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A cura di: Erika Bonelli Indice degli argomenti Toggle Dove si concentra l’anomalia termicaSima: «Il problema è la durata dell’esposizione, non solo il picco»Dal comfort alla sicurezza: l’impatto sul lavoroAdattare città ed edificiFAQ Estate 2026 e caldo recordPerché l’estate 2026 è considerata la più calda dal 1950?Qual è stata l’anomalia termica di agosto 2026?Che cosa si intende per ondata di calore nell’analisi del Cnr?Perché le temperature notturne elevate sono un problema per gli edifici?Quali interventi indica Sima per l’adattamento? Le analisi diffuse ieri dall’Istituto per la bioeconomia del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ibe) confermano che l’estate 2026 è al primo posto della serie storica italiana dal 1950, con una temperatura media nazionale di 24,3°C. Le elaborazioni sono state sviluppate a partire dal dataset ERA5-Land dell’ECMWF, il centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, che rappresenta oggi uno dei riferimenti più utilizzati per le ricostruzioni climatiche. Il 2026 ha fatto registrare un rialzo termico in tutti i mesi fino ad agosto rispetto all’anno precedente, ma è proprio agosto a segnare lo scostamento maggiore: media nazionale di 25,6°C, con un’anomalia di +5,2°C rispetto alla media del mese nella climatologia 1951-1980, pari a 20,4°C, e di +3,5°C rispetto alla climatologia 1991-2020, pari a 22,1°C. «La media di 25,6 gradi Celsius registrata ad agosto 2026 supera i precedenti record di 24,6°C del 2024 e di 24°C raggiunti nell’agosto 2017», osserva Lorenzo Arcidiaco, ricercatore del Cnr-Ibe. «I dati fanno presagire che il 2026 possa concludersi come l’anno più caldo dal 1950. Le heat map, che rappresentano una classifica mensile di temperatura media da quell’anno a oggi, mostrano per la prima volta consecutivamente il luglio e l’agosto più caldi in assoluto». Già in primavera era stata raggiunta una temperatura media record per la stagione, 12,1 gradi a due metri dal suolo, pari a quella del 2024, finora l’anno più caldo dal 1950. I dati in sintesi Fonte: Cnr-Ibe, elaborazioni su dataset ERA5-Land (ECMWF), settembre 2026. Indicatore Valore 2026 Riferimento Temperatura media estiva nazionale 24,3 °C Serie storica dal 1950, valore più alto di sempre Temperatura media agosto 2026 25,6 °C Precedenti record: 24,6 °C (2024), 24 °C (2017) Anomalia agosto vs climatologia 1951-1980 +5,2 °C Media di riferimento: 20,4 °C Anomalia agosto vs climatologia 1991-2020 +3,5 °C Media di riferimento: 22,1 °C Temperatura media primavera 2026 12,1 °C Record stagionale, pari al 2024 Territorio con anomalia superiore a 1 °C (gennaio-agosto) ~70% Elaborazione Cnr-Ibe su ERA5-Land Territorio con anomalia superiore a 2 °C (gennaio-agosto) ~40% Elaborazione Cnr-Ibe su ERA5-Land Dove si concentra l’anomalia termica Nel periodo gennaio-agosto, la quota di territorio nazionale interessata da anomalie superiori a un grado sale a circa il 70%, mentre quella con scostamenti oltre i due gradi si attesta intorno al 40%. «Le superfici esposte ad anomalia termica sono molto significative, con una concentrazione nelle aree di pianura del nord-ovest e appenniniche», rileva Arcidiaco. «In gran parte si tratta di superfici coltivate che, esposte a una temperatura superiore e in alcune aree a un periodo di siccità, fa sì che il settore primario sia quello più colpito». Sul fronte urbano, le elaborazioni dei dati GSOD (Global Summary of the Day) e OGIMET, basati in prevalenza su rilevazioni NOAA, mostrano che Roma, Firenze e Torino sono state colpite più volte, tra giugno e agosto 2026, da ondate di calore: periodi in cui le temperature massime hanno superato il 90esimo percentile per almeno sei giorni consecutivi. L’attenzione si sposta dunque dal singolo picco alla persistenza del fenomeno, con implicazioni dirette sul comportamento termico degli edifici e sulla capacità di recupero notturno dei tessuti urbani. Sima: «Il problema è la durata dell’esposizione, non solo il picco» Sui dati Cnr è intervenuta la Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), che legge l’estate 2026 come una soglia oltre la quale ciò che veniva considerato eccezionale diventa condizione strutturale. «Il problema non è soltanto il picco delle temperature, ma riguarda soprattutto la durata dell’esposizione», spiega il presidente Sima Alessandro Miani. «Ondate prolungate e temperature elevate anche durante la notte riducono la capacità dell’organismo di recuperare, rendendo lo stress termico progressivamente cumulativo. Le conseguenze sulla salute possono essere importanti: disidratazione, colpi di calore e aggravamento di patologie cardiovascolari, respiratorie, renali e metaboliche. Anche il funzionamento cognitivo può risentirne: attenzione, concentrazione, capacità decisionale e performance possono diminuire». Ricordiamo, infatti, che quando la