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Arriva un nuovo Piano di investimenti in 10 anni. L’obiettivo è ancora più alto di quanto si pensasse: tutto per portare a zero le emissioni entro il 2050. La novità è il meccanismo per una giusta transizione con fondi per 7,5 miliardi che potranno servire per aiutare nella riconversione ecologica alcuni Paesi e per sostenere le aree di crisi industriale, come per esempio per l’ex Ilva. Ancora però due i nodi da sciogliere: le regole sugli aiuti di Stato e lo scorporo dal rapporto sul deficit per le misure ambientali a cura di Tommaso Tetro Indice degli argomenti: Le opportunità per il nostro Paese Le principali misure Le criticità L’Europa punta tutto sul Green deal. Senza ‘new’, che ormai non può e non deve più essere considerato come un ‘nuovo’ corso; ma come l’unica strada da percorrere per l’economia di questo secolo. La sfida del clima vale ora 1.000 miliardi in 10 anni. La Commissione Ue ha presentato il suo Piano; e ha posto, ancora più in alto di quanto si pensasse, l’obiettivo: tutto per rendere l’Europa il primo grande Paese a emissioni zero entro il 2050. Il cambio di atteggiamento nella politica economica sarà fondamentale. Perché per la presidente Ursula von der Leyen dovranno essere i principi dello sviluppo sostenibile a guidare gli investimenti europei, sia pubblici che privati, anche grazie a una serie di incentivi che includono la revisione delle regole europee sugli aiuti di Stato. Le opportunità per il nostro Paese Su questo fronte l’Italia potrebbe avere un impatto da non sottovalutare: dai fondi per la transizione energetica a una spinta per l’economia circolare fino alla riconversione e adeguamento ambientale dell’ex Ilva di Taranto, nonché per la bonifica delle aree Sin del nostro Paese (cioè i Siti di interesse nazionale, perlopiù zone avvelenate da industrie abbandonate e degrado decennale con ricadute che in alcuni casi colpiscono direttamente anche la popolazione). Forse è per questo che non è tardata a farsi sentire la voce di Palazzo Chigi: “L’Italia – ha osservato il presidente del Consiglio Giuseppe Conte – coglierà questa storica opportunità di crescita e lavoro, soprattutto per i giovani”. Seguita a breve distanza dal ministro dell’Economia Roberto Gualtieri che ha ricordato come il nostro Paese abbia posto le basi per giocare “un ruolo da protagonista” con la Manovra. Le principali misure Il pacchetto di 1.000 miliardi che compone il Green deal in versione Lady Ursula avrà una composizione eterogenea, fermo restando il target principale da raggiungere, tanto per cominciare quello della riduzione delle emissioni al 2030 (che passano dal 40 al 55% rispetto ai livelli del 1990); i fondi saranno pubblici e privati: 500 miliardi dal bilancio dell’Ue, 300 miliardi da InvestEu, 100 miliardi dal meccanismo per la transizione equa, e altri 100 dai co-finanziamenti nazionali. La novità vera del Piano della commissione è il meccanismo per la una ‘giusta’ transizione che avrà a disposizione 7,5 miliardi di risorse; l’idea alla base della sua costituzione è di aiutare a riconvertire l’economia nelle regioni più in difficoltà. Secondo una stima della commissione Ue dovrebbero portare a investimenti pubblici che dovrebbero liberare risorse comprese sopra i 50 miliardi. La distribuzione delle risorse sarà effettuata in base a una serie di parametri statistici che tengono in considerazione i costi sociali ed economici. All’Italia andrà però una cifra che si aggira intorno ai 360 milioni di euro, secondo una serie di tabelle presentate dalla Commissione Ue agli ambasciatori degli Stati membri dell’Unione; ma, essendo un contributore del bilancio europeo, il nostro Paese dovrà versarne circa 900 di milioni per alimentare lo stesso fondo. Che per il nostro Paese dovrebbero esserci a disposizione “centinaia di milioni”, lo aveva rivelato anche il commissario agli Affari economici Paolo Gentiloni, parlando di “questa sfida” come quella che “cambierà nei prossimi 10 anni il modo di consumare, di abitare e di alimentarsi, se davvero vogliamo arrivare all’obiettivo della neutralità climatica”. Gli ambiti di intervento spazieranno dai mezzi di trasporto ai sistemi di generazione e all’efficienza energetica degli edifici, alle crisi industriali. Un tema quest’ultimo su cui punta molto l’Italia; soprattutto per la partita legata all’ex Ilva e alla bonifica dell’area di Taranto. Le criticità Due nodi vanno però ancora sciolti per dare operatività a questo impegno che almeno sulla carta è pari a un quarto dell’intero bilancio dell’Europa. Il primo è quello della revisione delle regole sugli aiuti di Stato, prevista per il 2021, e orientata a favorire l’arrivo di fondi verso settori industriali in difficoltà e che guardano a una riconversione necessaria per la sopravvivenza. Il secondo nodo è sempre legato al Patto di Stabilità, e passa ancora una volta dallo scorporo, nel calcolo del rapporto sul deficit, per gli investimenti ambientali. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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