Transizione energetica dalle città: cresce il cambiamento dal basso

Crescono le iniziative che legano la transizione energetica alle città: dal report di REN21 si nota l’aumento di obiettivi sulle rinnovabili e una maggiore partecipazione dei cittadini.

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Transizione energetica dalle città: cresce il cambiamento dal basso

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Da dove arriverà la transizione energetica? Dalle città. Nel 2020 più di 1 miliardo di persone – circa il 25% della popolazione urbana – vive in una città con obiettivi o politiche dedicate sulle energie rinnovabili. È quanto risulta dall’ultimo “Renewables In Cities 2021 Global Status Report” a cura di REN21, comunità globale delle fonti rinnovabili composta da attori del mondo della scienza, dei governi, delle ONG e dell’industria.

Le città sono fondamentali per la transizione energetica a partire dal loro impatto: sono responsabili di circa tre quarti del consumo finale globale di energia e di emissioni globali di CO2 legate all’energia. Già oggi in città risiede il 55% della popolazione mondiale e sappiamo che la quota è destinata a crescere sensibilmente.

Il ruolo delle città nella transizione energetica

Dal report emerge una crescita dell’impegno delle città al cambiamento: sono più di 1.300 le amministrazioni cittadine con una politica riguardante la produzione e consumo di energia rinnovabile entro la fine del 2020. Oltre 260 governi municipali hanno approvato nuovi obiettivi o stabilito nuove politiche nel 2020. Inoltre più di 10.500 città a livello globale hanno adottato obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2, e circa 800 si sono impegnate ad azzerare le emissioni nette nel 2020: rispetto all’anno precedente il loro numero è aumentato di 8 volte.

La partecipazione dal basso produce ottimi risultati: la pressione dei cittadini sulle amministrazioni locali per agire sul cambiamento climatico è cresciuta e si nota da alcuni numeri: sono 1.852 le città in 29 paesi che hanno dichiarato emergenze climatiche nel 2020, in crescita rispetto alle circa 1.400 della fine del 2019. Almeno 231 governi comunali hanno presentato un piano d’azione per il clima.

Transizione energetica dalle città: i numeri del report

Il report REN21 mette in luce il ruolo dei cittadini, sempre più attivi nell’impegnarsi nella transizione energetica, così come nel creare opportunità di mercato per le energie rinnovabili a livello locale. Tra gli altri passi, hanno rafforzato il loro ruolo di prosumer, formato progetti di comunità energetiche e partecipato alla pianificazione energetica e climatica urbana.

Riguardo alla transizione energetica e le città, va segnalato che i governi di 834 città in 72 paesi hanno adottato un obiettivo di energia rinnovabile in almeno un settore, per un totale complessivo di circa 1.100 obiettivi. Di queste, oltre 610 città hanno fissato obiettivi per il 100% di energia rinnovabile, sia per edifici o proprietà pubbliche sia per tutta la città.

834 città nel mondo hanno adottato obiettivi di energie rinnovabili

Geograficamente, gli obiettivi di energia rinnovabile sono aumentati in tutte le regioni del mondo, anche se la maggior parte degli obiettivi si registrano in Nord America e in Europa, seguiti dall’Asia. Nonostante questo slancio nella definizione dei target, c’è ancora molto da fare per migliorare. Per esempio, la maggior parte dei traguardi in tema di energie rinnovabili nelle città si è concentrata sul settore dell’elettricità. Tuttavia, gli obiettivi per il riscaldamento e il raffreddamento da fonti rinnovabili nel residenziale (soprattutto in Europa e negli Stati Uniti) e per la decarbonizzazione dei trasporti stanno crescendo lentamente. In quest’ultimo settore, ci sono almeno 67 città con intenti riguardanti e-mobility in vigore nel 2020, in aumento rispetto alle 54 del 2019.

