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La Direttiva Case Green, parte della strategia europea per la decarbonizzazione, richiede che entro il 2030 tutti gli edifici residenziali raggiungano standard minimi di prestazione energetica, riducendo consumi ed emissioni. L’obiettivo è ambizioso: edifici più efficienti, bollette più leggere e un futuro più sostenibile. Secondo il primo studio quantitativo completo realizzato da Fondazione Geometri Italiani insieme a Centro Studi Sintesi – CGIA di Mestre e Smart Land, l’Italia ha già superato la metà del percorso richiesto. Con una riduzione del 9,1% dei consumi energetici già conseguita – rispetto al target del 16% – grazie a misure come il Superbonus 110%, al nostro Paese resta da colmare “solo” un ulteriore 6,9% per centrare il traguardo del 2030. L’Italia a metà del percorso: numeri, impatti e prospettive Lo studio “La via italiana alla Direttiva Case Green” dimostra che la transizione energetica del nostro patrimonio edilizio è possibile, sostenibile e già ben avviata. Il nostro patrimonio immobiliare è vasto (14,8 milioni di edifici) ma vetusto: oltre il 52% delle abitazioni è classificato in fascia energetica F o G, 24 milioni di abitazioni sono state costruite prima del 1980 e circa 13,5 milioni di queste sono stabilmente occupate. Quasi il 70% delle abitazioni sono alimentate ancora da combustibili fossili e il 17,9% delle famiglie sostiene una spesa energetica alta rispetto al reddito. Tuttavia, tra il 2020 e il 2024, l’Italia ha attivato interventi significativi di riqualificazione energetica, principalmente attraverso misure di incentivazione fiscale. Per completare l’obiettivo 2030 saranno necessari 84,8 miliardi di euro di investimenti, una cifra distribuita su sei anni, quindi circa 14 miliardi all’anno. Sono circa 3 milioni le abitazioni da ristrutturare e il costo medio per ogni intervento di efficientamento energetico è stimato in 28.000 euro per unità abitativa. Non solo si tratta di un obiettivo raggiungibile, ma anche economicamente vantaggioso: ogni euro investito genererà un effetto moltiplicatore, portando benefici complessivi pari a 280 miliardi di euro, tra impatti diretti nel settore costruzioni, indiretti nei settori collegati e indotti sull’economia in generale. Investimenti sostenibili e nuove opportunità occupazionali Il piano di efficientamento non è solo una necessità ambientale, ma una leva economica. Gli investimenti stimati genereranno circa 1,3 milioni di posti di lavoro entro il 2030. Di questi, 800.000 saranno nel settore delle costruzioni e 480.000 nell’indotto. È una media annua di circa 219.000 nuove occupazioni, un contributo fondamentale in termini di sviluppo e stabilità sociale. Il risparmio ambientale è altrettanto significativo. Tra il 2025 e il 2030, gli interventi previsti permetteranno di abbattere di circa 4,68 milioni di tonnellate le emissioni di CO₂ ogni anno, riducendo del 9% il contributo del settore residenziale alle emissioni totali rispetto ai livelli del 2020. Oggi, gli edifici sono responsabili del 42% del consumo finale di energia e del 18,8% delle emissioni di gas serra a livello nazionale. “Questi dati dimostrano che la sfida non è ideologica, ma concreta e realizzabile”, affermano Diego Buono e Paolo Biscaro, rispettivamente presidente e vicepresidente della Fondazione Geometri Italiani. “La Direttiva, nella sua versione finale, offre pragmatismo e flessibilità, permettendoci di costruire un modello nazionale che unisca sostenibilità ambientale ed equità sociale”. Uno sguardo al futuro: gli obiettivi al 2035 e 2050 Lo studio delinea una roadmap chiara anche per gli obiettivi successivi, con una visione di lungo termine verso un patrimonio edilizio sempre più efficiente e sostenibile. Entro il 2035 si prevede un ulteriore investimento di 61 miliardi di euro, distribuiti su dieci anni, per riqualificare 2,18 milioni di abitazioni e ottenere un risparmio aggiuntivo di 3,37 milioni di tonnellate di CO₂ all’anno. Guardando al 2050, lo studio propone due scenari di completamento. Il primo, più ampio e strutturale, richiederebbe 371 miliardi di euro per riqualificare completamente 13,3 milioni di abitazioni aggiuntive. Il secondo, più selettivo, punta a intervenire su 8,3 milioni di unità stabilmente occupate, con un investimento complessivo di 230 miliardi. Entrambi gli approcci mirano a una trasformazione radicale del patrimonio edilizio italiano, facendo leva su innovazione, equità e sostenibilità. Lo studio propone anche misure attuative per garantire inclusività ed efficacia, come incentivi graduati in base all’ISEE e mirati per sistemi smart, priorità per le prime case, semplificazioni normative per i condomìni e valorizzazione del ruolo dei professionisti tecnici, con sportelli di assistenza e formazione mirata. “È fondamentale costruire strumenti finanziari dedica2 alle famiglie vulnerabili, anche grazie al Fondo Sociale per il Clima che l’UE attiverà dal 2027“. – Diego Buono e Paolo Biscaro. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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