Efficienza energetica e industria: aumentano gli investimenti

Il Digital Energy Efficiency Report 2022 si inserisce in un contesto in cui la pandemia sta gradualmente lasciando spazio ad una ripresa del sistema economico, con ripercussioni positive anche sul comparto dell’efficienza energetica industriale. Nel 2021, come si vedrà di seguito, il settore industriale ha infatti mosso un primo passo verso la risalita degli investimenti in tecnologie e soluzioni per l’efficienza energetica. Questo Rapporto contiene un’analisi dettagliata dello stato attuale del mercato dell’efficienza energetica industriale nel nostro paese, con uno sguardo al futuro e alle potenzialità del mercato.

Vi proponiamo in anteprima l’Executive Summary del Rapporto, invitandovi a partecipare alla presentazione del report alle 9.30 di questa mattina.

A fondo pagina il PDF del Summary.

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Efficienza energetica e industria: aumentano investimenti

Indice degli argomenti:

Gli investimenti in efficienza energetica industriale: è possibile parlare di “ripresa”?

Nel 2021, gli investimenti in efficienza energetica in ambito industriale sono stati pari a oltre 2,2 mld di €. Di questi, oltre il 90% è relativo a soluzioni di tipo hardware, con la restante quota rappresentata dagli investimenti in tecnologie e soluzioni digitali.

In particolare, il 2021 ha fatto segnare una ripresa degli investimenti in efficienza energetica pari al +8% rispetto ai valori del 2020, anno che ha visto risultati particolarmente negativi a causa della pandemia da COVID-19. L’ultimo trimestre del 2021 ha subito, inoltre, l’impatto della forte crescita dei prezzi delle commodities, a cui non sempre è corrisposto un aumento degli investimenti in efficienza energetica. Al contrario, questo fenomeno ha spesso causato una forte incertezza e ha addirittura indotto gli operatori industriali a ridurre le proprie attività e a limitare gli investimenti, anche in ambito efficienza.

Gli investimenti in efficienza energetica industriale nel periodo 2019-2021
Gli investimenti in efficienza energetica industriale nel periodo 2019-2021

Focalizzando l’attenzione sulle tecnologie hardware, gli investimenti hanno registrato una crescita del +8,4% nel 2021 rispetto all’anno precedente. Tuttavia, tale crescita percentuale non è stata sufficiente a ritornare ai valori di investimenti pre-pandemia in termini assoluti.

Andando ad indagare l’andamento degli investimenti nelle singole tecnologie hardware, si scopre che il trend di crescita più importante rispetto al 2020 è stato registrato dalla cogenerazione, che ha visto un aumento del +21%, seguita dall’illuminazione (+8%), la quale però è ancora lontana dal pareggiare il -21% registrato nel corso del 2020 rispetto al 2019.

Per quanto riguarda le soluzioni digitali, gli investimenti complessivi hanno mostrato una crescita del +4%, concentrandosi sui sistemi di raccolta e di monitoraggio dei dati energetici di processo. A completare la visione sulle soluzioni digitali, la ricerca ha fatto emergere l’aspettativa da parte dei player del settore rispetto allo spostamento verso soluzioni software per l’efficienza energetica gestite in Cloud.

Emerge dunque un quadro in cui il 2021 ha rappresentato un anno di ripresa per il mercato dell’efficienza energetica industriale, che ha fatto registrare volumi di investimento complessivamente superiori rispetto al 2020. Tuttavia, il trend di ripresa descritto nella presente edizione del Digital Energy Efficiency Report non è stato sufficiente a riportare gli investimenti ai livelli precedenti la pandemia da COVD-19, a causa di una complessa serie di fattori normativi e di mercato.

I paradigmi di Data valorization e Data monetization: lo stato attuale

Nella presente edizione del Digital Energy Efficiency Report sono state indagate le evoluzioni dei paradigmi di Data valorization e Data Monetization in ambito di efficienza energetica industriale.

cCon Data valorization si definisce l’utilizzo dei dati raccolti dalle tecnologie digitali presenti nell’impresa e rielaborati, internamente o da partner esterni, al fine di prendere decisioni utili all’impresa stessa. Con il termine Data Monetization, si intende invece la vendita dei dati raccolti dalle tecnologie digitali presenti nell’impresa, in formato grezzo o rielaborato, al fine di ottenere un revenue stream dalla vendita dei dati stessi.

