Rimozione della CO2: una startup italiana rende possibile la decarbonizzazione

Carbonato di calcio, acqua di mare ed energia rinnovabile: da questi tre elementi la startup italiana Limenet ha sviluppato una tecnologia per la rimozione della CO2 dall’atmosfera che promette di contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione dell’industria

A cura di:

Rimozione della CO2: una startup italiana rende possibile la decarbonizzazione

La rimozione della CO2 è una delle priorità nella lotta ai cambiamenti climatici. A gennaio 2026 le emissioni globali hanno raggiunto 5,3 miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, in aumento dello 0,3% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente (fonte: Climate Trace).

In questo contesto si inserisce la soluzione sviluppata da Limenet, startup italiana che ha progettato, brevettato e industrializzato una tecnologia innovativa di Carbon Dioxide Removal (CDR). Il processo si basa su tre elementi semplici — acqua di mare, carbonato di calcio ed energia da fonti rinnovabili — e consente di rimuovere il carbonio dall’atmosfera, stoccandolo sotto forma di bicarbonati.

Oggi l’azienda ha raggiunto un traguardo importante con la firma di un joint development agreement da 5 milioni di euro con Fassa Bortolo, gruppo specializzato nella produzione di materiali per l’edilizia. L’accordo prevede lo sviluppo di un forno elettrico di nuova generazione destinato alla produzione di calce ad alte prestazioni e a basse emissioni di CO₂. L’obiettivo è ridurre di circa un terzo le emissioni associate alla produzione della calce e utilizzarla sia per la rimozione dell’anidride carbonica e per il suo stoccaggio in mare.

Dalla ricerca scientifica alla nascita della startup

Le origini di Limenet risalgono al 2018, quando un gruppo di ricercatori, imprenditori e investitori ha iniziato a studiare la rimozione della CO₂ atmosferica attraverso l’alcalinizzazione del mare. Tra i protagonisti dell’iniziativa c’è Giovanni Cappello, oggi CTO e co-fondatore dell’azienda.

Giovanni e Stefano Cappello di Limenet
Giovanni e Stefano Cappello

L’attività di ricerca, culminata nella pubblicazione dei primi articoli scientifici, ha permesso di definire il principio alla base della futura startup. Giovanni Cappello e il nipote Stefano Cappello, fondatore e CEO, hanno portato avanti studi e sperimentazioni iniziati per passione nel garage di casa.

Il percorso ha condotto alla realizzazione di un impianto pilota a La Spezia, in Liguria. I risultati ottenuti hanno confermato la possibilità di immagazzinare anidride carbonica nell’acqua di mare sotto forma di bicarbonati di calcio.

Rimozione della CO2: Impianto sperimentale di Augusta di Limenet
Impianto sperimentale di Augusta

Forte dei risultati raggiunti, Stefano Cappello ha fondato ufficialmente Limenet nel marzo 2023. Nello stesso anno è iniziata la progettazione dell’impianto sperimentale di Augusta, in Sicilia, oggi in grado di produrre e stoccare fino a 800 tonnellate di CO₂ all’anno.

Gli investimenti e il sostegno internazionale

Negli anni successivi la startup ha attirato l’interesse di importanti attori del settore. Tra i riconoscimenti più significativi figura l’accordo con Frontier, che ha sottoscritto un contratto da 500mila dollari per l’acquisto anticipato di crediti di carbon removal.

Limenet, società benefit climate tech, è stata inoltre la prima azienda italiana e la sesta europea operante nel settore della rimozione della CO₂ a essere selezionata dall’Advance Market Commitment (AMC), iniziativa che ha raccolto quasi un miliardo di dollari da aziende come Google, Shopify e Meta per sostenere tecnologie in grado di rimuovere CO₂ dall’atmosfera.

A questo si è aggiunto un investimento da 7 milioni di euro guidato da Cdp Venture Capital insieme a Fassa Bortolo, finalizzato allo sviluppo di un innovativo forno elettrico per la produzione di calce a basse emissioni. Con la stessa azienda, oggi partner strategico, Limenet ha successivamente sottoscritto il joint development agreement da 5 milioni di euro.

Come funziona la tecnologia di Limenet

La tecnologia sviluppata da Limenet si articola in due processi complementari: la produzione di calce tramite calcinazione e stoccaggio della CO₂ attraverso la formazione di bicarbonato di calcio.

Calcinatore Limenet per la rimozione della CO2
Calcinatore Limenet

La prima fase prevede la calcinazione del carbonato di calcio in un forno elettrico alimentato da fonti rinnovabili. Il processo separa il carbonato in calce viva e CO₂. La calce viva viene quindi trasformata in idrossido di calcio.

Una parte dell’idrossido viene successivamente miscelata con la CO₂ derivante dal processo e con acqua di mare all’interno di un reattore brevettato, denominato mixer. La reazione chimica genera una soluzione a pH equilibrato che, una volta reimmessa in mare, ripristina la naturale capacità dell’acqua di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera.

«La reazione avviene in un ambiente controllato, il reattore, che rappresenta la tecnologia fondante della startup e da cui è nato l’intero progetto», spiega Marta Bonanomi, Grants & Communications Lead di Limenet.

I vantaggi per la decarbonizzazione e gli ecosistemi marini

Uno dei principali punti di forza della soluzione è l’utilizzo del carbonato di calcio, uno dei composti più abbondanti sulla crosta terrestre. La calce prodotta attraverso il processo sviluppato da Limenet è ottenuta senza emissioni derivanti da combustibili fossili, caratteristica che la rende particolarmente interessante per la decarbonizzazione delle industrie hard to abate.

Un ulteriore beneficio riguarda il contrasto all’acidificazione di mari e oceani. La calce green contribuisce infatti a ristabilire l’equilibrio del pH delle acque marine.

