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Indice degli argomenti Toggle Luglio 2025: un mese segnato dagli eventi estremiImpatto sanitario: acqua contaminata e infrastrutture mediche in crisiCosa sono le inondazioni improvvise e perché sono così pericoloseLa siccità tra le cause dell’intensificazione delle alluvioniConseguenze economiche: danni alle infrastrutture e blocco della produzioneCome prevenire gli eventi naturali catastrofici legati alle precipitazioni estremePianificazione territorialeInterventi strutturaliFaq alluvioni e inondazioniCosa si intende con il termine alluvione e quali sono le cause?A cosa sono dovute piogge intense e fenomeni alluvionali?Cosa si intende per inondazione e qual è la differenza con una piena fluviale?Come si classificano le inondazioni e quali sono le più pericolose?Quali sono i rischi per la salute pubblica in caso di alluvione?Cosa possiamo fare per proteggerci e ridurre i danni?Normative e regolamentazioni vigenti in ItaliaPrevenzione alluvioni: case history di pianificazioni urbanistichePiano di Adattamento Climatico di CopenaghenProgetto HafenCity ad HamburgPiano di Resilienza Costiera a New YorkProgetto di Gestione delle Acque di Piano a Rotterdam Il cambiamento climatico è una realtà che si manifesta con forza crescente in ogni angolo del pianeta. Le inondazioni improvvise, tra le manifestazioni più distruttive dei cambiamenti climatici, stanno diventando una minaccia sempre più frequente per la sicurezza delle persone e la resilienza dei territori. Le immagini provenienti da India, Nepal, Pakistan, Corea del Sud e Stati Uniti raccontano di comunità devastate, vite spezzate e interi territori sommersi in poche ore. Ma dietro l’effetto immediato dell’acqua che invade le città si celano conseguenze ancora più profonde, che toccano la salute pubblica, il tessuto economico e la sicurezza energetica. La relazione tra eventi meteorologici estremi e fragilità del territorio è sempre più stretta. Secondo il WMO, l’Organizzazione Meteorologica Mondiale, le inondazioni rapide rappresentano ormai l’85% degli eventi alluvionali e provocano danni economici superiori ai 50 miliardi di dollari l’anno. Il motivo? Urbanizzazione eccessiva, consumo di suolo, gestione inefficiente delle risorse idriche e, soprattutto, un’atmosfera più calda che trattiene più vapore acqueo, alimentando precipitazioni violente e concentrate. “Le inondazioni improvvise non sono un fenomeno nuovo, ma la loro frequenza e intensità stanno aumentando in molte regioni. L’aumento delle temperature gioca un ruolo fondamentale, inoltre i pericoli legati ai ghiacciai sono in aumento a causa dello scioglimento accelerato dei ghiacci in un clima più caldo”, ha dichiarato Stefan Uhlenbrook, Direttore della divisione Idrologia, Acqua e Criosfera del WMO. Luglio 2025: un mese segnato dagli eventi estremi Il mese di luglio 2025 ha confermato in maniera drammatica la crescente instabilità climatica globale. Una serie di inondazioni legate al monsone ha colpito duramente vaste aree dell’Asia meridionale e orientale, mettendo in ginocchio intere comunità e infrastrutture strategiche. In India, le precipitazioni torrenziali hanno paralizzato i trasporti e danneggiato gravemente le reti viarie e i sistemi energetici, mentre il Dipartimento Meteorologico Nazionale lanciava allarmi continui per possibili frane e piene. In Pakistan, la portata del disastro ha spinto le autorità a dichiarare lo stato di emergenza, mobilitando le forze armate per le operazioni di soccorso aereo nelle aree più isolate. La minaccia di piena eccezionale lungo i bacini superiori del fiume Jhelum ha sollevato timori per ulteriori disastri idrogeologici in un territorio già fragile. Anche la Corea del Sud ha affrontato una situazione critica. Tra il 16 e il 20 luglio, piogge senza precedenti — con intensità superiori a 115 mm all’ora — hanno provocato vittime, evacuazioni di massa e danni estesi a infrastrutture civili ed energetiche. Particolarmente colpita la regione montuosa di Sancheong, dove oltre 800 mm di pioggia in pochi giorni hanno causato una frana devastante in un’area precedentemente colpita da