Climatizzatori intelligenti: inverter, WiFi e pompa di calore per consumare meno tutto l’anno 24/06/2026
Indice degli argomenti: La Bay Area Challenge L’esperienza di Resilient by Design Il Clean Water Act Il modello Il cambio di paradigma Parla Sarah Moos-Thompson Nasce nel 2017 sulla base dell’esperienza newyorkese di Rebuild by Design. È Resilient by Design | Bay Area Challenge, un’iniziativa per la salvaguardia della Baia di San Francisco dagli effetti del cambiamento climatico. È un’area di grandi dimensioni, oggi fortemente a rischio. Si tratta di un’esperienza virtuosa, che in soli dodici mesi ha dato vita a nove progetti, ma soprattutto ha saputo mettere in campo un lavoro collettivo fatto di cittadini, istituzioni, esperti, ambientalisti, organizzazioni scientifiche e no profit. La Bay Area Challenge Una sfida, appunto. Una collaborazione senza precedenti, per predisporre soluzioni innovative di contrasto ai cambiamenti climatici nelle nove contee della Baia di San Francisco. Una fase di elaborazione collettiva del progetto (credits, Resilient by Design Bay Area Challenge) In questa competizione team di architetti, ingegneri, designer ed esperti di varie discipline sono stati selezionati per predisporre progetti adatti a contrastare le vulnerabilità sociali e ambientali attorno alla baia. Con l’aiuto dei cittadini, in poco tempo, sono state identificate le aree di crisi e messi a punto progetti orientati alla resilienza. L’esperienza di Resilient by Design Resilient by Design non è paragonabile a un tradizionale concorso di progettazione, ma è una competizione servita per accrescere la collaborazione con le comunità locali e testare le competenze tecnico-scientifiche in materia di resilienza. Un lavoro collettivo finalizzato a preservare un’area che nei vent’anni precedenti aveva puntato molto alla salvaguardia degli habitat della costa. La baia di San Francisco e la localizzazione della zona di San Rafael (Resilient by Design Bay Area Challenge) Una costa, la Bay Area di San Francisco, profondamente differente rispetto a quelle dell’Atlantico. Infatti è vasta, poco profonda, con un forte sviluppo urbano in riva al mare: lì sarebbe improponibile, per contenere gli effetti dell’innalzamento delle acque, creare delle difese tradizionali lungo le sponde. Ciò che serve è invece predisporre soluzioni durature ed efficaci. Il Clean Water Act C’è anche un altro importante motivo che ha spinto a sostenere e a far decollare la Bay Area Challange: alcuni anni fa gli stessi cittadini della zona avevano approvato il Clean Water Act, il piano di disinquinamento delle acque e per il ripristino degli habitat naturali. Un piano basato sulla tassazione dei contribuenti per conservare la natura e migliorare la salute dei residenti. Si è trattato di uno sforzo monumentale, che ha comportato ingenti investimenti per ricostruire l’habitat naturale del litorale. Un impegno, iniziato nel 1999, che ha prodotto grandi progressi nella ricostruzione delle zone umide, creato nuovi spazi aperti e habitat per pesci e animali selvatici. Nel corso degli anni, la State Coastal Conservancy, l’agenzia federale con compiti di protezione ambientale e delle vie d’acqua, ha svolto un ruolo fondamentale nel dare forma all’attuale paesaggio costiero della California: sono stati creati sentieri, conservati centinaia di migliaia di metri quadrati di habitat destinati alla fauna selvatica, realizzati spazi panoramici, migliorati i terreni agricoli. I passi avanti compiuti rischiano ora di essere vanificati a causa del cambiamento climatico: una battaglia ancora più impegnativa per la quale sarà indispensabile un livello di collaborazione senza precedenti e che non ha esempi a cui ispirarsi. Serviranno flessibilità, innovazione e investimenti. Il modello Proprio sul tema degli investimenti e della capacità di attrarne, l’esperienza virtuosa di Resilient by Design | Bay Area Challenge – a dirigerla è Amanda Brown-Stevens, che già in passato, come vice-direttore di Greenbelt Alliance, aveva lavorato con le nove contee della baia per la protezione delle aree naturali della regione – rappresenta un modello di riferimento a cui ispirarsi, per un sistema che sia efficace, basato sull’integrazione dei sistemi naturali con l’ambiente costruito e sull’equità sociale. Un modello che in pochi mesi, esattamente nel maggio del 2018, ha saputo mettere in campo nove progetti capaci di guardare al futuro resiliente di questa zona della California. In questo articolo Infobuildenergia presenta il progetto Elevate San Rafael messo a punto da Bionic, un team di architetti di San Francisco. Il cambio di paradigma Elevate San Rafael porta la firma di diversi studi di progettazione urbana e del paesaggio con capofila Bionic, un team di architetti di San Francisco guidati da Marcel Wilson, che ha lavorato in collaborazione con altri importanti studi come Wxy, PennDesign e Michael Yarne oltre a numerosi altri esperti. È la traduzione concreta di quello che spesso si usa definire “cambio di paradigma”, vale a dire la necessità di mettere in campo nuove soluzioni per rispondere a fenomeni complessi come sono appunto i cambiamenti climatici. San Rafael è una piccola città a nord di San Francisco, nella contea di Marin, che mostra tutte le criticità