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European Green Deal: le proposte della Commissione per la ristrutturazione e decarbonizzazione degli edifici

La Commissione europea nella seduta odierna ha proposto di allineare le regole per il rendimento energetico degli edifici con il Green Deal europeo e di decarbonizzare il patrimonio edilizio dell’UE entro il 2050. Entro il 2030 gli Stati membri dovranno riqualificare il 15% almeno degli edifici in classe G; salta il divieto di vendita o affitto per le case inefficienti

European Green Deal: le proposte della Commissione per la ristrutturazione e decarbonizzazione degli edifici

Con l’obiettivo di velocizzare la ristrutturazione di case, scuole, ospedali, uffici in tutta Europa, per ridurre le emissioni di gas serra e le bollette energetiche, migliorando la qualità della vita di milioni di europei, la Commissione ha lanciato la proposta di adeguare le regole per il rendimento energetico degli edifici con il Green Deal europeo e di decarbonizzare il patrimonio edilizio dell’UE entro il 2050.

La revisione odierna della direttiva sul rendimento energetico degli edifici traduce la Renovation Wave in un’azione legislativa concreta.

Il vicepresidente esecutivo per l’European Green Deal, Frans Timmermans, ha sottolineato che gli interventi di ristrutturazione degli edifici, oltra ad aiutare l’ambiente, sostengono la ripresa economica e creano nuove opportunità di lavoro. “Inoltre, il rinnovamento energetico garantisce bollette più basse e alla fine l’investimento si ripaga da solo”. Senza dimenticare che in questo modo si combatte la povertà energetica e si tratta di una risposta efficace per contrastare i prezzi alti dell’energia. “La ristrutturazione riduce sia l’impronta energetica degli edifici che i costi energetici per le famiglie, stimolando anche l’attività economica e la creazione di posti di lavoro”.

Perché il tasso di ristrutturazione energetica in tutta l’UE aumenti coerentemente con gli obiettivi del Green Deal, è necessario superare gli ostacoli che rallentano gli interventi di riqualificazione e garantire un sostegno finanziario per gli investimenti iniziali.

Il commissario per l’energia, Kadri Simson ha ricordato che gli edifici sono responsabili del 40% del consumo energetico e del 36% delle emissioni di gas serra: “per la maggior parte infatti sono inefficienti e alimentati da combustibili fossili. E’ necessario intervenire con urgenza considerando che oltre l’85% degli edifici odierni saranno ancora in piedi nel 2050, quando l’Europa dovrà aver raggiunto la neutralità climatica”.

Edifici a 0 emissioni dal 2030

Tra le proposte della Commissione a partire dal 2030, tutti i nuovi edifici dovranno essere a zero emissioni (dal 2027 quelli pubblici), consumare poca energia, essere alimentati dalle rinnovabili per quanto possibile, non produrre emissioni da fossili e sul certificato di prestazione energetica dovranno essere indicate le emissioni nell’intero ciclo di vita.

Per quanto riguarda le ristrutturazioni, vengono proposti nuovi standard minimi di rendimento energetico a livello europeo. Si richiede che il 15% degli edifici con le peggiori prestazioni in tutti gli Stati membri passi dalla classe G dell’attestato di rendimento energetico ad almeno la F, entro il 2027 per quelli non residenziali e il 2030 per gli edifici residenziali. E’ dunque saltato il (temuto) divieto di affittare o vendere le case inefficienti.

Con la proposta di oggi gli attestati di prestazione energetica diventeranno più chiari e conterranno maggiori informazioni. L’obbligo di APE viene infatti esteso agli edifici sottoposti a ristrutturazioni importanti, agli edifici per i quali viene rinnovato un contratto di affitto e a tutti gli edifici pubblici. Tutti gli edifici o le unità immobiliari che vengono messi in vendita o in affitto devono avere un attestato, e la classe di rendimento energetico dovrà essere indicata in tutti gli annunci. Entro il 2025, tutti i certificati dovranno essere basati su una scala armonizzata da A a G.

In tutti i paesi membri i piani nazionali di ristrutturazione degli edifici dovranno essere integrati nei PNIEC, in modo da valutarne i progressi e stanziare i necessari finanziamenti. I Piani dovranno includere le tabelle di marcia per eliminare gradualmente i combustibili fossili per il riscaldamento e il raffreddamento al più tardi entro il 2040, e per trasformare il parco edilizio nazionale in edifici a zero emissioni entro il 2050.

