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Indice degli argomenti Toggle Input dall’EuropaDalla manutenzione alla pianificazioneDal piccolo al grande ComuneConoscere per agireAncora troppo pochi esempiVerde partecipatoIntegrazione fra verde e climaTre volti per la città adattiva La pianificazione razionale e accurata del verde urbano, inteso in senso ampio con una scala che integra parchi e giardini in città con l’ambiente naturale periurbano e agricolo e, più in generale, con il paesaggio secondo una visione di Green and Blue Infrastructure, permette di rispondere attivamente ai rischi generati dal cambiamento climatico con azioni che guardano a mitigazione del calore, riduzione del rischio idraulico, rigenerazione fisica e mentale a contatto con la natura, tutela della biodiversità, riduzione dell’inquinamento atmosferico, stoccaggio del carbonio, mitigazione del rumore e riqualificazione estetica dei paesaggi urbani. La strada passa da una pianificazione integrata fra strumenti operativi “classici” e nuove modalità di azione e visione: il Piano comunale del verde (o Piano urbano della natura secondo l’interpretazione europea), strumento la cui attuazione è volontaria, si presenta come la possibile modalità di azione a disposizione delle amministrazioni comunali italiane, ma resta ancora poco diffuso. Input dall’Europa Il Piano del verde prende forma a cavallo fra normative nazionali e visione europea. La prima stagione dei piani comunali per il verde arriva, in Italia, a partire dalla Strategia europea sulle infrastrutture verdi (2013) e in particolare dalla legge 10/2013 sulle “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani”. A questo ambito guardano anche la Strategia nazionale del verde urbano (2018) e la Missione 2 del PNRR sulla rivoluzione verde e la transizione ecologica, che prevede una linea specifica di investimento sulla tutela e valorizzazione del verde urbano ed extraurbano. I piani del verde sono indicati come lo strumento integrativo della pianificazione urbanistica generale anche nei Criteri ambientali minimi approvati dal ministero dell’Ambiente con il Dm 10 marzo 2020. Di piani di governo del verde, indicati come Piani urbani per la natura (Pun), parla il Regolamento europeo Nature Restoration Law del 2024, preceduto dall’Agenda Onu per lo sviluppo sostenibile al 2030 (2015), e dalla Strategia europea per la biodiversità al 2030 (2020). Già la Strategia europea per la biodiversità, guardando al traguardo del 2023, invitava le città con almeno 20mila abitanti a dotarsi entro il 2021 di piani per l’inverdimento urbano che includessero forestazione urbana, accessibilità di parchi e giardini, promozione della biodiversità (anche con l’eliminazione dell’uso di pesticidi e la limitazione della falciatura eccessiva), rinverdimento urbano anche attraverso orti, tetti e pareti verdi, alberature stradali, presenza di prati e siepi, miglioramento delle connessioni fra le aree verdi. Dalla manutenzione alla pianificazione La pianificazione strategica del verde richiede strumenti ad hoc che lavorano sul patrimonio arboreo locale in armonia con gli altri strumenti di pianificazione del territorio, per migliorare le caratteristiche di resilienza, qualità ambientale e sicurezza. Le Linee guida per il governo sostenibile del verde urbano, curate nel 2017 dal Comitato per lo sviluppo del verde pubblico dall’allora Mattm (ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare), definiscono i contorni del Piano comunale del verde portando sul tavolo delle amministrazioni comunali un approccio sistematico, strumenti condivisi e indirizzi tecnici omogenei per tutto il territorio nazionale, per una gestione del verde urbano che risponda alle esigenze di sostenibilità ambientale, sociale ed economica. Le Linee guida non sono prescrittive ma consistono in uno strumento di consultazione e informazione per tutti i comuni italiani, dalle grandi alle piccole realtà amministrative, per la gestione innovativa e coordinata delle attività di pianificazione e manutenzione del verde urbano. Non a caso, nascono da un percorso coordinato e condiviso con Anci (Associazione nazionale dei comuni