEU (installare nuovi 84 GW di rinnovabili) basterebbe lo 0,5% dei terreni agricoli e, quelli non di pregio sarebbero più che sufficienti. Per triplicare le rinnovabili in Italia, installando nuovi 140 GW, sarebbero sufficienti meno dell’1% dei terreni agricoli. Tanti i contrari, soddisfatti gli agricoltori Le associazioni di categoria hanno espresso forte disappunto per il decreto. La sfida principale rimane trovare un equilibrio tra le necessità di conservazione del territorio agricolo e l’urgenza della transizione energetica. In questo senso il dialogo tra governo, produttori di energia rinnovabile e agricoltori sarà cruciale per definire strategie che garantiscano uno sviluppo armonico e sostenibile. Secondo Paolo Rocco Viscontini, presidente di Italia Solare, questa mossa del Governo, che disattende impegni già ratificati , risulta “paradossale e miope”, poiché limita la capacità delle aziende italiane di beneficiare dell’energia a basso costo garantita dal fotovoltaico. Inoltre, l’approccio restrittivo potrebbe rallentare significativamente l’adozione di energie rinnovabili, mantenendo il paese dipendente da fonti fossili con costi energetici instabili. Italia Solare sottolinea poi che l’agrivoltaico a terra esclusivamente con strutture elevate è costoso richiede obbligatoriamente incentivi “senza contare l’impatto paesaggistico di questa tipologia di impianti che creerà problemi in fase autorizzativa”. Veronica Pitea, presidente di ACEPER (Associazione dei Consumatori e Produttori di Energie Rinnovabili) pur apprezzando che ci siano meno restrizioni rispetto alla bozza iniziale, rileva come il decreto sembri ignorare la realtà di milioni di ettari di terreno agricolo inutilizzato, che potrebbero essere sfruttati per migliorare la produzione energetica senza pregiudicare l’agricoltura (una ricerca del del Sole 24 Ore parla di un terzo dei nostri terreni, pari a 3.7 milioni di ettari). Per Elettricità Futura il nuovo decreto mette seriamente a rischio gli impegni di decarbonizzazione e aumento delle rinnovabili fissati al 2030 anche nel corso dell’ultimo G7 di Torino. Secondo l’Associazione potrebbero inoltre verificarsi problemi a livello di aumento dei costi di realizzazione dei nuovi impianti e un aggravamento normativo e amministrativo. “Con questa decisione si renderebbe più cara l’energia che costa meno in assoluto, quella prodotta dal fotovoltaico a terra. L’elettricità prodotta con gli impianti fotovoltaici utility scale, infatti, costa un terzo dell’elettricità generata dagli impianti fotovoltaici residenziali sui tetti.” 9 associazioni ambientaliste e animaliste – Enpa, Federazione Pro Natura, Lac, Lav, Legambiente, Lipu, Lndc Animal Protection, Oipa, WWF Italia – in un comunicato congiunto hanno manifestato forte preoccupazione e contrarietà per il DL Agricoltura in cui “si sfruttano vere o presunte emergenze, non con l’obiettivo di risolverle ma solo per trasformarle in una scusa per elargire soldi pubblici e favori a vari settori“. Per le associazioni in particolare è molto grave che sia stata trasferita la competenza funzionale dei Carabinieri forestali dal Ministero dell’Ambiente a quello dell’Agricoltura, scelta che va nella direzione opposta a quella, auspicabile (e che contrasta con quanto previsto dagli articoli 9 e 41 della Costituzione), di protezione della natura, verso una sua gestione in funzione delle esigenze degli esseri umani. Rispetto alle tante polemiche, segnaliamo la voce fuori dal coro di Coldiretti che esprime soddisfazione in generale per il Dl Agricoltura e per quanto riguarda il fotovoltaico parla di un giusto intervento e sottolinea il proprio apprezzamento “per la decisone di tutelare l’agricoltura nazionale anche con un deciso stop al fotovoltaico selvaggio a terra. Coldiretti non è contro le rinnovabili, come dimostra anche la forte partecipazione alla misura del Pnnr per gli impianti fotovoltaici sui tetti di stalle e cascine. Il modello vincente, informa Coldiretti, è quello di transizione energetica che vede le imprese agricole protagoniste attraverso, ad esempio, le comunità energetiche, gli impianti solari sui tetti e l’agrivoltaico sostenibile e sospeso da terra che consentano di integrare il reddito degli agricoltori con la produzione energetica rinnovabile, con una ricaduta positiva sulle colture e sul territorio.” Secondo l’associazione basterebbe utilizzare i tetti di stalle, cascine, magazzini, fienili, laboratori di trasformazione e strutture agricole per installare 155 milioni di metri quadri di pannelli con la produzione di 28.400Gwh di energia solare, pari al consumo energetico complessivo annuo di una regione come il Veneto. Ricordiamo che recentemente è stato approvato dal Ministero dell’ambiente il Decreto agrivoltaico per la realizzazione di impianti con potenza complessiva di almeno a 1,04 GW e una produzione indicativa di almeno 1.300 GWh/anno. 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