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Indice degli argomenti: Foreste ed emissioni di CO2: il ruolo fondamentale del verde Mercati di crediti volontari di carbonio: quali sono i motivi della crescita? Mercati volontari e Italia: serve un registro nazionale dei crediti di carbonio Foreste ed emissioni di CO2: la crescita del mercato richiede una regolamentazione Il legame tra foreste ed emissioni di CO2 di origine antropica sarà sempre più forte. La crescente attenzione al ruolo delle foreste la si deve anche all’azione dei mercati volontari di crediti di carbonio, che legano interessi ambientali a quelli etici ed economici di riduzione dell’impronta carbonica. Secondo Forest Trends questi mercati hanno incanalato più di 5 miliardi di dollari in attività di riduzione delle emissioni negli ultimi 20 anni coinvolgendo dai singoli cittadini alle grandi multinazionali e l’interesse è sempre più ampio. I mercati volontari del carbonio sono pronti a espandersi notevolmente nel 2021 e nel futuro – mette in luce la stessa organizzazione internazionale – e la crescita è iniziata dal 2017 in poi. In questa direzione e proprio nelle settimane scorse, Bloomberg ha dato notizia che la Russia, il più grande esportatore di energia del mondo e uno dei suoi maggiori inquinatori, sta creando una piattaforma digitale per raccogliere dati satellitari e da droni sulla capacità di assorbimento di CO₂ delle foreste della regione. L’obiettivo di questa azione è monetizzare i suoi 640 miliardi di alberi, distesi su un’area grande quasi il doppio dell’India, in un mercato per le aziende volto a compensare la loro impronta di carbonio. Russia a parte, sono diversi i Paesi che hanno deciso di investire e creare le condizioni per stimolare il mercato volontario. «In tutti i casi c’è una regolamentazione normativa che porta a strutturare il mercato e a renderlo dinamico», segnalano Saverio Maluccio e Raoul Romano, ricercatori del Centro di ricerca Politiche e Bio-economia presso il CREA – Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’analisi dell’Economia Agraria. Su queste esperienze lo stesso Ente di ricerca ha presentato già nel 2016 una proposta per promuovere un Registro nazionale dei crediti di carbonio generati da progetti forestali ed agricoli come anche previsto successivamente dal documento “Rilancio Italia 2020-2022”. Una misura valida per “aumentare e preservare le aree verdi, il territorio e gli ecosistemi nazionali”. Ma anche per aumentare il numero dei progetti di tutela e sviluppo delle foreste italiane, comprese le iniziative per il verde urbano responsabilizzando e coinvolgendo direttamente gli operatori e l’intera società. Foreste ed emissioni di CO2: il ruolo fondamentale del verde Le foreste rendono possibile la vita sulla Terra, non solo per i quasi 2 miliardi di persone che dipendono direttamente da esse per il cibo e il riparo, e le innumerevoli altre specie che le abitano, ma per l’intero pianeta. C’è poi il legame virtuoso tra foreste ed emissioni di CO2: solo considerando l’Unione Europea, le aree forestali sono il più importante serbatoio naturale di anidride carbonica e ogni anno potrebbero assorbirne il doppio di quella attuale, rileva anche Greenpeace. La forestazione, urbana ed extraurbana, oltre che etica e sostenibile, è un mezzo utile per fare economia, se gestita opportunamente. Progetti legati alla forestazione fanno parte del Voluntary carbon market che punta su azioni volontarie da parte degli attori coinvolti. «La differenza con gli ETS è sostanziale – spiega Maluccio – Le aziende che partecipano al mercato volontario dei crediti di carbonio lo fanno per responsabilità sociale e di impresa, per finalità di marketing e per contare su una migliore immagine sul mercato. Le stesse aziende che compensano le proprie emissioni acquistando crediti di carbonio chiedono maggiore trasparenza e regole uguali per tutti affinché il mercato sia etico, ed evitando così episodi di green washing. ETS – Emission Trading System è il nome del sistema di scambio di quote di emissioni avviato dall’Unione Europea nel 2005, ancora oggi è il più grande sistema di scambio di quote di emissioni di gas a effetto serra al mondo. Un meccanismo nato per ridurre le emissioni di gas a effetto serra nei settori energivori, con un criterio obbligatorio per le aziende e le realtà con un forte impatto ambientale, in termini di emissioni. L’obbligo, però, non può più bastare: anche il mondo finanziario se n’è accorto. La grande sfida al climate change ha costretto il mondo degli affari, e non solo, a rivalutare e immaginare in maniera nuova e differente il ruolo della compensazione volontaria, fondamentale per generare i fondi necessari alla protezione del clima e per dare un reale contributo agli obiettivi di sviluppo sostenibile. Una prova di questo rinnovato interesse per il mondo green è anche il successo degli ESG, ovvero gli investimenti Environmental, Social, and Governance, passati da quasi 23 mila miliardi nel 2016 a oltre 40mila miliardi nel 2020. Mercati di crediti volontari di carbonio: quali sono i motivi della crescita? Necessità cogenti e interessi