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Indice degli argomenti Toggle L’analisi nel parco Iris di Padova: i dati emersiBig data e location intelligence: il ruolo della tecnologiaAnalisi statica e dinamicaGestione data-driven: così si realizza la smart cityAree verdi in città più sicure anche grazie al digital twin Le aree verdi in città sono elementi fondamentali per una migliore qualità della vita, fornendo importanti benefici ecologici, ambientali e sociali. L’Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda che tutte le persone possano risiedere entro 300 metri da uno spazio verde. La strategia 2030 dell’UE sulla biodiversità incoraggia il ritorno della natura nelle aree urbane, creando infrastrutture verdi accessibili e ricche di biodiversità. Una ricerca pubblicata sul National Library of Medicine evidenzia la necessità di contare su una disponibilità minima di 9 metri quadrati di spazio verde per individuo e un valore ideale di 50 mq pro capite. Ma come è possibile rendere parchi e aree verdi luoghi fruibili da tutti, in modo che possano godere dei benefici offerti? Inoltre, come si possono conoscere meglio questi spazi verdi in modo da favorire la loro valorizzazione, tutela e migliore gestione? Oggi è possibile dare risposte quanto più precise, grazie alla tecnologia e all’uso sapiente dei dati. L’esempio lo offre un’analisi condotta in un parco pubblico del Comune di Padova, che ha messo in luce diversi importanti risultati relativi al numero di accessi, la provenienza dei fruitori, la presenza di famiglie. Non solo: ha evidenziato alcuni elementi riguardanti il concetto di giustizia ambientale e diritto all’accesso al verde. L’analisi è parte di una proposta di progetto europeo di ricerca che vede coinvolto il Comune di Padova, insieme a 16 partner internazionali coordinati dall’Università Tecnica di Creta. In questo progetto, la città veneta si candida a ospitare attività innovative nella progettazione e gestione del verde pubblico. L’analisi nel parco Iris di Padova: i dati emersi Per comprendere l’importanza delle aree verdi in città a Padova si è partiti dall’analisi del Parco Iris, un’area verde di 65mila metri quadri che a breve triplicherà la propria superficie, contando su un bando di rigenerazione urbana con fondi Pnrr. Come descritto dallo stesso Comune di Padova, è stato analizzato un campione di popolazione corrispondente a 70mila accessi annui al parco, avvenuti tra novembre 2022 e ottobre 2023, che costituiscono un campione rappresentativo dei circa 200mila accessi effettivi stimati. Ne risulta che il 64% dei visitatori proviene direttamente dalla città di Padova, mentre un significativo 16% appartiene a Comuni limitrofi della cintura urbana. La maggior parte dei visitatori padovani (53%) proviene da zone classificabili secondo uno stile di vita del “benessere”, mentre le tipologie classificabili come “multietnico”, “terziario urbano” e “in carriera” pesano ciascuna tra il 14% e 10%, andando a completare la maggior parte degli accessi identificati. Le zone di provenienza identificano aree con una significativa incidenza di famiglie con bambini in età prescolare e primaria di primo grado. È emerso, inoltre, dall’analisi che meno dell’1% dei cittadini che versano in condizione di ristrettezze familiari (circa il 5% della popolazione padovana) frequenta il parco. Big data e location intelligence: il ruolo della tecnologia A gestire l’analisi è stata Jakala Civitas, società italiana fondata nel 2022 da Jakala, specializzata nel supportare gli attori del settore pubblico con un approccio innovativo data-driven ed è tra i partner del progetto di ricerca europeo. Jakala Civitas ha incorporato analisi geo-spaziali della demografia locale, serie storiche che tracciano l’evoluzione nel tempo e una dettagliata conoscenza degli stili di vita dei concittadini basata su elementi socio-economici e culturali. Un elemento chiave dell’analisi si è basato sulla valutazione dei big data dei flussi e della gravitazione dei cittadini nel Parco Iris. Adriano Bisello, urbanista e senior manager di Jakala Civitas ha messo in luce che nel lavoro di analisi, sia stato adottato un approccio basato sulla location intelligence. «Il lavoro si è basato sulla conoscenza approfondita del territorio attraverso l’impiego di una grande quantità di dati che è stata assemblata, verificata, cartografata, in alcuni casi, da Jakala nel corso quasi di oltre vent’anni di attività». L’operazione di data management si basa su analisi di fonti dati pubbliche, dai livelli più alti, quelli dell’Istat o Rapporti