Intervista con Rana Adib, direttore esecutivo REN21

Rana Adib, direttore esecutivo REN21Per comprendere il ruolo nella transizione energetica delle città e per avere un quadro più completo sullo stato dell’arte delle città rinnovabili abbiamo incontrato il direttore esecutivo di REN21, Rana Adib.

Quale profilo di città emerge dal report?

«Da un primo sguardo sul numero di città monitorate, di varie dimensioni, un aspetto interessante riguarda la spinta propulsiva delle città più di piccole dimensioni o comunque di media grandezza. Sono loro a caratterizzarsi per un maggiore dinamismo sugli obiettivi di transizione energetica e non, come ci si potrebbe immaginare, le grandi metropoli. Le città di piccole e medie dimensioni nella fascia di popolazione fino a 500mila abitanti sono emerse come leader nella fissazione degli obiettivi, contando sul 74% di tutti gli obiettivi. Più precisamente, circa 800 obiettivi (dei circa 1100) sono stati fissati in città con meno di 500mila abitanti.

Un altro aspetto importante è che le città si propongono obiettivi sempre più ambiziosi non solo a livello di produzione elettrica da rinnovabili ma fanno attenzione anche al settore residenziale e dei trasporti. C’è bisogno però che i governi nazionali le supportino con politiche dedicate e mezzi economici in grado di sostenere questi target.

L’aspetto più importante da evidenziare è che le città si propongono come leader nella lotta al cambiamento climatico. In questo report in particolare si notano due aspetti: La pressione dei cittadini sui governi delle città per agire sul cambiamento climatico è cresciuta così come la loro maggiore attenzione alla salute e alla qualità dell’aria con relative richieste, che favoriscono indirettamente la produzione energetica da fonti rinnovabili.

Le città europee e italiane in particolare come si caratterizzano?

A livello europeo sono 357 le città che hanno target precisi sulle energie rinnovabili, non solo per la produzione di energia elettrica, ma anche per il settore residenziale e per i trasporti con un forte impulso in particolare sulla mobilità elettrica che sta crescendo in particolare negli ultimi anni.

In Italia si contano 45 città che hanno posto un target di soddisfacimento dei propri consumi al 100% da fonti rinnovabili.

Quali sono i punti forti e i punti deboli dell’Italia e, in generale dell’Europa? 

I punti di forza più evidenti sono la governance, ovvero l’incoraggiamento politico e finanziario a promuovere obiettivi in termini di energia e clima. A proposito, va ricordato il Green Deal e le iniziative prese dalla Commissione Europea che non supportano solo la transizione energetica, ma incoraggiano anche l’efficienza energetica e la riduzione delle emissioni. Rinnovabili, efficienza e decarbonizzazione sono i tre pilastri fondamentali che hanno riflessi positivi non solo ambientale, ma anche economico e occupazionale.

L’Europa, specie se paragonata ad altri continenti, è un ambiente molto positivo sotto il profilo della governance. Sotto l’aspetto della transizione energetica, le città mostrano di avere un importante ruolo da poter giocare, anche se c’è ancora molto che possono fare e molto per migliorare un trend comunque positivo.

Riguardo all’Italia, gli obiettivi fissati da varie città sono per lo più legati ad ambiti particolari. Bene, quindi, ma si può e si deve fare meglio. Occorre elevare le ambizioni, estendendole alla città nel loro complesso, ovvero al settore privato e anche ai propri cittadini, ovvero settore trasporti, residenziale, industriale che – specie nelle grandi città – ha un peso importante.

È importante coinvolgere i cittadini perché la loro influenza ha portato anche a elevare ambizioni e politiche non solo a livello locale ma anche nazionale sotto forma anche di iniziative legislative.

Nel report si nota un sostanziale aumento di impegni e obiettivi a proposito di produzione da rinnovabili e di riduzione delle emissioni. Questa volontà quanto potrà aiutare a centrare gli obiettivi di Parigi? 

