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Efficienza energetica: nel 2018 investimenti per 7,1 miliardi di euro

La domanda di efficienza energetica in Italia nel comparto industriale cresce ma a un ritmo meno sostenuto rispetto agli anni scorsi. Gli investimenti più significativi nel segmento Home & Building. I sistemi di combustione efficienti e la cogenerazione, nonostante il calo rispetto al 2017, hanno registrato i maggiori investimenti. In crescita gli investimenti sul processo produttivo. Gli aggiornamenti normativi e l’effetto del Piano Industria 4.0 sulla digitalizzazione del processo produttivo. Il ruolo delle ESCo

I dati dell'efficienza energetica in Italia nel 2018

 

L’Energy Efficiency Report 2019 si pone l’ambizioso obiettivo di scattare una fotografia dello stato della domanda e dell’offerta dell’efficienza energetica nel comparto industriale nel nostro Paese. Lo fa, come di consueto, mettendo “in fila” i tanti dati e “numeri” raccolti durante l’anno dai ricercatori di Energy & Strategy e con la consueta survey sulla “propensione all’efficienza energetica”, che nel complesso ha coinvolto oltre 250 energy manager, imprese e professionisti.

Il risultato di questo lavoro è raccolto in un Rapporto 2019 decisamente “ricco”, del quale qui si riassumono le principali evidenze, lasciando al lettore poi di approfondire il testo completo.

 

Vi proponiamo in anteprima i principali risultati del Rapporto, invitandovi a partecipare al convegno, iscrivendovi alla presentazione del report


Ai presenti sarà consegnata in omaggio una copia dell’Energy Efficiency Report 2019.

 

A fondo pagina il PDF con l'Executive Summary completo


 

Indice degli argomenti:

 

Il totale complessivo degli investimenti in efficienza energetica realizzati nel 2018 in Italia è stato pari circa a 7,1 miliardi di €. È interessante sottolineare come il trend degli ultimi 5 anni si sia mantenuto molto positivo, registrando un CAGR del 12%. Tuttavia, dopo il “boom” del 2014 e la crescita a doppia cifra registrata nel 2017, il 2018 ha registrato un trend positivo (+6,3%) ma in «frenata» rispetto a quanto fatto registrare lo scorso anno.

 

Il segmento Home & Building guida la classifica degli investimenti (con ben il 65% del totale), seguito dal comparto industriale (nel complesso circa 2,3 miliardi di €, poco meno del 33%) e infine la Pubblica Amministrazione, che cuba solamente per il 2% del totale degli investimenti.

La ripartizione tra i diversi comparti (in assoluto) non è significativamente diversa rispetto al dato registrato nel 2017 e tuttavia è interessante notare la diversa dinamica di crescita. La Pubblica Amministrazione, seppur conti solamente per il 2% del totale, presenta l’incremento maggiore rispetto al 2017 (+12%), seguita dal segmento Home & Building con incremento pari a +7,6%. Mentre si attesta solo sul 4% la crescita nel comparto industriale, che ha quindi accentuato l’effetto di «decelerazione» dell’intero mercato.

 

Le soluzioni di efficienza energetica maggiormente adottate nel comparto industriale nel 2018 sono state i sistemi di combustione efficienti e la cogenerazione (che hanno fatto registrare investimenti per un valore rispettivamente di 459 mln € e 443 mln €). Queste due soluzioni tecnologiche hanno «cubato» quasi il 40% degli investimenti complessivi del settore.

Nonostante gli investimenti in cogenerazione e nei sistemi di combustione efficienti rimangano le soluzioni più adottate, risultano in forte calo rispetto al 2017, rispettivamente -24% la cogenerazione e -7% i sistemi di combustione efficienti. Il forte calo della cogenerazione è dovuto all’effetto negativo del decreto energivori il quale ha contribuito anche al calo degli investimenti nei motori elettrici.