Ministeriali, a fonti dati di settore (studi, report approfondimenti fatti da soggetti pubblici e privati), integrandoli con i dati provenienti dal mondo del commercio. «È stato un grande lavoro di raccolta, di armonizzazione, di verifica, di raffinazione, focalizzandosi a livello territoriale su una cella censuaria. Si tratta di una porzione di territorio caratterizzato da uniformi caratteristiche ambientali e socioeconomiche utilizzata dall’Istat nei censimenti nazionali, sulla quale abbiamo innestato tutto il patrimonio dati raccolto e verificato nel tempo. Ciò consente di conoscere, in sostanza, lo stile vita prevalente della singola zona». In Italia si contano circa 400mila cella censuarie, all’interno di ciascuna risiedono in media circa 150-200 persone, il Comune di Padova, per esempio, è suddiviso in più di 1300 sezioni. «Da ognuna di esse è possibile comprendere caratteristiche prevalenti delle persone, delle tipologie di abitazioni in cui vivono, grado di istruzione, livello di reddito, numerosità delle famiglie, abitudini di spesa, fornendo indicazioni dello stile di vita ed elementi utili per fare ragionamenti molto interessanti sulla città», aggiunge Bisello. Analisi statica e dinamica Nella fase preparatoria del progetto, è stata offerta all’Amministrazione comunale una prefigurazione di quello che è possibile ottenere dai dati proprietari di Jakala Civitas. «È un set di informazioni esaustivo, costituito da dati statistici che rappresentano un vero e proprio gemello digitale del territorio e della popolazione», aggiunge Bisello. All’analisi “statica”, la società ha aggiunto quella dinamica grazie ai dati degli spostamenti delle persone, raccolti mediante gli smartphone e il loro segnale GPS. «Possiamo contare su un panel di utenti attivi di circa 10 milioni ogni mese che trasmettono un segnale del tutto anonimo che viene poi riportato aggregato al centro della cella censuaria. Questo consente di sapere chi gravita intorno a una determinata area o infrastruttura cittadina e chi la frequenta». Gestione data-driven: così si realizza la smart city L’analisi sul Parco Iris è stata fatta a scopo preliminare nell’ambito di una proposta di progetto europeo più ampio. A tale riguardo, è stata identificata una diversa area della città, un distretto che al suo interno presenta almeno cinque tipologie diverse di aree, oltre all’area verde. «L’idea è di ragionare attorno alla molteplicità di funzioni che il verde pubblico può offrire, sia in termini di benessere che di valenza di ecosistema, mettendo in luce anche attività ulteriori da poter svolgere al suo interno. Potrebbe essere un’aula studio, un ambiente dove svolgere smart working, contando anche su infrastrutture digitali e fisiche per sviluppare anche progetti di educazione ambientale o di citizen science». Quello che emerge nel lavoro condotto da Jakala Civitas in collaborazione col Comune di Padova sono le potenzialità offerte dall’uso dei dati: «oggi tutte le decisioni della pubblica amministrazione dovrebbero essere basate sul concetto di data driven, contando sulla possibilità di affiancare alle conoscenze di chi amministra la città le potenzialità offerte dai dati aggiornati, veritieri e verificati, combinando dati in tempo reali con quelli storici, incrociando diverse fonti e banche dati. A questo lavoro complesso occorre fornire ai decisori la possibilità di leggere e interpretare i dati, potendo prendere decisioni mirate». Così è possibile costruire un solido modello di smart city. Aree verdi in città più sicure anche grazie al digital twin Oltre alla possibilità di rendere più fruibili le aree verdi della città, si creano le condizioni per una loro maggiore sicurezza, sempre grazie alla possibilità offerte dalla tecnologia e dall’impiego dei dati da molteplici fonti. Inoltre, è possibile migliorare la gestione del verde e la sua tutela e valorizzazione. «Esistono già oggi delle applicazioni molto avanzate che permettono di gestire il patrimonio del verde attraverso un digital twin, ottenuto mediante scansioni Lidar, ossia delle scansioni molto approfondite, peraltro già effettuate dal Comune di Padova per il verde pubblico lungo le strade. Questa opportunità consente di ottimizzare le operazioni colturali e manutentive del verde, oltre a contare su avvisi in caso di patologie delle specie arboree. Anche i cittadini possono contribuire, attraverso segnalazioni e anche con un ruolo attivo», conclude l’urbanista e senior manager di Jakala Civitas. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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