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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Progresso industriale: innovazione, progetti e leve tecnologicheInnovazione nei processi produttiviLa spinta dei cementi e calcestruzzi low-carbonIl ruolo della cattura della CO₂Politiche abilitanti: cosa serve per accelerare la transizioneIncentivare combustibili alternativi e materie prime riciclateAggiornare codici e standard di costruzioneRegimi di carbon pricing stabili La transizione dell’industria del cemento e del calcestruzzo sta entrando in una fase più matura, guidata da strategie di filiera, innovazione tecnologica e una crescente consapevolezza dei decisori politici. Il Cement and Concrete Industry Net Zero Action and Progress Report 2025/26, presentato alla COP30 di Belém dalla Global Cement and Concrete Association (GCCA), fotografa un settore che sta cambiando profondamente il proprio modello produttivo, pur restando responsabile di una quota significativa delle emissioni globali. Dal 1990 a oggi l’intensità di CO₂ dei prodotti cementizi si è ridotta del 25% a livello globale. Un risultato non marginale, frutto di interventi coordinati su combustibili, materie prime, processi e progettazione. Ma il Rapporto evidenzia che senza un quadro regolatorio forte e coerente, la transizione rischia di rallentare. Come sottolinea Dominik von Achten, Presidente GCCA e Chairman di Heidelberg Materials, “l‘industria sta innovando su ogni fronte, ma per completare la trasformazione abbiamo bisogno del sostegno dei governi e dei partner dell’intera filiera delle costruzioni”. Progresso industriale: innovazione, progetti e leve tecnologiche Il documento raccoglie oltre 60 progetti avviati dai membri GCCA provenienti da ogni parte del mondo, che mostrano che l’avanzamento tecnologico, la diffusione delle soluzioni di cattura della CO₂, la crescita dell’uso di energie alternative e l’impiego di materiali innovativi, rappresentino un insieme di azioni che sta interessando ogni fase della produzione di cemento e calcestruzzo. Innovazione nei processi produttivi Le iniziative più significative nascono da una combinazione di interventi mirati, che coinvolgono sia l’efficienza dei processi sia l’introduzione di fonti energetiche e materie prime diverse da quelle tradizionali. In molti impianti si sta registrando un aumento consistente dell’impiego di combustibili alternativi, come biomasse, rifiuti non riciclabili e scarti industriali, una scelta che consente di ridurre il ricorso ai combustibili fossili e di valorizzare flussi che altrimenti finirebbero in discarica. Parallelamente si stanno sperimentando e adottando materie prime sostenibili, in grado di sostituire parte del calcare e di ridurre le emissioni di processo. A questo si affiancano interventi tecnici che puntano all’ottimizzazione dei forni e al miglioramento dell’efficienza termica, così da diminuire i consumi energetici per tonnellata di clinker prodotto. In alcuni siti, inoltre, stanno comparendo le prime applicazioni di idrogeno e soluzioni di elettrificazione del processo, segnali di un percorso di innovazione che punta a trasformare in profondità il modo in cui il cemento viene prodotto. Tra gli esempi citati, il lavoro di Votorantim Cimentos in Turchia, dove nei siti di Yozgat e Hasanoğlan la biomassa sta sostituendo le fonti fossili tradizionali, o l’esperienza di CRH nel cementificio di Rohožník in Slovacchia, dove il 20% delle materie prime è stato sostituito con alternative a minor emissione. La spinta dei cementi e calcestruzzi low-carbon Accanto ai processi, cresce rapidamente la disponibilità di cementi con minore contenuto di clinker e calcestruzzi riciclati o circolari. Fra gli esempi più avanzati: l’impiego di argille calcinabili, promosso da Molins in Spagna e da CIMPOR in Africa; la produzione di calcestruzzo 100% riciclato per il complesso residenziale Recygénie a Parigi, sviluppato da Holcim e Seqens; i sistemi giapponesi di Taiheiyo Cement per calcestruzzi che riassorbono CO₂. Si tratta di applicazioni che anticipano un’evoluzione dei materiali e dei modelli costruttivi, estendendo il ruolo del calcestruzzo in un’ottica di filiera circolare. Il ruolo della cattura della CO₂ Il Rapporto conferma l’avanzamento del CCUS, destinato a rappresentare il 36% delle riduzioni complessive al 2050. L’apertura del primo cementificio al mondo con cattura industriale – lo stabilimento di Heidelberg Materials a Brevik, operativo da giugno 2025 – rappresenta un punto di svolta tecnologico. Ulteriori progetti sono oggi in fase di studio o sviluppo da parte di Cementir, Holcim, JSW, TITAN, CNBM, UltraTech e altri operatori globali, tutti raccolti nel Green Cement Technology Tracker lanciato da GCCA e LeadIT. Politiche abilitanti: cosa serve per accelerare la transizione Se la tecnologia corre, il contesto regolatorio non sempre procede con la stessa velocità. Il Rapporto dedica ampio spazio alle azioni di policy necessarie per rendere scalabile la riduzione delle emissioni. Incentivare combustibili alternativi e materie prime riciclate L’impiego di rifiuti municipali e industriali non riciclabili come combustibile alternativo, oltre all’utilizzo di rifiuti da costruzione e demolizione come materie prime riciclate per la produzione di clinker, richiede autorizzazioni più rapide e omogenee. Perché questa pratica possa diffondersi su larga scala è necessario garantire un accesso regolato ai flussi di rifiuti realmente idonei, evitando incertezze o interruzioni nella disponibilità dei materiali. Allo stesso tempo servono procedure autorizzative chiare e snelle, capaci di ridurre i tempi e di facilitare il lavoro degli operatori. Infine, è fondamentale che i criteri ambientali minimi riconoscano e valorizzino la filiera del recupero, così da favorire una transizione verso processi produttivi più circolari e meno dipendenti da materie prime vergini. Aggiornare codici e standard di costruzione Per diffondere i cementi e calcestruzzi a minore contenuto di clinker servono codici edilizi modernizzati, basati su prestazioni e non su prescrizioni rigide. Questo consentirebbe una maggiore adozione di cementi blended, l’integrazione più ampia delle SCM (slag, fly ash, pozzolane, clay); e il ricorso diffuso a mix design innovativi. Regimi di carbon pricing stabili ETS, carbon tax nazionali e meccanismi tipo CBAM sono indicati come strumenti essenziali per: valorizzare gli investimenti in tecnologie pulite; ridurre il rischio di delocalizzazione delle emissioni; sostenere progetti CCUS e infrastrutture per il trasporto e lo stoccaggio della CO₂. Come ha sottolineato Thomas Guillot, CEO GCCA, “l’attività dei nostri membri mostra risultati significativi dove esistono politiche abilitanti. Per andare oltre, servono decisioni governative che rendano possibile un cambiamento di scala”. 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