Si nota però, ed è particolarmente interessante, un incremento molto significativo degli investimenti sul processo produttivo, con una crescita superiore al 50% rispetto al 2017, da attribuirsi probabilmente all’onda lunga degli effettivi positivi del Piano Industria 4.0. E che giustifica, ancora di più, la scelta di dedicare a questo tema il presente Rapporto. 

 

Livelli di crescita positivi, ma più contenuti, per le altre tecnologie. Continua il trend positivo degli investimenti in illuminazione, che si assetano sui 312 mln € con un tasso di crescita del +16% rispetto all’anno scorso. Seguono poi gli interventi su inverter, aria compressa e refrigerazione

 

Interessante, infine, sottolineare il buon risultato degli investimenti nei Sistemi di Gestione dell’Energia (SGE) pari a 129 mln € con una crescita del 28% rispetto all’anno scorso. Risultato dato dalla ricorrenza nel 2019 dell’obbligo dell’audit energetico ma anche segno di come sempre più frequentemente le imprese hanno un approccio olistico all’efficientamento energetico e non più focalizzato sui singoli interventi e tecnologie.

 

Sempre più spesso gli investimenti in ambito industriale affiancano agli investimenti in tecnologie «hardware», componenti «software» legate alla cosiddetta digital energy.

Per questa ragione, nell’affrontare il Rapporto 2019, si è deciso di considerare esplicitamente queste due componenti e quindi di affiancare, alla tradizionale visione «per tecnologie», una nuova visione che guarda alla componente «software».  

Il quadro normativo

Le normative principali per l’efficienza energetica nel comparto industriale analizzate nel Rapporto sono diverse:

      • Fondo Nazionale per l’Efficienza Energetica (decreto legislativo n.102/2014),
      • Decreto Certificati Bianchi (decreto ministeriale 10 luglio 2018),
      • Decreto Energivori (decreto ministeriale 21 dicembre 2017),
      • Diagnosi energetiche (decreto legislativo n.102/2014),
      • Piano Nazionale Integrato per l’Energia e il Clima (Regolamento del Parlamento Europeo e del Consiglio 2016/0375).

Ed ovviamente il Piano Impresa 4.0 (o Industria 4.0)

 

Le misure previste nel Piano Industria 4.0 non solo hanno già contribuito ad incrementare gli investimenti effettuati dalle aziende ma hanno avuto anche un peso molto rilevante nella propensione agli investimenti in molte aziende, dalle PMI alle aziende di grandi dimensioni. 

 

L’ampliamento delle aliquote relative all’iper ammortamento favorisce le tecnologie abilitanti la trasformazione in chiave 4.0. La misura del super ammortamento, inizialmente eliminata è stata reintrodotta per favorire l’effetto volano per le misure di rinnovamento del parco macchine.

  

Gli incentivi alla formazione sono un importante tassello del «Piano», infatti permetteranno alle imprese di avere non solo tecnologie avanzate ma anche personale dipendente in grado di sfruttare al meglio le potenzialità di queste tecnologie ed evitare il rischio occupazionale legato allo sviluppo tecnologico. Analogamente favorire l’accesso al credito e incentivare le spese in attività di Ricerca e Sviluppo permetterà, da un lato, alle aziende che altrimenti non ne avrebbero la possibilità, di investire in tecnologie 4.0 e dall’altro di sviluppare nuove soluzioni che potrebbero permettere al sistema Paese di cogliere le opportunità legate alla quarta rivoluzione industriale.

L’effetto del Piano Industria 4.0 è dunque positivo nell’incrementare la digitalizzazione delle aziende italiane. Si tratta di un quadro normativo che ha fornito e sta fornendo la base tecnologica necessaria per molte applicazioni digitali (digital twin, big data analytics, …). Infatti, il Piano Industria 4.0 ha finora promosso la digitalizzazione del processo produttivo sia nel suo complesso sia delle singole macchine, spinto dal tessuto imprenditoriale italiano composto in prevalenza da PMI. In futuro sarà auspicabile un’evoluzione della normativa verso una visione più sistemica ed interconnessa non più solamente a livello macchina ma a livello di sito produttivo, il quale diventerà gestibile complessivamente da remoto, anche senza la necessità di intervento umano.  

