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A cura di: Raffaella Capritti Indice degli argomenti Toggle Il gap da 29 GW e il costo dell’inerziaI colli di bottiglia che bloccano la transizioneDue priorità per sbloccare il sistemaDalla transizione ambientale alla priorità industriale L’Italia importa ancora il 73,9% del proprio fabbisogno energetico. Il gas naturale determina il prezzo dell’elettricità per il 63% delle ore. A maggio 2026 il prezzo medio dell’elettricità ha raggiunto i 119 €/MWh, un livello che supera di 67 €/MWh quello francese e di 65 €/MWh quello spagnolo. In questo contesto, accelerare lo sviluppo delle fonti rinnovabili oltre che scelta ambientale, è una priorità economica e industriale. A quantificarne il valore ci ha provato TEHA Group con lo Studio “Rinnovabili e competitività: scenari, impatti e priorità per l’Italia“, commissionato dal Gruppo di lavoro Energia della Camera di Commercio di Spagna in Italia — un network che riunisce oltre 50 aziende attive nel settore delle FER — e presentato l’11 giugno a Palazzo Montorio a Roma. All’evento hanno partecipato il Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin, l’Ambasciatore di Spagna Miguel Fernández-Palacios e il Vicepresidente di Confindustria per l’Energia Aurelio Regina. Il gap da 29 GW e il costo dell’inerzia Negli ultimi anni l’Italia ha accelerato sull’installazione di nuova capacità rinnovabile: si è passati da +1,7 GW nel periodo 2019-2022 a +7,2 GW nel 2025. Un segnale positivo, ma ancora insufficiente. Secondo le proiezioni dello studio, la capacità installata raggiungerebbe 101,9 GW al 2030, circa 29 GW al di sotto del target previsto dal PNIEC. Questo divario ha un costo preciso. TEHA Group ha stimato che colmarlo genererebbe risparmi di circa 9 miliardi di euro sul costo dell’energia elettrica all’ingrosso, 2 miliardi grazie alla riduzione dell’acquisto di quote di emissione ETS, altri 2 miliardi per le minori importazioni di gas naturale, e 3 miliardi di beneficio sociale legato alle mancate emissioni di CO₂. Il totale ammonta a circa 17 miliardi di euro all’anno. Sul fronte del PIL, lo studio stima che colmare il gap potrebbe attivare quasi 42 miliardi di euro: 35,7 miliardi sotto forma di investimenti CAPEX per la realizzazione di nuovi impianti fotovoltaici ed eolici, e 5,9 miliardi di valore aggiunto generato per il sistema-Paese. L’impatto occupazionale stimato supera i 60.000 nuovi posti di lavoro. I colli di bottiglia che bloccano la transizione I numeri dello studio restituiscono anche un quadro degli ostacoli che frenano l’opportunità per il nostro Paese. I tempi autorizzativi in Italia superano già oggi i limiti fissati dall’Unione Europea: 32 mesi per l’eolico e 12 mesi per il fotovoltaico. E senza interventi sulle reti e sulle soluzioni di flessibilità, le ore di congestione potrebbero aumentare del 77% entro il 2030. Attualmente, oltre 4.000 impianti sono in attesa di autorizzazione. Due priorità per sbloccare il sistema A fronte di questo scenario, TEHA Group individua due leve d’intervento. La prima è l’introduzione di un meccanismo straordinario di fast-track per gli impianti FER, che consenta di accelerare significativamente l’iter autorizzativo per i progetti già maturi. La seconda riguarda lo sviluppo di una rete anticipatoria, in grado di accompagnare — e non inseguire — la crescita della capacità installata, con connessioni tempestive per i progetti pronti a entrare in esercizio. “I progetti e gli investimenti non mancano”, ha sottolineato Aurelio Regina, Vicepresidente di Confindustria per l’Energia. “Il vero nodo è trasformare rapidamente queste iniziative in impianti operativi, superando ritardi e complessità burocratiche che rallentano la crescita del Paese”. Dalla transizione ambientale alla priorità industriale Lo studio di TEHA Group propone una lettura della transizione energetica che va oltre l’agenda climatica. In un contesto di crisi e incertezza geopolitica, le rinnovabili diventano un asset strategico per la competitività industriale del Paese: un percorso capace di ridurre la dipendenza dalle importazioni, abbassare i costi energetici per imprese e famiglie, e creare occupazione qualificata. “Abbiamo commissionato questo studio perché volevamo contribuire al dibattito con dati e analisi indipendenti”, ha dichiarato Valerio Faccenda, Vicepresidente della Camera di Commercio di Spagna in Italia e coordinatore del Gruppo di lavoro Energia. “Mettendo in evidenza le opportunità che questo percorso può offrire al Paese non solo dal punto di vista ambientale, ma anche sotto il profilo economico, industriale e occupazionale”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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