incendi boschivi, accentuando la vulnerabilità del suolo privo di vegetazione. Il 21 luglio, forti tempeste hanno colpito il sud della Cina continentale, facendo scattare allarmi per frane e inondazioni improvvise, un giorno dopo che il tifone Wipha aveva investito Hong Kong. Ma non è solo la pioggia a rappresentare una minaccia. In Nepal, il 7 luglio, una violenta alluvione ha travolto il distretto di Rasuwa a causa della rottura di un lago glaciale situato oltreconfine, nella regione autonoma del Tibet. L’evento, non correlato alle precipitazioni, è stato provocato dallo svuotamento repentino di un lago supraglaciale formatosi a fine 2024 e cresciuto in modo anomalo nei mesi successivi. Il disastro ha causato la morte di almeno sette persone, la distruzione di una centrale idroelettrica e il crollo di un ponte molto importante per gli scambi commerciali tra i due Paesi. Secondo l’ICIMOD, centro di ricerca con sede a Kathmandu, questi fenomeni glaciali si stanno intensificando, segno evidente del riscaldamento accelerato nelle aree d’alta quota. Impatto sanitario: acqua contaminata e infrastrutture mediche in crisi Quando un’alluvione colpisce, le prime vittime non sono solo le persone travolte fisicamente dall’acqua. Le vere minacce si estendono ben oltre l’immediato. Le infrastrutture sanitarie, spesso fragili in molte aree del mondo, vengono distrutte o messe fuori uso, proprio nel momento in cui servirebbero con maggiore urgenza. Gli ospedali vengono evacuati, i centri medici restano isolati, le ambulanze non riescono a raggiungere i feriti. Nel frattempo, l’acqua stagnante diventa un veicolo perfetto per la diffusione di malattie infettive: colera, epatite, dengue e infezioni gastrointestinali si moltiplicano nelle settimane successive all’evento. La qualità dell’acqua potabile si degrada rapidamente, i sistemi fognari collassano, mentre milioni di persone restano senza accesso a servizi igienico-sanitari adeguati. I bambini e gli anziani, le fasce più vulnerabili, pagano il prezzo più alto in termini di salute. “Le inondazioni sono solo l’inizio. Quello che segue è una crisi sanitaria a catena che può durare mesi“, ha dichiarato Hwirin Kim, capo della divisione Servizi Idrologici del WMO. Gli effetti indiretti, come lo stress post-traumatico, le malattie respiratorie dovute all’umidità persistente e l’aumento delle malattie trasmesse da vettori, pongono sfide sempre più complesse ai sistemi sanitari nazionali. Cosa sono le inondazioni improvvise e perché sono così pericolose Le inondazioni improvvise, note anche come flash floods, sono tra gli eventi meteorologici più pericolosi e distruttivi legati al cambiamento climatico. Si verificano nel giro di poche ore in seguito a piogge intense, spesso concentrate in zone urbane o montuose dove la capacità di assorbimento del suolo è limitata. Il livello dell’acqua si alza bruscamente, trascinando via tutto ciò che incontra sul suo cammino: veicoli, abitazioni, persone. Questi fenomeni rappresentano circa l’85% di tutti i casi di inondazione a livello globale e sono responsabili della maggior parte delle vittime, oltre a provocare danni economici che superano i 50 miliardi di dollari ogni anno. La loro imprevedibilità e la rapidità con cui si sviluppano lasciano pochissimo tempo per mettere in atto misure di emergenza. A livello globale, la vulnerabilità resta elevata. La Banca Mondiale stima che oltre 1,8 miliardi di persone – il 23% della popolazione mondiale – siano esposte al rischio di alluvioni centenarie, con una concentrazione dell’89% nei Paesi a basso e medio reddito. Le tragedie recenti ne sono la conferma: nel 2020 l’Asia meridionale ha registrato oltre 6.500 vittime e 105 miliardi di dollari di danni; nel 2022 le inondazioni in Pakistan hanno colpito 33 milioni di persone con perdite economiche stimate in 40 miliardi; nel 2024 le alluvioni che hanno investito Europa, Medio Oriente e Africa hanno generato danni per 36 miliardi di dollari. La siccità tra le cause dell’intensificazione delle alluvioni La causa dell’intensificazione delle alluvioni e degli allagamenti nel corso degli anni è da ricercarsi in una serie di