Teleriscaldamento in Italia: un sistema dal potenziale inespresso

Strumento chiave per la decarbonizzazione del settore termico, il teleriscaldamento in Italia potrebbe crescere fino al 30% se si creassero le condizioni adeguate. Ecco cosa serve per ampliare un sistema che offre diversi punti di forza, dalla flessibilità tecnologica alla vocazione per la sostenibilità ambientale.

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Teleriscaldamento in Italia: un sistema dal potenziale inespresso
Immagine generata con IA

Il teleriscaldamento in Italia ha un potenziale per larga parte inespresso. Oggi copre meno del 3% della domanda di calore per riscaldamento, ha una storia pluridecennale e una presenza ormai consolidata sul territorio, come testimoniano le oltre 430 reti e i circa 5.200 chilometri di infrastruttura. Nel prossimo futuro, stando allo studio “Valutazione del potenziale di diffusione del teleriscaldamento efficiente sul territorio nazionale” condotto dal Politecnico di Milano e pubblicato sul sito di AIRU (Associazione Italiana Riscaldamento Urbano), “sarebbe realisticamente raggiungibile una quota del 20-30% se la tecnologia fosse adeguatamente supportata”.

Servirebbero incentivi stabili e una fiscalità più competitiva per sostenere un sistema che presenta molti vantaggi e punti di forza. Uno tra tutti: la flessibilità tecnologica. La stessa rete di teleriscaldamento può trasportare, nel tempo, calore proveniente da cogenerazione, termovalorizzazione, recupero di calore industriale (acciaierie, vetrerie), geotermia, biomasse a filiera corta e data center. Questa adattabilità consente di integrare progressivamente fonti rinnovabili e calore di scarto, riducendo la componente fossile senza sostituire l’infrastruttura di distribuzione e contribuendo alla decarbonizzazione delle città.

Storia e diffusione del teleriscaldamento in Italia

La storia del teleriscaldamento in Italia comincia nei primi anni Settanta a Brescia, come risposta diretta alla crisi energetica globale del 1973. Registra un importante sviluppo negli anni Novanta, con un primo impulso legato alla delibera CIP 6/92, nata per incentivare la produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili e “assimilate” e che favorì anche il teleriscaldamento (TLR) attraverso il meccanismo della cogenerazione. È però negli anni Duemila che si assiste alla più forte accelerazione, anche grazie ai certificati bianchi, a partire dal 2006-2007. Dopo il 2015 si registra invece una flessione, con il venir meno di quel sostegno. Gli incentivi servono proprio per supportare la rete, che è l’elemento più costoso dell’infrastruttura. È bene considerare, infatti, che la rete è costituita generalmente da un sistema a doppio tubo preisolato, con una tubazione di mandata e una di ritorno, oltre all’isolamento e alle necessarie opere infrastrutturali.

Differenze con l’Europa

Supportare lo sviluppo infrastrutturale è fondamentale, ma qui si notano differenze sostanziali tra Italia e altri Paesi europei. Un esempio: il PNRR ha stanziato 200 milioni di euro per lo sviluppo e l’efficientamento di sistemi di teleriscaldamento e teleraffrescamento in Italia. In Germania, nel 2022, il programma dell’allora Governo tedesco per promuovere lo sviluppo delle reti di calore basate su rinnovabili e calore di scarto, ha ottenuto l’approvazione della Commissione europea e ha potuto contare su 3 miliardi di euro di sostegno finanziario.

A stridere è soprattutto il confronto tra l’Italia e la Francia. Il Paese transalpino, partito nel 2005 da una posizione inferiore a quella italiana, ha successivamente ampliato in modo significativo la diffusione del teleriscaldamento, anche grazie a politiche mirate come l’IVA agevolata al 5%. Germania, Polonia e Danimarca presentano livelli di sviluppo sensibilmente più elevati, sebbene le percentuali disponibili non siano sempre direttamente confrontabili perché riferite a indicatori differenti. In Italia, l’estensione delle competenze tariffarie di ARERA ha avviato il passaggio da un settore nel quale i prezzi erano sostanzialmente determinati dagli operatori a un sistema di regolazione tariffaria. Il metodo tariffario a regime è tuttora in fase di definizione: nel luglio 2026 ARERA ha pubblicato gli orientamenti finali per la relativa consultazione.

 Proposte per lo sviluppo

Per stimolare la crescita del teleriscaldamento in Italia, AIRU propone due misure principali. La prima è introdurre un’IVA agevolata al 5%, sul modello francese, anziché al 22%, per rendere il teleriscaldamento più competitivo rispetto al gas. La seconda riguarda il sostegno alla produzione di calore da fonti rinnovabili: occorre, inoltre, attendere il decreto FER-T destinato ad incentivare la produzione di energia termica da fonti rinnovabili su grande scala, attraverso aste, a complemento del “Conto termico” che incentiva le realizzazioni di piccole dimensioni.

La flessibilità tecnologica come punto di forza

Ma la vera forza del teleriscaldamento è la rete, non una singola fonte energetica. Una delle caratteristiche più interessanti del sistema, in Italia e non solo, è la possibilità di cambiare nel tempo le fonti con cui viene prodotto il calore senza modificare l’infrastruttura di distribuzione. AIRU definisce infatti il teleriscaldamento una tecnologia “flessibile”.

