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Legambiente ha dedicato una giornata di studio alle opportunità offerte dal biometano, quando è prodotto nel rispetto della biodiversità e dell’uso dei suoli agricoli, a livello di sostenibilità, stategia energetica nazionale, sviluppo dell’economia circolare. Ma è necessario che venga definito un quadro normativo chiaro, come richiedono i sottoscrittori – tra cui Legambiente – della Piattaforma Biometano, promossa dal Consorzio Italiano Biogas, per arrivare a produrre 8,5 miliardi di metri cubi di biometano, assicurando 12mila posti di lavoro solo nel settore del trattamento rifiuti, gestione discariche e il ciclo degli impianti agro industriali. Ln normativa ancora oggi vieta l’immissione del biometano in rete, a differenza di quanto accade in vari paesi europei. Un maggior utilizzo di biometano potrebbe avere ottimi impatti in tutti i settori economici, aiutando a rendere più sostenibile il consumo di energia domestica, industriale e la mobilità, a diminuire le emissioni inquinanti e migliorare la gestione dei rifiuti. Oggi in Italia ci sono 7 impianti a biometano di cui 6 a scopo dimostrativo. Però Legambiente sottolinea che il potenziale producibile al 2030 potrebbe arrivare a 8,5 miliardi di metri cubi, di cui 0,5 da rifiuti – escluso il potenziale da discarica difficile da stimare – e il resto da agricoltura. Che cos’è il biometano Come definito dall’articolo 2 del decreto legislativo 28/2011 è “gas ottenuto a partire da fonti rinnovabili avente caratteristiche e condizioni di utilizzo corrispondenti a quelle del gas metano e idoneo all’immissione nella rete del gas naturale”. La produzione del biometano fatta nel rispetto della biodiversità e della funzione di stoccaggio del carbonio svolta da foreste e dai terreni coltivati, avviene sia dagli scarti di biomasse di origine agricola che si rinnovano nel tempo e che nel loro ciclo di vita hanno incorporato il carbonio presente nell’atmosfera, sia dalla frazione organica dei rifiuti solidi urbani derivante da raccolta differenziata. Il suo consumo avviene quasi senza ulteriori emissioni climalteranti. Chimicamente uguale al metano fossile (o gas naturale) è utilizzabile in miscela o in sostituzione del gas e può quindi essere distribuito nei metanodotti e in città. Il direttore generale di Legambiente Stefano Ciafani nel confermare l’importanza della produzione di biometano per il corretto trattamento dei rifiuti biodegradabili nell’ambito del nuovo scenario dell’economia circolare europea, ha evidenziato la necessità che ci sia una maggiore informazione e che vengano realizzati impianti di digestione anaerobica, soprattutto nel centro sud Italia che ne è ancora sprovvisto. Anche nel settore agricolo potrebbe avere ottimi sviluppi, contribuendo a diminuire in maniera significativa le emissioni del settore agricolo che in Italia rappresentano oltre il 7% delle emissioni complessive di gas climalteranti. Agostino Re Rebaudengo, presidente di assoRinnovabili sottolinea invece le possibilità che potrebbero derivare dall’immettere il biometano nella rete nazionale del gas naturale, una delle più capillari ed estese d’Europa, in questo modo lo si potrebbe utilizzare facilmente e subito nella copertura dei fabbisogni domestici. Inoltre grazie al biometano potrebbe crescere il parco auto a metano, di gran lunga il più importante d’Europa, composto da poco meno di un milione di veicoli tra autobus, autocarri per trasporto merci, autoveicoli e autovetture, trattori stradali e motrici. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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