Quanto potranno contribuire non lo sappiamo, se ci basiamo esclusivamente sui dati emersi. In ogni caso siamo sicuri che a livello di consumo finale di energia, le città svolgono un ruolo fondamentale ed è un trend crescente. Se nel 1990 le città consumavano il 50% dell’energia totale, oggi siamo arrivati al 75%.

Per le emissioni di CO2, legate all’energia, il 75% è riconducibile all’ambito cittadino. Quindi non possiamo sapere quanto contribuiranno a raggiungere gli obiettivi di Parigi, ma è certo che senza il loro coinvolgimento sarà impossibile centrare il traguardo.

Per quanto riguarda le fonti rinnovabili, quali sono le più utilizzate e quale fonte potrebbe crescere sensibilmente nei prossimi anni? 

A livello globale le caratteristiche cambiano e quindi le fonti rinnovabili mutano a seconda della geografia. Ma è importante sottolineare la necessità di creare spazi dedicati alla produzione da fonti energetiche rinnovabili ed è una sfida importante per il futuro stesso delle città. In questo senso diverse città hanno stipulato accordi e partnership con soggetti privati per produrre esternamente l’energia rinnovabile loro necessaria.

A livello nazionale, uno dei trend è l’aumento della quota di rinnovabili nell’elettricità, cui contribuiscono fotovoltaico ed eolico, in crescita sostanziale, ma anche idroelettrico.

Un’altra sfida è l’integrazione delle rinnovabili, comprese biomasse e geotermia – capaci di fornire energia elettrica e termica.

Peculiarità delle amministrazioni cittadine, rispetto ai governi nazionali, spingono molto sul biogas, perché molte politiche locali vedono con favore la produzione di energia dai rifiuti, anche in ottica di economia circolare.

Un outsider che potrebbe rivelare una crescita molto importante nei prossimi anni è l’idrogeno. Ma non riguarderà la dimensione locale, quanto piuttosto l’ambito nazionale, specie per la sua funzione di storage energy. Le città hanno bisogno di consumare l’energia che producono, più che di stoccarla.

Le comunità energetiche sono un modello che sta prendendo piede?

Direi di sì. C’è un generale interesse da parte dei cittadini a puntare su iniziative e soluzioni che guardino al miglioramento della qualità dell’aria e di politiche green. I governi locali si stanno mobilitando anche sotto forma di promozione delle comunità energetiche per spingere sia sulle rinnovabili sia nella lotta al climate change.

Un esempio interessante in questo senso è la città di Parigi che ha messo a disposizione i tetti degli edifici comunali per sviluppare progetti di comunità energetiche. Le amministrazioni locali sono molto sensibili alle iniziative di sensibilizzazione dei cittadini.

La pandemia quanto peserà sulla transizione energetica? Sarà un ostacolo o un’opportunità?

Sarà entrambe le cose. Per quanto riguarda le opportunità, la pandemia ha messo in evidenza la necessità di temi quali la questione sanitaria, la necessità di elevare la qualità dell’aria e temi ambientali legati a questo. A livello di politiche basta pensare ai riflessi positivi sotto forma del Green Deal e altri programmi di sviluppo e di ripresa che guardano alla possibilità di sviluppare a livello locale la produzione da energie rinnovabili. A livello cittadino si è sviluppata una maggiore attenzione per esempio alla questione heating & cooling. Oltre allo sviluppo, c’è una volontà di maggiore integrazione dei temi energia e clima.

L’ostacolo è rappresentato dalla crisi economica innescata dalla emergenza sanitaria, che ha posto nell’agenda politica la priorità a sanità e ripresa economica, ponendole di fatto prima della transizione energetica. L’importante è che invece siano integrate le politiche energetiche e climatiche a questi temi. Ciò avviene, per esempio, nelle misure messe in atto negli USA e nel Regno Unito.

Servirebbe anche puntare decisamente alle rinnovabili eliminando i sussidi ancora presenti alle fonti fossili: l’opinione pubblica lo richiede.

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