Le proposte del Senato per il nuovo APE europeo

Il Senato ha approvato una risoluzione con i commenti alla proposta del parlamento Europeo di modifica alla  direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica dell’edilizia per garantire risparmio energetico ed efficienza

 I commenti del Senato sulla proposta di modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica dell'edilizia

Martedì 24 ottobre, la Commissione Industria del Senato ha approvato la risoluzione Doc. XVIII, n. 223 a conclusione dell’esame della proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio che modifica la direttiva 2010/31/UE sulla prestazione energetica nell’edilizia, mettendo in pratica il principio essenziale dell’Unione dell’energia “l’efficienza energetica al primo posto”.

La richiesta principale del Senato riguarda l’APE, Attestato di prestazione Energetica, la risoluzione chiede di rispettare gli obiettivi di risparmio energetico senza gravare sui cittadini con extra costi.

In particolare la Commissione Industria del Senato sottolinea che la bozza del Parlamento Europeo richiede un nuovo APE dopo qualsiasi intervento di installazione o miglioramento dell’impianto; il Senato chiede di rendere obbligatorio l’APE solo nel caso in cui i lavori incidano sulla prestazione energetica, in considerazione dell’onere connesso a tale certificazione.

Inoltre la bozza del parlamento chiede che gli APE siano registrati in banche dati che permettano di verificare il consumo di energia degli edifici, confrontando gli attestati di prestazione prima e dopo gli interventi. Il Senato obietta che non si possono confrontare APE diversi perché potrebbero essere stati utilizzati metodi differenti, considerando che gli APE si basano sul consumo stimato in condizioni standard.

La Commissione del Senato chiede che per raggiungere i target di efficientamento energetico degli edifici, sia necessario promuovere strumenti quali i contratti di Rendimento energetico – EPC (Energy performance contract), nonché incentivare l’utilizzo di risorse per misure su interi edifici, anziché sulle sole singole unità abitative, garantendo un quadro regolatorio nel quale il mancato accesso al credito di taluni condomini non pregiudichi la realizzazione della ristrutturazione efficiente nel condominio.

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