Idrogeno verde ed eolico offshore: un potenziale da 320 miliardi per il Regno Unito

Lo sviluppo di un’industria locale dell’idrogeno verde collegata all’eolico offshore in UK potrebbe generare 320 miliardi di sterline. È quanto emerge dal report dell’Offshore Wind Industry Council

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Idrogeno verde ed eolico offshore: un potenziale da 320 miliardi per il Regno Unito

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Il Regno Unito avrebbe enormi benefici a produrre idrogeno verde, sfruttando le potenzialità dell’eolico offshore. Secondo le prospettive tracciate in un report dell’Offshore Wind Industry Council, forum governativo e industriale britannico, lo sviluppo di un’industria nazionale del valore di 320 miliardi di sterline (quasi 350 miliardi di euro) in grado di sostenere fino a 120mila posti di lavoro entro il 2050.

Eolico offshore nel Regno Unito: i numeri da primato

Prima di ragionare sulle potenzialità dell’idrogeno verde è bene comprendere a che punto sia oggi il comparto dell’eolico offshore nel Regno Unito.

Come segnala Offshore Wind Industry Council, UK ha installato oltre 8 GW di eolico offshore – più di qualsiasi altro Paese – costruendo i più grandi parchi eolici del mondo, con le turbine più potenti.

L’eolico offshore alimenta l’equivalente di oltre 7 milioni di case ogni anno e gli investimenti in nuova capacità eolica offshore rappresentano, per dimensioni, il quarto programma infrastrutturale nel Regno Unito. Non solo: il costo del nuovo eolico offshore è diminuito del 66% dal 2015 ed è ora una delle opzioni a più basso costo per la nuova energia nel Regno Unito. Entro il 2030, oltre il 30% dell’energia elettrica del Regno Unito verrà dall’eolico offshore.

Idrogeno verde ed eolico offshore: perché conviene al Regno Unito

La combinazione tra eolico offshore e green hydrogen è un’opportunità importante per il Regno Unito. Il  potenziale di energia dal “vento d’alto mare” è superiore a 600 Gigawatt nelle acque del Regno Unito, con potenzialità addirittura di 1 Terawatt, in ogni caso ben superiori al quantitativo (stimato in 75-100 GW) necessario per la produzione elettrica nel Regno Unito entro il 2050. Il report evidenzia inoltre come la base industriale sia forte e consolidata: oltre a quella eolica offshore c’è l’industria del petrolio e del gas che ha un peso specifico significativo.

Inoltre va considerata la rapida crescita delle aziende britanniche già oggi importanti attori tecnologici nel settore degli elettrolizzatori e delle celle a combustibile, oltre che quelle appartenenti all’ecosistema dell’idrogeno del Regno Unito.

In più c’è il tessuto della ricerca scientifica capace di contribuire a progettare la prossima generazione di tecnologie, oltre le imprese attive su questo fronte.

Il report prevede che entro il 2050 l’idrogeno verde potrà essere più economico dell’idrogeno blu. Ricordiamo che il primo è prodotto dall’acqua tramite energie rinnovabili; quello blu, invece, mediante un processo che impiega gas naturale e CCS (cattura e stoccaggio del carbonio). Una riduzione motivata mediante un impiego accelerato dell’elettrolisi, insieme a un’attività di ricerca e sviluppo mirati oltre alla convalida di progetti dimostrativi sulla tecnologia su larga scala. “La maggior parte della riduzione dei costi avverrà entro il 2030, in parte grazie alla continua riduzione dei costi dello stesso eolico offshore“.

Idrogeno verde ed eolico offshore: il momento propizio per investire è ora

Con una diffusione accelerata, i costi dell’idrogeno verde potrebbero comunque essere competitivi con quello blu entro i primi anni 2030.

I principali elementi di costo per l’idrogeno verde da elettrolisi ed eolico offshore sono legati ai costi dell’elettricità, a quelli delle apparecchiature e dell’efficienza degli elettrolizzatori. Gli analisti OWIC segnalano che con i costi dell’eolico offshore che continuano a diminuire, la sempre maggiore efficienza degli elettrolizzatori e la diminuzione dei costi degli stessi, “è il momento giusto per seguire un approccio simile a quello che ha avuto tanto successo per la diffusione dell’eolico offshore e la riduzione dei costi”.

Oggi, come detto, il Regno Unito è leader mondiale dell’eolico offshore e nei piani del Governo si vuole quadruplicare la capacità di produzione di energia elettrica attraverso l’eolico offshore entro il 2030. Non solo: i costi di produzione dell’elettricità da vento sono così bassi che si stima già un forte taglio nelle bollette degli inglesi.

Tutto questo scenario impone però rapide decisioni in termini di sviluppo dell’idrogeno verde nei prossimi 5 anni: occorre che questo avvenga per ottenere una riduzione dei costi e per far crescere un’industria manifatturiera e di esportazione significativa, basata sulla tecnologia britannica. “Dal punto di vista delle emissioni, un’industria dell’idrogeno verde può essere avviata in modo sicuro senza aspettare il CCS operativo nel Regno Unito”, segnala lo stesso report.

Idrogeno verde ed eolico offshore: cosa serve perché si sviluppi

Tutto questo potrà creare un nuovo e significativo settore nell’industria manifatturiera del Regno Unito. Si prevede che la domanda complessiva di idrogeno nel Regno Unito entro il 2050 sarà compresa tra i 100 e i 300 TWh, paragonabile a quella del sistema elettrico britannico odierno. Si stima che rappresenterà il 25% dell’approvvigionamento energetico dell’Europa.

Gran parte dell’idrogeno verde, che diventerà a buon mercato come il blu entro il 2030, potrebbe essere prodotto dall’energia del vento e dall’elettrolisi. Lo sviluppo combinato di eolico e idrogeno potrebbe creare più di 120mila nuovi posti di lavoro, sostituendo quelli persi nelle tradizionali industrie del petrolio e del gas.

Non solo: avrà un impatto economico enorme, stimato appunto in 320 miliardi di sterline di valore aggiunto lordo entro il 2050. Questo mercato globale per le apparecchiature e l’idrogeno tiene conto 250 miliardi di sterline dall’export di elettrolizzatori. Un ulteriore potenziale di 48 miliardi di sterline dalle esportazioni di idrogeno verde verso l’Europa.

Perché tutto questo processo virtuoso possa innescarsi è necessario un intervento del governo, in grado di sostenere domanda e offerta, ma c’è anche bisogno di una strategia nazionale ad hoc e un approccio integrato che contempli produzione industriale, ricerca e sviluppo, un’attività di regolamentazione e politica adeguate.

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