fattori: uno di questi è la siccità. Periodi prolungati di siccità portano, infatti, il suolo a seccarsi e compattarsi, rendendolo pressoché impermeabile e incapace di drenare l’acqua piovana. Non è da sottovalutare, poi, l’effetto dannoso della siccità su piante e alberi le cui radici vengono indebolite, con conseguente riduzione della capacità di assorbire l’acqua dal suolo. Questa situazione straordinaria deve essere necessariamente arginata adottando pratiche di pianificazione urbanistica sostenibile e di gestione delle risorse idriche. Il cambiamento climatico, infatti, non può essere arrestato e anche rallentarne gli effetti risulta essere un’impresa ardua. Ciò che possiamo fare è imparare a convivere con questa instabilità nel migliore dei modi, cercando di preservare il più possibile edifici e salute con piani dettagliati e azioni mirate. Conseguenze economiche: danni alle infrastrutture e blocco della produzione Ogni inondazione è anche un colpo durissimo all’economia. Strade, ponti, linee ferroviarie, impianti energetici e reti di distribuzione vengono travolti e resi inutilizzabili. Il costo della ricostruzione può ammontare a decine di miliardi, con un impatto diretto sulla produttività e sull’occupazione locale. In molti Paesi asiatici, le recenti alluvioni hanno cancellato raccolti agricoli, distrutto impianti idroelettrici e interrotto i commerci transfrontalieri, provocando una crisi energetica che rischia di protrarsi nei mesi a venire. Il caso del Texas Hill Country, dove nella notte tra il 3 e il 4 luglio il fiume Guadalupe ha superato di 8 metri il livello normale in soli 45 minuti, dimostra quanto anche le economie avanzate siano vulnerabili. Nonostante l’allerta fosse stata emessa con anticipo, la mancanza di sistemi sonori di emergenza e l’evento notturno hanno impedito l’evacuazione in tempo. Le vittime, per lo più bambini in campeggi estivi, sono la testimonianza tragica di un sistema che ha ancora margini di miglioramento. Secondo un recente studio della Banca Mondiale, il 23% della popolazione globale è esposta al rischio diretto di eventi alluvionali con una probabilità di ritorno di 100 anni, e di questa quota l’89% vive in Paesi a reddito medio o basso.. La vulnerabilità economica di queste regioni, già alle prese con debolezze strutturali, rende il recupero post-evento estremamente lungo e incerto. In questo contesto, il WMO e i suoi partner stanno lavorando per diffondere piattaforme predittive integrate come il Flood Forecasting Framework e sistemi di allerta precoce interoperabili, capaci di salvare vite e ridurre l’impatto economico. Ma senza una strategia globale che metta in dialogo scienza, governance e pianificazione urbana, gli eventi estremi continueranno a coglierci impreparati. Come prevenire gli eventi naturali catastrofici legati alle precipitazioni estreme Prevenire completamente gli eventi naturali catastrofici legati alle precipitazioni estreme è difficile, ma è possibile adottare una combinazione strategica di pianificazione territoriale e interventi strutturali, nel rispetto delle normative vigenti, minimizzando gli impatti. Le misure preventive devono essere basate su un approccio multidisciplinare, coinvolgendo esperti in idrologia, ingegneria civile, urbanistica, ecologia e altre discipline pertinenti. Inoltre, la collaborazione tra autorità locali, comunità e organizzazioni è essenziale per l’efficacia di tali strategie. Pianificazione territoriale Per realizzare una pianificazione territoriale efficace è necessario identificare prima di tutto le zone a rischio mappando aree vulnerabili ad alluvioni, inondazioni e ad altri eventi meteorologici estremi: è qui che si dovranno concentrare gli sforzi maggiori per fare prevenzione. Dopo aver identificato queste aree è bene imporre restrizioni sulla pianificazione e sullo sviluppo per limitarne l’urbanizzazione. Per i nuovi sviluppi è necessario, invece, richiedere valutazioni d’impatto ambientale, in caso di progetti che potrebbero influire sul regime idrico, e promuovere tecniche di costruzione che riducano l’impermeabilizzazione del suolo, come l’uso di pavimentazioni drenanti