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E’ ufficiale il rientro degli Usa nell’accordo di Parigi

Aggiornamento articolo del 10 novembre 2020

A poche ore dal suo giuramento come 46° Presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha firmato 15 ordini esecutivi, tra cui il rientro degli USA nell’accordo di Parigi. Il clima ringrazia.

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L'agenda climatica tra le priorità per Biden: emissioni nette zero entro il 2050
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Lo aveva anticipato in campagna elettorale e ha tenuto fede al proprio impegno: il 46° Presidente degli Stati Uniti Joe Biden, che si è insediato ieri alla Casa Bianca, ha firmato i primi 15 ordini esecutivi, tra cui il rientro immediato degli USA nell’accordo di Parigi per il clima, che ha l’obiettivo di limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C e ridurre le emissioni di gas serra.

Ricordiamo che gli Stati Uniti erano tra i 194 paesi firmatari della COP21 nel dicembre 2015 sotto l’allora presidente Barack Obama. Il suo successore, Donald Trump, ha annunciato tre anni dopo che il paese si sarebbe ritirato dal trattato, una decisione che è diventata effettiva lo scorso novembre.

Dopo il rientro formalizzato ieri, l’accordo di Parigi entrerà nuovamente in vigore per gli Stati Uniti il 19 febbraio 2021, in conformità con la normativa vigente.

Nel suo discorso di insediamento Biden ha sottolineato che la crisi climatica è una priorità, considerando il “grido di sopravvivenza che viene dal pianeta stesso”.

C’è molta fiducia condivisa dai vertici dell’Unione europea e da molti funzionari delle Nazioni Unite che si augurano che le relazioni tra USA e Vecchio Continente possano intensificarsi.

La Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen in un discorso al Parlamento Europeo ha sottolineato l’importanza della la leadership UE-USA per affrontare le odierne sfide globali e ha commentato: “Sono lieta che, come annunciato, il primo giorno della nuova amministrazione americana gli Stati Uniti rientreranno nell’Accordo di Parigi. Questo sarà un solido punto di partenza per la nostra rinnovata cooperazione”.

Il Vicepresidente esecutivo per il Green Deal, Frans Timmermans e l’Alto rappresentante/Vicepresidente Josep Borrell hanno rilasciato una dichiarazione congiunta in cui condividono l’entusiasmo per il rientro degli USA nell’accordo di Parigi: “Attendiamo con impazienza che gli Stati Uniti siano nuovamente al nostro fianco nel guidare gli sforzi globali per combattere la crisi climatica. La crisi climatica è la sfida decisiva del nostro tempo e può essere affrontata solo unendo tutte le forze. L’azione per il clima è una responsabilità collettiva a livello mondiale. La COP26 di novembre, a Glasgow, sarà un momento cruciale per incrementare l’ambizione globale e utilizzeremo le prossime riunioni del G7 e del G20 per preparaci. Siamo convinti che, se tutti i paesi aderiranno a una corsa mondiale all’azzeramento delle emissioni, l’intero pianeta ne uscirà vincitore“.

Inger Andersen, capo del Programma delle Nazioni Unite per l’Ambiente (UNEP), ha twittato che la sua agenzia non vede l’ora di lavorare a stretto contatto con il presidente Biden e il vicepresidente Kamala Harris per rafforzare l’azione sul clima e per costruire una transizione giusta e verde per tutti”.

L’agenda climatica tra le priorità per Biden: emissioni nette zero entro il 2050

L’impegno di Biden per il clima: un investimento economico da 1,7 trilioni di dollari nei prossimi dieci anni, emissioni nette 0 entro il 2050, immediato rientro nell’accordo di Parigi, infrastrutture e città più resistenti agli impatti del cambiamento climatico, maggior attenzione verso le comunità più fragili.

Joe Biden neo presidente degli Stati Uniti, a differenza del suo predecessore, crede che sia necessario mettere in campo un’azione drastica per affrontare l’emergenza climatica e parla di rivoluzione energetica pulita e giustizia ambientale. “Il cambiamento climatico rappresenta una minaccia esistenziale – non solo per il nostro ambiente, ma anche per la nostra salute, le nostre comunità, la nostra sicurezza nazionale e il nostro benessere economico. Danneggia le città costiere e i centri urbani con tempeste devastanti, mette a rischio la sicurezza nazionale aumentando l’instabilità e potenzialmente rendendo le aree più vulnerabili alle attività terroristiche”.

