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WWF: per il futuro del fotovoltaico modificare lo spalma incentivi

Sostenere e non impedire lo sviluppo del fotovoltaico

Il WWF prende una netta posizione contro il decreto spalma incentivi e ha chiesto alla Commissioni Industria e Ambiente del Senato la modifica o addirittura la cancellazione degli articoli dal 23 al 26 del Decreto Competitività che, se confermati, rischiano di affossare l’intero settore tagliando gli incentivi in modo retroattivo per gli impianti esistenti e uccidendo l’autoproduzione del futuro con i cosiddetti oneri di sistema, non dovuti dagli impianti di autoproduzione esistenti.
L’associazione sottolinea che il decreto interesserebbe ben 11 dei 18 mila MWp di impianti fotovoltaici installati in Italia, mettendo a rischio oltre il 60% della produzione di energia elettrica fotovoltaica italiana, pari a quasi il 5% della copertura della produzione elettrica nazionale, una produzione pulita e totalmente indipendente da importazioni di combustibile dall’estero.

“Il WWF ritiene non veritiera la presentazione propagandistica del provvedimento – si legge nel comunicato – come “taglia-bollette”, in quanto i benefici non riguarderanno affatto le famiglie. Inoltre, come rilevato dalla CGIA di Mestre, il provvedimento non produrrà nessun beneficio per l’85% delle imprese e dei lavoratori autonomi presenti in Italia: almeno 4 milioni di attività economiche non potranno godere dei suoi effetti dato che riguardano solo le utenze collegate con una potenza impiegata superiore a 16,5 kW”.

Solo negli ultimi 12 mesi ricorda il WWF, il solare ha prodotto risparmi per 1,6 miliardi, equivalenti a quasi il 30% dell’ammontare annuale degli incentivi in quel periodo. “Il legislatore dovrebbe intervenire con modifiche del mercato elettrico atte a rendere maggiormente fruibili dal consumatore, non dai distributori e dagli intermediari, tale risparmio, dal momento che è frutto anche di una leva posta in essere dal Governo e dal Parlamento Italiano”.

Il WWF infine ritiene molto grave il fatto che il provvedimento introduca una tassa per le reti private (Seu, Riu) e per l’autoproduzione di elettricità, “ovvero per la parte di energia prodotta che gli impianti non scambiano con la rete. Saranno  proprio le energie del futuro, gli impianti solari e da rinnovabili, a pagare più degli impianti inquinanti (80% di quelli esistenti), penalizzando famiglie, condomini e piccole e medie imprese. Non solo: gli energivori che volessero scegliere il fotovoltaico, sarebbero frenati dal farlo”.

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