italiani) e con i contributi di enti e centri di ricerca come Conaf, Ispra e Associazione Italiana Direttori e Tecnici Pubblici Giardini. A partire dal contenuto della Legge 10/2013, le Linee guida pongono come obiettivo finale il “miglioramento funzionale del patrimonio naturale urbano, in un’ottica anche economica, attribuendo carattere di priorità alla predisposizione e all’adozione di tutti quegli strumenti di policy a livello di pianificazione, di regolamentazione nonché di programmazione degli interventi di gestione”, che considerano il verde come sistema complesso e integrato. In particolare, massimizzando gli effetti positivi della vegetazione sull’ambiente urbano attraverso una gestione integrata che coniuga esigenze ambientali ed economiche (come la riduzione delle spese di gestione), favorendo la conoscenza e il monitoraggio del patrimonio naturale del verde urbano e periurbano attraverso strumenti di mappatura e rappresentazione innovativi, rendendo sistematici e omogenei gli interventi di gestione del sistema del verde urbano, effettuando gli interventi manutentivi secondo i criteri più aggiornati e nel rispetto di tecniche colturali scientificamente fondate, monitorando costi e benefici della gestione del verde, garantendo una crescita sincrona della città e del suo patrimonio verde, la trasparenza delle azioni e la comunicazione attiva con la cittadinanza. Dal piccolo al grande Comune In uno scenario nazionale ancora contraddistinto da un divario fra le realtà amministrative maggiori e i comuni di piccole e piccolissime dimensioni, e sulla mancanza di omogeneità dal punto di vista delle pratiche gestionali e amministrative, le leve su cui agire per il governo efficiente del patrimonio arboreo secondo le Linee guida comprendono: il censimento del verde, il sistema informativo territoriale, il regolamento del verde, il bilancio arboreo, il Piano del verde, strumento volontario e integrativo della pianificazione urbanistica generale che definisce il “profilo verde” della città partendo dagli ecosistemi naturalistici e con la previsione di interventi di sviluppo e valorizzazione del verde urbano e periurbano in un orizzonte temporale medio-lungo in costante evoluzione. La sfida è includere le politiche di protezione e sviluppo del verde nella pianificazione urbana, con un approccio olistico, integrato con gli altri strumenti per il governo del territorio, che valorizza le risorse, risponde alle esigenze di sicurezza e di resilienza in contrasto al cambiamento climatico, contribuisce a migliorarne la gestione anche economica e spinge a rafforzarne la vocazione sociale, educativa e culturale. Nel Piano trova centralità il concetto di infrastruttura verde-blu, che secondo le intenzioni espresse dalla Commissione europea nelle proprie politiche ambientali è definita come “una rete strategicamente pianificata di aree naturali e semi-naturali con altre caratteristiche ambientali, progettata e gestita per fornire un’ampia gamma di servizi ecosistemici, migliorando al contempo la biodiversità“; i servizi includono fra gli altri la depurazione delle acque, il miglioramento della qualità dell’aria, la fornitura di spazi ricreativi e il contributo alla mitigazione e all’adattamento climatico. Diventano elementi chiave la connessione/riconnessione di reti ecologiche, corridoi verdi, aree urbane e periurbane a valenza naturalistica o a destinazione agricola, anche con prescrizioni di mitigazione delle infrastrutture “grigie” (come gli assi viari), degli insediamenti produttivi e degli interventi di trasformazione previsti. La pianificazione delle nuove aree verdi nasce dall’analisi degli spazi aperti e del verde pubblico/privato, agendo su diversi livelli di intervento con criteri condivisi di progettazione, impianti a basso costo di gestione, promozione della sostenibilità ambientale e della sicurezza anche con l’utilizzo di Nature Based Solutions, attenzione alla tutela e protezione delle specie vegetali e animali in una visione di rispetto della biodiversità. Per raggiungere questi obiettivi, suggerisce l’Ue, serve l’integrazione delle azioni negli strumenti di pianificazione territoriale, nella