L’analisi sviluppata ha evidenziato come le aziende siano molto spesso dotate di svariati sistemi di misurazione dei consumi energetici, ma è frequente al contempo la mancanza di un’adeguata consapevolezza rispetto al potenziale valore che si potrebbe estrarre dalla loro analisi. Tale criticità si riflette anche in una scarsa capacità dell’impresa di effettuare un’analisi critica della grossa mole di dati disponibile, che rende di basso valore aggiunto l’attività di monitoraggio.

Sono i software provider o le ESCo che, oltre ad offrire le soluzioni software in grado di analizzare in maniera strutturata i dati energetici raccolti sul campo, supportano il cliente nella loro interpretazione. A questo proposito, nel settore industriale, l’analisi ha permesso di evidenziare che i dati energetici vengono sfruttati dalle imprese principalmente per efficientare i propri processi (96% dei casi) e ottimizzare i propri impianti (78% dei casi), nonostante sempre più aziende stiano cercando di individuare, tramite l’analisi dei dati di campo, opportunità di riduzione delle emissioni di CO2.

In generale, l’aspettativa futura è che un numero sempre maggiore di imprese sfrutterà soluzioni software per estrarre valore dai propri dati. Qualora non vi siano le competenze interne sufficienti, le imprese potrebbero prediligere sempre di più partnership con player dotati di competenze software più verticali e, in tal caso, queste soluzioni verranno gestite in maniera congiunta con il provider della soluzione.

Relativamente al paradigma di Data monetization, il 95% delle imprese del campione indagato ha affermato di non adottare questo paradigma.

L’influenza dei prezzi delle commodities energetiche sugli investimenti in efficienza energetica industriale

Le analisi riportate nello studio mostrano come la volatilità dei prezzi delle commodities energetiche, a partire dall’ultimo trimestre del 2021, si dimostrata un fattore influente sulle decisioni di investimento degli operatori industriali. Pertanto, nella presente edizione del Digital Energy Efficiency Report, si è voluto dare evidenza delle possibili ripercussioni di tale volatilità sugli investimenti in tecnologie per l’efficienza energetica a livello industriale.

Per fare ciò, sono stati definiti i due differenti scenari futuri per l’andamento dei prezzi di elettricità e gas naturale riportati di seguito: uno scenario “Worst case, in cui i prezzi per i prossimi anni seguono trend che risentono fortemente degli aumenti dati dalla crisi energetica, e uno scenario “Mitigated”, in cui gli andamenti vengono ridotti del 20% rispetto allo scenario precedente.

Elettricità: previsioni sul prezzo della materia energia
Elettricità: previsioni sul prezzo della materia energia
Gas naturale: previsioni sul prezzo all’utente finale
Gas naturale: previsioni sul prezzo all’utente finale

L’analisi, svolta su tre differenti settori industriali (alimentare, automotive e della gomma e plastica), ha previsto l’installazione negli stabilimenti di un impianto di cogenerazione e un impianto di illuminazione LED smart, per i quali è stata effettuata una valutazione della convenienza economica.

I risultati hanno permesso di fornire evidenza della elevata convenienza degli investimenti in efficienza energetica in questo momento storico, sia per quanto riguarda la cogenerazione che per un impianto di illuminazione LED smart in un building industriale.

Tuttavia, è necessario evidenziare che le difficoltà legate all’ottenimento dei Certificati Bianchi rappresentano per le imprese un elemento di incertezza, il quale spesso porta a non considerare il loro contributo all’interno dei business plan. Ovviamente, in uno scenario ideale che preveda l’assenza delle tensioni sui mercati dell’energia, il meccanismo dei Certificati Bianchi risulterebbe significativamente più dirimente e decisivo nel favorire la decisione di investimento.

L’analisi si è focalizzata anche sulle variazioni delle emissioni di CO2 derivanti dall’installazione di impianti di cogenerazione. I risultati mostrano come vi sia, in tutti i settori considerati, una compensazione tra le emissioni incrementali derivanti dalla maggiore domanda di gas da parte della cogenerazione (rispetto alla situazione as-is) e la diminuzione delle emissioni indirette associata all’autoproduzione di energia elettrica.