Quanto è importante questa caratteristica nel percorso verso la decarbonizzazione delle città? Secondo AIRU:

«È fondamentale. La stessa rete può trasportare calore prodotto da diverse fonti. La rete di teleriscaldamento di Brescia, la prima a nascere negli anni Settanta, è ancora quella. Non è stata cambiata o sostituita. Attraverso quella rete il vettore termico prima era prodotto in cogenerazione, poi è stato aggiunto il calore recuperato dal termovalorizzatore e, successivamente, i recuperi industriali dalle acciaierie. Ora si aggiunge il data center».

Alla flessibilità si aggiunge la capacità di svilupparsi non solo nelle grandi città, ma anche in realtà medio-piccole. In Italia, la maggior parte delle oltre 430 reti è di piccola o media dimensione. Questa capacità di operare in contesti più contenuti è particolarmente adatta al nostro Paese, dove sette Comuni su dieci contano meno di 5.000 abitanti. Molto, però, dipende dai costi. Di norma, se una municipalità ritiene che il teleriscaldamento sia uno strumento idoneo per il proprio territorio e può contare su un adeguato sostegno, la realizzazione della rete diventa fattibile.

Data center e recupero del calore di scarto

Lo sviluppo del teleriscaldamento in Italia potrebbe trovare un ulteriore stimolo nella combinazione con i data center. Considerata la crescita dei centri dati, il recupero del calore di scarto, opportunamente convogliato in una rete TLR, può rappresentare una soluzione vantaggiosa per i territori che ospitano queste infrastrutture di calcolo.

La Lombardia, prima regione italiana ad aver approvato una specifica legge regionale in materia di insediamento dei data center, ha previsto una relazione energetica nell’ambito dei progetti di realizzazione o ampliamento dei centri dati. La disciplina regionale contempla anche la valutazione del recupero e dell’utilizzo del calore prodotto, compresa la possibile integrazione con sistemi di teleriscaldamento.

Nel contempo, la Regione ha adottato le disposizioni attuative della legge: le DGR n. 6645 e n. 6646 del 3 agosto 2026, in cui sono state poste anche condizioni precise per il recupero del calore dai data center. Esse definiscono rispettivamente priorità energetico-ambientali e contenuti della relazione energetica, oltre alle linee di indirizzo tecnico-amministrativo per i procedimenti autorizzativi. Le possibilità di sfruttamento termico per il riscaldamento e il raffrescamento sono diverse. È fondamentale la collaborazione tra operatori e istituzioni per valorizzare questa opportunità.

Teleriscaldamento in edilizia, ideale per le nuove costruzioni e per il patrimonio esistente

Nel futuro del teleriscaldamento in Italia ci sono anche le reti di quarta e quinta generazione, caratterizzate da temperature più basse e dalla possibilità di integrare fonti diffuse. Caratterizzate da temperature più basse, sono particolarmente adatte a nuovi quartieri ed edifici moderni progettati con sistemi a bassa temperatura, come il riscaldamento a pavimento. In ogni caso, non c’è incompatibilità tra le diverse generazioni di reti: si applica la soluzione più adatta al contesto, tutelando il patrimonio edilizio esistente e promuovendo l’efficienza nei nuovi edifici.

Ilaria Bottio, segretaria generale AIRU, ha evidenziato questa compatibilità, scrivendolo anche di recente in un articolo su Nuova Energia: «Il teleriscaldamento copre poco più del 2% del fabbisogno termico nazionale per riscaldamento, una quota che spiega perché venga spesso ignorato nelle grandi narrazioni della transizione energetica. Eppure è difficile trovare una tecnologia più adatta alla specificità del territorio e del patrimonio edilizio del nostro Paese».

FAQ Teleriscaldamento in Italia

Cos’è il teleriscaldamento?

Il teleriscaldamento è un sistema che consente di distribuire energia termica prodotta in uno o più impianti centralizzati a una pluralità di edifici o siti utilizzatori. L’energia così distribuita può essere impiegata per il riscaldamento e il raffrescamento degli ambienti, per la produzione di acqua calda sanitaria oppure per soddisfare il fabbisogno termico di determinati processi produttivi.

Come funziona?

Il funzionamento del sistema parte da una centrale di produzione dell’energia, che può utilizzare tecnologie e fonti differenti. Tra queste rientrano la cogenerazione, che permette di produrre contemporaneamente calore ed energia elettrica, e la trigenerazione, che aggiunge anche la produzione di energia frigorifera per il raffrescamento. Possono inoltre essere utilizzate fonti come biomassa, energia geotermica e solare termico.

Quali sono le origini del teleriscaldamento?

La tecnologia alla base del teleriscaldamento (TLR) ha radici antiche. Il primo impianto a vapore fu realizzato nel 1877 a New York, ma il concetto si può far risalire ai sistemi di distribuzione dell’acqua calda nelle terme dell’antica Roma. Ai primi anni Settanta va fatto risalire il primo impianto italiano, a Brescia.

Quando un sistema di teleriscaldamento è considerato efficiente?

La definizione che fornisce i requisiti quantitativi per classificare un sistema di teleriscaldamento e teleraffrescamento come efficiente, secondo il D.lgs. 102/2014, art 2, riportata dal GSE, è la seguente: “teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti, sistema di teleriscaldamento o teleraffreddamento che usa, in alternativa, almeno: il 50% di energia derivante da fonti rinnovabili; il 50% di calore di scarto; il 75% di calore cogenerato; il 50% di una combinazione delle precedenti.

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