valutazione dell’impatto ambientale e nella valutazione ambientale strategica. Conoscere per agire Il primo passaggio per delineare il Piano del verde, secondo le Linee guida, è la costruzione di una mappa conoscitiva approfondita dell’intero patrimonio del verde urbano. Il Piano deve contenere la caratterizzazione ambientale e paesaggistica dei diversi comparti del territorio, la classificazione tipologica delle strutture vegetali e quella funzionale delle diverse aree verdi (fruibili/non fruibili, gestite/non gestite), distinguere il patrimonio fra vegetazione arborea, arbustiva ed erbacea; a questi si aggiungono anche le tipologie a forte vocazione ecologica come il verde di connessione (come per esempio i corridoi ecologici), il verde di mitigazione (per contenere l’impatto di insediamenti produttivi e grandi infrastrutture) e il verde tecnologico (strutture verdi che migliorano le prestazioni idrauliche ed energetiche di edifici e infrastrutture come giardini pensili, rain garden, aree di fitodepurazione). Rientrano nei contenuti conoscitivi del Piano anche la stima del valore degli spazi verdi urbani con individuazione dei valori ecologico, economico, sociale, di pianificazione e politico, l’analisi dei bisogni e della domanda di servizi ecosistemici, l’analisi qualitativa e quantitativa della flora e della vegetazione esistente mediante indici ad hoc (fra cui il grado di copertura della canopy, l’indice di permeabilità dei suoli o il livello di biodiversità della componente arborea). Ne sono parte integrante la pianificazione delle nuove aree verdi e infrastrutture verdi, anche delle zone di potenziale espansione del verde urbano, e i criteri per la realizzazione di nuove infrastrutture verdi per la riduzione dell’inquinamento acustico e atmosferico, la protezione dalle isole di calore e la riduzione dell’impermeabilizzazione dei suoli, fino all’ottimizzazione della gestione del deflusso delle acque meteoriche. Le diverse esperienze in corso sviluppate dai Comuni italiani mostrano come le indicazioni suggerite per la redazione dei Piani del verde possono essere declinate secondo le diverse caratteristiche del paesaggio e dell’ambiente naturale, con diverse modalità di approccio. Ancora troppo pochi esempi A tracciare un punto della situazione in Italia è stato l’Ispra (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale) con la pubblicazione nel 2024 del quaderno “I Piani comunali del verde: strumenti per riportare la natura nella nostra vita?”. L’analisi ha riguardato dieci esperienze attuate secondo i contenuti del Piano del verde a Torino, Vercelli, Bolzano, Padova, Rovigo, Parma, Bologna, Forlì, Livorno e Avellino; passi importanti verso una pianificazione del verde che incontra i temi della sostenibilità urbana, che combina incremento del verde pubblico e giustizia ambientale, riduzione del consumo di suolo e adattamento ai cambiamenti climatici, ripristino della connettività ecologica, promozione della salute e mobilità attiva, rigenerazione delle aree dismesse e valorizzazione della multifunzionalità agricola, monitoraggio della biodiversità, cura del verde, cittadinanza attiva. Ma il percorso di visione allargata e interdisciplinare si conferma lungo. Come riportano i dati elaborati da Istat nel report “Ambiente urbano – Anno 2023”, pubblicato l’8 luglio 2025, a dieci anni dall’entrata in vigore della normativa per lo sviluppo delle aree verdi (L. 10/2013) il Piano comunale del verde o Piano urbano della natura (PUN) è uno strumento utilizzato da circa un capoluogo su 10 (12,8%), a fronte di un ricorso più consistente al Regolamento del verde, approvato in oltre due terzi dei capoluoghi (68,8%). Lo strumento più utilizzato per programmare ed effettuare la manutenzione del patrimonio verde è il censimento (93,6% dei capoluoghi). Verde partecipato A Rovigo il percorso per la definizione di un Piano del verde ha preso forma a dicembre 2023 con l’adozione del Masterplan del verde pubblico urbano comunale, pensato per essere uno strumento di conoscenza e pianificazione dei futuri interventi sul verde sia del centro urbano che delle frazioni. L’obiettivo è promuovere la fruizione degli spazi