Idrogeno e transizione energetica: ecco la strategia per l’Italia

Da qui al 2050 l’idrogeno dovrà diventare un elemento cardine per centrare l’obiettivo UE di neutralità climatica. Serve una strategia nazionale, che ha delineato l’Associazione H2IT

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Idrogeno e transizione energetica: ecco la strategia per l’Italia

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Che ruolo ha l’idrogeno nella transizione energetica lo si comprende dagli obiettivi al 2050 fissati dall’Europa: 820 miliardi di giro d’affari e un comparto capace di creare 5,4 milioni di posti di lavoro. Ma l’attenzione è sull’idrogeno verde, questo sì capace di favorire la decarbonizzazione del sistema energetico e raggiungere gli obiettivi climatici.

Serve però pianificare bene gli obiettivi e i programmi ed è per questo che l’occasione della presentazione del report dell’Associazione Italiana Idrogeno e Celle a Combustibile H2IT intitolato “Priorità per lo sviluppo della filiera idrogeno in italia” istituzioni e protagonisti della filiera hanno dialogato sul potenziale del settore, delineando le priorità per una Strategia Nazionale dell’Idrogeno.

Idrogeno rinnovabile: la situazione oggi e gli obiettivi al 2050

Dal futuro al presente, l’idrogeno oggi prodotto non è certo carbon free. Intanto attualmente rappresenta una frazione modesta del mix energetico globale ed europeo, ma soprattutto è ancora in gran parte prodotto da combustibili fossili. Questo implica un rilascio di 70-100 milioni di tonnellate di CO2 all’anno nell’UE.

Perché sia utile a centrare la carbon neutrality fissata dall’UE al 2050, questo impatto climalterante deve azzerarsi. Soprattutto perché nella visione strategica dell’Unione Europea per centrare l’obiettivo previsto tra trent’anni, la quota d’idrogeno nei consumi finali di energia crescerà fino a rappresentare un quarto dei consumi.

Nei PNIEC nazionali l’idrogeno rientra spesso, ancor più in particolare nel Piano Nazionale Integrato Energia e Clima italiano, che accoglie l’idrogeno in tutte le dimensioni. Ovvero come vettore energetico chiave per garantire il raggiungimento degli obiettivi climatici, per garantire la sicurezza energetica, per lo sviluppo del mercato interno dell’innovazione e della competitività.

Quello che ancora manca però è un quadro chiaro con misure programmatiche di breve, medio e lungo periodo. Serve quindi una strategia nazionale.

La strategia per un’economia italiana all’idrogeno 

Ed è qui che la proposta di H2IT entra in gioco e vuole fornire un supporto, tramite il report. Innanzitutto perché è frutto di una collaborazione tra 48 attori industriali, 12 centri di ricerca e sette tra cluster e associazioni.

Il documento contiene le raccomandazioni essenziali per creare le condizioni politiche e normative a sostegno del comparto in Italia. Uno studio dettagliato, che ha coinvolto l’intera filiera e portato all’elaborazione di 51 priorità d’azione e 66 policy, declinate in 7 diversi segmenti: produzione; trasporto, distribuzione e trattamento; stoccaggio; mobilità; usi energetici; usi industriali, residenziali e feedstock; supply chain e tematiche trasversali.

La strategia di H2IT per un’economia italiana all’idrogeno 

Per realizzare il progetto di un’economia dell’idrogeno italiana sarà necessario affrontare tematiche specifiche su tutta la catena del valore, in ottica di filiera integrata. Le tecnologie dell’idrogeno e delle celle a combustibile sono mature e possono essere industrializzate per abbattere i costi e portare le applicazioni a competere con quelle tradizionali in tutti i settori produttivi”.

Idrogeno e obiettivi: le priorità messe in luce da H2IT

A partire da queste priorità e policy, H2IT suggerisce alle istituzioni alcune priorità strategiche per abbattere le barriere allo sviluppo del settore idrogeno in Italia.

Al primo punto c’è la necessità di definire il ruolo strategico a lungo termine dell’idrogeno: è fondamentale tracciare una direzione chiara che indichi delle azioni puntuali e degli obiettivi definiti per supportare il settore e abilitare gli investimenti. Nella prima fase di sviluppo, per coprire i gap economici esistenti servirà contare sul supporto pubblico attraverso un sostegno dedicato e stabile nel lungo periodo.

Al secondo punto rientra ancora il supporto istituzionale sotto forma di un’azione volta allo sviluppo di un quadro legislativo e tecnico-normativo chiaro. In poche parole: regole certe, che conseguano una burocrazia snella e un’armonizzazione a livello internazionale. Questo permetterebbe alle aziende coinvolte nell’intera filiera di operare, su uno scenario europeo, in condizioni favorevoli anche per gli investimenti.

Tra le esigenze entra in scena l’idrogeno verde e blu: si chiede di garantire la certificazione di idrogeno rinnovabile e a basse emissioni. In altri termini, serve un sistema di certificazione basato su Garanzie di Origine per promuovere il green hydrogen.

Altro punto fermo deve essere il supporto a ricerca, innovazione e formazione: in questa fase di sviluppo, il ruolo dei centri di ricerca è primario, vanno quindi supportati con finanziamenti ad accessibilità semplificata per progetti dimostrativi o di ricerca specifici. Si pensi per esempio alla città dell’idrogeno di ENEA. Promuovere la ricerca significa anche supportare la necessità di una formazione professionale per persone qualificate, che si traduce in una nuova prospettiva occupazionale.

H2IT mette in luce la necessità di sviluppare un’infrastruttura di rifornimento per la mobilità: d’altronde “non è possibile sviluppare un mercato per i veicoli a celle a combustibile senza la presenza di un’adeguata infrastruttura di produzione e distribuzione dell’idrogeno”. La costruzione di una rete di stazioni per rifornire i veicoli idrogeno è la soluzione migliore per permettere la circolazione di mezzi a celle a combustibile sia per il trasporto leggero che per quello pesante su gomma, ma anche dedicate al trasporto ferroviario e ai mezzi negli hub logistici, come porti e aeroporti.

Abbiamo parlato del progetto di ENEA, che rientra nei progetti di Hydrogen Valley. H2IT mette in luce l’opportunità di incoraggiare la collaborazione strategica tra progetti di questo genere.

Infine, ma non certo per importanza, va incrementata la cultura dell’idrogeno. Da qui discende l’importanza di sensibilizzare e informare l’opinione pubblica: lo sviluppo della filiera deve essere accompagnato da campagne informative e progetti educativi sulle tecnologie dell’idrogeno e sulle procedure di sicurezza applicate.

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