temperatura non scende a sufficienza nelle ore notturne, viene meno la possibilità di sfruttare la ventilazione naturale e il free cooling per dissipare il calore accumulato durante il giorno, e ne risentono anche le temperature all’interno degli edifici poiché l’inerzia termica dell’involucro perde parte della sua efficacia. È lo stesso meccanismo che alimenta l’isola di calore urbana e che sposta verso l’alto sia il fabbisogno di raffrescamento sia i picchi di potenza sulla rete elettrica. Dal comfort alla sicurezza: l’impatto sul lavoro Sima analizza anche l’impatto sul mondo del lavoro. «Le temperature estreme non sono più soltanto un problema di comfort. Sono un problema di salute, sicurezza e produttività», sottolinea l’associazione. «Un lavoratore sottoposto a stress termico si affatica più rapidamente, può perdere concentrazione e aumentare il rischio di errore e incidente. È evidente nei lavori all’aperto, ma riguarda anche fabbriche, uffici e altri ambienti indoor esposti a temperature eccessive». L’impatto più evidente è sui lavori outdoor — cantiere edile in primis, insieme ad agricoltura e manutenzione delle infrastrutture — dove l’esposizione diretta alla radiazione solare amplifica il carico termico. Ma anche gli ambienti indoor non climatizzati o climatizzati in modo inadeguato, dove il microclima diventa un fattore di rischio, sono molto colpiti. Sima ricorda che la gestione degli orari di lavoro è già prassi consolidata durante le ondate di calore attraverso la rimodulazione dei turni, lo spostamento delle lavorazioni più gravose nelle prime ore del mattino, la pianificazione delle pause in aree ombreggiate e la fornitura di acqua. Adattare città ed edifici Sul futuro, Miani sottolinea che «Estati come quella del 2026 non possono più essere affrontate come emergenze occasionali. Dovremo adattare città, edifici e organizzazione del lavoro: più verde e ombreggiamento, ambienti capaci di garantire condizioni termiche più sicure, una migliore gestione degli orari e strategie specifiche per proteggere i lavoratori durante le ondate di calore. Non siamo più di fronte a un fenomeno che appartiene soltanto al futuro. È già una nuova condizione ambientale e sanitaria con cui dobbiamo imparare a convivere e alla quale dobbiamo rapidamente adattarci». Verde e ombreggiamento sono le due leve obbligatorie capaci di impattare sulla temperatura dell’aria. Le città devono investire in forestazione urbana e alberature stradali con chioma adeguata, deimpermeabilizzazione e superfici drenanti, materiali ad alta riflettanza solare per pavimentazioni e coperture, gestione delle acque meteoriche in chiave di raffrescamento evaporativo. A livello di costruito, prima ancora che sull’impianto è necessario intervenire sul controllo dei carichi solari: schermature solari, corretto rapporto tra superficie vetrata e opaca, involucro con adeguata capacità termica areica e sfasamento, ventilazione naturale notturna dove le condizioni climatiche e acustiche lo consentono. E’ la direzione della direttiva EPBD IV, che ha portato il comfort termico estivo e il controllo del surriscaldamento tra gli aspetti da considerare nella prestazione energetica degli edifici. Per il patrimonio esistente, il retrofit dell’involucro e l’inserimento di sistemi di schermatura restano gli interventi con il miglior rapporto tra costo e beneficio sul comfort estivo. FAQ Estate 2026 e caldo record Perché l’estate 2026 è considerata la più calda dal 1950? Perché la temperatura media nazionale della stagione, calcolata dal Cnr-Ibe a due metri dal suolo sul dataset ERA5-Land dell’ECMWF, ha raggiunto 24,3°C, il valore più alto della serie storica che parte dal 1950. Qual è stata l’anomalia termica di agosto 2026? La media nazionale di agosto è stata di 25,6°C, con uno scostamento di +5,2°C rispetto alla media del mese nella climatologia 1951-1980 e di +3,5°C rispetto a quella 1991-2020. Che cosa si intende per ondata di calore nell’analisi del Cnr? Un periodo in cui le temperature massime superano il 90esimo percentile per almeno sei giorni consecutivi. Con questo criterio, Roma, Firenze e Torino sono state interessate più volte da ondate di calore tra giugno e agosto 2026. Perché le temperature notturne elevate sono un problema per gli edifici? Perché impediscono la dissipazione del calore accumulato dall’involucro durante il giorno e riducono l’efficacia della ventilazione naturale notturna, con un aumento del fabbisogno di raffrescamento e del carico sulla rete elettrica. Quali interventi indica Sima per l’adattamento? Aumento del verde e dell’ombreggiamento, edifici in grado di garantire condizioni termiche più sicure, migliore gestione degli orari di lavoro e strategie specifiche di protezione dei lavoratori durante le ondate di calore. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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