Pertanto, considerando che la cogenerazione vada a sostituirsi alla quota di elettricità prelevata da rete e generata tramite termoelettrico, il bilancio delle emissioni dei vari stabilimenti, a valle dell’installazione dell’impianto di cogenerazione, evidenzia una riduzione netta della quantità di CO2 emessa in atmosfera che varia tra il -10% e il -14% tra i tre settori industriali analizzati.

La survey 2022: le opinioni degli energy manager e lo stato di salute delle ESCo

Il 64% circa del campione di imprese analizzato nel corso della ricerca dichiara di aver implementato investimenti in soluzioni hardware nel corso del 2021 (quota costante rispetto al 2020). Tale percentuale aumenta leggermente se si guarda alle Grandi Imprese (67%, che tuttavia rappresenta una decrescita del -13% rispetto al 2020), mentre diminuisce se si guarda alle PMI (61%, trend pertanto in crescita del +16% rispetto al 2020).

Si sottolinea come il calo della propensione agli investimenti in soluzioni hardware fosse già presente nel triennio precedente, sia per le Grandi Imprese che per le PMI, anche se per queste ultime si denota un incremento della propensione all’investimento nel corso del 2021.

Per quanto riguarda le specifiche tecnologie hardware, cresce in maniera decisa la quota parte (81%) di investimenti relativi all’illuminazione (quasi raddoppiata rispetto al 2020), mentre rimane pressoché stabile (rispetto al biennio 2019-2020) la quota (63%) di investimenti sul processo produttivo. Da registrare inoltre l’incremento sostanziale della quota parte di investimenti relativi a motori elettrici e inverter (52%), più che raddoppiata dal 2020 al 2021.

Solo il 29% del campione analizzato dichiara di aver realizzato investimenti in soluzioni digitali per l’efficienza energetica nel corso del 2021 (-9% rispetto al 2020).

Considerando le barriere agli investimenti sia in soluzioni hardware che digitali, si denota come quella più rilevante, in continuità con il triennio precedente 2018-2020, sia quella relativa agli eccessivi tempi di ritorno, seguita dall’interazione critica con il processo e produttivo e dall’incertezza del quadro normativo.

Analizzando la differenza tra Grandi Imprese e PMI la ricerca evidenzia come per le prime i tempi di ritorno eccessivi risultino essere molto più limitanti, mentre nelle PMI la scarsa consapevolezza del top management si dimostra una barriera più rilevante rispetto a quanto percepito dalle Grandi Imprese.

Quasi il 90% delle imprese afferma che il rincaro dei prezzi dell’energia porterà ad un incremento (nell’immediato o nel prossimo futuro) degli investimenti in efficienza energetica. Le tecnologie su cui si focalizzeranno maggiormente questi investimenti risultano essere interventi relativi al processo produttivo, illuminazione, inverter, motori elettrici e infine aria compressa.

L’attenzione del rapporto si sposta, a questo punto, sullo stato di salute delle ESCo in Italia. Nel corso del 2021 le ESCo certificate sono aumentate di 2 unità rispetto al 2020, in continuità con il trend di incremento, seppur limitato, registrato a partire dal 2017. Nonostante ciò, si registra un rallentamento della crescita dei soggetti certificati, soprattutto rispetto al biennio 2017-2018, evidenza che potrebbe rappresentare il raggiungimento di un certo livello di maturità da parte del mercato.

La maggioranza del campione (52%) evidenzia come il fatturato a fine 2021 sia aumentato di oltre il 10% rispetto ai valori di fine 2020. Si registra però un 19% di rispondenti che dichiara di aver subito una diminuzione (di cui il 14% di oltre il -20%).

Il 54% delle ESCo intervistate, infine, ha evidenziato un aumento di oltre il 10% a fine 2021 dell’EBITDA, mentre solo il 15% registra un decremento (di oltre il -20%) rispetto all’anno precedente.

In ottica futura, emerge un quadro positivo relativamente ai trend del fatturato, dell’EBITDA e del numero dei dipendenti operanti in ambito efficienza energetica, che insieme riconfermano il percorso di ripartenza intrapreso dal settore dell’efficienza energetica industriale nel corso del 2021. Per le tre variabili considerate, infatti, gli operatori prospettano una crescita percentuale positiva nel 2022 rispetto al 2021, in vari casi anche superiore al 20%.

