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A cura di:La Redazione Il cambiamento climatico è un fatto. Ci stiamo abituando a siccità estrema seguita da alluvioni e inondazioni. Niente di nuovo ma l’Agenzia Europea per l’Ambiente nel Rapporto “Extreme summer weather in a changing climate: is Europe prepared?” pubblicato nei giorni scorsi si chiede se il clima estremo sia la nuova normalità a cui tutti dobbiamo abituarci e adattarci. Lo Studio analizza i più significativi fenomeni meteorologici estivi degli ultimi anni – ondate di calore, inondazioni, siccità e incendi – l’impatto che hanno avuto sulla popolazione, con l’aumento di malattie sensibili al clima, sull’economia e sulla natura e, partendo da proiezioni scientifiche, prospetta ciò che possiamo aspettarci in futuro, cercando di sensibilizzare i decisori politici sull’urgenza di agire, mettendo in atto misure di mitigazione del clima. Ondate di calore più frequenti e più lunghe Le ondate di calore sono sempre più frequenti, lunghe e intense e in tutti gli scenari climatici continueranno a esserlo. Si prevede che nell’Europa meridionale potrebbero esserci più di 60 giorni estivi in cui le condizioni metereologiche sono pericolose per la salute umana, il che significa un numero maggiore di morti e di ricoveri ospedalieri, soprattutto nei centri urbani maggiormente esposti al problema, a meno che non vengano adottate misure di adattamento. Inondazioni e alluvioni più gravi Secondo le proiezioni, gli eventi di precipitazione intensa aumenteranno nella maggior parte dell’Europa, portando a una maggiore incidenza di inondazioni, soprattutto nell’Europa nord-occidentale e centrale. Ne abbiamo purtroppo avuto prova nella recente alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna. Tra il 1980 e il 2021, i danni dovuti alle inondazioni sono stati pari a quasi 258 miliardi di euro e stanno aumentando in media ogni anno di oltre il 2%. Peggiora la siccità Dal 2018, più della metà dell’Europa, e l’Italia non fa eccezione, è stata colpita da condizioni di estrema siccità sia in inverno che in estate, con gravi impatti sulla resa di alcune colture (mais, granoturco, soia, olio d’oliva) e le previsioni non preannunciano nulla di positivo. L’inverno particolarmente secco e caldo, con poca neve, ha provocato una scarsa umidità del suolo, bassi flussi fluviali e un ridotto stoccaggio di acqua nei bacini idrici nella maggior parte dell’Europa meridionale e occidentale. Si prevede che le perdite economiche totali in tutti i settori economici legate alla siccità aumenteranno entro la fine di questo secolo dagli attuali 9 miliardi di euro all’anno a 25 miliardi di euro all’anno con un riscaldamento globale di 1,5 °C, 31 miliardi di euro all’anno con un riscaldamento di 2 °C e 45 miliardi di euro con un riscaldamento di 3 °C. Incendi più diffusi e intensi La maggior parte degli incendi in Europa è provocata da attività umane, ma le condizioni climatiche – periodi secchi e caldi con forti venti – ne determinano l’intensità e l’impatto. La stagione degli incendi del 2022 è stata la seconda peggiore dal 2000, con oltre 5.000 km2 (due volte la superficie del Lussemburgo) bruciati durante i mesi estivi (giugno, luglio e agosto) e un’area record di siti di protezione della natura Natura2000 colpiti. In uno scenario di cambiamento climatico ad alte emissioni, il sud dell’Europa, in particolare la penisola iberica, subirà un netto aumento del numero di giorni con elevato pericolo di incendi. Politiche di adattamento al cambiamento climatico L’Europa ha definito la strategia sull’adattamento ai cambiamenti climatici e la legge europea sul clima e tutti gli Stati membri dell’UE, più l’Islanda, il Liechtenstein, la Norvegia, la Svizzera e la Turchia (Paesi membri dell’AEA) hanno già adottato politiche nazionali di adattamento. Ma secondo i ricercatori bisognerebbe aumentare l’attuazione delle misure di adattamento e legare le politiche di adattamento con quelle in materia di salute. Banalmente basterebbe aumentare gli spazi verdi nelle città che aiutano abbassare le temperature e ridurre il rischio di inondazioni, o pianificare servizi di allerta precoce per le malattie infettive sensibili al clima. Molto spesso il cambiamento parte dai Comuni ed è dunque fondamentale l’impegno delle autorità locali e regionali per l’adattamento . Oltre 4.500 città, paesi e comuni hanno sottoscritto il Patto dei sindaci per il clima e l’energia, impegnandosi ad agire sull’adattamento e più di 300 regioni ed enti locali hanno firmato la Carta della missione dell’UE per l’adattamento ai cambiamenti climatici, uno strumento che comprende molti esempi di misure di adattamento attuate in Europa. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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