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I cambiamenti climatici provocano ondate di calore precoci, più frequenti e più gravi a causa delle concentrazioni record di gas serra che intrappolano il calore: l’Europa sta vivendo un’ondata di calore anomala per metà giugno che, secondo l’Organizzazione meteorologica mondiale (OMM), proviene dal Nord Africa ed è alimentata da un sistema di bassa pressione atlantica tra le Azzorre e Madeira. Non va meglio in America occidentale. In alcune zone della Spagna e della Francia le temperature sono in media superiori di oltre 10 gradi Celsius rispetto alla media di questo periodo dell’anno. In Francia, le temperature così alte seguono il maggio più caldo e secco mai registrato e l’Agenzia Meteorologica Nazionale ha dichiarato che si tratta della prima ondata di calore dal 1947. In Spagna sono stati superati i 40°C per diversi giorni consecutivamente, con punte ancora più alte nella provincia di Toledo. A peggiorare la situazione, gli spagnoli stanno convivendo con una nube di polvere sahariana che ha aggravato lo stress ambientale. Ma anche il Portogallo ha registrato il maggio più caldo dal 1931 e in Svizzera, dove le massime hanno superato i 30 gradi, il servizio meteorologico nazionale ha segnalato una differenza di temperatura tra le città e le campagne di circa 6°C. Questo a causa dell’effetto isola di calore urbana, che amplifica l’impatto del caldo rispetto alla campagna. Purtroppo lo scenario a cui stiamo assistendo oggi rischia di peggiorare: secondo il Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico infatti, con l’aumento del riscaldamento di 1,5°C si verificheranno sempre più ondate di calore, stagioni calde più lunghe e stagioni fredde più brevi. A 2°C di riscaldamento globale, le temperature potrebbero superare più spesso soglie di tolleranza critiche per l’agricoltura e la salute. Caldo estremo e grave siccità I gravi problemi di siccità rappresentano un’ulteriore preoccupazione in gran parte dell’Europa occidentale e purtroppo non sono previste precipitazioni significative nel Vecchio Continente nei prossimi giorni, a parte temporali isolati. Non fa eccezione l’Italia che sta vivendo una delle più gravi carenze d’acqua del bacino del Po, che ha toccato il livello più basso degli ultimi 70 anni con ripercussioni molto serie sia per i raccolti che sulla stessa fornitura d’acqua, che in alcune zone inizia a essere razionata. Il presidente della Coldiretti Ettore Prandini ha inviato una lettera al Premier Draghi chiedendo che “che venga dichiarato al più presto lo stato di emergenza nei territori interessati”, in modo da garantire sia l’approvvigionamento alimentare della popolazione che l’avvio di un grande piano nazionale per gli invasi, considerando che “Raccogliamo solo l’11% dell’acqua piovana e potremmo arrivare al 50% evitando così situazioni di crisi come quella che stiamo soffrendo anche quest’anno”. Il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha scritto sui social che, per salvare i raccolti lombardi, sta valutando “la riduzione del livello dell’acqua del Naviglio nella Darsena per fornirla ai nostri agricoltori”. In Piemonte invece è stato richiesto lo stato di emergenza per tutta la Regione e lo stato di calamità per l’agricoltura, il rilascio di acque dai bacini utilizzati per produrre energia idroelettrica a supporto dell’irrigazione delle colture e la deroga al minimo deflusso vitale dei fiumi. Anche vaste aree dall’Europa centrale sud-orientale al Mar Nero nord-occidentale sono colpite dalla siccità, ha dichiarato l’OMM, e gran parte degli Stati Uniti occidentali stanno affrontando il secondo o terzo anno consecutivo di siccità, con il timore di un crescente stress idrico in vista della stagione estiva. Secondo l’US Drought Monitor i due maggiori bacini idrici degli Stati Uniti, il lago Mead e il lago Powell, in Arizona, sono ai livelli più bassi da quando sono stati riempiti: entrambi sono appena al di sotto del 30% della capacità. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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