Nuovo record per le emissioni di gas serra

Secondo l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, i livelli di gas serra hanno toccato un nuovo record nel 2018. Ciò significa che le generazioni future si troveranno ad affrontare impatti sempre più gravi dei cambiamenti climatici, tra cui l’aumento delle temperature, condizioni meteorologiche più estreme, stress idrico, innalzamento del livello del mare e perturbazione degli ecosistemi marini e terrestri

WTO, nuovo record emissioni gas serra nel 2018

Pubblicato dal WTO – Organizzazione Metereologica Mondiale – il Greenhouse Gas Bulletin che mostra che le concentrazioni medie globali di anidride carbonica (CO2), il principale gas serra di lunga durata nell’atmosfera legato alle attività umane, hanno raggiunto 407,8 parti per milione nel 2018, rispetto alle 405,5 parti per milione (ppm) del 2017. Si tratta di un aumento molto vicino a quello osservato dal 2016 al 2017 e appena al di sopra della media dell’ultimo decennio. I livelli globali di CO2 hanno superato il simbolico e significativo parametro di riferimento di 400 parti per milione nel 2015. Nel documento pubblicatro si ricorda che la CO2 rimane nell’atmosfera per secoli e negli oceani ancora più a lungo.

Il tasso di crescita della CO2, calcolato in media su tre decenni consecutivi (1985-1995, 1995-2005 e 2005-2015), è passato da 1,42 ppm/anno a 1,86 ppm/anno e a 2,06 ppm/anno. 

WTO, crescita emissioni Gas Serra dal 1990 al 2018

Il metano (CH4) è il secondo più importante gas serra a lunga durata. Circa il 40% del metano viene emesso nell’atmosfera da fonti naturali (ad esempio, zone umide e termiti) e circa il 60% proviene da attività umane come l’allevamento del bestiame, l’agricoltura del riso, lo sfruttamento dei combustibili fossili, le discariche e la combustione di biomassa. L’aumento di CH4 dal 2017 al 2018 è stato superiore sia a quello osservato dal 2016 al 2017 sia alla media dell’ultimo decennio.

In crescita anche le concentrazioni di protossido di azoto, aumentate in quantità maggiori rispetto all’ultimo decennio. Il protossido di azoto (N2O) viene emesso nell’atmosfera sia da fonti naturali (circa il 60%) che antropogeniche (circa il 40%), compresi gli oceani, il suolo, la combustione di biomassa, l’uso di fertilizzanti e vari processi industriali.

Giunto al suo decimo anno, il rapporto Emissions Gap valuta gli ultimi studi scientifici sulle emissioni di gas serra attuali con stime sul futuro, confrontandoli con i livelli di emissione consentiti al mondo per raggiungere gli obiettivi fissati dall’Accordo di Parigi di limitare l’aumento delle temperature entro 1,5°. Continuando su questa strada si legge nel comunicato le generazioni future dovranno affrontare emergenze climatiche sempre più gravi, tra cui ondate di calore, siccità e innalzamento del livello del mare. 

Il Greenhouse Gas Bulletin del WMO segnala che circa un quarto delle emissioni totali che rimangono in atmosfera viene assorbito dagli oceani e un altro quarto dalla biosfera.

“Non c’è segno di un rallentamento, per non parlare di un calo della concentrazione di gas serra nell’atmosfera, nonostante tutti gli impegni assunti nell’ambito dell’Accordo di Parigi sui cambiamenti climatici“, ha detto il Segretario Generale dell’OMM Petteri Taalas.   “Dobbiamo tradurre gli impegni in azioni concrete e aumentare il livello di ambizione per il futuro benessere dell’umanità”.

Un recente rapporto dell’United in Science per il Climate Action Summit del Segretario Generale delle Nazioni Unite che ha riunito le principali organizzazioni partner nel campo della ricerca sui cambiamenti climatici globali, ha sottolineato l’evidente – e crescente – divario tra gli obiettivi concordati per affrontare il riscaldamento globale e la realtà.

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Impianti termici, Sostenibilità e Ambiente

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