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Pubblicato dal WTO – Organizzazione Metereologica Mondiale – il Greenhouse Gas Bulletin che mostra che le concentrazioni medie globali di anidride carbonica (CO2), il principale gas serra di lunga durata nell’atmosfera legato alle attività umane, hanno raggiunto 410,5 parti per milione nel 2019, in crescita rispetto ai 407,8 ppm nel 2018, e 405,5 ppm del 2017. Il Rapporto prevede che i livelli di anidride carbonica continueranno a crescere anche quest’anno, con un conseguente aumento delle temperature e provocando condizioni climatiche sempre più estreme, lo scioglimento dei ghiacci, l’innalzamento del livello del mare e l’acidificazione degli oceani. L’aumento di CO2 dal 2018 al 2019 è stato maggiore di quello osservato dal 2017 al 2018 e anche superiore alla media dell’ultimo decennio. I livelli globali di CO2 hanno superato il simbolico e significativo parametro di riferimento di 400 parti per milione nel 2015. Nel documento pubblicato si ricorda che la CO2 rimane nell’atmosfera per secoli e negli oceani ancora più a lungo. Il segretario generale dell’OMM Petteri Taalas ha sottolineato che il calo delle emissioni di carbonio a livello globale del 4-7% atteso nel 2020, legato al lockdown imposto dalla pandemia, rappresenta solo una piccola interruzione su un andamento in costante crescita della curva, e questa riduzione non farà calare la CO2 in atmosfera, che continuerà a salire, anche se a un ritmo leggermente ridotto. I blocchi infatti hanno ridotto solo le emissioni di diversi inquinanti e gas serra, ma non il consumo energetico complessivo, provocando quella che è considerata una normale fluttuazione del ciclo del carbonio da un anno all’altro . Il tasso di crescita della CO2, calcolato in media su tre decenni consecutivi (1985-1995, 1995-2005 e 2005-2015), è passato da 1,42 ppm/anno a 1,86 ppm/anno e a 2,06 ppm/anno. I livelli di CO2 oggi sono superiori del 48% rispetto al livello preindustriale. Nell’ultimo decennio circa il 44% della CO2 è rimasto nell’atmosfera, il 23% è stato assorbito dall’oceano e il 29% dalla terraferma, il 4% non è attribuito. Il metano (CH4) è il secondo più importante gas serra che rimane in atmosfera per meno di un decennio. Circa il 40% del metano viene emesso nell’atmosfera da fonti naturali (ad esempio zone umide e termiti) e circa il 60% proviene da attività umane come l’allevamento del bestiame, l’agricoltura del riso, lo sfruttamento dei combustibili fossili, le discariche e la combustione di biomassa. L’aumento di CH4 dal 2018 al 2019 è stato leggermente inferiore a quello osservato dal 2017 al 2018, ma ancora superiore alla media dell’ultimo decennio. L’aumento dal 2018 al 2019 delle concentrazioni di protossido di azoto – gas serra che riduce lo strato di ozono – è stato inferiore a quello osservato dal 2017 al 2018, il tasso medio di crescita non è praticamente variato nell’ultimo decennio. Il protossido di azoto (N2O) viene emesso nell’atmosfera sia da fonti naturali (circa il 60%) che antropogeniche (circa il 40%), compresi gli oceani, il suolo, la combustione di biomassa, l’uso di fertilizzanti e vari processi industriali. Il rapporto Emissions Gap valuta gli ultimi studi scientifici sulle emissioni di gas serra attuali con stime sul futuro, confrontandoli con i livelli di emissione consentiti al mondo per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi di limitare l’aumento delle temperature entro 1,5°. Continuando su questa strada le generazioni future dovranno affrontare emergenze climatiche sempre più gravi, tra cui ondate di calore, siccità e innalzamento del livello del mare. “Non c’è segno di un rallentamento, per non parlare di un calo della concentrazione di gas serra nell’atmosfera, nonostante tutti gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, in cui i governi si sono impegnati a cercare di fermare l’aumento delle temperature a 1,5° rispetto ai livelli preindustriali, ha detto il Segretario Generale dell’OMM Petteri Taalas, Il mondo ha bisogno di passare da carbone, petrolio e gas all’energia solare, eolica, idroelettrica e nucleare, ed è necessario adottare modalità di trasporto meno inquinanti, compresi i veicoli elettrici, i biocarburanti, l’idrogeno e le biciclette”. E’ certamente una buona notizia che un numero crescente di paesi si sia impegnato a raggiungere la neutralità del carbonio, necessaria per raggiungere l’obiettivo di 1,5 gradi entro il 2050. Probabilmente anche gli Stati Uniti sotto la nuova amministrazione Biden si porranno lo stesso obiettivo ed è dunque sperabile che la curva di crescita delle emissioni nei prossimi 5 anni inizi a calare, per arrivare a una diminuzione nell’ordine del 6% l’anno fino al 2050, in linea con l’obiettivo di Parigi. Troppo lenti i progressi nei vari settori per limitare il riscaldamento a 1,5 C Un recente rapporto dell’World Resources Institute and ClimateWorks Foundation, ha sottolineato l’evidente divario tra gli obiettivi concordati dalla COP21 di Parigi per affrontare il riscaldamento globale e la realtà. Per limitare il riscaldamento a 1,5° tutti i paesi devono accelerare la trasformazione verso un futuro di emissioni nette a zero in tutti i settori a un ritmo molto più veloce rispetto alle tendenze attuali. Il Rapporto ha valutato in particolare i progressi a livello globale e nazionale in sei settori chiave – energia, edilizia, industria, trasporti, foreste e agricoltura – considerando gli obiettivi al 2030 e 2050, rilevando che in molti settori il cambiamento è troppo lento perché il mondo possa dimezzare le emissioni di gas serra entro il 2030 e raggiungere lo zero netto entro la metà del secolo, necessario per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi. Rispetto per esempio alle emissioni il rapporto ritiene che per rispettare quanto previsto bisognerebbe Accelerare di cinque volte l’aumento della quota di energie rinnovabili nella produzione di energia elettrica; Eliminare cinque volte più velocemente il carbone nella produzione di elettricità; Ridurre l’intensità di carbonio nella produzione di elettricità tre volte più velocemente; Accelerare l’adozione dei veicoli elettrici 22 volte più velocemente rispetto ai datidegli ultimi anni; Accelerare l’aumento della quota di combustibili a basso contenuto di carbonio di otto volte più velocemente; Accelerare l’aumento della copertura arborea annuale cinque volte più velocemente. Le due aree in cui a livello globale siamo particolarmente indietro sono la deforestazione e la riduzione delle emissioni derivanti dalla produzione agricola, che continuano ad aumentare. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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