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Mari e oceani, mai così caldi

Uno studio firmato da un team internazionale di scienziati segnala che nel 2020 il riscaldamento degli Oceani ha raggiunto un nuovo record. Triste primato anche per il Mar Mediterraneo, sempre più caldo e salato

Mari e oceani, mai così caldi

Un altro triste primato legato al surriscaldamento nel 2021 riguarda la temperatura degli Oceani: secondo l’articolo ‘Another record: Ocean warming continues through 2021 Despite La Niña Conditions’, realizzato da un team internazionale di scienziati – tra cui i ricercatori italiani Franco Reseghetti del Centro Ricerche S. Teresa dell’ENEA e Simona Simoncelli dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) di Bologna – nell’anno appena concluso le temperature di Mari e Oceani hanno raggiunto un nuovo record, toccando per il sesto anno di seguito le temperature più calde, nonostante il fenomeno La Niña che ha limitato il riscaldamento dell’Oceano Pacifico.

In particolare lo Studio – pubblicato sulla rivista internazionale Advances in Atmospheric Sciences firmato da 23 scienziati di 14 istituti di tutto il mondo, ha riportato le temperature più alte dell’oceano, legate a un aumento delle concentrazioni di gas serra di origine antropica, dal 1955 ad una profondità di 2.000 metri. Dal 2015 ad oggi ogni anno il calore delle acque è aumentato e ognuno degli ultimi nove decenni è stato più caldo del precedente. I ricercatori segnalano che nel 2021 l’energia termica assorbita in più dagli oceani equivale a quella che si otterrebbe facendo esplodere 7 bombe atomiche ogni secondo per tutto l’anno.

E’ inoltre aumentato anche il contenuto termico.

Anche se l’Oceano – spiega Simona Simoncelli dell’INGV – “assorbe poco meno di un terzo della CO2 emessa dall’uomo, il riscaldamento delle acque riduce l’efficienza di questo processo, lasciandone una percentuale maggiore in atmosfera”. E’ molto importante monitorare i dati relativi alla componente termica e alla CO2, per definire un preciso percorso per limitare i devastanti effetti di questo riscaldamento delle acque. L’aumento del volume e del livello del mare mette per esempio a rischio la sopravvivenza di alcuni stati insulari e “le acque degli oceani sempre più calde creano le condizioni per tempeste e uragani sempre più violenti e numerosi, abbinati a periodi di caldo esasperato in zone sempre più estese”. Senza dimenticare le gravi conseguenze a livello di acidificazione delle acque, danni agli ecosistemi, sbiancamento dei coralli.

Malissimo anche a “casa nostra”: il Mar Mediterraneo si sta scaldando senza sosta dalla fine degli anni ’80. I dati raccolti, uniti a quelli del progetto MACMAP dell’INGV, che monitorano la temperatura nei mari Ligure e Tirreno, segnalano che le variazioni termiche negli ultimi anni sono state impressionanti. Franco Reseghetti dell’ENEA spiega che c’è un progressivo interessamento degli strati più profondi. “Nel mar Tirreno trovavo l’isoterma T = 14°C quasi sempre sotto i 700 m, talvolta anche intorno a 800 m, valori di profondità che mi hanno sorpreso. In pratica ha iniziato a scaldarsi in modo evidente anche una zona più profonda rispetto al passato”. Un’acqua calda che partendo dalla Sicilia, interessa zone sempre più ampie e profonde, con il rischio che aumentino fenomeni metereologici estremi, come le ondate di calore o piogge violente.

Oltra a ciò il Mar Mediterraneo diventa sempre più salato, più velocemente rispetto agli altri bacini analizzati, probabilmente “anche a causa del suo isolamento (esiste un unico punto di scambio con l’oceano Atlantico, lo stretto di Gibilterra)”.

“Dalla primavera 2013, constatiamo un riscaldamento progressivo nello strato tra 150 e 450 m di profondità (ma i valori di temperatura sono in aumento anche a profondità maggiori), con una crescita ancora più evidente tra il 2014 e il 2017, seguita da un leggero calo nel 2018-2019 e una risalita ulteriore nel 2021” conclude Simona Simoncelli.

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