verdi e le attività all’aperto, l’accessibilità di aree e spazi pubblici anche per la mitigazione ambientale, la sicurezza, l’abbattimento delle barriere architettoniche, la manutenzione di verde e arredi urbani, migliorare la qualità di vita e il benessere, nel solco delle azioni intraprese per il perseguimento degli obiettivi previsti dall’Agenza 2030 per lo sviluppo sostenibile. Con l’apertura a forme di partecipazione diretta dei cittadini per la valorizzazione del verde urbano secondo pratiche di cittadinanza attiva. Nel gennaio 2024 l’amministrazione comunale approva il Piano del verde, che alza l’asticella integrando pianificazione e implementazione del verde e pianificazione urbanistica generale e settoriale (in primis la mobilità dolce), in un quadro più ampio di sostenibilità. Partendo dall’analisi dello stato esistente del verde urbano, caratterizzato dalla ricchezza e variabilità delle aree verdi pubbliche e private, gli interventi di creazione di boschi urbani e mitigazione, la riqualificazione e ampliamento delle aree esistenti, e gli interventi di protezione dell’ecosistema e della biodiversità sono integrati in un quadro organico complessivo per sviluppare e implementare obiettivi che comprendono la “Città dei dieci minuti”, la valorizzazione del paesaggio rurale e la realizzazione di una cintura verde urbana, intesa come infrastruttura verde e blu che connette in una trama continua parchi e viali alberati, aree verdi pubbliche e private, aree agricole, aree boscate e oggetto di rimboschimento, sistemi fluviali e canali. Integrazione fra verde e clima Piccoli e grandi interventi, che in cinque anni puntano a portare in città 50mila nuovi alberi e arbusti, 20 nuovi spazi verdi a scala di quartiere, 50 nuove aree gioco, 10 piazze verdi, e 10mila metri quadrati di superfici urbane rese permeabili e, quindi, più resilienti rispetto ai fenomeni atmosferici estremi con precipitazioni intense in un tempo eccezionalmente concentrato. Sono le carte che Firenze sta giocando per contrastare e mitigare i rischi indotti dal cambiamento climatico in atto con il nuovo Piano del verde e degli spazi aperti approvato a marzo dall’amministrazione comunale. Chiamato Iris come il fiore simbolo della città, il Piano si occupa di tutti gli spazi aperti e non solo del verde urbano, sia pubblico che privato. In circa 250 pagine, il Piano parte dal profilo della situazione attuale di Firenze, come l’analisi delle caratteristiche ambientali e climatiche, temperatura media, andamento delle precipitazioni atmosferiche, disponibilità delle aree di intervento per le operazioni di piantumazione in giardini, strade, piazze e parcheggi, e individua gli obiettivi di tutela e trasformazione del verde, con le conseguenti strategie di azione per il miglioramento della qualità e della vivibilità urbana. In primo piano è la regola del 3-30-300: tre alberi visibili da ogni finestra, 30% di copertura verde in ogni quartiere, 300 metri fra casa e spazio verde più vicino, per abbassare le temperature, contenere il fenomeno delle isole di calore, promuovere una giustizia climatica e progettare in armonia con la storia urbana di Firenze. All’interno di una visione del verde come bene comune, le priorità del Piano sono la de-pavimentazione, la riduzione delle isole di calore e la dotazione di una maggiore prossimità delle aree verdi, spazi gioco e sportivi, orti urbani, e l’aumento della copertura arborea anche attraverso interventi di riforestazione. La rinaturalizzazione del centro storico passa anche attraverso la creazione di pocket garden, tiny forest, filari alberati e aiuole lungo strade e parcheggi, oltre a soluzioni Nature Based per la resilienza come desigillature e depavimentazioni, rain garden, trincee drenanti, pareti e tetti verdi. A questo si aggiunge l’individuazione dei rifugi climatici per la mitigazione delle ondate di calore nei diversi quartieri della città. Si tratta di luoghi pubblici comunali chiusi o aperti, liberamente accessibili dai cittadini, dotati di ombreggiatura, climatizzazione degli spazi indoor e con punti di distribuzione di acqua fresca. Allo scorso luglio, un primo elenco di rifugi – in corso