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Indice degli argomenti: La resilienza al giorno d’oggi L’esperienza di New York City Parla Amy Chester Rebuild by Design quattro anni dopo I prossimi passi di RbD Negli ultimi anni resilienza è diventata parola di uso comune. Il vocabolo è infatti utilizzato in diversi campi delle attività umane: in sociologia, psicologia, nello sport, nella chimica. Di recente, il primo a parlarne fu Primo Levi, che da chimico sapeva bene cos’è la materia. La resilienza al giorno d’oggi Resilienza deriva dal latino e voleva dire “saltare indietro”; oggi la parola significa la capacità di un sistema, di un’organizzazione, di un individuo, di un’intera collettività di adattarsi agli eventi e di reagire modificandosi in meglio. Per capirci: gli italiani, nei mesi più difficili della pandemia, hanno dimostrato un’alta capacità resiliente. Big U di The Big Team è il progetto vincitore del concorso internazionale Rebuild by Design Hurricane Sandy Design Competition; prevede una protezione continua lunga due miglia attorno a Manhattan (credits Rebuild by Design) Il termine è entrato anche nel linguaggio di architetti e urbanisti, oltreché dei politici che si occupano di immaginare, progettare e realizzare territori e città capaci di adattarsi ai nuovi scenari del cambiamento climatico. L’esperienza di New York City I primi casi di resilienza urbana li ritroviamo nell’esperienza di New York City con Rebuild by Design, un’organizzazione nata subito dopo i disastri avvenuti nel 2012 sulla costa est degli Stati Uniti con il passaggio dell’uragano Sandy, che ha colpito Manhattan e fatto traballare Wall Street. Il render del progetto Bridging Berm di The Big Team: il lower est side di Manhattan si trasformerà in un parco, con promenade e spazi per i giochi (credits Rebuild by Design) Quella vicenda, che ha prodotto programmi, progetti e realizzazioni, ha fatto molta strada e contaminato altre città, contee e stati federali. Segno che l’idea di allora, nata come iniziativa dal basso e sostenuta dai governi federale e locale, ha colto nel segno, sia per l’approccio sia per la capacità di coinvolgimento di numerosi soggetti. Dal successo del concorso di progettazione si è passati alla formazione di una vera e propria organizzazione: un modello che è a disposizione delle città e delle comunità del Nord America a diventare più resilienti. Non solo, quell’esperienza ha cambiato il modo in cui il governo federale risponde oggi ai disastri e quell’esempio è stato utilizzato in altri Stati per preparare le comunità ad affrontare un futuro sempre più incerto. La zona di Meadowlands nel New Yersey. La proposta progettuale di Mit Cau+Zus si concentra sulle aree di Little Ferry, Moonachie, Carlstad e Teterboro (credits Rebuild by Design) Sono così maturate alcune esperienze significative in diverse parti degli Stati Uniti, in particolare a Miami, Houston, San Francisco. Parla Amy Chester Amy Chester, ceo di Rebuild by Design, viene da esperienze di lavoro importanti: ha trascorso numerosi anni all’interno della macchina comunale newyorkese occupandosi di politiche di sviluppo immobiliare e di sostegno alla qualità ambientale, anni fa ha guidato il concorso internazionale di progettazione del dopo Sandy. Oggi, grazie a quel lavoro, Rebuild by Design collabora con città di tutto il mondo alle prese con gli effetti del climate change. Chester conferma il cambio della missione originaria e anche la dimensione dell’intervento: dopo il concorso di progettazione su New York City, RbD ha avanzato proposte coraggiose come i Bond Act e lanciato iniziative, tra cui la più importante è sicuramente Resilient by Design Bay Area: la sfida resiliente per le comunità della baia di San Francisco impegnate a convivere e contrastare l’innalzamento del livello delle acque del mare dell’Oceano Pacifico. Rebuild by Design quattro anni dopo L’area metropolitana di New York si colloca al primo posto per quanto riguarda gli impatti negativi che i cambiamenti climatici avranno sul prodotto interno lordo. L’agenzia di rating Moody’s ha avvertito i comuni dello Stato di prepararsi agli effetti del climate change pena il declassamento del livello di credito, eventualità che renderebbe più costosi i prestiti governativi. Resist, delay, store, discharge è il titolo del progetto di OMA secondo classificato nel concorso internazionale: nell’immagine, gli schemi dei concetti base della proposta progettuale (credits Rebuild by Design) «Prima di fare il punto della situazione – attacca Chester – mi interessa far sapere che i sette progetti del concorso internazionale di alcuni anni fa, il Rebuild by Design Hurricane Sandy Design Competition, lanciato dal presidente Obama, stanno andando avanti e sono finanziati: il 2020 sarà l’anno di attuazione degli interventi, grazie ai fondi statali e municipali ricevuti seguiti all’emergenza». Dopo il concorso internazionale di progettazione, Rebuild by Design è profondamente cambiata. «È vero, siamo cambiati. Abbiamo creato Resilient by Design | Bay Area, una sfida per le comunità della baia di San Francisco per affrontare il futuro innalzamento del livello del mare». Scape il progetto messo a punto da Landscape Architecture. Nel disegno, la sistemazione di Tottenville nello Staten Island a New York City (credits Rebuild by Design) La ceo di RbD ammette anche le difficoltà e gli ostacoli incontrati lungo il suo cammino. E le difficoltà, anche Oltreoceano, si chiamano carenza di fondi rispetto alle esigenze di adattamento. I cambiamenti da mettere in atto sono profondi e quindi costosi: a oggi non ci sono tutte le risorse che servirebbero. «Le risorse non sono certo adeguate alle esigenze, ma in questo percorso non posso dimenticare le tante alleanze che abbiamo stretto. Dai governi locali alle singole comunità, dai partner locali alla Rockefeller Foundation». I prossimi passi di RbD Chester poi descrive i prossimi passi di Rebuild by Design. «Stiamo lavorando allo sviluppo di un fondo statale e federale per le infrastrutture resilienti, con lo scopo di raccogliere miliardi di dollari per affrontare le sfide dell’adattamento. Il modello è quello sperimentato: far comprendere alle comunità locali il rischio e sviluppare progetti per affrontare la resilienza, sia fisica che sociale. Dobbiamo mettere in campo una solida strategia coinvolgendo una quindicina di stati per l’analisi dei rischi potenziali e i costi delle catastrofi avvenute in precedenza. Dovremo poi selezionare da tre a otto stati target in grado di proporre un fondo per la realizzazione di infrastrutture resilienti: questo servirà da modello per tutti gli Stati Uniti. Abbiamo poi esportato il nostro modo di lavorare in una dozzina di città, riuscendo a creare delle collaborazioni utili a innescare proposte politiche di adattamento». Frequenza dei disastri climatici nello stato di New York nel periodo 2011-2019 (Resilient Infrastructure for New York State; Rebuild by Design) Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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