e la creazione di spazi verdi. Ferrari BK ha realizzato una serie di pavimentazioni per esterni permeabili, frutto del costante impegno speso nella ricerca di tecniche, metodi e tecnologie in grado di produrre soluzioni reali ed efficaci contro gli eventi estremi sempre più frequenti Bisogna, poi, pensare a una pianificazione del drenaggio per incorporare sistemi finalizzati alla gestione delle acque piovane e utilizzare infrastrutture come bacini di ritenzione, laghetti di raccolta e canali di scolo. Un altro aspetto importante è quello della restaurazione ambientale, il cui scopo è quello di riportare alcune aree alle loro condizioni naturali attraverso la riforestazione, la creazione di zone umide e il ripristino dei corridoi fluviali. Interventi strutturali Se si considerano gli interventi strutturali, invece, si può parlare di realizzazione di sistemi di drenaggio e protezione efficaci, compresi canali, fossati e reti di scolo, che devono essere in grado di gestire i picchi di flusso dell’acqua. Se è necessario si può procedere con la costruzione di dighe e sbarramenti, valutando attentamente gli impatti ambientali e sociali di tali opere. Inoltre, è fondamentale rinforzare le infrastrutture esistenti, per esempio ponti e argini, dopo averne verificato la solidità, assicurandosi che siano in grado di sopportare piogge intense e inondazioni, e organizzare piani di evacuazione e di emergenza in collaborazione con le autorità locali, informando la popolazione. Faq alluvioni e inondazioni Cosa si intende con il termine alluvione e quali sono le cause? Quando si parla di alluvione si fa riferimento all’allagamento temporaneo di aree, che in condizioni ordinarie non sono coperte d’acqua, a causa del manifestarsi di piogge abbondanti in un breve periodo di tempo o prolungate. Un eccesso di precipitazioni può causare, quindi, il superamento della capacità di assorbimento del terreno e dei sistemi di drenaggio locali, come fiumi e torrenti le cui sponde non riescono ad assolvere alla loro funzione contenitiva. A cosa sono dovute piogge intense e fenomeni alluvionali? Le piogge intense e i fenomeni alluvionali sono strettamente correlati e influenzati sia da fattori naturali che umani. Nel primo caso gli agenti scatenanti possono essere fronti atmosferici, cicloni tropicali o, per l’appunto, cambiamenti climatici innescati dall’attività dell’uomo. Le frequenti alluvioni oggi sono favorite dall’impatto significativo di attività antropiche quali deforestazione, urbanizzazione incontrollata, modifica dei corsi d’acqua e canalizzazione dei fiumi, che possono ridurre la capacità di assorbimento del terreno e aumentare il deflusso superficiale dell’acqua. La maggior parte del suolo urbano oggi risulta essere pavimentato con materiali impermeabili, quali asfalto e cemento, che contribuiscono al deflusso superficiale e alle inondazioni. Anche l’inquinamento idrico può influire sulla capacità di drenaggio naturale con l’accumulo di sedimenti e detriti all’interno dei letti dei fiumi e nei corpi idrici che possono essere trasportati in caso di precipitazioni intense fino a bloccare canali e corsi d’acqua, causando inondazioni a valle. Cosa si intende per inondazione e qual è la differenza con una piena fluviale? Un’inondazione è l’allagamento temporaneo di aree normalmente asciutte, causato da piogge intense, esondazioni di fiumi, mareggiate o rottura di dighe. Una piena fluviale è un fenomeno più lento e prevedibile, in cui il livello di un fiume supera la soglia di contenimento. Le inondazioni improvvise, invece, sono rapide, violente e spesso imprevedibili, con effetti più devastanti su aree urbanizzate. Come si classificano le inondazioni e quali sono le più pericolose? Le inondazioni si classificano in fluviali, pluviali (da pioggia intensa), costiere (legate a tempeste marine) e glaciali (da scioglimento accelerato). Le più pericolose sono quelle improvvise, che si sviluppano in poche ore e colpiscono senza preavviso, spesso di notte o in zone montane, dove l’acqua scorre rapidamente e con grande forza distruttiva. Quali sono i rischi per la salute pubblica in caso di alluvione? Le