Calcinatore Limenet per la rimozione della CO2

A differenza della semplice dispersione di materiali alcalini in mare, il processo di Limenet si svolge in un ambiente controllato, garantendo una soluzione a pH equilibrato ed evitando picchi di alcalinità potenzialmente dannosi per gli ecosistemi marini.

L’azienda ha avviato studi specifici sugli impatti ambientali, includendo habitat prioritari come la Posidonia oceanica, con l’obiettivo di dimostrare l’assenza di effetti negativi e ottenere le necessarie autorizzazioni per il rilascio controllato in mare.

Economia circolare e controllo dell’intero processo

Il calcinatore sviluppato da Limenet presenta un ulteriore vantaggio: può utilizzare carbonato di calcio con pezzatura inferiore ai 10 millimetri, materiale generalmente considerato uno scarto negli impianti tradizionali.

La startup valorizza quindi residui industriali di carbonato di calcio, favorendo modelli di economia circolare e integrando contemporaneamente lo stoccaggio delle emissioni inevitabili.

Un elemento distintivo è il controllo dell’intera filiera. Mentre molti operatori acquistano calce prodotta con processi ad alte emissioni, Limenet genera internamente, e a emissioni zero, il materiale alcalino necessario alla rimozione della CO₂, ottenendo un bilancio emissivo decisamente più favorevole.

I prossimi passi verso la commercializzazione

Quali sono i prossimi passi attesi nel cammino di sviluppo di Limenet? Sul fronte della calcinazione, dopo aver testato con successo un prototipo capace di produrre 10 chilogrammi di calce all’ora, Limenet sta completando l’avvio dell’impianto pilota TRL7 di Schio, in provincia di Vicenza, con una capacità di 150 chilogrammi all’ora. L’entrata in funzione è prevista per il terzo trimestre del 2026.

L’impianto rappresenta il passaggio intermedio verso una futura unità commerciale da 15 mila tonnellate annue di produzione. La piena commercializzazione della tecnologia è prevista entro il 2028.

Le applicazioni interessano diversi settori industriali, tra cui edilizia, cementifici, trattamento delle acque reflue, agricoltura e industria alimentare.

Parallelamente, ad Augusta è prevista la realizzazione di un impianto integrato che unirà produzione di calce e stoccaggio della CO₂.

La diffusione su larga scala della tecnologia resta tuttavia condizionata dall’assenza di una normativa specifica sull’alcalinizzazione degli oceani, sia in Italia sia in Europa. Per questo motivo Limenet collabora con decisori politici, consulenti legali ed esperti scientifici per contribuire alla definizione di un quadro normativo che riconosca i benefici del processo senza assimilare il materiale prodotto a un rifiuto industriale. L’obiettivo è far avanzare tecnologia e regolamentazione in parallelo.

Guardando oltre, la startup punta entro il 2030 alla vendita dei primi impianti integrati, capaci di produrre 150 mila tonnellate di calce all’anno e di sequestrare circa 100 mila tonnellate di CO₂.

FAQ Rimozione della CO2

Cosa si intende con Carbon Dioxide Removal?

La rimozione dell’anidride carbonica (Carbon Dioxide Removal) si riferisce a tecnologie, pratiche e approcci che rimuovono e immagazzinano in modo duraturo l’anidride carbonica (CO2) dall’atmosfera. CDR è essenziale per arrestare il riscaldamento globale. Agisce in sinergia con drastici tagli alle emissioni per invertire l’accumulo di carbonio atmosferico e contrastare le emissioni provenienti da settori incredibilmente difficili da decarbonizzare.

Quali sono gli effetti dell’acidificazione degli oceani?

Tra il 1985 e il 2021 l’acidità degli oceani è aumentata del 15%. La scala del pH è logaritmica, il che significa che una piccola diminuzione del pH rappresenta un grande aumento dell’acidità. Se si torna indietro all’era preindustriale, questa percentuale raggiunge il 40%
L’oceano ha assorbito circa il 20-30% delle emissioni totali di anidride carbonica di origine antropica dagli anni Ottanta del secolo scorso, modificando la composizione chimica dell’acqua marina e causando l’acidificazione degli oceani.
L’acqua del mare si sta acidificando dieci volte più velocemente che in qualsiasi altro momento degli ultimi 300 milioni di anni. L’oceano è più acido oggi di quanto non lo sia stato per più di 20 milioni di anni. Il pH dell’acqua marina è diminuito da 8,11 nel 1985 a 8,05 nel 2021.
L’acidità degli oceani è prevista raddoppiare o triplicare entro il 2100 se non riduciamo le emissioni di anidride carbonica.
Valori di pH più bassi possono interferire con la crescita e la riproduzione degli organismi marini e con la formazione delle barriere coralline, un importante habitat per molte specie, con impatti a cascata nella catena alimentare (Fonte: Marine Copernicus).

Quante sono le società e startup climate tech nel mondo?

A livello globale, sono attive oltre 2.180 startup nel settore delle tecnologie climatiche, con più di 600 nuove aziende finanziate da venture capital che vengono lanciate ogni anno. I database di settore che monitorano una gamma più ampia di PMI sostenibili e innovatori in fase iniziale identificano spesso tra le 3.000 e le oltre 40.000 organizzazioni in tutto il mondo.

Dove viene impiegata la calce?

La calce è utilizzata principalmente in edilizia per legare mattoni e realizzare intonaci traspiranti, in agricoltura per correggere il pH del terreno e proteggere gli alberi, e nei trattamenti ambientali. È usata anche per produrre il calcestruzzo, oltre che nell’industria alimentare per diversi processi.

Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici

Commenta questo approfondimento



Tema Tecnico

Le ultime notizie sull’argomento