 

Il nuovo Decreto Certificati Bianchi è giudicato positivamente in quanto ha contribuito a stabilizzare i prezzi dei TEE sul mercato e le recenti nuove Linee Guida contribuiranno a rendere il meccanismo più chiaro, anche se si permane in una fase di «transitorio» con la necessità di un ulteriore dialogo e confronto tra le parti interessate

 

L’efficientamento energetico del comparto industriale è stato invece colpito in negativo dal nuovo Decreto Energivori. Il Decreto, abbassando il costo dell’energia per il comparto industriale, favorisce sì produttività e crescita ma non l’efficientamento energetico del settore e così l’industria potrebbe in futuro risentire del mancato efficientamento qualora la normativa venisse modificata o annullata. Dunque, si potrebbe, invece di incentivare solamente le aziende energivore, incentivare aziende efficienti grazie per esempio all’adozione di tecnologie di autoconsumo. In questo modo non si andrebbe a disincentivare l’efficientamento energetico industriale ma si agevolerebbero aziende «virtuose» con l’obiettivo di spronare un utilizzo più efficiente dell’energia. Il Decreto Energivori ha tenuto conto di questo aspetto, predisponendo l’individuazione di parametri di consumo efficiente che avrebbero dovuto essere sviluppati dall’ENEA entro luglio 2018, ma ancora non disponibili. 

La survey 2019: la propensione agli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale

L’analisi 2019 ha riguardato un campione rappresentativo dei 7 principali settori industriali, che rappresentano il 65,5% del totale dei consumi elettrici di tutto il comparto industriale manifatturiero italiano ed il 63% del consumo totale di gas naturale del comparto industriale italiano.

 

L’86% del campione analizzato dichiara di aver implementato investimenti in efficienza energetica nel corso dell’ultimo anno (2018). I soggetti non obbligati ad eseguire la diagnosi energetica, sono tuttavia meno propensi ad effettuare investimenti. La loro percentuale si attesta infatti al 60% rispetto al 91% relativo ai soggetti obbligati; dato questo che dimostra come l’obbligo di diagnosi sia stato un driver rilevante per l’efficienza energetica.

 

Le barriere agli investimenti che risultano ancora oggi essere più critiche sono l’incertezza sul quadro normativo e gli eccessivi tempi di ritorno dell’investimento, e questo vale sia per le Grandi Imprese che per le PMI. La prima può essere spiegata dall’evoluzione che il quadro normativo sta subendo negli ultimi anni, in particolare riguardo alla riforma dei TEE e al decreto energivori.

La seconda barriera presenta una maggiore discrepanza relativamente alla taglia delle imprese. In particolare, per le Grandi Imprese i tempi di ritorno dell’investimento sono maggiormente significativi rispetto alle PMI e ciò deriva probabilmente dal fatto che gli interventi effettuati dalle Grandi Imprese sono caratterizzati da un impego più ingente di capitale.

Un’altra barriera che registra una interessante differenza tra Grandi Imprese e PMI è data dall’interazione critica con il processo produttivo, che risulta essere più critica all’aumentare della taglia di impresa. È infatti comprensibile che nel caso di processi più complessi sia più difficile intervenire, ed eventuali imprevisti risultano essere economicamente più gravosi in imprese con costi fissi maggiori. La scarsa consapevolezza del top management viene indicata invece come maggiore criticità dalle PMI, segno che la cultura dell’efficienza energetica penetra più difficilmente nelle piccole realtà, le quali spesso faticano a riconoscere i vantaggi derivanti dal risparmio energetico e non presentano al proprio interno una figura specifica addetta alla gestione dell’energia.

