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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle L’asfalto a km zero di A35 Brebemi Asfalto green: materiali alternativi e sperimentazioni nel mondoPerché e come funzionano queste soluzioniFaq Asfalto sostenibileCos’è l’asfalto riciclato e quali vantaggi offre rispetto a quello tradizionale?Come funziona l’asfalto con leganti bio-based come olio di soia o lignina?Le superfici stradali riflettenti sono davvero efficaci contro l’isola di calore?L’asfalto sostenibile è più costoso rispetto a quello convenzionale? Contrastare il cambiamento climatico passa anche da scelte apparentemente invisibili, come l’asfalto che passa sotto le nostre ruote. Ogni chilometro di strada comporta emissioni di CO₂, consumo di materie prime e impatti diretti sul suolo e sull’ambiente urbano. Ripensare la composizione dell’asfalto e i suoi cicli di vita significa ridurre drasticamente il contributo delle infrastrutture viarie al surriscaldamento globale. Non è solo una questione tecnica, ma una sfida strategica: anche le corsie stradali possono contribuire a sviluppare l’economia circolare. L’asfalto a km zero di A35 Brebemi A35 Brebemi, insieme al Gruppo Aleatica, ha intrapreso un progetto che rappresenta un modello replicabile per l’intero comparto infrastrutturale italiano. Grazie alla collaborazione con Mapei e l’Università di Parma, nasce il primo “asfalto a chilometro zero”: un manto stradale che si rigenera a partire da sé stesso. Il vecchio asfalto viene fresato, trattato e riutilizzato direttamente sul posto, riducendo l’uso di bitume vergine e abbattendo la logistica. Il cuore di questa trasformazione è un additivo innovativo brevettato nel 2024, il MAP – acronimo di Mapei, Aleatica e Parma – che consente di riutilizzare fino al 35% del materiale rimosso, garantendo le stesse performance dell’asfalto tradizionale. I risultati parlano chiaro: l’asfalto oggi in posa lungo A35 Brebemi contiene già il 25% di materiale riciclato e, secondo uno studio dell’Università di Parma, consente una riduzione fino al 20% delle emissioni legate al cambiamento climatico. Un traguardo che trasforma l’infrastruttura in un laboratorio di sostenibilità. Matteo Milanesi, Direttore Generale di A35 Brebemi, ha dichiarato: «Riciclare l’asfalto si può, e si può fare senza rinunciare alla qualità. Con il supporto di partner scientifici e industriali, abbiamo sviluppato una soluzione concreta, replicabile e già in uso». Questa best practice italiana dimostra che la sostenibilità non è un costo, ma una strategia vincente, capace di unire innovazione, economia circolare e responsabilità ambientale. Asfalto green: materiali alternativi e sperimentazioni nel mondo Nel panorama internazionale, sono numerosi i progetti che stanno ridisegnando il modo in cui concepiamo l’asfalto. In India, Regno Unito e Indonesia, le strade vengono pavimentate con miscele bituminose arricchite da plastica riciclata, trasformando un rifiuto in una risorsa. Secondo un articolo di Gulf News, sul primo tratto di strada in Pakistan realizzato con plastica riciclata, è stato utilizzato un totale di 10 tonnellate di bottiglie di plastica per costruire un chilometro dell’Ataturk Avenue a Islamabad, con benefici significativi in termini di durata e costi. Negli Stati Uniti si sperimenta l’uso del vetro frantumato all’interno dell’asfalto – il cosiddetto “glassphalt” – che coniuga resistenza e riciclo. Altre soluzioni emergono dal mondo della biochimica, come l’asfalto realizzato con leganti derivati da olio di soia, microalghe o lignina, una risorsa estratta dal legno. In Olanda e in Iowa, questi materiali bio-based vengono già utilizzati per piste ciclabili e parcheggi urbani. Anche l’asfalto “intelligente” è realtà: nel Regno Unito sono in fase di test miscele contenenti microcapsule di olio vegetale, capaci di autorigenerarsi in caso di microfessure, prolungando la vita utile delle superfici e riducendo gli interventi manutentivi. Parallelamente, alcune metropoli come Los Angeles e Tokyo stanno adottando superfici riflettenti che abbassano la temperatura delle strade, contribuendo alla mitigazione dell’isola di calore urbana. Il governo metropolitano di Tokyo ha avviato un ambizioso programma di “cool pavements” già dal 2005, coprendo circa 190 km di strade fino alla fine dell’anno 2023 e aggiungendone altri 10 km nel 2024. Le superfici riflettenti hanno dimostrato di abbassare la temperatura stradale fino a 8–10 °C, contribuendo così a ridurre l’isola di calore e i rischi legati a colpi di calore. Uno studio della Wageningen University & Research (Paesi Bassi) ha dimostrato che l’impiego di lignina come sostituto parziale del bitume può ridurre le emissioni del 30–60%, testando oltre 30 strade dimostrative in Olanda a partire dal 2014. Tutte queste esperienze, per quanto diverse, indicano una direzione comune: rendere l’asfalto una componente attiva della transizione ecologica. Non più solo supporto fisico per la mobilità, ma elemento capace di dialogare con l’ambiente, risparmiare risorse e ridurre il proprio impatto. È un cambiamento culturale e tecnologico che ha bisogno di visione, alleanze e soprattutto coraggio nell’innovare. E, oggi più che mai, è già sotto i nostri occhi. Perché e come funzionano queste soluzioni Le superfici “cool” funzionano aumentando l’albedo del manto stradale: cioè, riflettono una maggiore parte della radiazione solare anziché assorbirla, mantenendo così una temperatura superficiale e atmosferica più bassa rispetto all’asfalto tradizionale Faq Asfalto sostenibile Cos’è l’asfalto riciclato e quali vantaggi offre rispetto a quello tradizionale? L’asfalto riciclato è una miscela realizzata in parte con materiale fresato da vecchie pavimentazioni, rigenerato tramite additivi e tecnologie specifiche. A differenza dell’asfalto tradizionale, riduce l’uso di materie prime vergini e le emissioni di CO₂, abbattendo anche i costi legati alla logistica e allo smaltimento. Come funziona l’asfalto con leganti bio-based come olio di soia o lignina? Questi materiali naturali sostituiscono in parte il bitume di origine fossile, garantendo performance meccaniche equivalenti ma con un’impronta ambientale ridotta. Sono già stati testati su strade, piste ciclabili e parcheggi in paesi come Stati Uniti, Francia e Olanda, con risultati incoraggianti in termini di durata e sostenibilità. Le superfici stradali riflettenti sono davvero efficaci contro l’isola di calore? Sì, le “cool pavements” riflettono una porzione maggiore della radiazione solare, mantenendo più basse le temperature superficiali e riducendo l’accumulo di calore nelle aree urbane. Los Angeles e Tokyo stanno già applicando queste tecnologie su vasta scala con risultati documentati in termini di benessere climatico. L’asfalto sostenibile è più costoso rispetto a quello convenzionale? Dipende dalla tecnologia utilizzata. In molti casi i costi iniziali possono essere leggermente superiori, ma vengono compensati da una maggiore durabilità, minori interventi manutentivi e significativi risparmi ambientali. In particolare, il riciclo in situ e l’uso di leganti naturali si stanno dimostrando economicamente vantaggiosi nel medio-lungo termine. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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