A partire dal 2027 non dovrebbe essere riconosciuto nessun incentivo finanziario per l’installazione di caldaie a combustibili fossili e gli Stati membri hanno la possibilità di vietare l’uso di combustibili fossili negli edifici.

I proprietari degli edifici dovranno essere sostenuti e avere un facile accesso alle informazioni: la proposta della commissione introduce il “passaporto di ristrutturazione” uno strumento che dovrebbe facilitare la pianificazione degli interventi.

La Commissione ha inoltre pubblicato un documento di lavoro che delinea possibili scenari per un percorso di transizione verso un ecosistema delle costruzioni più resiliente, più verde e più digitale. Con questo documento, la Commissione invita gli Stati membri, le parti interessate del settore e tutti gli altri attori interessati a partecipare attivamente alla creazione di una visione per il futuro dell’ecosistema delle costruzioni.


13/12/21

Obbligo di riqualificazione energetica prima di vendere casa

La Commissione Europea presenterà il 14 dicembre la nuova direttiva sull’efficienza energetica degli edifici. In attesa del testo definitivo, Il Messaggero ha anticipato che una delle proposte prevede l’obbligo di riqualificazione energetica degli edifici in vendita e affitto, proporzionata alla situazione di partenza. Sono esclusi gli immobili storiciObbligo di riqualificazione energetica prima di vendere casaDivieto di vendere o affittare immobili energivori: è una delle proposte contenute nella bozza della nuova direttiva sull’efficienza energetica degli edifici che la Commissione Europea presenterà domani. La bozza, che è stata anticipata nei giorni scorsi da Il Messaggero, prevede infatti che dal 2027 prima di vendere o affittare casa, i proprietari dovranno realizzare interventi di riqualificazione energetica proporzionati alla condizione di partenza e considerando la classe di efficienza raggiungibile. Sono esclusi gli immobili di valore storico.

Una strategia coerente con l’obiettivo della neutralità climatica al 2050 e la decarbonizzazione del patrimonio edilizio, responsabile del 40% circa dei consumi energetici e del 36% delle emissioni.

Più nel dettaglio, per quanto riguarda gli edifici pubblici la bozza prevede che dal 2027 siano almeno in classe F, per salire alla E nel 2030; per quelli residenziali sarà richiesta la classe F dal 2030 e la E dal 2033.

La normativa dovrebbe semplificare la fattibilità degli interventi di riqualificazione, introducendo strumenti ad hoc di sostegno.

La bozza è stata accolta da polemiche e commenti decisamente contrari. Prima fra tutti Confedilizia che in una nota parla di una “una misura che lederebbe i diritti dei proprietari”.

La deputata di Forza Italia Erica Mazzetti in un comunicato ha parlato di una proposta che impatterebbe in maniera negativa su intere zone del nostro paese, soprattutto pensando alle aree montane e a rischio spopolamento: “Possiamo facilmente immaginare l’esito di un provvedimento del genere: l’abbandono completo della montagna, come delle isole minori, come di ogni territorio già marginale. Una mazzata per il sistema Italia e per il patrimonio degli italiani, che vede da sempre nella casa il suo punto focale: non si possono scaricare sui risparmiatori e le famiglie italiane, che già stanno pagando ampi rincari, i costi della transizione energetica, che va accompagnata, incentivata e sostenuta ma non fatta ricadere sempre sui soliti”. Una norma particolarmente negativa, spiega la deputata, considerando anche che non è ancora chiaro il futuro delle detrazioni fiscali per gli interventi di efficientamento energetico che certamente sono “destinate a un décalage, che ci si augura più graduale e morbido possibile, e i costi delle materie prime subiscono rincari esponenziali”.

Ancor più duro il Codacons, coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e la tutela dei diritti di utenti e consumatori, che parla di idea ridicola, non attuabile in Italia: “Non esiste alcun nesso tra il diritto di vendita di una proprietà privata e l’obbligo di efficientamento energetico che l’Ue vorrebbe mettere in capo ai proprietari di case – spiega il presidente Carlo Rienzi – Un simile provvedimento, infatti, creerebbe un evidente squilibrio a danno di chi possiede una abitazione, e porterebbe ad un rialzo ingiustificato dei prezzi delle case e bloccherebbe quasi del tutto il mercato immobiliare”.

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Tema Tecnico

Certificazione energetica degli edifici, Efficienza energetica

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