Il quadro normativo regolatorio

Gli sviluppi del mercato dei Certificati Bianchi

Il 31 maggio 2021 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la nuova riforma dei Certificati Bianchi (CB) denominata «Decreto 21 maggio 2021», con lo scopo di affrontare il declino del mercato dei CB a cui si è assistito negli ultimi anni e le sfide dovute all’emergenza COVID-19. Un anno dopo, tuttavia, si evidenzia come questa evoluzione normativa stenti ancora a generare i benefici sperati.

Infatti, nel corso del 2021, il GSE ha riconosciuto complessivamente 1.120.672 CB, registrando un decremento di circa il 35% dei titoli riconosciuti rispetto al 2020, quando sono stati riconosciuti circa 1,7 milioni di CB, e del 62% rispetto al 2019. Complessivamente, il numero di certificati riconosciuti risulta essere quasi pari ad un quinto dei valori del 2015 (22% dei CB emessi rispetto al 2015).

Numero di Certificati Bianchi riconosciuti
Numero di Certificati Bianchi riconosciuti

Le quote d’obbligo relative all’anno 2020 sono state riviste con il Decreto Ministeriale del 21 maggio 2021, per un obiettivo cumulato di risparmio di 2,84 milioni di CB, con obbligo di copertura minima da raggiungere per l’anno di competenza pari al 60%. Inoltre, nel quadriennio 2017-2020 si evidenzia una riduzione (-74%) dell’obiettivo cumulato di efficienza da conseguire con il meccanismo dei CB.

certificati bianchi, Obblighi e coperture
Obblighi e coperture

Sebbene il Decreto 21 maggio 2021 abbia tentato di rilanciare il mercato dei Certificati Bianchi, permangono le difficoltà che impediscono un utilizzo diffuso di questo meccanismo da parte degli operatori del settore, nonostante sia generalmente considerato al momento lo strumento potenzialmente più efficace a supporto dell’efficienza energetica, in quanto è l’unico in grado di contabilizzare effettivamente i risparmi conseguiti e consente di raggiungere obiettivi di efficienza per il sistema a costi inferiori rispetto ad altri strumenti.

Tali difficoltà sono connesse principalmente alla ridotta generazione di titoli con conseguenti criticità nelle dinamiche di mercato, che hanno mostrato uno squilibrio fra domanda e offerta di CB. In particolare, come noto, il mercato è entrato in sofferenza per carenza di offerta di CB necessari per l’approvvigionamento da parte dei soggetti obbligati ai fini del soddisfacimento degli obblighi ad essi associati.

In questo contesto, la rimodulazione degli obiettivi quantitativi nazionali per il 2020 e i conseguenti obblighi per i distributori di elettricità e gas per il quadriennio 2021 – 2024, seppur finalizzate ad alleviare le criticità per i soggetti obbligati, stanno avendo come controindicazione un rallentamento delle iniziative di efficienza energetica, con il rischio di non raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione nazionali ed europei.

A fronte di ciò, secondo gli operatori del settore risulta necessario un processo di semplificazione e standardizzazione dell’iter burocratico.

Il PNRR per l’efficienza energetica industriale

Lo studio si è inoltre focalizzato sull’analisi delle misure presenti nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) che possano essere di supporto agli operatori del settore dell’efficienza energetica in ambito industriale ed alle imprese che realizzano questi investimenti.

Le misure che affrontano le tematiche di efficienza energetica sono presenti principalmente nella Missione 1 (Digitalizzazione, Innovazione, Competitività e Cultura), con particolare riferimento alla sua Componente 2 (Transizione 4.0), e alla Missione 2 (Rivoluzione verde e transizione ecologica), con la relativa Componente 3 denominata “Efficienza energetica e riqualificazione degli edifici”.

In particolare, all’interno della Missione 1 sono stati allocati gli investimenti relativi al Piano Transizione 4.0 (per un totale di 14 miliardi di €), inteso come potenziamento del Piano Industria 4.0.

In chiave Transizione 4.0, è inoltre necessario sottolineare che tra le principali misure a vantaggio delle imprese della Legge di Bilancio 2022 vi è la proroga e la rimodulazione del credito d’imposta per investimenti in beni materiali e immateriali fino al 2025.

