Essenziale per la transizione ecologica, la versione del governo sull’idrogeno

Il premier Draghi: “E’ evidente che la transizione debba tendere all’utilizzo di idrogeno verde, questo richiederà un’efficacia senza precedenti nel raggiungere i target di generazione di elettricità da sorgenti rinnovabili”. Nel Recovery complessivamente 3,6 miliardi al suo sviluppo. Il ministro Cingolani ci crede molto: è “un progetto più ambizioso della semplice ripresa post pandemia, vuole impostare il futuro del Paese per le generazioni a venire. Ma non sarà un passaggio istantaneo, ci vorranno anni”

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Essenziale per la transizione ecologica, la versione del governo sull'idrogeno

Serve alla decarbonizzazione, ed è essenziale per la transizione ecologica del Paese. Questa la versione del governo sull’idrogeno. A tenerla alta il premier Mario Draghi, il ministro competente Roberto Cingolani, e ora anche il Recovery plan, il più imponente Piano di risorse della storia della repubblica italiana.

“Il Pnrr è parte di una più ampia e ambiziosa strategia per l’ammodernamento del Paese – osserva Draghi nell’introduzione al Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) – il governo intende aggiornare e perfezionare le strategie nazionali in tema di sviluppo e mobilità sostenibile; ambiente e clima; idrogeno; automotive; filiera della salute”. E nel capitolo sulla transizione ecologica il Pnrr, nella sezione da 57,5 miliardi, destina 2,99 miliardi per “promuovere la produzione, la distribuzione e gli usi finali del’idrogeno”.

Ma si parla già di qualcosa di più. In particolare, 300 milioni sono previsti per la produzione in aree industriali dismesse, con elettrolizzatori alimentati da fonti rinnovabili, in modo da produrre il gas dall’acqua senza emissioni di CO2; 2 miliardi sono per l’utilizzo dell’idrogeno in settori industriali “hard to abate“, dove è l’unico strumento per abbattere le emissioni di gas serra (chimica, raffinerie, acciaierie, cementifici, vetrerie, cartiere); altri 230 milioni sono per impiantare stazioni di ricarica per il trasporto stradale: sono previsti 40 punti, per creare ‘corridoi verdi’ per i tir all’idrogeno, con l’obiettivo di farli arrivare a un 5-7% del trasporto pesante; 300 milioni sono stanziati per stazioni di ricarica per il trasporto ferroviario, in regioni dove ora sono diffusi i treni diesel (Lombardia, Sicilia, Puglia, Abruzzo); le stazioni sorgerebbero vicino a centri di produzione e potrebbero servire anche i tir; 160 milioni sono per ricerca e sviluppo.

Il Pnrr prevede anche una semplificazione amministrativa e riduzione degli ostacoli normativi alla diffusione dell’idrogeno, e incentivi fiscali per sostenerne la produzione e il consumo.

L’idrogeno è un vettore d’energia. In natura non esiste da solo: va estratto dall’acqua o dal metano. L’energia che se ne riesce a ottenere è pari a quella usata per produrlo. Il suo vantaggio è che non emette emissioni, l’unico scarto è il vapore acqueo. Attualmente viene prodotto dal metano, con la pecca che vengono prodotte emissioni. Poi c’è quello prodotto con la cattura della CO2.

L’idrogeno green

Ma c’è anche la frontiera: l’idrogeno verde, prodotto dall’acqua con l’elettricità da fonti rinnovabili, che emette soltanto ossigeno nel processo di produzione, e emissioni pari a zero. La tecnologia per produrlo esiste ma va sviluppata su vasta scala. Il suo tallone d’achille è la distribuzione, dal momento che essendo molto leggero non passare nei tubi già esistenti del metano.

Ecco a cosa punta il governo. “E’ evidente che la transizione debba tendere all’utilizzo di idrogeno verde – rileva Draghi nel corso del passaggio parlamentare di approvazione del Pnrr – questo richiederà un’efficacia senza precedenti nel raggiungere i target di generazione di elettricità da sorgenti rinnovabili senza le quali si dovranno considerare tecniche alternative per la generazione del vettore idrogeno”.

E’ per questo che il presidente del Consiglio mette in evidenza come nel Pnrr siano stanziati “complessivamente 3,6 miliardi sullo sviluppo dell’idrogeno, dato significativamente superiore ai 2 miliardi della Francia e all’1,6 miliardi della Spagna”.

Questo – spiega Cingolani che nell’idrogeno crede molto – è “un progetto più ambizioso della semplice ripresa post pandemia, vuole impostare il futuro del Paese per le generazioni a venire. Ma non sarà un passaggio istantaneo, ci vorranno anni”.
“In Italia, se vogliamo partire subito con l’idrogeno, dobbiamo dire sì all’idrogeno blu – rileva però il ministro della Transizione ecologica – se vogliamo l’idrogeno verde, ci servono subito 70 nuovi Gigawatt di rinnovabili. Altrimenti, dobbiamo trovare altri modi”. L’obiettivo infatti – conclude Cingolani – in linea con il pensiero di Draghi è che “all’idrogeno verde dobbiamo arrivarci ma al momento non c’è una produzione sufficiente, perché non ci sono rinnovabili a sufficienza. Non è una soluzione pronta. In Italia dobbiamo allinearci alle politiche europee. In una fase di transizione come questa che durerà 10-15 anni, dobbiamo abbandonare il carbone prima possibile, sviluppare le rinnovabili e l’idrogeno, e nel frattempo usare il gas. Intanto potrebbero uscire nuove tecnologie, per esempio nelle batterie. Ma anche se arriviamo al traguardo del 72% di rinnovabili al 2030, il restante 28% sarà gas”.

E l’idrogeno potrebbe finire per essere impiegato in alcuni determinati settori; “i primi da decarbonizzare sono quelli industriali a elevate emissioni, come acciaio, ceramiche, cemento, tessile, carta. Qui bisogna abbandonare il carbone e passare a energia prodotta col gas. Ma questo è solo un passaggio, in un secondo tempo possiamo alimentarli con l’energia prodotta dall’idrogeno”.

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