di ulteriore ampliamento – comprendeva sette biblioteche pubbliche e 37 spazi fra parchi, giardini e aree verdi con una percentuale di ombreggiatura da alberi per oltre il 70% della propria superficie e fontanelle. Una mappa interattiva permette, grazie alla geolocalizzazione, di ottenere le informazioni sui diversi spazi e sulle loro caratteristiche, dall’ombreggiatura alla presenza di aria condizionata. Tre volti per la città adattiva Il Piano del verde e della biodiversità di Brescia è stato approvato dall’amministrazione comunale lo scorso aprile per orientare le scelte nella gestione del verde pubblico nei prossimi anni, con strategie mirate per affrontare la transizione climatica e una spiccata apertura al coinvolgimento dei cittadini per il costante aggiornamento dello strumento nel tempo. Nato con il coordinamento del settore Verde urbano e territoriale del Comune e di Ersaf (Ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste), il Piano è stato redatto da un gruppo multidisciplinare che ha visto la partecipazione, con Ersaf, di Etifor (società di consulenza ambientale spin off dell’Università di Padova) e dello Studio Gioia Gibelli di pianificazione e progettazione del paesaggio. I contenuti individuano le strategie per la diffusione di infrastrutture verdi a contrasto delle vulnerabilità climatiche, con il potenziamento e l’implementazione delle reti ecologiche e di interconnessione con le aree protette periurbane, valutano i servizi ecosistemici generati dall’infrastruttura verde con lo sviluppo di strategie e strumenti di pianificazione per massimizzarli, individuano le strategie per rafforzare la biodiversità alla scala dell’ambiente urbano. La spina dorsale è l’infrastruttura verde-blu che prevede di migliorare il paesaggio e l’ambiente attraverso l’utilizzo di soluzioni Nature Based per il contenimento dei fenomeni alluvionali e delle siccità estive e il contestuale miglioramento della qualità delle acque libere (per esempio con Sistemi di Drenaggio Urbano Sostenibile – SuDS), miglioramento del microclima con la riduzione del fenomeno dell’isola di calore (aumento della vegetazione ombreggiante, miglioramento della ventilazione, riduzione delle superfici impermeabili, aumento dell’evapotraspirazione della vegetazione, miglioramento dell’agroambiente, progettazione paesaggistica delle infrastrutture, mobilità sostenibile e integrata anche con l’intermodalità bici/treno. Il modello di riferimento è quello della città adattiva che con tre volti diversi interagisce attivamente con i cambiamenti in atto e con l’evoluzione costante dei modi di vivere e abitare lo spazio e il verde. Il primo, la “città sana”, nasce da un approccio integrato che considera l’intero sistema urbano e periurbano, le relazioni e le sinergie fra la città e il proprio contesto e fra le diverse parti della città stessa come via per ridurre le vulnerabilità del territorio e migliorare vivibilità, salubrità e gestione sostenibile delle risorse naturali. La “città sorgente” valorizza la presenza dell’acqua, occultata da opere di canalizzazione con condotte interrate che l’hanno resa invisibile, e la rende risorsa di resilienza e risanamento. Gli spazi urbani che assorbono, filtrano e gestiscono in modo naturale le acque piovane l’acqua di pioggia in modo naturale, contribuiscono a restituire alla terra la risorsa idrica per il nutrimento del verde urbano, con particolare importanza in caso di periodi di siccità. Le stesse acque reflue prodotto dal sistema urbano possono essere depurate e fitodepurate per l’utilizzo in ambito agricolo. Il terzo volto è la “città per le persone”, che riduce il consumo di suolo e migliora l’equilibrio fra densificazione urbana e vivibilità. Fra gli strumenti che consentono di tradurre concretamente le indicazioni del Piano del verde e della biodiversità nella pratica pianificatoria spicca l’abaco delle Nature Based Solutions, che declina in schede dedicate le diverse tecnologie secondo le esigenze specifiche di ciascun servizio ecosistemico e per ogni singolo paesaggio individuato. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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