Il PNRR per l’efficienza energetica industriale
Il credito d’imposta all’interno della Transizione 4.0

La Componente 3 della Missione relativa alla «Rivoluzione verde e transizione ecologica», dedicata all’efficienza energetica e alla riqualificazione degli edifici, è strutturata in modo da rendere più efficienti e sicuri gli edifici italiani, che rappresentano un importante elemento per la riduzione dei consumi e per l’abbattimento delle emissioni di CO2.

In linea generale, appare evidente come nel PNRR, in particolare nella Missione 2, i fondi destinati all’efficienza energetica nel comparto industriale siano esigui rispetto ai fondi destinati ad altri settori.

Resta tuttavia da sottolineare come il processo digitalizzazione delle imprese, affrontato anche nella Missione 1 del PNRR (Transizione 4.0), giochi un ruolo fondamentale per raggiungere obiettivi di efficienza, tramite tecnologie quali software e sistemi in grado di monitorare e ottimizzare i parametri energetici (Energy Management Systems, SCADA).

Le opportunità derivanti dalle Comunità Energetiche

Le Comunità Energetiche rappresentano una tematica verso la quale gli operatori del settore dell’efficienza energetica industriale stanno riponendo attenzione. Per questo motivo, il Rapporto si è posto l’obiettivo di approfondire i modelli introdotti dalle direttive europee e nazionali sulle Comunità Energetiche, con focus particolare sulle Renewable Energy Communities (REC) (o Comunità Energetiche Rinnovabili) e indagare le opportunità e le eventuali criticità che il modello delle REC potrà avere per il settore industriale dell’efficienza energetica, specialmente alla luce delle novità relative alla direttiva REDII introdotte con il decreto legislativo di recepimento delle direttive europee.

Le opportunità derivanti dalle Comunità Energetiche
Timeline del recepimento a livello nazionale della direttiva REDII

La direttiva RED II contiene norme volte a promuovere la diffusione dell’energia prodotta da fonti rinnovabili ed aumentare l’accettazione da parte dei cittadini verso i progetti di nuovi impianti rinnovabili. In particolare, tale direttiva introduce due modelli: gli autoconsumatori di energia rinnovabile che agiscono collettivamente (con il vincolo di trovarsi nello stesso edificio o condominio) e la “Renewable Energy Community”.

Le risultanze dell’indagine svolta rispetto alle Comunità Energetiche ha fatto emergere un generale interesse degli operatori del settore (in particolare ESCo) verso la futura creazione di modelli di business che possano supportare il settore industriale nell’implementazione delle Renewable Energy Communities. Tuttavia, tale interesse si è mostrato subordinato alla pubblicazione da parte dei Ministeri competenti di decreti attuativi che favoriscano l’applicazione di tali modelli, evitando l’inserimento di barriere burocratiche che possano disincentivare gli operatori del settore a muoversi in questa direzione.

Il recepimento a livello nazionale delle direttive europee IEM e REDII

In ottica di superamento del cosiddetto «quadro normativo transitorio», il Parlamento italiano ha delegato il Governo al recepimento di alcune direttive europee, tra cui la Internal Electricity Market Directive 2019/944 (IEM), e la Renewable Energy Directive 2018/2001 (RED II).

Il 4 novembre 2021, il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva i decreti legislativi per il recepimento delle Direttive RED II e IEM (entrati in vigore il 15 e il 26 dicembre 2021), introducendo una serie di novità rispetto al «quadro normativo transitorio» attualmente in essere.

In sintesi, le principali novità introdotte nella direttiva REDII di particolare interesse per il settore industriale si possono riassumere nei seguenti punti:

  • estensione dell’accesso agli incentivi all’energia prodotta da impianti di potenza di 1MW (anziché 200 kW) e condivisa sotto la medesima cabina primaria (anziché secondaria);
  • estensione della possibilità di partecipazione alle REC a impianti già esistenti (in misura non superiore al 30% della potenza complessiva degli impianti di produzione che appartengono alla Comunità);
  • possibilità di sfruttare altre forme di energia da fonti rinnovabili finalizzate all’utilizzo da parte dei membri, promuovere interventi integrati di domotica ed efficienza energetica, offrire servizi di ricarica dei veicoli elettrici ai propri membri, assumere il ruolo di società di vendita al dettaglio e offrire servizi ancillari e di flessibilità.