inondazioni compromettono la qualità dell’acqua potabile, favoriscono la diffusione di malattie infettive e mettono sotto stress i servizi sanitari. Aumentano i casi di infezioni gastrointestinali, dengue, epatite e malattie respiratorie, oltre agli effetti psicologici come lo stress post-traumatico. Le fasce più vulnerabili, come bambini e anziani, sono particolarmente a rischio. Cosa possiamo fare per proteggerci e ridurre i danni? La prevenzione passa da tre elementi chiave: pianificazione urbana resiliente, sistemi di allerta precoce e consapevolezza individuale. Costruire in sicurezza, non edificare in aree alluvionabili, migliorare il drenaggio urbano e investire in tecnologie predittive sono azioni fondamentali. A livello individuale, è essenziale conoscere i piani di emergenza locali, ricevere le notifiche meteo ufficiali e sapere come agire in caso di allerta. 4/09/2023 Alluvioni e fenomeni estremi: perché si manifestano e come affrontarli I danni di alluvioni e fenomeni estremi si contano sia in termini di perdite economiche che di vite umane. a cura di Fabiana Murgia Nel corso degli anni la frequenza e l’intensità delle precipitazioni sono aumentate, con conseguenti alluvioni e allagamenti sempre più impattanti. La comunità scientifica si è più volte espressa addossando le colpe ai cambiamenti climatici provocati dall’impatto umano sull’ambiente naturale, principalmente attraverso le emissioni di gas serra. Le attività dell’uomo nel periodo 2011-2020 hanno provocato, di fatto, un incremento della temperatura superficiale del Pianeta di 1,1 °C rispetto al periodo 1850-1900. C’è chi parla di ciclicità naturale delle condizioni ambientali e meteorologiche, ma non è certo un caso che l’aumento di temperatura superficiale globale, se si considerano gli ultimi 2000 anni, abbia subito una significativa accelerata a partire dal 1970 (CLIMATE CHANGE 2023 Synthesis Report – IPCC). L’ultimo significativo fenomeno estremo al quale abbiamo assistito in Italia è stato l’alluvione che ha colpito l’Emilia-Romagna lo scorso maggio e che ha provocato l’esondazione di 23 fiumi e corsi d’acqua in 44 comuni e più di 290 frane in 58 comuni. Si tratta dell’ultimo di una serie di eventi di questo tipo che stanno mettendo in seria difficoltà la nostra Penisola, causando vittime e danni ingenti a edifici e infrastrutture. Ma quali sono le dinamiche alla base della relazione tra siccità, piogge intense e alluvioni? E cosa si può fare per arginare questo fenomeno sempre più intenso e frequente? Cerchiamo di rispondere a questi quesiti nel corso dell’approfondimento. Alluvione del Polesine: la più grande in Italia Il 14 novembre 1951 l’Italia si trova ad affrontare una delle peggiori catastrofi idrogeologiche mai subite: stiamo parlando dell’Alluvione del Polesine, una regione situata nella parte nord-orientale della penisola.L’evento catastrofico fu la conseguenza dell’incremento notevole del livello del fiume Po e dei suoi canali a causa di un periodo di piogge intense e persistenti che interessò tutto il nord Italia già nei primi giorni di novembre. Il fiume, ingrossato dalle acque degli affluenti di destra e sinistra e ostacolato nel raggiungere il mare dai venti di Scirocco, tra l’11 e il 12 novembre ruppe nella zona del parmense, sommergendo migliaia di ettari di terreno, e due giorni dopo la piena raggiunse il Polesine. Le rotte furono tre, in rapida successione: la prima si verificò nel tardo pomeriggio nel territorio di Canaro, a Paviole; le altre due si aprirono nel comune di Occhiobello, a Bosco e a Malcantone. Si stima un volume delle acque fra i 3 e gli 8 miliardi di metri cubi che per undici giorni sommersero almeno 1.170 chilometri quadrati di terreno, distruggendo case, edifici, infrastrutture e coltivazioni. La grossa mole d’acqua raggiunse l’Adriatico dopo circa una settimana dalle rotte, con l’inizio della discesa dell’esondazione. L’alluvione portò a una maggiore attenzione alla prevenzione del rischio di dissesto idrogeologico in Italia e alla messa in atto di misure di difesa idraulica e di gestione delle acque. Normative e regolamentazioni vigenti in Italia In Italia, le