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A cura di: Andrea Ballocchi Indice degli argomenti: Quanto spazio c’è nelle intenzioni del Governo per puntare sull’idrogeno e passare dalle proposte alle azioni concrete La proposta del M5S sulla mobilità via treno a idrogeno Idrogeno: sostegno alla ricerca e sviluppo L’Europa ha pubblicato la strategia sull’idrogeno. L’Italia, nel Piano nazionale integrato Energia e Clima ne auspica lo sviluppo dell’impiego, soprattutto del green hydrogen. Cosa occorre fare in pratica perché si sviluppi nel nostro Paese? «Nel PNIEC c’è ancora un ruolo molto residuale dell’idrogeno. L’Italia dovrebbe al più presto elaborare una propria strategia sull’idrogeno, come fatto da altri 14 Paesi membri dell’UE, perché questo sarà un settore fondamentale dell’economia nei prossimi anni. Il nostro Paese ha molto terreno da recuperare per via di precise scelte fatte in passato. Siamo quindi esposti al rischio di subire scelte altrui, senza che questa vera e propria rivoluzione ambientale possa tradursi in una grande opportunità di rilancio e di crescita del nostro Paese. Non vorremmo che alla fine la Strategia europea per l’Idrogeno vada solo a vantaggio di sistemi industriali ed economici di altri Paesi e che l’Italia sia relegata a un ruolo da comprimario» . A dirlo è Gabriele Lorenzoni, Portavoce del Movimento 5 Stelle alla Camera dei Deputati, dove opera anche come membro della Commissione Bilancio, Tesoro e programmazione. On. Lorenzoni, quanto spazio c’è nelle intenzioni del Governo per puntare sull’idrogeno? A livello politico, ci sono le basi perché con gli altri partiti alleati si possa passare dalle proposte alle azioni concrete? «Sicuramente ci sono le basi politiche, perché tutti i partiti sono favorevoli alle nuove tecnologie che puntano alla neutralità climatica e l’idrogeno verde è considerato il fattore abilitante nei piani di decarbonizzazione dell’UE: sarebbe antistorico pensare di contrastare lo sviluppo di questo settore. Anche lo stesso Ministero dello Sviluppo economico ci crede molto e per questo segue il nostro progetto con molto interesse. Il ministro Patuanelli – anche tramite il proprio Gabinetto ha fatto molto per favorire una nostra interlocuzione con i soggetti interessati. Sappiamo inoltre che il Ministero delle Infrastrutture e Trasporti sta seguendo dei progetti in Trentino-Alto Adige riguardo la mobilità a idrogeno e che la Presidenza del Consiglio è molto sensibile a questa tematica». Il Movimento 5 Stelle punta molto, oltre agli investimenti su tecnologie per l’idrogeno verde e per un maggiore sviluppo e applicazione dell’idrogeno nei trasporti, sulla mobilità via treno a idrogeno. Come si struttura la proposta? «L’idrogeno è uno dei modi per decarbonizzare i trasporti: noi siamo sempre stati favorevoli, sia all’elettrico a batterie sia all’elettrico a idrogeno con celle a combustibile. Mentre per il trasporto stradale, in Italia, ci sono ancora difficoltà di natura normativa per l’installazione delle stazioni di rifornimento dell’idrogeno, per il trasporto ferroviario ci sono meno ostacoli legislativi ed è più semplice garantire il ritorno degli investimenti. Quindi almeno per iniziare si potrebbe partire proprio dai treni, oltre che dai tram in un prossimo futuro». «Ovviamente servono lunghe tratte non elettrificate per sperimentare l’installazione delle infrastrutture di produzione, distribuzione e rifornimento dei treni a idrogeno, e noi ne abbiamo trovate alcune che avrebbero queste caratteristiche. Abbiamo quindi raccolto, circa un anno fa, questa proposta progettuale da parte di una realtà locale del settore, costruita insieme a una società di ingegneria tra le Fortune 500. In Germania, d’altronde, i treni a idrogeno sono realtà da quasi due anni e molti altri Paesi si stanno orientando verso questa soluzione, in Europa e altrove». Idrogeno vuole dire anche sostegno alla ricerca e sviluppo: su questo punto cosa propone il Movimento 5 Stelle? «L’idrogeno è una tecnologia matura, forse in Italia non ce ne siamo ancora accorti. Chiaramente si può sempre migliorare, parlare di R&D vale sia per l’idrogeno che per le batterie, così come per qualunque altra tecnologia. Più che sulla ricerca e sviluppo, noi puntiamo sull’industrializzazione, cioè attrarre competenze, anche dall’estero, e attività, anche manifatturiere, per compensare il gap che abbiamo con un certo numero di Paesi, a cominciare dai nostri vicini tedeschi e francesi». Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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