 

E’ interessante confrontare il trend degli investimenti atteso dagli operatori industriali nel 2018 con le risposte al medesimo quesito posto alle imprese italiane lo scorso anno con riferimento agli investimenti nel 2017. È diminuito il numero di imprese che prevede investimenti in crescita passando da 56% nel 2017 a 31% nel 2018, mentre sono in aumento sia coloro che prevedono un calo degli investimenti (dal 5% all’11%) sia chi non prevede particolari cambiamenti, passati dal 31% del 2017 al 56% di quest’anno.

 

Analizzando la ricorrenza degli interventi di efficienza energetica del 2018 (in figura), si dimostra come più della metà delle imprese campione (57%) abbia deciso di investire sul processo produttivo per aumentarne l’efficienza energetica. Da notare la presenza elevata di interventi di illuminazione con il 49% e la limitata percentuale della cogenerazione e dei sistemi di combustioni efficienti (che invece sono le prime 2 voci in termini di investimenti), entrambi sotto il 25%.

 

Ricorrenza degli interventi di efficienza energetica del 2018

Ricorrenza degli interventi di efficienza energetica del 2018

 

Nella survey 2019 si è raccolta per la prima volta l’informazione circa la presenza in termini percentuali delle tecnologie digital. Le grandi imprese presentano per ogni tecnologia una percentuale maggiore rispetto alle PMI. Per esempio, sensori, attuatori e PLC risultano essere presenti nel 100% del campione delle grandi imprese. 

 

Occorre tuttavia puntualizzare che, nonostante la maggior adozione di soluzioni digitalall’interno sia delle PMI sia delle Grandi Imprese, esse non sempre vengono utilizzate per monitorare e ottimizzare i consumi energetici aziendali, ma piuttosto per ottimizzare la produzione dell’azienda al fine di aumentare la produttività più che l’efficienza energetica.

 

Non si tratta dunque di una mancanza di strumenti digitali, i quali spesso risultano essere presenti ed avanzati, ma di un mancato sfruttamento di parte delle loro potenzialità, in quanto sono utilizzati solo di rado per trattare dati e informazioni di natura energetica.

 

Per esempio, un numero rilevante di aziende utilizza soluzioni digital quali: sensori, PLC, SCADA, ERP per il monitoraggio della produzione e per effettuare pratiche di gestione dei macchinari quali la manutenzione predittiva.Spesso accade che i dati di natura energetica raccolti da queste apparecchiature non vengano poi adeguatamente analizzati ed utilizzati in modo strutturato in ottica di riduzione dei consumi

 

Dall’analisi emerge come la legge sull’obbligo di diagnosi (d.lgs. n°102/2014) abbia dato una spinta nel processo di digitalizzazione del comparto industriale, soprattutto nell’ultimo anno dato l’obbligo di fornire un piano di misura dei consumi del 2018, entro dicembre 2019. Tuttavia, queste soluzioni spesso non vengono utilizzate nella maniera adeguata, in parte perché i soggetti obbligati non sono necessariamente preparati in modo opportuno, ed in parte perché l’acquisizione di competenze necessarie per analizzare i dati richiede tempo e risorse. 

La survey 2019: la modalità di investimento in efficienza energetica nel comparto industriale

Ancora nel 2018, il 75% delle imprese che ha investo in efficienza energetica ha fatto ricorso alla modalità «self-made», mentre solo il 25% del campione ha dichiarato di essersi rivolto ad un soggetto esterno per gestire completamente l’intervento.

Analogamente gli interventi di natura «integrata» (ovvero dove si investe sia sulla parte hardware che sulla parte software) sono di gran lunga la soluzione maggiormente adottata dalle imprese (74% del campione), mentre solo nel 26% dei casi viene preferito l’intervento solo sulla tecnologia hardware o solo sul software.

 

Per la maggior parte degli interventi le imprese che effettuano investimenti self-made si rivolgono comunque ai fornitori di tecnologia hardware.

Distinguendo fra interventi effettuati in modalità self-made e contratto di servizio si denota una certa differenza nella composizione del campione. Negli interventi effettuati con contratti di servizio al primo posto si posizionano le ESCo, con il 28% degli interventi, seguiti dai fornitori di tecnologia hardware (24%) e i software provider (20%). Rilevanti anche le quote di utility e facility management. 