Il Green New Deal è dunque prioritario nell’agenda politica di Biden, che sottolinea la necessità di una maggiore ambizione degli USA per affrontare la sfida climatica, trasformandola in opportunità per per rivitalizzare il settore energetico statunitense, considerando che sostenibilità ambientale e crescita economica sono  completamente connessi.

“Possiamo creare nuove industrie che rinvigoriscano la nostra produzione e creino posti di lavoro di alta qualità; possiamo portare l’America a diventare la superpotenza mondiale dell’energia pulita; possiamo esportare la nostra tecnologia per l’energia pulita in tutto il mondo e creare posti di lavoro di alta qualità. Arrivare a un’economia al 100% di energia pulita non è solo un obbligo, ma anche un’opportunità. Dovremmo adottare pienamente un futuro di energia pulita, non solo per tutti noi oggi, ma anche per i nostri figli e nipoti, in modo che il loro domani sia più sano, più sicuro e più giusto”.

Certo non va dimenticato che il Presidente americano si scontrerà con l’opposizione dei repubblicani che avranno il controllo del Senato.

Il piano di Biden per l’ambiente

Il Governo Biden sosterrà un investimento senza precedenti per il clima, pari a 1,7 trilioni di dollari nei prossimi dieci anni, facendo leva su ulteriori investimenti privati e statali e locali per un totale di oltre 5 trilioni di dollari e che sarà pagato invertendo gli eccessi dei tagli fiscali introdotti da Trump per le aziende, riducendo gli incentivi per i paradisi fiscali, l’evasione e l’outsourcing.

I punti dell’agenda per il clima 

  • Garantire che gli Stati Uniti raggiungano un’economia energetica pulita al 100% ed emissioni nette zero entro il 2050. Biden come prima cosa dopo il suo insediamento del prossimo 20 gennaio, chiederà, attraverso ordini esecutivi, che il Congresso promulghi una legge nel primo anno della sua presidenza che stabilisca come raggiungere questo obiettivo, fissando un target intermedio entro il 2025.
  • Costruire una nazione più forte e più resiliente. Verranno fatti significativi investimenti nelle infrastrutture per ricostruire la nazione e garantire che gli edifici, i trasporti e le infrastrutture energetiche possano resistere agli impatti del cambiamento climatico
  • Affrontare a livello globale, in collaborazione con tutti gli altri paesi, la minaccia del cambiamento climatico. Proprio per questo gli Stati Uniti rientreranno immediatamente nell’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (l‘uscita dall’accordo, voluta da Trump, è stata formalizzata lo scorso 5 novembre) e sosterranno l’aumento dell’ambizione degli obiettivi climatici nazionali da parte dei vari paesi.
  • Aumentare l’attenzione verso le comunità vulnerabili e a basso reddito che sono particolarmente colpite dall’emergenza climatica. L’amministrazione Biden prenderà provvedimenti contro le compagnie di combustibili fossili e altri inquinatori che generano profitti sulle persone, danneggiano consapevolmente l’ambiente e avvelenano l’aria, la terra e l’acqua delle comunità o nascondono informazioni sui potenziali rischi ambientali e per la salute.

Più vicino il rispetto dell’accordo di Parigi?

Secondo la società di ricerca indipendente Climate Action Tracker che segue l’azione governativa per il clima, l’elezione di Biden potrebbe rappresentare un punto di svolta rendendo attuabile il raggiungimento del target di Parigi.

L’impegno del neo Presidente di azzerare le emissioni entro il 2050 per gli Stati Uniti e le politiche correlate, potrebbero infatti garantire una riduzione cumulativa delle emissioni tra il 2020 e il 2050 di circa 75 Gt di CO2eq e la riduzione di 0,1˚C dell’aumento delle temperature a livello globale entro il 2100. Questo insieme all’impegno della Cina di portare le emissioni a zero entro il 2060, e a quello dell’UE, Giappone e Corea del Sud di raggiungere lo zero entro il 2050, mette a portata di mano il limite di 1,5˚C fissato dall’accordo di Parigi. Cina, USA, UE, Giappone, Corea del Sud rappresentano infatti due terzi dell’economia mondiale e oltre il 50% delle emissioni globali di gas serra.

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