Siccità, all’Italia costa 24 miliardi di euro e 330.000 posti di lavoro

La siccità prolungata del 2015-2018 è costata all’Italia circa 24 miliardi di euro e 330.000 posti di lavoro. Lo quantifica un nuovo studio guidato da CMCC e Politecnico di Milano, che per la prima volta misura gli effetti economici della siccità, settore per settore. In uno scenario a +2 °C il conto per l’Italia quasi triplica. Edilizia e investimenti pagano il prezzo più lungo nel tempo.

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Siccità, all'Italia costa 24 miliardi di euro e 330.000 posti di lavoro
Immagine generata con IA

La siccità prolungata del 2015-2018 è costata all’Italia circa 24,3 miliardi di euro di mancata crescita e 330.000 posti di lavoro. La stima arriva da uno studio guidato da ricercatori della Fondazione CMCC e del Politecnico di Milano, con il Potsdam Institute for Climate Impact Research, pubblicato a maggio 2026e in corso di revisione. La ricerca analizza l’impatto economico della siccità in Europa considerando sia danno immediato che gli effetti che si accumulano negli anni seguenti, quando le perdite continuano a pesare sull’economia. Ne emerge che in un clima più caldo il costo cresce in modo non lineare e le misure di adattamento pensate per le temperature attuali rischiano di non bastare.

Il costo della siccità cresce con le temperature

Le stime ufficiali sui danni da eventi estremi (822 miliardi di euro in Europa tra 1980 e 2024, secondo l’Agenzia europea dell’ambiente) sottostimano il costo reale della siccità, perché fotografano il danno immediato e ignorano gli effetti ritardati. Un singolo anno di siccità incide subito sul PIL pro capite, ma la perdita più consistente matura nei circa sei anni seguenti, fino a circa un punto percentuale di crescita cumulata persa. Quando la siccità è pluriennale, come nel caso del 2015-2018, gli effetti dei diversi anni si sommano.

Applicando il modello all’evento pluriennale 2015-2018, tra i più severi degli ultimi secoli in Europa, i ricercatori stimano per l’insieme del continente una perdita cumulata di 2,72 punti percentuali di crescita del PIL pro capite, pari a circa 439 miliardi di euro, un calo degli investimenti superiore al 12% e circa 5,8 milioni di posti di lavoro in meno.

La parte più rilevante riguarda lo scenario a +2 °C: gli autori ricalcolano lo stesso evento come se fosse avvenuto in un mondo più caldo di 2 °C rispetto alla fine dell’Ottocento, perturbando i dati climatici osservati con quattro modelli climatici CMIP6. In quel caso gli impatti europei raddoppiano, mentre per il Sud Europa l’amplificazione è ancora più marcata.

Indicatore (cumulato su 6 anni) Italia oggi Italia a +2 °C Europa oggi Europa a +2 °C
PIL pro capite (punti % di crescita) −1,45 −3,99 −2,72 −5,21
Perdita di PIL (miliardi €) −24,3 −74,0 −438,9 −760,0
Investimenti (% base 2015) −5,3 −16,3 −12,2 −20,7
Posti di lavoro −330.000 −960.000 −5,75 mln −10,80 mln

Fonte, elaborazione su Mastropietro et al., “Multi-Year Droughts and Their Compounding Economic Impacts in Europe” (2026). Valori cumulati stimati tramite storyline analysis.

Investimenti ed edilizia, i settori più a rischio

L’analisi settoriale mostra che l’agricoltura subisce gli effetti immediati più significativi, ma recupera in due o tre anni grazie ad assicurazioni, aggiustamenti di prezzo e cambio delle colture. Manifattura ed edilizia seguono una traiettoria opposta, con perdite che umentano negli anni dopo lo shock.

L’edilizia è il settore più colpito e più a lungo. Nell’anno dello shock perde 0,530 punti percentuali di crescita della produzione (indice SPEI3), tocca il minimo al quarto anno con 1,522 punti persi e arriva a una perdita cumulata a cinque anni di 5,396 punti percentuali. Gli autori attribuiscono questa persistenza a più fattori, l’elevata esposizione dei cantieri al caldo con poche alternative oltre alla sospensione dei lavori, il calo della domanda di investimenti, la subsidenza del terreno che danneggia edifici e infrastrutture.