normative in materia di dissesto idrogeologico sono varie e complesse a causa della particolare geologia del territorio e della frequenza di eventi idrogeologici. Alcune delle principali normative e leggi vigenti per la gestione del dissesto idrogeologico includono: Piano Nazionale di Tutela delle Acque, un documento che stabilisce gli obiettivi di tutela delle risorse idriche e della gestione delle acque e include misure per la prevenzione e la gestione dei rischi legati al dissesto idrogeologico. Legge 183/1989, che delinea il Piano per l’Assetto Idrogeologico (PAI) e il cui scopo è quello di “assicurare la difesa del suolo, il risanamento delle acque, la fruizione e la gestione del patrimonio idrico per gli usi di razionale sviluppo economico e sociale, la tutela degli aspetti ambientali ad essi connessi”. Legge 267/1998, che definisce agli articoli 1 e 2 piani per la tutela dal rischio idrogeologico e misure di prevenzione per le aree a rischio, nonché il potenziamento delle strutture tecniche per la difesa del suolo e la protezione dell’ambiente Codice dell’Ambiente o Testo Unico Ambientale (D.Lgs. 152/2006), che disciplina la protezione dell’ambiente e stabilisce regole per la prevenzione e la gestione delle emergenze ambientali, comprese quelle legate al dissesto idrogeologico. Direttiva Alluvioni, attuata in Italia con il D.Lgs. 49/2010, che istituisce un quadro di riferimento per la valutazione e la gestione dei rischi di alluvioni. Normativa regionale, ogni regione italiana può adottare leggi e regolamenti specifici in materia di dissesto idrogeologico, poiché le condizioni geologiche e climatiche variano da una regione all’altra; inoltre, le regioni possono anche istituire le proprie agenzie per la protezione civile. Normativa urbanistica, che definisce la pianificazione urbanistica locale fondamentale per la gestione del rischio idrogeologico. Prevenzione alluvioni: case history di pianificazioni urbanistiche Piano di Adattamento Climatico di Copenaghen Copenaghen ha sviluppato un piano di adattamento climatico per affrontare le crescenti sfide legate ai cambiamenti climatici, prevedendo la riduzione del 20% delle emissioni di CO2 e il perseguimento di una città Carbon Neutral entro il 2025. Il piano include la creazione di spazi verdi, parchi e zone umide nelle aree urbane, che agiscono come zone di assorbimento delle acque piovane durante piogge intense prevenendo il rischio di alluvioni. Inoltre, sono stati costruiti bacini di ritenzione e sistemi di drenaggio sostenibili per gestire l’acqua in eccesso. Progetto HafenCity ad Hamburg Hamburg ha affrontato il rischio di alluvioni nella zona portuale attraverso il progetto HafenCity che prevede la trasformazione di una vasta area industriale in una zona residenziale e commerciale.Nel processo di sviluppo, iniziato nel 2003, sono state create terrazze e aree verdi che agiscono come barriere naturali contro le inondazioni. Inoltre, è stata costruita un’infrastruttura di drenaggio sostenibile per prevenire il ristagno dell’acqua. Si prevede che HafenCity ospiterà 12.000 residenti e 40.000 posti di lavoro entro il 2027. Piano di Resilienza Costiera a New York Dopo l’uragano Sandy nel 2012, New York ha sviluppato il piano “OneNYC”, che comprende il piano di resilienza costiera per affrontare gli impatti futuri dei cambiamenti climatici. Il piano include la creazione di barriere verdi e infrastrutture di drenaggio nelle aree costiere per proteggere la città dalle inondazioni. Inoltre, sono stati introdotti requisiti di altezza minima di costruzione per le nuove infrastrutture nelle zone a rischio di alluvione. Progetto di Gestione delle Acque di Piano a Rotterdam Rotterdam è nota per essere una città a rischio alluvioni e inondazioni, ma ha adottato un approccio innovativo alla gestione delle acque già dagli anni ’80 Fonte: Ministero delle Infrastrutture di Rotterdam Ha avuto inizio, infatti, nel 1991 la costruzione del Maeslantkering, opera finalizzata alla protezione dalle inondazioni della costa e del porto, costituita da due paratoie rotanti in acciaio alte 22 metri e lunghe ciascuna 210 metri. Il progetto attuale