PNRR, occasione sprecata per il clima e la decarbonizzazione?

Le associazioni ambientaliste hanno analizzato il PNRR e lamentano il poco coraggio su clima e decarbonizzazione: pochi gli investimenti e non abbastanza incisivi per garantire la vera transizione energetica verso le emissioni 0

PNRR, occasione sprecata per il clima e la decarbonizzazione?

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Le organizzazioni ambientaliste – WWF, Greenpeace, Legambiente, Kyoto Club e Transport & Environment (T&E) – unite nel considerare poco coraggiose le scelte nel Piano nazionale di ripresa e resilienza per il clima e la decarbonizzazione, che dovrebbero essere centrali negli investimenti per la ripresa del nostro paese dall’emergenza sanitaria ed economica.

Un’occasione unica e irripetibile per garantire la transizione energetica verso le 0 emissioni, che mette a disposizione dell’Italia 248 miliardi (tra Recovery, fondo complementare e ulteriori risorse per la realizzazione di opere specifiche), ma che potrebbe essere sprecata perché non abbastanza attenta a rinnovabili ed efficienza energetica nei diversi settori, rispetto anche alle raccomandazioni della Commissione.

PNRR: le risorse per le rinnovabili e la decarbonizzazione

Nel complesso il PNRR e fondo complementare destinano alla rivoluzione verde risorse per 68,45 miliardi.

Sono molte, eppure sono tanti gli aspetti negativi del PNRR rispetto a clima e decarbonizzazione, evidenziati dalle associazioni:

  • Le risorse, anche quando indirizzate ai settori green, sembrano “scollegate da una vera strategia climatica, non rispondono a valutazioni di impatto e criteri di efficacia rispetto agli obiettivi”.
  • Manca una governance che monitori le misure rispetto agli obiettivi climatici, in termini di spesa, impatto e monitoraggio.
  • Sarebbe stato importante introdurre una riforma della fiscalità che prevedesse di eliminare ogni sussidio alle fossili, identificando nella “fiscalità ambientale la base per la riforma fiscale da inserire nella legge delega prevista per luglio”.
  • Manca una proposta per la finanza verde che preveda l’esclusione al finanziamento di infrastrutture per tutte le fonti fossili.
  • L’obiettivo di decarbonizzazione per l’Italia al 2030 del 51% non è stato concordato a livello nazionale, europeo o internazionale.

Rinnovabili

Il Piano propone, senza specificare un preciso budget, la riforma del sistema delle autorizzazioni, il potenziamento di investimenti privati, l’incentivazione di meccanismi di accumulo ed incentivazione di investimenti pubblico privati.

Per garantire la decarbonizzazione del nostro paese, l’Italia deve incrementare lo sviluppo delle rinnovabili per circa 6000MW anno, ma nel PNRR sono previste risorse per soli 4000 MW, per le comunità energetiche e l’agrivoltaico. Non si fa invece riferimento alle auspicate riforme sulla regolazione e la fiscalità energetica.

Alla crescita delle rinnovabili incluso l’eolico off-shore sono destinati solo 200 MW con 0,68Mld.

Non si fa riferimento agli investimenti privati ed in particolare del comparto industriale. Nel Piano si parla tetti delle aziende agricole per 4,3 kmq ma non delle industrie, imprese, capannoni industriali, aree dismesse, aree degradate, e dei 9000 kmq di aree industriali

Alla voce accumuli, fondamentale per garantire lo stoccaggio dell’energia per utilizzarla quando serve, è dedicata solo una voce di 1Mld da spartire con lo sviluppo delle tecnologie rinnovabili. Non si cita lo sviluppo del pompaggio idroelettrico. Si tratta di una strategia non coerente con quanto definito dalla versione non ancora aggiornata del Piano Nazionale Energia e Clima (PNIEC), che identifica un obiettivo di 10 GW di nuovi accumuli al 2030.

All’idrogeno, ma senza che ci sia più l’etichettatura verde, vengono destinate risorse per 3,64Mld. “Questo introduce qualche ambiguità: l’idrogeno va usato solo nei settori in cui è effettivamente necessario, e deve essere ricavato con fonti rinnovabili, su questo bisogna scegliere”.

Efficienza energetica

Nel complesso le risorse destinate all’efficienza energetica sono pari a 22,26 Mld, 20 dei quali destinati a interventi negli edifici tramite il superbonus 110%. Bene ma manca tutto il resto.

Non c’è traccia di risorse per gli interventi di efficienza energetica nell’industria, che potrebbero invece assicurare enormi risparmi e benefici economici. Al sistema produttivo vengono allocati 31 Mld senza citare l’energia e l’efficienza.
Le risorse per le scuole sono state tagliate a 3,9Mld e l’efficienza energetica non compare come obiettivo prioritario.

Trasporti

Molto critiche le associazioni sulle risorse stanziate nel Piano per i trasporti: non sono abbastanza sia per garantire il rispetto degli obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 del settore, sia per assicurare la necessaria green and just transition del settore automotive italiano verso la decarbonizzazione dei trasporti.

Alla mobilità elettrica, in controtendenza rispetto agli altri paesi, si dedica meno dell’1% del fondo, contro oltre il 25% circa della Germania ed il 10% della Spagna.

Poche risorse anche per la realizzazione di infrastrutture di ricarica e per garantire che nelle città, responsabili della maggior parte delle emissioni di CO2, sino rinnovati in chiave green i trasporti, cui vengono destinati solo 8,58 miliardi

Economia circolare

Nel capitolo economia circolare si fa riferimento esclusivamente al trattamento dei rifiuti, compreso “il trattamento chimico che per alcuni processi risulta potenzialmente dannoso per l’ambiente”. Restano esclusi aspetti importantissimi per la decarbonizzazione quali il “design, la realizzazione del prodotto, la ricerca di nuovi materiali ad impatto zero e completamente riciclabili”.

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Tema Tecnico

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