Gli investimenti sono la componente più esposta dell’economia. Gli effetti sono ritardati, con il punto di massima perdita attorno al terzo anno, ma molto persistenti. Le imprese rinviano e riducono la spesa produttiva ben oltre la fine dello shock. Il meccanismo individuato dallo studio è il costo del capitale. Aumenta con i premi al rischio e con un credito più selettivo verso i territori giudicati più esposti, mentre una quota delle risorse si sposta su spese di adattamento a più bassa produttività.

I limiti dell’adattamento

Un risultato del modello ha implicazioni dirette per le politiche di adattamento. La capacità di assorbire lo shock (invasi, assicurazioni, cambio delle colture) perde efficacia man mano che la siccità si prolunga, e i margini si esauriscono dopo cinque o sei anni di siccità ininterrotta. Il Sud Europa, Italia compresa, oggi mostra impatti osservati relativamente contenuti, segno di un livello di adattamento adeguato alle intensità attuali. Con un riscaldamento al 2 °C la stessa siccità produrrebbe impatti fino a tre volte superiori, un ordine di grandezza che le misure attuali difficilmente riuscirebbero a gestire. Per la Spagna la perdita di PIL passa da 2,2 a 7,7 punti percentuali, per la Grecia da 1,4 a 5,5.

Come sottolinea Massimo Tavoni, direttore dell’European Institute on Economics and the Environment del CMCC e docente al Politecnico di Milano, l’Europa è chiamata a progettare istituzioni e mercati capaci di reggere condizioni climatiche estreme, un tema da inserire nel prossimo piano di adattamento. Per l’autrice principale Marta Mastropietro, il vero rischio sta nelle siccità pluriennali, i cui effetti si sommano tra settori e continuano ad accumularsi per anni, un aspetto che le stime tradizionali su base annuale tendono a trascurare.

FAQ costo della siccità

Quanto costa la siccità all’Italia?

Secondo lo studio CMCC-Politecnico di Milano, la siccità prolungata del 2015-2018 è associata a una perdita di circa 24,3 miliardi di euro di mancata crescita del PIL e a 330.000 posti di lavoro in meno. In uno scenario a +2 °C le perdite salirebbero a circa 74 miliardi di euro e 960.000 posti di lavoro. Sono stime cumulate su sei anni, ottenute con un modello di attribuzione economica.

Quali settori economici sono più colpiti dalla siccità?

L’edilizia è il settore più colpito e più a lungo, con una perdita cumulata a cinque anni di 5,4 punti percentuali di crescita della produzione. Anche la manifattura mostra effetti persistenti. L’agricoltura subisce il colpo iniziale più forte ma recupera in due o tre anni. Gli investimenti sono la componente più esposta dell’intera economia.

Cosa succede agli impatti della siccità con +2 °C di riscaldamento?

Ricalcolando lo stesso evento in un clima più caldo di 2 °C, gli impatti economici europei raddoppiano, da 439 a circa 760 miliardi di euro di perdita di PIL. Per il Sud Europa l’amplificazione è ancora maggiore, fino a tre volte i valori osservati. Si tratta di uno scenario controfattuale, non di una previsione.

Perché le stime tradizionali sottostimano il costo della siccità?

Perché considerano solo il danno immediato e ignorano gli effetti che si accumulano negli anni successivi. Lo studio mostra che la perdita maggiore matura nei sei anni dopo l’evento e che le siccità pluriennali producono effetti che si sommano tra settori diversi, un elemento assente nelle valutazioni su base annuale.

Quanto è costata la siccità 2015-2018 all’Europa?

La siccità pluriennale del 2015-2018 è stimata in una perdita cumulata di 2,72 punti percentuali di crescita del PIL pro capite, pari a circa 439 miliardi di euro, con un calo degli investimenti superiore al 12% e circa 5,8 milioni di posti di lavoro in meno.

 

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