prevede, invece, la creazione di parchi acquatici, bacini di raccolta temporanea e canali che possono contenere l’acqua in eccesso durante le piogge intense. Inoltre, sono state costruite abitazioni galleggianti per affrontare i rischi di alluvioni sempre più ricorrenti. Prevenzione alluvioni: cosa fare e quanto costa Il monitoraggio costante dei livelli idrometrici, l’incremento della capacità di assorbimento del terreno e la necessità di interventi di emergenza sono aspetti cruciali per gestire efficacemente il rischio di alluvioni e minimizzare i danni. Tuttavia, questi processi comportano costi significativi e richiedono un approccio coordinato e pianificato. In generale, il costo complessivo di queste attività dipende dalle dimensioni e dalla densità della popolazione dell’area coinvolta, dalla complessità dell’infrastruttura necessaria e dal livello di pianificazione e preparazione. Investire nella prevenzione e nella pianificazione può ridurre, ad ogni modo, i costi a lungo termine, evitando danni maggiori in caso di eventi di alluvione e migliorando la resilienza delle comunità. Per il monitoraggio dei livelli idrometrici bisogna considerare l’installazione e la manutenzione di stazioni di monitoraggio idrometrico che richiedono l’acquisto di strumentazione accurata, come misuratori di livello d’acqua, sensori di flusso e sistemi di comunicazione per trasmettere i dati. Inoltre, è necessario assumere personale esperto per installare, mantenere e calibrare le apparecchiature di monitoraggio e utilizzare infrastrutture di comunicazione e server dedicati per l’invio e l’archiviazione dei dati raccolti che verranno, poi, analizzati da specialisti per identificare tendenze e sviluppare modelli predittivi. Anche per valutare la capacità di assorbimento del terreno sono necessarie competenze tecniche e consulenti specializzati che attuino una pianificazione e progettazione di sistemi di drenaggio e di assorbimento la cui costruzione e manutenzione richiede investimenti. I costi includono, infine, lo sviluppo e il mantenimento di sistemi di allerta tempestiva per avvisare la popolazione in caso di rischio alluvioni utilizzando risorse sia tecnologiche che umane. Nello specifico il personale di emergenza si traduce in squadre di pronto intervento, come vigili del fuoco, soccorritori e volontari, addestrate per rispondere alle situazioni di emergenza. E’, poi, necessario, organizzare e gestire operazioni di evacuazione, impiegando risorse che possano fornire sicurezza e assistenza alle persone coinvolte, e pensare alle azioni post-alluvione per riparare le infrastrutture danneggiate, ripulire le aree colpite e supportare la comunità durante il recupero. Proteggere le infrastrutture urbane e gestire le acque piovane Per garantire la protezione dalle alluvioni e la gestione delle acque piovane possono essere utilizzate soluzioni di vario tipo e realizzate una serie di opere efficaci: Sistemi di drenaggio sostenibile, caratterizzati da elementi verdi come zone umide, prati e aree alberate che aiutino ad assorbire e ritardare il deflusso delle acque piovane. Tetti verdi e giardini pensili nelle strutture edilizie per l’assorbimento dell’acqua piovana e, al contempo, il miglioramento dell’isolamento termico degli edifici. Pavimentazioni permeabili, in sostituzione a superfici impermeabili come asfalto e cemento, per consentire all’acqua di infiltrarsi nel terreno anziché accumularsi in superficie. Bacini di ritenzione per immagazzinare temporaneamente l’acqua piovana in eccesso durante piogge intense che può essere gradualmente rilasciata nel sistema di drenaggio. Valvole di non ritorno nelle reti di drenaggio per impedire il ritorno dell’acqua in caso di sovraccarico. Piattaforme di comunicazione online e app mobili per informare rapidamente la popolazione sulle condizioni meteo, le evacuazioni e le misure di sicurezza. Droni e immagini satellitari per mappare le aree colpite dalle alluvioni e facilitare le operazioni di ricerca e soccorso. Articolo aggiornato – Prima pubblicazione 2023 Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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