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Pubblicato il Rapporto The Brown to Green Report 2019: le emissioni di CO2 continuano a crescere, troppi i sussidi per le fossili e diventa difficile assicurare il contenimeto del surriscaldamento del pianeta entro 1,5C°, adattarsi agli impatti del clima e rendere verde il sistema finanziario. la redazione Indice degli argomenti: I nodi principali per raggiungere i target climatici E l’Italia? Pubblicato da Climate Transparency il Rapporto The Brown to Green Report 2019,rassegna sull’azione per il clima messa in atto dai paesi del G20, a partire dagli obiettivi fissati dalla COP21 di Parigi e in vista della Cop 25 di Madrid. Elaborato da esperti di 14 organizzazioni di ricerca e ONG della maggior parte dei paesi del G20, il rapporto analizza 80 indicatori. Emerge prima di tutto che nessuno dei paesi del G20, che sono responsabili per circa l’80% delle emissioni globali di gas serra, è in linea con gli obiettivi di Parigi, anche se vi sono alcune tendenze positive. Le emissioni di carbonio delle 20 maggiori economie mondiali sono in aumento. Nessuno dei paesi del G20 ha piani in grado di assicurare di limitare il riscaldamento globale a 1,5°C, nonostante il fatto che la maggior parte di essi sia tecnicamente capace e disponga di incentivi economici. Per garantire il raggiungimento del target di 1,5°C, i paesi del G20 dovranno aumentare nel prossimo decennio le proprie ambizioni verso la mitigazione, l’adattamento e i finanziamenti green. Per la prima volta, sottolinea Alvaro Umaña, copresidente di Climate Transparency e Primo Ministro dell’ambiente e dell’energia del Costa Rica, il rapporto identifica il potenziale inutilizzato e le opportunità chiave per i paesi di accrescere l’ambizione nei loro piani climatici. I nodi principali per raggiungere i target climatici Le emissioni di CO2 legate all’energia nei paesi del G20 sono aumentate dell’1,8% nel 2018 a causa della crescente domanda di energia. L’approvvigionamento energetico non diventa più pulito: nonostante un aumento di oltre il 5% dell’offerta totale di energia rinnovabile nei G20 nel 2018, la quota dei combustibili fossili nel mix energetico del G20 rimane all’82%. Nel 2018 le emissioni del G20 nel settore elettrico sono aumentate dell’1,6%. Mentre le energie rinnovabili rappresentano attualmente il 25,5% della produzione di energia elettrica, ciò non è sufficiente a compensare l’aumento delle emissioni da fonti di combustibili fossili. Il carbone deve essere gradualmente eliminato entro il 2030 nei paesi OCSE ed entro il 2040 a livello mondiale. Le emissioni dei trasporti del G20 sono aumentate dell’1,2% nel 2018. I carburanti a basse emissioni di carbonio rappresentano meno del 6% del mix Devono aumentare di circa dieci volte entro il 2050 per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C. I paesi del G20 devono intensificare le proprie politiche per vietare le nuove automobili a combustibile fossile entro il 2035, ridurre le emissioni del trasporto merci a zero entro il 2050 e passare a trasporti pubblici non motorizzati e sostenibili. Si dovrebbero inoltre tagliare i sussidi governativi al settore dell’aviazione. Nel 2018 le emissioni del G20 nel settore dell’edilizia sono aumentate più che in qualsiasi altro settore (4,1%). L’adeguamento degli edifici esistenti rappresenta una sfida per tutti i paesi del G20 e in particolare per i paesi OCSE. I nuovi edifici devono essere a energia zero entro il 2020/25 per mantenere il riscaldamento globale al di sotto di 1,5°C. Nel 2017 i paesi del G20 hanno ancora erogato oltre 127 miliardi di dollari in sussidi per i combustibili fossili. Anche se in nove paesi del G20 (in parte a causa del calo dei prezzi dei combustibili), sono calati, i sussidi per le infrastrutture e la produzione di gas naturale sono rimasti stabili o sono aumentati in molti paesi (nonostante i prezzi più bassi). Deviare solo una parte di questi sussidi per i combustibili fossili verso le energie rinnovabili potrebbe aiutare significativemente la transizione verso l’energia pulita e ridurre le emissioni. Lena Donat, una delle autrici principali del rapporto, sottolinea i buoni esempi messi in atto da alcuni paesi che andrebbero seguiti, come le politiche cinesi per la promozione dei veicoli elettrici e del trasporto pubblico. E l’Italia? L’Italia ha una delle economie meno energivore del G20, tuttavia sia l’approvvigionamento energetico pro capite che le emissioni di CO2 legate all’energia, sono leggermente aumentate negli ultimi cinque anni. Queste tendenze devono essere invertite per essere compatibili con un percorso di 1,5°C. Siamo tra i paesi che continuano a erogare maggiori sovvenzioni ai comustibili fossili (11,6 miliardi di dollari nel 2017); le emissioni pro capite nel settore dei trasporti (1,67 t CO2/cap nel 2018) e degli edifici (1,8 t CO2/cap nel 2018) sono al di sopra della media del G20, con una tendenza al rialzo. Inoltre non sono sufficienti gli sforzi fatti per lo sviluppo delle energie rinnovabili e la bozza del Piano nazionale per l’energia e il clima non è abbastanza ambiziosa per garantire di arrivare al 100% di rinnovabili e il rispetto del target di Parigi. Gli analisti sottolinenao la necessità di tagliare i sussidi alle fossili entro il 2025, di intervenire in maniera significativa nel settore dei trasporti e nella riqualificazione profonda degli edifici che nel nostro paese sono particolarmente energivori. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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