Le ESCo: la fotografia del 2018

Nel corso del 2018 le ESCo certificate sono aumentate del 6% rispetto al 2017, con un conseguente aumento del numero dei dipendenti che raggiunge quota 10.845 (+10% rispetto all’anno precedente). Interessante sottolineare come la crescita dell’ultimo anno sia in termini di soggetti certificati sia in termini di numero di dipendenti sia rallentata rispetto all’anno precedente segno che il mercato ha raggiunto un certo livello di maturità.

Rispetto al 2017 i ricavi complessivi sono aumentati dell’8% raggiungendo quota 3,7 mld €. Il fatturato medio ESCo a fine 2018 si attesta intorno ai 10 mln € in lieve aumento rispetto al 2017 (+1.7%).

Pressoché nulla la crescita dell’EBITDA (+1%) a conferma della maturità raggiunta dal mercato che limita la marginalità degli operatori

 

É interessante notare come la marginalità (rapporto EBITDA fatturato) delle ESCO piccole, 13,5%, sia significativamente maggiore rispetto alla marginalità delle ESCo di grandi dimensioni, che si attesta al 9%. Differenza che può essere spiegata dai costi, tipicamente maggiori, sostenuti dalle grandi aziende.

 

Solamente il 32% delle ESCo coinvolte nella survey 2019 ha dichiarato di effettuare interventi sul processo produttivo.

 

In media il fatturato di una ESCo si ripartisce per il 35% su servizi in modalità ESCo (EPC), per il 42% su progetti di efficienza energetica e consulenza e per il 23% su compravendita di TEE.

É interessante notare come ancora oggi il business legato ai Titoli di Efficienza Energetica abbia un ruolo fondamentale nella determinazione del fatturato ESCo, rappresentando più di un quinto del fatturato totale.

Paragonando il peso delle attività sul fatturato del 2018 rispetto all’anno precedente si nota però un leggero ma significativo spostamento delle attività. I servizi in modalità ESCo hanno un peso maggiore, in termini di fatturato, crescendo dal 30% del 2017 al 35% fatto registrare quest’anno. In leggero aumento anche il peso dei progetti di efficienza energetica e consulenza, cresciuti del 2%. In realtà la crescita è principalmente dovuta alla componente della consulenza e degli audit energetici, visto l’obbligo da parte delle imprese di stilare un piano di misura dei consumi del 2018 entro Dicembre 2019. Si registra invece un forte calo sul business dei TEE, pari al 7%. Risultato derivante sia dal crollo del mercato dei TEE avvenuto tra fine 2017 e durato per tutto il 2018, ma anche dal price cap fissato dal GSE sui titoli che, di fatto, ne ha ridotto la marginalità nella compravendita. 

La domanda di efficienza energetica in Italia (nel comparto industriale): gli scenari attesi

Grazie all’analisi dei fattori che hanno influenzato l’ammontare degli investimenti in efficienza energetica realizzati nell’ultimo anno nel comparto industriale, è possibile ipotizzare tre diversi scenari di sviluppo:

      • Scenario «as is»: le condizioni al contorno non si modificano in maniera consistente, si conferma un trend positivo per gli investimenti nonostante permangano alcune incertezze sul quadro normativo, soprattutto per quanto riguarda il meccanismo dei TEE, il Piano Industria 4.0 sarà utilizzato dal comparto industriale, anche se non nel pieno delle «possibilità», infine si avrà un impatto positivo sugli investimenti grazie all’audit energetico 2019;
      • Scenario «ottimistico»: la recente pubblicazione delle nuove Linee Guida settorialiper i TEE contribuirà ad avere maggiore chiarezza nel mercato dei Certificati Bianchi, il Piano Industria 4.0 sarà largamente utilizzato, nel pieno delle «possibilità»,econtribuirà ad incrementare gli investimenti effettuati sul processo produttivo trainando un aumento degli investimenti effettuati nel comparto industriale e, in particolare, nel processo produttivo. Infine, si assisterà ad un miglioramento delle sinergie tra gli operatori attivi nel mercato dell’efficienza energetica industriale
      • Scenario «vincolato»: il trend di crescita registrato negli ultimi anni subisce un arresto e gli investimenti si stabilizzano su cifre pari agli investimenti registrati nel 2018. Permane incertezza sull’evoluzione futura del mercato dei TEE e si conferma l’impatto negativo del decreto energivori che determina un ribasso degli investimenti in efficientamento energetico del comparto industriale dato dall’allungamento del Pay-Back-Time degli investimenti in efficienza energetica ed il Piano Industria 4.0 è solo limitatamente utilizzato.

