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Economia circolare: vale anche per l’edilizia

L’economia circolare nasce con lo scopo di favorire uno sviluppo sostenibile economico, ma anche sociale ed ambientale. Da un modello lineare, si passa ad uno circolare, in cui i rifiuti tornano ad essere risorse e gli scarti effettivi sono ridotti al minimo.

A cura di: Arch. Gaia Mussi

Economia circolare in edilizia

Sono passati più di trent’anni da quando, nel 1987 in occasione del rapporto Bruntland, si diede la definizione di sviluppo sostenibile, inteso come un approccio di maggior equità alle risorse, per garantire alle generazioni future le nostre stesse possibilità di oggi. Si intrecciano temi ambientali, sociali ed economici.

 

Le risorse di cui disponiamo non sono illimitate e lo sviluppo di un modello di economia circolare, in sostituzione di quello lineare, è sicuramente una scelta responsabile, per noi oggi e per la popolazione futura. 

Che cos’è l’economia circolare

La nascita e la diffusione dell’economia circolare mettono in luce la consapevolezza acquisita in merito la necessità di salvaguardare l’ambiente e introdurre un cambio di rotta. Il modello di economia attuale è lineare e questo sarebbe accettabile solo se le risorse a disposizione fossero realmente illimitate.

 

Il primo passo per il cambiamento venne fatto con l’introduzione della Green Economy, definita dall’UNEP (United Nations Environment Programme) come una soluzione per garantire maggior benessere più a lungo e più sostenibile.

 

Rifiuti da costruzione da riutilizzare nell'economia circolare

 

È invece del 1990 il primo riferimento all’economia circolare, anno di pubblicazione del libro “Economia delle risorse naturali e dell’ambiente”, di Pearce e Turner.

 

Il tema è stato successivamente approfondito e oggi, con economia circolare, intendiamo un modello economico attento al consumo di risorse naturali e alla produzione di rifiuti, un ciclo chiuso in cui le materie vengono rigenerate e i flussi non comportano la produzione – se non in piccola parte – di scarto, che viene invece reimmesso nel ciclo.

 

In sostanza, si introducono meno risorse prime e si producono meno rifiuti. Si rompe la logica di produzione, consumo e smaltimento, per cercare di mantenere il più a lungo possibile il valore di un bene, che quando giunge al termine della sua vita, viene reintrodotto nel ciclo e trasformato in nuova materia prima.

L’economia circolare in edilizia

Il settore dell’edilizia offre grandi possibilità di cambiamento. Avvicinarsi a un modello di economia circolare significa innovare i processi, dalla produzione alla trasformazione dello scarto, cambiare il modo in cui si concepiscono i prodotti stessi.

 

Nel caso dell’edilizia, questo lavoro va fatto contemporaneamente su due livelli. Da un lato, ogni progetto deve essere sviluppato già nella logica della massima riduzione dei rifiuti, valutando fin dal principio come trasformare i prodotti edilizi e le materie prime utilizzate al termine del loro ciclo di vita. Dal canto loro, i prodotti edilizi, devono essere concepiti e realizzati in modo da poter essere recuperati facilmente, attraverso processi sostenibili, che non richiedano troppa energia e non producano a loro volta sostanze inquinanti.

 

La progettazione, quindi, è fondamentale sia al livello dell’edificio, che a livello del prodotto. Si devono preferire materie prime rinnovabili e naturali, per realizzare prodotti di facile riutilizzo e riciclo.

 

Riciclo inerte in edilizia per l'economia circolare

 

Oggi, in campo edile, sono sempre di più i prodotti realizzati da materiale di scarto, provenienti anche da altre filiere industriali. Tra le materie riciclate più utilizzate si possono citare la gomma, la plastica, gli inerti e il legno, la lana di roccia, utilizzati per realizzare nuovi prodotti, come isolanti o gli stessi prodotti ma da riciclo. Sempre più attenzione viene riservata anche alla seconda vita dei detriti e delle macerie da cantiere, inerti utilizzati per la produzione di nuovi prodotti. 

La situazione attuale in Italia

Nel nostro paese il tema del recupero e della rigenerazione è fondamentale, il patrimonio edilizio esistente è per la maggior parte “vecchio” e necessita di interventi di recupero su grande scala. Per questo è importante sensibilizzare al tema i protagonisti del settore, auspicando interventi anche a livello politico-economico.

 

Una Direttiva Europea del 2008 ha posto l’obiettivo di raggiungere entro il 2020 il riciclo del 70% dei materiali da costruzione e oggi, lo sviluppo delle tecnologie e della ricerca nel campo, ha reso i prodotti derivanti da riciclo competitivi con gli altri, sia economicamente che tecnicamente.

 

Oltre a grandi opportunità, ci sono ancora molti ostacoli alla diffusione dei materiali da riciclo. Tra questi la struttura dei capitolati e il procedere lento del sistema normativo a riguardo, mancano ancora infatti chiari riferimenti o obblighi per l’uso di materiali da riciclo, nonostante l’obiettivo della normativa europea. Inoltre, incentivi all’utilizzo di materiali da riciclo, alla ricerca e allo sviluppo di nuove soluzioni, all’innovazione dei processi, ad una progettazione più attenta alla sostenibilità del proprio impatto, comporterebbero notevoli benefici all’attività stessa di costruzione, ottenendo prodotti di maggior qualità e puntando su componenti e sistemi di vita sempre più lunga.

 

L’economia circolare, permette anche di ridurre l’impatto dell’edilizia sull’inquinamento atmosferico e sulla produzione dei rifiuti, sui quali oggi il settore impatta molto.

 

Juventus Stadium, esempio di economia circolare

Non mancano esempi di buone pratiche, come lo Juventus Stadium, per il quale si sono recuperati i materiali dalla demolizione del vecchio stadio. Circa 40 mila metri cubi di calcestruzzo sono stati utilizzati, dopo la frantumazione, per realizzare il sottofondo del nuovo stadio. Di recupero anche diverse tonnellate di acciaio, vetro e alluminio.

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