Il futuro dell’efficienza energetica industriale: è lecito aspettarsi una ripartenza decisa?

A questo punto, la domanda sorge spontanea: vi sono i presupposti per un ritorno del mercato dell’efficienza energetica industriale ai livelli precedenti alla pandemia? Il Rapporto ha voluto indagare analiticamente questo quesito, andando a definire differenti scenari di sviluppo degli investimenti nelle soluzioni di efficienza energetica nel settore industriale.

Per fare ciò, sono stati presi in considerazione sia gli impatti derivanti dal quadro normativo regolatorio precedentemente descritto, sia l’influenza della volatilità dei prezzi delle commodities energetiche sulla propensione agli investimenti da parte degli operatori del settore.

Pertanto, sono stati elaborati tre scenari di investimento per i prossimi anni. In primis, uno scenario “as-is”, che tenga conto dell’influenza della crisi pandemica in un mercato dell’efficienza energetica industriale in cui le attuali da policy governative (PNRR, Certificati Bianchi e Comunità Energetiche) non generino un effetto di rilancio sugli investimenti. In questo scenario, si prevede al 2024 un volume di investimenti pari a 2,8 mld €, superiore quindi del 11% rispetto ai valori del 2019.

Il secondo scenario è denominato “policy driven” e valuta potenzialità di ripresa degli investimenti per effetto del rilancio degli investimenti derivante dalle attuali policy governative (PNRR, meccanismo dei Certificati Bianchi e le opportunità derivanti dalle Comunità Energetiche), che supportino il mercato dell’efficienza energetica industriale in Italia. Rispetto allo scenario «as-is», in questo scenario si ipotizza dunque un impatto positivo da parte dei menzionati meccanismi normativi. Sotto tali ipotesi, è previsto al 2024 un totale di 3,4 mld € investiti in soluzioni di efficienza energetica industriale, ammontare superiore rispetto allo scenario “as-is” grazie al supporto del quadro normativo.

Nel terzo e ultimo scenario, denominato “policy and market driven”, si tiene in considerazione l’impatto positivo derivante sia dalle policy governative, sia dalle dinamiche di mercato che hanno portato ad una maggiore esigenza di intervenire sull’efficienza in ambito industriale a seguito dell’incremento dei prezzi dell’energia. Quest’ultimo ulteriore elemento di spinta al mercato potrebbe generare, secondo le previsioni elaborate all’interno del Rapporto, un volume di investimenti pari a oltre 3,7 mld € al 2024 in Italia, andando a superare le previsioni dei due scenari precedenti. 

E dal punto di vista delle emissioni? Le prospettive al 2030

In continuità con gli scenari elaborati per le previsioni sugli investimenti, lo studio ha posto l’attenzione sull’aspetto sempre più rilevante delle emissioni di CO2. In particolare, sono stati presi come riferimento gli obiettivi di decarbonizzazione contenuti nel PNIEC e nel pacchetto “Fit for 55”, in cui rispettivamente si prevede una riduzione delle emissioni nazionali del -40% e del -55% al 2030 sui livelli del 1990.

Per quanto riguarda il settore industriale, tali obiettivi si traducono in target di emissioni al 2030 di 77 MtCO2eq rispetto al PNIEC e di 60 MtCO2eq rispetto al pacchetto “Fit for 55.

I risultati negli scenari “as-is”, “policy driven” (POD) e “policy and market driven” (PMD) sono chiari: al 2030, il settore industriale non riuscirà a traguardare gli obiettivi di riduzione delle emissioni di gas serra menzionati. Solo nello scenario “policy and market driven” il settore industriale riuscirà ad avvicinarsi all’obiettivo di riduzione del -40%, ma la strada da percorrere per una decarbonizzazione consistente del settore è ancora lunga, come evidenziato dalla distanza notevole tra le previsioni e lo scenario “Fit for 55”.

Gli scenari di emissione del settore industriale al 2030 rispetto ai target
Gli scenari di emissione del settore industriale al 2030 rispetto ai target

Digital Energy Efficiency Report 2022

8 giugno 2022 – h. 9.30
Politecnico di Milano – Campus Bovisa – Via Raffaele Lambruschini 4  Aula Magna Carassa Dadda – Edificio BL 28

Iscriviti, è possibile partecipare in presenza o in streaming

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