 

Il potenziale di mercato «atteso» (in figura) nel periodo 2019-2022 per gli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale si attesta tra i 9,84 (scenario «vincolato») e gli 11,95 mld € (scenario «ottimistico»), con un volume d’affari medio annuo compreso tra i 2,5 e i 3 mld €.

 

 Quinquennio 2018 – 2022: potenziale di mercato atteso per efficienza energetica

Quinquennio 2018 – 2022: potenziale di mercato «atteso» per gli investimenti in efficienza energetica nel comparto industriale

 

Sia al 2020 sia al 2022, il tasso di crescita degli interventi nel processo produttivo è maggiore del tasso di crescita degli investimenti del comparto industriale sia nello scenario «ottimistico» sia nello scenario «as is» poiché il Piano Industria 4.0 ha un effetto maggiore negli investimenti effettuati solo sul processo produttivo, essendo le maggiori misure del Piano, super e iper ammortamento, dirette a tecnologie impiegate nel processo produttivo.

Lo scenario «vincolato» mostra, sia al 2020 sia al 2022, tassi di crescita inferiori per il comparto industriale dovuti all’impatto del decreto energivori e dell’incertezza nel mercato dei TEE, mentre gli investimenti sul processo produttivo possono continuare a beneficiare seppur limitatamente degli incentivi del Piano Industria 4.0.

 

In linea con i risultati degli investimenti in efficienza energetica effettuati nel 2018, gli investimenti nel comparto industriale avranno un tasso di crescita inferiore a quello degli investimenti effettuati in totale. Il motivo principale è l’incertezza del quadro normativo e l’impatto negativo di norme come il decreto energivori che hanno effetto sul comparto industriale e non sul segmento Home & Building e sulla Pubblica Amministrazione. È inoltre opportuno sottolineare il maggiore livello di maturità di mercato raggiunto nel comparto industriale, comparto che presenta perciò potenziale di crescita inferiore rispetto a quello del segmento Home & Building e della Pubblica Amministrazione.

Inoltre, gli investimenti sul processo produttivo cresceranno maggiormente rispetto al comparto industriale grazie all’effetto di normative dedicate all’efficientamento energetico e alla digitalizzazione del processo produttivo.

Il peso degli investimenti effettuati nel processo produttivo sugli investimenti effettuati nel comparto industriale crescerà a discapito di tecnologie come la cogenerazione «disincentivata» dalla normativa vigente. Quest’ultima è però una tecnologia fondamentale per lo sviluppo dell’efficienza energetica industriale, si auspica quindi uno sviluppo di normativa incentivante dedicata ad un maggiore sviluppo di questa tecnologia.

 

Il mercato dell’efficienza energetica è in continua crescita, anche se con tasso di crescita minore. Si tratta, dunque, di un segnale positivo per gli operatori ma anche di un trend da preservare mantenendo alta l’attenzione del regolatore. 

 

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Energy Efficiency Report

19 giugno 2019

Politecnico di Milano - Campus Bovisa, via Lambruschini 4, Edificio BL28 - Aula Magna Carassa Dadda

Scarica l'Executive Summary dell’Energy Efficiency Report 2019 

 

TEMA TECNICO:

Efficienza energetica

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