dell’area metropolitana della Bay Area. È un centro produttivo minacciato dalle inondazioni e anche dal persistere di una mentalità che considera le soluzioni ingegneristiche (regimentare i fiumi e alzare gli argini) come le più adatte ad affrontare il problema del climate change. Elevate San Rafael è l’esatto opposto: innalzare e migliorare invece la qualità della vita e la coesione sociale. Un cambio radicale di strategia per ridefinire il rapporto con la società e con l’ambiente della baia. Un esempio di convivenza delle abitazioni esistenti con il livello delle acque (credits, Bionic) L’idea di Bionic prevede risposte a breve e a lungo termine, con progetti pilota che, una volta attuati, saranno in grado di proteggere la città, migliorare la resilienza della comunità, sperimentare tecniche ecologiche, guadagnare tempo per prepararsi al futuro. Sul lungo termine, servirà invece ridefinire la forma urbana di San Rafael, migliorandone la mobilità, reinventando le infrastrutture, fornendo una protezione duratura per i prossimi cento anni. Con l’innalzamento delle acque del mare il futuro si presenta incerto, ma già oggi alcuni studi indicano che nei prossimi 40 anni il livello medio delle acque salirà di circa trenta centimetri, un valore destinato a crescere nel tempo. Se questo è ciò che attende le comunità locali, forse già oggi è possibile pianificare una serie di azioni e definire delle strategie per realizzare infrastrutture capaci di resistere agli scenari peggiori. L’impatto dell’innalzamento delle acque nei prossimi 500 anni (credits, Bionic) Elevate San Rafael propone quindi di ridurre le zone della città maggiormente esposte al rischio, realizzare interventi di miglioramento degli edifici più esposti, acquisire aree per proteggere le infrastrutture urbane e per realizzare abitazioni sociali, costruire infrastrutture verdi. Parla Sarah Moos-Thompson «Il nostro team – afferma Sarah Moos-Thompson, senior associate di Bionic – ha identificato le aree più colpite dalle maree crescenti, quelle comprese tra 15 e 30 centimetri. Si tratta di migliaia di ettari, in cui sono insediate importanti aziende, migliaia di persone e infrastrutture vitali. È stata prodotta la mappa delle vulnerabilità, identificate le aree più a rischio di San Rafael, che si trova in una delle maggiori depressioni della baia. Ciononostante, i residenti vogliono rimanere a vivere qui. E per riuscirci occorre innalzare tutto: dalle case alla protezione ambientale a quella sociale. Il progetto non propone solo di adattarsi, di resistere, ma innalzare fisicamente le abitazioni, elevare i legami comunitari e le condizioni sociali. «Il termine elevare – sostiene Moos-Thompson – è inclusivo, semplice, multi-generazionale, urgente e paziente allo stesso tempo, politico e pratico, sensibile e audace. Deve nascere dal progetto, non dall’emergenza. Deve essere a beneficio di tutti, non di pochi. Deve iniziare ora, non più tardi nel tempo». C’è un però. Il progetto al momento non è finanziato. «Purtroppo, è così. Le fonti di finanziamento tradizionali non puntano alla resilienza. O meglio, i programmi attuali potrebbero contenere progetti trasversali. La chiave sta proprio qui: individuare i co-benefici di progetti anche non dichiaratamente resilienti. Con il municipio stiamo lavorando per trovare fondi che consentano di far marciare la proposta, mentre stiamo spingendo affinché il progetto entri nel Masterplan 2040 della California». Come cambia la progettazione Cambiano i paradigmi di riferimento e conseguentemente sul fronte della progettazione dovrebbe cambiare qualcosa. Ma è così? «Nel progettare Elevate San Rafael abbiamo attuato una strategia incentrata sulle forze invisibili in gioco. Chi sono? Sono soggetti economici di vario genere – assicurazioni, imprese di costruzioni, commercianti, operatori della logistica – che stanno riorientando le loro scelte localizzative. Su queste tendenze abbiamo puntato per cercare di riposizionare il modello di urbanizzazione attuale verso una forma urbana equa e resiliente. Il nostro lavoro è cambiato soprattutto nel rapporto con le comunità coinvolte. Abbiamo imparato a conoscere le esigenze degli abitanti e delle imprese. Le nostre proposte progettuali sono nate da questa forte interazione. Abbiamo utilizzato strumenti nuovi come droni, telecamere subacquee, video, software di simulazione, sensori. Per comunicare con le persone abbiamo inventato loghi, adesivi, libri, poster, sondaggi. Per le persone con più difficoltà di apprendimento abbiamo ideato un kit sulle alluvioni stampato in 3D. Ci siamo anche dotati di un furgone, il Flood Mobile, che è stato poi donato alla comunità locale. In questo modo abbiamo accelerato i tempi del nostro lavoro, attirato l’interesse delle persone, suscitato domande superando le barriere di età, lingua ed educazione. Sulla base dell’esperienza della Bay Area il nostro studio sta ora lavorando per pianificare la resilienza delle coste del sud della California e progettando gli accessi costieri di otto siti a Malibu». La flood Mobile utilizzata dal team di progettisti per sensibilizzare la popolazione (Resilient by Design Bay Area Challenge) Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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