economici ed etici hanno portato il mercato di crediti volontari di carbonio a una crescita costante. Secondo un report di Forest Trends, gli impegni aziendali di decarbonizzazione hanno alimentato un volume di transazioni record di almeno 104 Mt CO2 e nel 2019, in crescita del 6% rispetto al 2018. E il volume è stato sorprendentemente forte nel 2020, addirittura superiore al 2019, nonostante la pandemia di COVID-19. Il vantaggio di un minor costo di sviluppo/transazione rende il mercato volontario particolarmente attraente per quei progetti piccoli e sostenibili per i quali il processo di certificazione UNFCCC è troppo costoso. Certo, rispetto a sistemi come l’ETS, la dimensione totale del mercato volontario di CO2 è molto più piccola. Ma un numero crescente di aziende sta investendo in progetti di riduzione volontaria di emissioni al fine di ridurre la propria impronta di carbonio e raggiungere la condizione di carbon neutrality. Mercati volontari e Italia: serve un registro nazionale dei crediti di carbonio Il mercato volontario dei crediti di carbonio può certamente interessare anche l’Italia. «Riguarda diverse attività, tra cui il rimboschimento ovvero la messa a dimora di alberi sia in area urbana (verde urbano) sia in extraurbane, per lo più pianura, mentre nelle aree montane si tende a implementare progetti di gestione forestale sostenibile, oltre a progetti legati alle bioenergie», illustra il ricercatore CREA, spiegando che l’attività portata avanti dal Nucleo Monitoraggio Carbonio riguarda il monitoraggio e l’analisi di tutti i progetti forestali che assorbono CO2 realizzati in Italia o da organizzazioni Italiane all’estero. Il mercato è più che mai vivo, ma ha bisogno di regole certe. «Il problema è proprio legato alla mancata regolamentazione. In Italia, per esempio, non c’è una normativa di riferimento che indichi come generare, acquistare e gestire questi crediti. In Francia, nel Regno Unito e in altri paesi europei, invece, ci sono linee guida nazionali». Ed è qui che si è avviato il lavoro del Nucleo Monitoraggio Carbonio del CREA. Esso ha coordinato un lungo processo di confronto pubblico che ha coinvolto i principali attori operanti nel mercato volontario dei crediti in Italia, che ha portato alla realizzazione del “Codice forestale del Carbonio” (CFC). Tale documento definisce le Linee Guida e di indirizzo per la realizzazione di progetti forestali, su proprietà pubbliche e private, e identifica i criteri minimi qualitativi per generare e vendere crediti di CO2 nel Mercato volontario. Lo hanno spiegato in un comunicato stampa in cui evidenziano come i crediti di carbonio, ossia le tonnellate di CO2 equivalente immagazzinata nella biomassa vegetale o nel suolo da attività di gestione, imboschimento o rimboschimento, vengono impiegate sia nel mercato volontario che per il raggiungimento degli impegni internazionali sottoscritti dal Governo italiano nell’ambito del Protocollo di Kyoto per compensare le emissioni generate dai diversi settori produttivi. Il codice forestale del carbonio è stato presentato nel 2016 al Ministero dell’Ambiente e della tutela del territorio e del mare, purtroppo senza avere risposta. Quest’anno «la proposta sarà riformulata il prossimo 15 giugno anche perché i prezzi del carbonio stanno aumentando parecchio, sia negli ETS che nei mercati volontari per diverse ragioni – fanno sapere Maluccio e Romano – I fondi di investimento hanno intenzione di puntare in questi progetti: come ci conferma anche l’attenzione del Forum della Finanza Sostenibile tenutosi nel 2019 a Milano, nell’ambito del quale, una sessione di lavoro è stata dedicata alla finanza nel settore forestale». Foreste ed emissioni di CO2: la crescita del mercato richiede una regolamentazione Questo grande interesse crescente nei progetti forestali di sostenibilità necessita di una regolamentazione che possa dare trasparenza e fiducia ai soggetti che vogliono investire nel mercato volontario dei crediti di carbonio. Anche perché attualmente assommano a circa 160 milioni di dollari le transazioni a livello mondiale di crediti di carbonio nel settore forestale e agricolo. Nel solo Regno Unito si parla di 9,6 milioni di tCO2 assorbite grazie ai progetti forestali, ma la situazione è in divenire e in crescendo, contando proprio sul fatto che il Paese conta già dal 2014 sul Woodland Carbon Code, lo standard volontario nazionale. In Italia le tonnellate di CO2 vendute tra il 2011 e il 2019 ammontano a soli 0,6 milioni per valore economico di circa 2 milioni di euro, senza considerare però i progetti iniziati nel 2020 anno in cui si contano circa 50 progetti attivati. Ma la situazione potrebbe cambiare soprattutto perché l’Unione Europea intende stimolare questo mercato, promuovendo l’iniziativa della Carbon Farming, grazie alla possibile inclusione dei Crediti forestali nel mercato istituzionale EU-ETS e sostenendo i mercati volontari come strumento in grado di permettere il raggiungimento degli obbiettivi previsti dalla futura PAC – Politica Agricola Comune. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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