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Immagine generata con IA Indice degli argomenti Toggle Il boom dei condizionatori e la pressione sulle retiIl paradosso urbano: raffrescare gli interni scalda le cittàRidurre il fabbisogno a monte: cosa può fare l’involucroQuando l’impianto serve: efficienza prima della potenzaFAQ Raffrescamento estivoPerché il raffrescamento è considerato una sfida per i sistemi elettrici?Il condizionatore peggiora davvero il caldo in città?Quanto si può ridurre il fabbisogno di raffrescamento senza impianti?Cosa conviene fare prima di sostituire o installare un climatizzatore? Per decenni il dibattito sull’efficienza energetica degli edifici si è concentrato quasi esclusivamente sul riscaldamento invernale. Oggi lo scenario è cambiato: estati più lunghe e più calde stanno spostando l’attenzione sulla stagione estiva, e il raffrescamento è diventato una voce di consumo — e di picco di domanda — con cui reti elettriche, progettisti e amministrazioni devono fare i conti. Il boom dei condizionatori e la pressione sulle reti In Europa il numero di condizionatori è più che raddoppiato dal 1990: secondo le stime IEA, nel 2023 le unità installate nell’Unione europea avevano raggiunto quota 130 milioni, un parco che potrebbe quadruplicare entro il 2050. Su scala globale la traiettoria è ancora più ripida: il rapporto IEA del 2018 “The Future of Cooling” stimava che al 2050 gli apparecchi per la climatizzazione potrebbero arrivare a 5,6 miliardi, contro gli 1,6 miliardi attuali, con un consumo elettrico per il raffrescamento che nello scenario business-as-usual triplicherebbe fino a 6.200 TWh, di cui circa il 70% attribuibile al settore residenziale. L’effetto più immediato è sui picchi di domanda. Durante le ondate di caldo di inizio estate 2025, la Francia — dove la diffusione dei condizionatori è relativamente bassa — ha registrato un picco serale di consumo elettrico superiore del 25% rispetto alla media fuori stagione; a New York, dove la climatizzazione è capillare, il picco è arrivato al +90%. L’IEA avverte che questi picchi possono mettere a rischio l’accessibilità economica e l’affidabilità dell’elettricità, se non accompagnati da tecnologie efficienti in grado di attenuarne l’impatto sui sistemi energetici. Il paradosso urbano: raffrescare gli interni scalda le città C’è poi un effetto meno visibile ma rilevante per chi progetta e amministra le città. I sistemi di climatizzazione raffreddano gli edifici rilasciando calore all’esterno, calore che le aree urbane accumulano e reimmettono nell’ambiente soprattutto di notte, accentuando l’effetto isola di calore. Il risultato è un circolo vizioso: più caldo urbano, più climatizzazione, più calore rilasciato… Il verde urbano aiuta almeno a limitare il problema. Durante un’ondata di calore a Parigi nel 2025, le temperature notturne rilevate in un parco del centro erano fino a 7 °C più basse rispetto alle aree edificate circostanti: un dato che spiega perché la mitigazione del microclima urbano — alberature, superfici permeabili, tetti e pareti verdi, cool roofs — stia entrando stabilmente nelle strategie di adattamento delle città europee. (Fonte IEA) Ridurre il fabbisogno a monte: cosa può fare l’involucro Per ridurre il problema del costruito bisogna partire dall’involucro e poi ragionare sugli impianti. Secondo l’IEA, a livello di singolo edificio misure come un buon isolamento e le schermature solari esterne possono ridurre il fabbisogno di raffrescamento fino all’80%, mentre tecniche di raffrescamento passivo come la ventilazione naturale possono abbassare la temperatura interna fino a 9 °C. Il progettista deve considerare i diversi aspetti e strumenti — controllo degli apporti solari, inerzia termica, ventilazione notturna, corretta gestione delle superfici vetrate — che la nuova stagione climatica riporta al centro del progetto, anche alla luce