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Ieri mattina a Roma presso il teatro Quirino si è svolto l'incontro pubblico organizzato dalle associazioni ANEV, APER, AssoEnergie Future, Assosolare, GIFI/ANIE e ISES ITALIA, che hanno presentato le loro unitarie osservazioni correttive al testo del decreto legislativo sulle fonti rinnovabili firmato dal Presidente della Repubblica Napolitano pochi giorni fa.Imprese e cittadini si sono incontrati non solo per rappresentare gli effetti immediati del decreto rinnovabili, che già da oggi mette in pericolo 120.000 posti di lavoro e un settore fatto di 10.000 giovani aziende, ma anche per rilanciare una collaborazione paritaria tra il Governo e l'industria per una legislazione che sostenga una reale promozione delle rinnovabili in Italia con certezze nel lungo periodo.No all'introduzione di meccanismi retroattivi, sì a garanzie del livello di incentivazione per gli impianti in costruzione o comunque autorizzati e a un quadro normativo che tenga conto di una previsione di crescita al 2020 in linea con le reali potenzialità del settore e del decadimento dei costi: queste alcune tra le principali proposte avanzate dalle Associazioni, che chiedono con fermezza che vengano definiti in tempi rapidissimi i Decreti attuativi, mediante un confronto costruttivo con le Associazioni di categoria."Le rinnovabili – ha dichiarato il Presidente di ISES ITALIA G.B. Zorzoli – sono una realtà di cui tutti devono tenerne conto". Il D.lgs recante attuazione della Direttiva 2009/28/ sulla promozione dell'uso dell'energia da fonti rinnovabili, così come attualmente formulato, bloccherà lo sviluppo del settore delle rinnovabili che producono energia elettrica, provocando un duro colpo all'economia nazionale già fortemente in crisi. Il provvedimento, infatti, sta già generando incertezza se non addirittura la paralisi del settore.Il sistema bancario ha già annunciato la sospensione dei finanziamenti previsti e molte aziende si ritrovano improvvisamente con i loro investimenti a rischio, circostanza che coinvolge decine di migliaia di posti di lavoro e impedisce la creazione di nuove opportunità occupazionali (stime accreditate riportano che oggi in Italia un nuovo posto di lavoro su tre è nella green economy).Questo, proprio quando la Commissione europea presenta una Roadmap che prevede di portare dal 20% al 25% la riduzione delle emissioni di gas serra nel 2020.Va ricordato infine che la decisione assunta dal Governo in merito al D.lgs esula dal confronto avviato, disattendendo le richieste bipartisan di modifica indicate da parte delle Commissioni parlamentari, con cui le associazioni del settore dell'industria delle rinnovabili e ambientaliste avevano avuto un dialogo proficuo.Le associazioni Anev, Aper, Assosolare, Assoenergie Future, Gifi, Isei Italia chiedono pertanto la riapertura di un confronto attraverso una riflessione aperta che possa portare alla composizione di una decisione equilibrata, capace di dare certezza al mercato, sostenere e promuovere i benefici economici e ambientali che il settore delle energie rinnovabili possono creare.Di seguito le proposte delle AssociazioniPrincipi generali• Evitare di introdurre meccanismi a effetto retroattivo e in contrasto con il principio cardine di certezza del diritto.• Definire dei principi di salvaguardia che garantiscano il mantenimento del livello di incentivazione per gli impianti in costruzione o comunque autorizzati.• Gli "aggiustamenti" non possono prescindere da periodi di transizione congrui e condivisi con le imprese atti a garantire gli investimenti.• Definire un quadro normativo che tenga conto per tutte le fonti di una previsione di crescita al 2020 in linea con le reali potenzialità del settore e del decadimento dei costi.• Dare certezza e velocità dei processi di autorizzazione per un sano sviluppo.• Definire rapidissimamente i Decreti attuativi mediante un confronto costruttivo con le associazioni di categoria.• Riconoscere l'impatto positivo delle rinnovabili in termini ambientali, di occupazione, di rientro fiscale per lo Stato, di riduzione della dipendenza energetica dagli altri paesi, e quindi in termini di crescita del PIL.• Favorire la ricerca nel settore.• Porsi l'obiettivo del raggiungimento della competitività entro i prossimi 10 anni, che comporterà anche l'azzeramento degli incentivi.• Stimolare lo sviluppo di un'industria nazionale (grande, piccola, media) tramite apposite misure di supporto.• Stimolare un ruolo internazionale delle aziende italiane, in parallelo al consolidamento nel nostro paese. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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