Foreste nei Comuni italiani: un patrimonio verde da valorizzare

Un patrimonio strategico per il clima, la biodiversità e lo sviluppo dei territori: sono le foreste nei Comuni italiani, concentrate soprattutto nelle aree montane, ma presenti da Nord a Sud del Paese. Il report Foreste in Comune fotografa la distribuzione del bosco, evidenziando il ruolo chiave dei piccoli Comuni e la necessità di una gestione sostenibile e condivisa

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Foreste nei Comuni italiani: un patrimonio verde da valorizzare

Si parla spesso del valore del verde in città, molto meno della presenza delle foreste nei Comuni italiani. Eppure è proprio in una parte dei territori comunali che si concentra oltre i tre quarti del patrimonio boschivo nazionale. Più precisamente, 3.596 Comuni, che rappresentano il 47,8% della superficie nazionale, custodiscono il 75,7% delle foreste italiane. In essi vive però solo il 13,5% della popolazione: un dato che “fornisce immediatamente il segno della responsabilità che grava sulle Istituzioni e sulle Comunità che di questo territorio sono diretta espressione”.

A metterlo in evidenza è il report Foreste in Comune, realizzato da PEFC Italia in collaborazione con Uncem, Legambiente e Sinfor. Si tratta di un’indagine socioeconomica che analizza il patrimonio forestale italiano mettendolo in relazione con le caratteristiche sociali, economiche e territoriali dei Comuni.

Foreste, infrastruttura verde strategica

Il documento conferma il ruolo centrale delle foreste nella lotta ai cambiamenti climatici. Gli ecosistemi forestali costituiscono uno dei principali serbatoi naturali di carbonio del Paese, immagazzinando oltre 1,24 miliardi di tonnellate di carbonio organico e assorbendo ogni anno più di 46 milioni di tonnellate di CO₂, contribuendo in maniera determinante al raggiungimento degli obiettivi climatici nazionali ed europei.

Foreste, infrastruttura verde strategica per i comuni italiani

Accanto a questo valore ambientale emergono però alcune criticità: la gestione forestale sostenibile è ancora insufficiente, la pianificazione procede a velocità diverse tra le regioni, la certificazione interessa una quota limitata del patrimonio forestale e la filiera del legno continua a dipendere in misura significativa dalle importazioni. Per questo il rapporto richiama la necessità di dare piena attuazione alla Strategia Forestale Nazionale e al Testo Unico in materia di Foreste e Filiere Forestali (TUFF), rafforzando il ruolo delle Regioni, la pianificazione territoriale e gli investimenti nelle filiere locali e nella bioeconomia circolare.

Una crescita costante, ma distribuita in modo disomogeneo

C’è un dato da cui partire: gli ecosistemi forestali rappresentano “la più importante infrastruttura verde del Paese”, coprendo il 36,4% del territorio nazionale, con una superficie di quasi 11 milioni di ettari, destinata a crescere ulteriormente. Lo sottolinea Antonio Nicoletti, responsabile nazionale Aree protette di Legambiente.

Indice boscosità in Italia
Indice boscosità in Italia

Rispetto al 1970 la superficie forestale è quasi raddoppiata, anche grazie all’abbandono di terreni agricoli e agli interventi di rimboschimento. Le foreste e i suoli forestali svolgono oggi una funzione essenziale come pozzi naturali di assorbimento e stoccaggio dell’anidride carbonica.

La loro distribuzione sul territorio resta tuttavia fortemente disomogenea. In circa metà dei 7900 Comuni italiani la presenza del bosco è marginale o assente: l’Indice di Boscosità (rapporto tra superficie forestale e superficie comunale) è inferiore al 20% e interessa meno del 10% della superficie forestale nazionale. In questi stessi territori vive però oltre i due terzi della popolazione italiana, per la quale, osservano gli autori del rapporto, il rapporto con il bosco è spesso lontano dall’esperienza quotidiana e rimane prevalentemente culturale o simbolico.

I Comuni, custodi delle foreste italiane

Il rapporto fornisce dati rilevanti sulla presenza delle foreste nei Comuni italiani. Mette in evidenza come oltre i tre quarti della superficie forestale nazionale siano concentrati in 3.149 Comuni con un Indice di Boscosità superiore al 40%, dove il bosco rappresenta l’uso prevalente del suolo e costituisce l’elemento dominante del paesaggio.

La top ten dei Comuni in Italia per indice di boscosità

Ancora più significativa è la situazione dei 495 Comuni “iper-boscosi”, nei quali il bosco copre oltre l’80% del territorio. Pur ospitando appena l’1% della popolazione italiana, questi Comuni concentrano quasi il 14% dell’intera superficie forestale nazionale, una quota superiore a quella presente nell’insieme dei territori dove il bosco è quasi assente.

La classifica dei Comuni con il più alto Indice di Boscosità è guidata da Marcetelli (Rieti), seguito da Drenchia (Udine) e Sambuca Pistoiese (Pistoia). Diversa, invece, la graduatoria dei Comuni più estesi in rapporto alla superficie forestale, nella quale compare Roma, insieme ad altri grandi Comuni italiani, tra cui L’Aquila, caratterizzata da un Indice di Boscosità decisamente superiore rispetto agli altri capoluoghi presenti nella classifica.

Piccoli Comuni, grandi responsabilità

Per comprendere il ruolo delle foreste, il rapporto analizza tre dimensioni: insediativa, sociale ed economica.

Sul piano insediativo emerge il peso dei piccoli Comuni: quelli con meno di mille abitanti sono 1932, quasi un quarto del totale nazionale, e custodiscono il 23,8% della superficie forestale italiana, occupando oltre il 15% del territorio nazionale.

Ancora più evidente è la fragilità dei territori a bassa densità abitativa. Nei 903 Comuni con meno di 20 abitanti per chilometro quadrato si concentra quasi un terzo della superficie italiana, ma vive appena l’1,3% della popolazione. Si tratta di territori vasti e complessi da amministrare, nei quali la gestione del patrimonio forestale richiede risorse, competenze e collaborazione istituzionale.

In questa prospettiva il rapporto richiama il modello delle Comunità Territoriali, le Green Communities, fondato sulla cooperazione tra enti locali. Come osserva Marco Bussone, presidente di PEFC Italia, “non si può agire da soli: pianificare e certificare richiede investimenti, ma soprattutto una visione condivisa che i Sindaci devono costruire insieme e portare sul tavolo delle Regioni”.

Il bosco non è sinonimo di marginalità

L’analisi delle dimensioni sociale ed economica contribuisce a superare uno stereotipo consolidato: una forte presenza del bosco non coincide necessariamente con condizioni di marginalità.

Pur confermando le difficoltà di molte aree montane, soprattutto nel Mezzogiorno, il rapporto evidenzia l’esistenza di 932 Comuni caratterizzati da una dinamica migratoria positiva. Pur rappresentando meno del 12% dei Comuni italiani e ospitando appena il 5% della popolazione, questi territori concentrano oltre il 10% della superficie forestale nazionale. Più di tre quarti di tale superficie ricade in Comuni con un Indice di Boscosità superiore al 60%, segno che una forte presenza del bosco può convivere con una crescente capacità di attrarre residenti e nuove opportunità.

L’immagine che emerge dal report sulle foreste nei Comuni italiani è, quindi, quella della foresta come infrastruttura ambientale, economica e sociale, capace di sostenere nuove prospettive di sviluppo locale, a condizione che sia accompagnata da una gestione integrata, dalla cooperazione tra Comuni e da politiche pubbliche adeguate.

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