dell’attenzione che la EPBD riserva al comfort estivo e alla prevenzione del surriscaldamento. Per l’utente finale sono utili alcuni semplici accorgimenti: schermare le finestre nelle ore centrali, ventilare di notte, limitare i carichi interni. Non a caso ENEA suggerisce di procedere “per gradi”, privilegiando le soluzioni passive per ridurre il fabbisogno a monte, prima di ricorrere al climatizzatore. Quando l’impianto serve: efficienza prima della potenza Dove la climatizzazione attiva resta necessaria, l’efficienza delle macchine è una conditio sine qua non. Secondo l’IEA, i condizionatori “medi” venduti oggi nel mondo hanno un’efficienza pari a circa la metà di quella dei migliori modelli in commercio. Eppure scegliere un apparecchio più performante non significa necessariamente spendere di più: le analisi condotte dall’Agenzia nel Sud-est asiatico e in America Latina mostrano che, a parità di prezzo di acquisto, sul mercato si trovano unità con rendimenti che vanno da 3 a oltre 6 watt di potenza frigorifera per watt elettrico assorbito. In pratica, allo stesso costo iniziale è possibile ottenere il doppio dell’efficienza. È la logica dell’Efficient Cooling Scenario dell’IEA, che al 2050 stima una domanda elettrica per la climatizzazione di circa 3.400 TWh, il 45% in meno rispetto allo scenario di riferimento, puntando su standard minimi di prestazione (MEPS) progressivamente più severi. Sul fronte domestico, la combinazione più efficace resta pompa di calore, gestione intelligente e, dove possibile, fotovoltaico in autoconsumo, sincronizzando il funzionamento dell’impianto con le ore di massima produzione. Va ricordato anche il peso della manutenzione: una macchina che lavora sotto sforzo per filtri e circuiti trascurati può consumare fino al 30% in più rispetto ai parametri di fabbrica. Leva Scala di intervento Effetto atteso (fonte IEA/ENEA) Isolamento e schermature solari esterne Edificio Riduzione del fabbisogno di raffrescamento fino all’80% Ventilazione naturale e raffrescamento passivo Edificio Fino a 9 °C in meno di temperatura interna Verde urbano e mitigazione del microclima Città Fino a 7 °C in meno nelle ore notturne (caso Parigi) Apparecchi ad alta efficienza (MEPS) Impianto Fino al doppio dell’efficienza a parità di costo iniziale Manutenzione periodica dell’impianto Impianto Evita extra-consumi fino al 30% FAQ Raffrescamento estivo Perché il raffrescamento è considerato una sfida per i sistemi elettrici? Perché concentra la domanda in poche ore critiche: durante le ondate di calore i picchi serali di consumo possono crescere in modo marcato, mettendo sotto pressione reti e prezzi dell’energia, soprattutto dove il parco condizionatori è poco efficiente. Il condizionatore peggiora davvero il caldo in città? Sì, in parte. Le unità esterne trasferiscono all’ambiente urbano il calore sottratto agli interni, contribuendo all’effetto isola di calore, particolarmente percepibile nelle ore notturne. È uno dei motivi per cui le strategie di raffrescamento passivo e il verde urbano sono complementari alla climatizzazione attiva. Quanto si può ridurre il fabbisogno di raffrescamento senza impianti? Secondo l’IEA, isolamento e schermature esterne possono tagliare il fabbisogno fino all’80%, mentre la ventilazione naturale può abbassare la temperatura interna fino a 9 °C. Sono ordini di grandezza che dipendono da clima, orientamento e caratteristiche dell’edificio, ma indicano un potenziale molto ampio. Cosa conviene fare prima di sostituire o installare un climatizzatore? Una diagnosi energetica dell’edificio, per valutare isolamento, serramenti e carichi termici reali. Solo dopo ha senso dimensionare l’impianto, privilegiando apparecchi ad alta efficienza o sistemi a pompa di calore, eventualmente abbinati al fotovoltaico. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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