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Per rispettare gli obiettivi climatici al 2030 e al 2050 è necessario decarbonizzare il sistema elettrico, attraverso una maggiore diffusione delle energie rinnovabili e l’elettrificazione dei consumi. Ma in Italia, nonostante l’aumento della potenza installata da rinnovabili e il calo del termoelettrico, siamo troppo lontani dal traguardo. Questo il dato principale che emerge nella 6a edizione dell’Electricity Market Report 2022 presentato dall’Energy&Strategy Group del Politecnico di Milano. Lo scenario però è ottimistico e fa ben sperare, considerando che siamo passati da meno di 5 GW di potenza installata di impianti fotovoltaici ed eolici nel 2008 a più di 33 GW nel 2021, più della metà metà dei 60 GW totali da fonti rinnovabili. Anche la capacità installata da termoelettrico è oggi pari a 60GW, ma erano 77 nel 2012. Uno scenario che fa ben sperare anche considerando le risorse finanziarie e le politiche comunitarie a supporto della transizione, dal Green Deal, al Next Generation EU, al Fit for 55 (e relativi aggiornamenti per ridurre le emissioni del 55% entro il 2030) e le misure introdotte per limitare la dipendenza energetica dalla Russia, tra cui il Piano RepowerEU che, tra le varie misure, alza il target di energia rinnovabile in UE al 45% e prevede che l’Europa tagli i 2/3 di import di fonti fossili dalla Russia entro la fine dell’anno, per azzerarle nei prossimi 5 anni. Sempre tra le buone notizie il Report segnala che negli ultimi anni la percentuale di domanda elettrica soddisfatta dagli impianti termoelettrici tradizionali sia calata, passando dal 74% nel 2005 al 51% nel 2021 e sia contemporaneamente aumentata, dal 14% al 36%, la % coperta dalle energie rinnovabili. Inoltre le emissioni di anidride carbonica del settore termoelettrico per la produzione di energia sono diminuite di quasi il 50% tra il 2005 e il 2021. Attenzione però nel 2021 il carbone è stato ancora responsabile di quasi il 17% delle emissioni di anidride carbonica legate alla produzione di energia elettrica, che rappresentano il 22% delle totali. Simone Franzò responsabile dell’Osservatorio sull’Electricity Market dell’E&S Group commenta che per quanto gli obiettivi siano raggiungibili, “non sarà facile per i diversi stakeholder disegnare un settore elettrico che al 2030 dovrà necessariamente essere molto diverso da oggi, anche provvedendo a ultimare un quadro normativo che risulta ancora incompleto”. Gli aumenti del prezzo dell’energia e del gas Tra gennaio 2021 e settembre 2022 il prezzo medio mensile del gas ha registrato una crescita del +815%, raggiungendo un massimo storico ad agosto di oltre 227 €/MWh a causa della riduzione delle forniture di gas dalla Russia. Come conseguenza sia a livello comunitario che nazionale sono state introdotte misure per contrastare i prezzi dell’energia e tutelare famiglie e imprese. Il prezzo dell’energia elettrica (PUN) ha continuato a crescere dal secondo semestre del 2021 registrando ad agosto 2022 un aumento del 383% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente. Il ruolo dei sistemi di accumulo nella transizione energetica Il settore degli accumuli negli ultimi anni ha registrato una crescita continua a livello globale, con più di 5 GW di sistemi di accumulo elettrochimico installati a fine 2022, in particolare in Gran Bretagna, Germania, Irlanda e Francia. In Italia i sistemi di accumulo installati a fine 2021 erano oltre 75.000, in aumento del 130% rispetto al 2020. Nei primi 6 mesi dell’anno in corso 2022 sono stati installati circa 47.000 SdA (+33% rispetto all’intero 2021), con tecnologia prevalentemente a ioni di litio, quasi unicamente di taglia residenziale per effetto del Superbonus 110%. Le connessioni a fine giugno 2022 corrispondono a 720 MW di potenza per 1.362 MWh di capacità. Quello degli accumuli è un settore per cui ci si aspetta una crescita importante, considerando che tra gli obiettivi del PNIEC al 2030 vi sono 6 GW di accumulo centralizzato (utility-scale) fra elettrochimico ed idroelettrico (con rapporto tra capacità/potenza di 8h) e 4 GW di accumulo distribuito. Ma per rispettare gli obiettivi Fit-for-55 , si legge nel rapporto, “saranno necessari 94 GWh aggiuntivi di capacità di accumulo, in particolare 71 TWh relativi a installazioni utility-scale, 15 TWh a impianti distribuiti e 8 GWh già assegnati tramite il Capacity Market“. Tra i problemi segnalati dagli operatori per il rispetto di questi target prima di tutto quelli economici e della sostenibilità dell’investimento, legati al costo della tecnologia e all’aumento dei prezzi a causa della difficoltà del reperimento delle materie prime. “In particolare, riguardo l’installazione in ambito residenziale per la massimizzazione dell’autoconsumo dell’energia prodotta da un impianto fotovoltaico, le analisi mostrano che l’investimento non raggiunge la sostenibilità economica. Si otterrebbe il “pareggio” dell’investimento (e.g. NPV=0 e IRR=4%) per un valore di CAPEX pari a circa 370 €/kWh in presenza della detrazione fiscale del 50%, quindi ben al di sotto del prezzo attuale (-70% circa)“. Il processo di apertura del Mercato dei Servizi di Dispacciamento Il Rapporto traccia un bilancio a poco più di tre anni dall’avvio della sperimentazione sul Progetto Pilota “UVAM”, rappresentativo del processo di apertura del MSD. Nel 2019 c’è stata una significativa partecipazione degli operatori alle aste, con saturazione del contingente dal mese di ottobre e conseguente diminuzione del prezzo medio ponderato. Nel 2020 l’interesse è proseguito, con saturazione del contingente disponibile con l’asta annuale e nelle aste mensili di inizio 2021 e successiva diminuzione del prezzo medio ponderato. Da maggio 2021 a settembre 2022, le aste sono state divise in tre prodotti: il prodotto “pomeridiano”, il prodotto “serale 1” e il prodotto “serale 2” e nei primi mesi del 2022 c’è stata una diminuzione nella partecipazione rispetto al 2021, dovuta prima di tutto alla “situazione contingente di aumento dei prezzi, testimoniata in prima battuta da una minore saturazione del contingente messo a disposizione nelle aste di approvvigionamento a termine, soprattutto per il prodotto «Serale 2»“. Le comunità energetiche Pur riconoscendo da più parti il loro importante ruolo nella transizione, tuttavia le comunità energetiche sono ancora molto poche. Nei prossimi mesi la situazione potrebbe cambiare sia perché a livello nazionale sono stati definiti nuovi strumenti, tra cui i 2,2 miliardi di euro messi a disposizione a livello nazionale dal PNRR, sia i provvedimenti emanati dalle singole regioni per semplificare la loro costituzione. Scarica l’Executive Summary dell’Electricity Market Report 2022 Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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