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Allarme WMO: sta per concludersi un decennio di eccezionale calore globale e condizioni meteorologiche estreme con conseguenze devastanti: peggiorano i fenomeni estremi, quali inondazioni, incendi e siccità, aumenta la temperatura negli oceani. Impatti critici su salute, migrazioni e fame nel mondo la redazione Indice degli argomenti: Situazione critica per gli oceani Gli impatti sulla salute, le migrazioni e la fame nel mondo Proprio nei giorni in cui Madrid ospita la COP25 che vede riuniti i più importanti decisori politici e i ministri provenienti da circa 200 paesi per trovare le strategie che permettano l’attuazone dell’Accordo di Parigi di limitare l’aumento delle temperature a 1,5° rispetto ai livelli preindustriali (1850-1900), l’Organizzazione Meteorologica Mondiale ha presentato il Report “WMO provisional statement on the State of the Global Climate“, che per prima cosa segnala che il 2019 conclude un decennio di eccezionale calore globale, con il ritiro dei ghiacci e livelli record di innalzamento dei mari dovuti ai gas serra prodotti dalle attività umane. Non solo, secondo i dati provvisori l’anno che sta per concludersi potrebbe essere il secondo più caldo di sempre, la temperatura media globale nel 2019 (da gennaio a ottobre) è stata di circa 1,1 gradi Celsius al di sopra del periodo preindustriale (il 2016 caratterizzato dall’El Niño forte, rimane l’anno più caldo). Continua purtroppo il trend iniziato negli anni 80 per cui ogni decennio è più caldo del precedente. Le concentrazioni di anidride carbonica nell’atmosfera hanno raggiunto il livello record di 407,8 parti per milione nel 2018 e hanno continuato ad aumentare nel 2019. Il Rapporto ricorda che la CO2 dura nell’atmosfera per secoli e nell’oceano ancora più a lungo, peggiorando i cambiamenti climatici. “Se non adottiamo subito un’azione urgente per il clima, allora ci stiamo dirigendo verso un aumento della temperatura di oltre 3°C entro la fine del secolo, con impatti sempre più dannosi per il benessere umano”, ha detto il segretario generale dell’OMM Petteri Taalas. “Non siamo sulla buona strada per raggiungere l’obiettivo dell’accordo di Parigi”. Ogni giorno, gli impatti del cambiamento climatico si manifestano attraverso condizioni meteorologiche estreme e “anomale”. Le ondate di calore e le inondazioni, che un tempo erano eventi molto rari, stanno diventando sempre più frequenti. I Paesi di tutto il mondo, dalle Bahamas al Giappone al Mozambico hanno subito l’effetto di devastanti cicloni tropicali da una parte e di siccità estrema dall’altra, gli incendi hanno colpito l’Artico e l’Australia, ha continuato Taalas. Situazione critica per gli oceani L’innalzamento del livello del mare ha subito un’accelerazione dall’inizio delle misurazioni satellitari nel 1993 a causa dello scioglimento delle calotte di ghiaccio in Groenlandia e Antartide. Il mare, che funge da tampone assorbendo calore e anidride carbonica, paga un prezzo elevato. Il calore degli oceani è a livelli record e ci sono state diffuse ondate di calore marino. L’acqua di mare è del 26% più acida rispetto all’inizio dell’era industriale. Gli ecosistemi marini vitali si stanno degradando. Il livello minimo giornaliero di ghiaccio marino nell’Artico nel settembre 2019 è stato il secondo più basso di sempre e in ottobre si sono registrati ulteriori livelli minimi record. Gli impatti sulla salute, le migrazioni e la fame nel mondo Uno dei principali impatti del cambiamento climatico è costituito da precipitazioni più irregolari. Ciò rappresenta una minaccia per i raccolti e, insieme all’aumento della popolazione, comporterà in futuro notevoli sfide per la sicurezza alimentare per i paesi vulnerabili, ha detto Taalas. Il Rapporto conferma quanto ha denunciato nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale della Sanità: i cambiamenti climatici hanno impatti fortissimi sulla salute delle persone. Le condizioni di calore estremo creano disagi sempre più significativi sulla salute umana. Gli effetti delle isole di calore urbane e le disuguaglianze sanitarie peggiorano con la crescita dell’urbanizzazione e l’invecchiamento della popolazione. La variabilità climatica e gli eventi meteorologici estremi sono tra i fattori chiave – insieme a shock economici e conflitti in 26 paesi e il principale fattore trainante in 12 dei 26 paesi – del recente aumento della fame nel mondo, dopo un decennio di costante declino infatti nel 2018 oltre 820 milioni di persone hanno patito la fame. Tra gennaio e giugno 2019 si sono registrati oltre 10 milioni di migrazioni interne, 7 milioni delle quali sono state provocate da eventi climatici come il ciclone Idai in Africa sudorientale, il ciclone Fani in Asia meridionale, l’uragano Dorian nei Caraibi, le inondazioni in Iran, nelle Filippine e in Etiopia. Rispetto alla media del periodo di riferimento del 1986-2005, nel 2018 si è verificato un aumento record di 220 milioni di esposizioni ad ondate di calore in più da parte di persone vulnerabili di età superiore ai 65 anni. La dichiarazione finale sullo stato del clima con i dati completi per il 2019 sarà pubblicata nel marzo 2020. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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