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A cura di: Stefania Manfrin Indice degli argomenti Toggle Perché le pompe di calore sono strategiche per l’EuropaCosti di installazione e costi di esercizio: un equilibrio ancora sfavorevoleIl peso dei costi inizialiEfficienza elevata, ma bollette poco favorevoliPrezzi dell’elettricità e scelte di policyTariffe intelligenti e flessibilità come leva aggiuntiva Le pompe di calore sono considerate da tempo una delle tecnologie chiave per la decarbonizzazione del settore residenziale europeo. Elevata efficienza, integrazione con le fonti rinnovabili, riduzione delle emissioni e maggiore sicurezza energetica le rendono uno strumento centrale per il raggiungimento degli obiettivi climatici dell’Unione. Eppure, la loro diffusione procede a ritmi disomogenei e spesso inferiori alle aspettative, soprattutto se confrontata con le ambizioni dichiarate nei principali pacchetti strategici europei. Il report di EMBER “Plugging heat in: smart policy can help electrify household heating in Europe” mette in evidenza un aspetto centrale: il principale ostacolo alla diffusione delle pompe di calore non è tecnologico, né legato alle prestazioni, ma risiede nell’assetto economico e regolatorio dei prezzi dell’energia. In particolare, l’elevato costo dell’elettricità rispetto al gas continua a penalizzare il riscaldamento elettrico, rendendo meno conveniente, dal punto di vista dei consumatori, una tecnologia che sul piano energetico risulta nettamente più efficiente. Perché le pompe di calore sono strategiche per l’Europa Il report pone il tema del riscaldamento domestico all’interno di una cornice più ampia che riguarda sicurezza energetica, competitività industriale e dipendenza dalle importazioni. Oggi circa un terzo del riscaldamento residenziale europeo è alimentato da gas fossile, in larga parte importato. Nel solo 2023 il settore domestico ha consumato 75 miliardi di metri cubi di gas, pari a oltre un terzo della domanda complessiva dell’Unione, con una quota di importazioni che supera il 90%. In questo contesto, le pompe di calore rappresentano un’ottima opportunità per sostituire combustibili fossili importati con elettricità prodotta sempre più da fonti rinnovabili domestiche. La loro diffusione consentirebbe non solo di ridurre le emissioni, ma anche di contenere l’esposizione dell’Europa alla volatilità dei mercati internazionali dell’energia, rafforzando al contempo la sicurezza degli approvvigionamenti. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il tessuto industriale. Tra il 60 e il 70% delle pompe di calore installate in Europa è prodotto all’interno dell’Unione, e circa il 15% della produzione globale ha base europea. L’espansione di questo mercato avrebbe quindi ricadute positive anche in termini occupazionali e di sviluppo industriale, coerentemente con gli obiettivi di REPowerEU, che punta a raddoppiare il numero di installazioni ogni quattro anni fino al 2030. Costi di installazione e costi di esercizio: un equilibrio ancora sfavorevole Se i benefici sistemici delle pompe di calore sono evidenti, il report sottolinea come il problema principale resti il costo complessivo per il consumatore. Il costo lungo l’intero ciclo di vita di un impianto si distribuisce in modo abbastanza equilibrato tra investimento iniziale e costi di esercizio, ma entrambi gli aspetti presentano criticità. Il peso dei costi iniziali I costi di installazione variano in modo significativo tra i diversi Paesi europei. Secondo i dati citati nel report, un impianto completo può costare circa 12.000 euro nel Regno Unito, mentre in Germania si arriva a sfiorare i 30.000 euro, a fronte di una caldaia a gas che oggi può essere installata con una spesa intorno ai 3.000 euro. Le differenze sono imputabili a diversi fattori, tra cui il costo della manodopera, l’IVA, la complessità normativa e, soprattutto, la scarsità di installatori qualificati, che contribuisce ad aumentare i prezzi. Efficienza elevata, ma bollette poco favorevoli Dal punto di vista energetico, una pompa di calore è in grado di fornire due o tre volte più calore rispetto all’energia primaria che consuma, rendendola nettamente più efficiente rispetto a una caldaia tradizionale. Tuttavia, questo vantaggio viene spesso annullato dalla struttura delle tariffe energetiche. In molti Paesi europei l’elettricità costa dal doppio al quadruplo del gas per il consumatore finale, una differenza sufficiente a rendere i costi di esercizio comparabili, se non superiori, a quelli dei sistemi fossili. Il report individua nel rapporto tra prezzo dell’elettricità e prezzo del gas uno degli indicatori chiave per valutare la competitività del riscaldamento elettrico. Secondo l’European Heat Pump Association, questo rapporto dovrebbe essere pari o inferiore a 2 per rendere economicamente attrattive le pompe di calore. Nel 2024 la media europea si attestava invece a 2,85, con punte superiori a 4 in alcuni Stati membri. Prezzi dell’elettricità e scelte di policy Un aspetto centrale dell’analisi riguarda la composizione delle bollette elettriche. Oltre ai costi di produzione e fornitura, che rappresentano circa la metà del prezzo finale, una quota significativa è costituita da oneri di sistema, costi di rete e tassazione. In alcuni Paesi questi elementi non legati direttamente all’energia arrivano a rappresentare fino a tre quarti del prezzo dell’elettricità, penalizzando tutte le tecnologie elettriche e, in particolare, quelle destinate al riscaldamento. Il report evidenzia come una revisione delle politiche fiscali e tariffarie potrebbe produrre effetti immediati. La rimozione degli oneri di sistema dalle bollette elettriche, il loro trasferimento sui combustibili fossili o l’applicazione di aliquote IVA ridotte sono tutte misure che abbasserebbero sensibilmente il rapporto tra prezzo dell’elettricità e del gas, migliorando la convenienza delle pompe di calore senza intervenire sulla tecnologia. Un caso emblematico è quello dei Paesi Bassi, che hanno adottato meccanismi di contenimento dei prezzi elettrici finanziati attraverso il bilancio pubblico. Questa scelta ha portato il rapporto tra elettricità e gas a uno dei livelli più bassi in Europa e ha favorito una diffusione delle pompe di calore nettamente superiore rispetto a Paesi con un differenziale di prezzo più elevato. Tariffe intelligenti e flessibilità come leva aggiuntiva Accanto alla revisione dei costi in bolletta, il report richiama l’attenzione sul ruolo delle tariffe innovative e della flessibilità della domanda. Sistemi tariffari che incentivano i consumi elettrici in determinate fasce orarie o dedicati specificamente al riscaldamento elettrico possono ridurre in modo significativo i costi di esercizio. In alcuni casi, come dimostrano esperienze già attive in diversi mercati europei, l’adozione di tariffe dinamiche consente di avvicinare il costo effettivo dell’elettricità a livelli compatibili con la competitività del riscaldamento elettrico. “L’elettrificazione del calore non è solo una questione tecnologica, ma una scelta di politica energetica e fiscale”, sottolinea il report, evidenziando come le pompe di calore possano diventare uno strumento centrale della transizione solo se inserite in un contesto normativo coerente. Il documento si inserisce nel dibattito più ampio sulle politiche europee per l’energia accessibile e la decarbonizzazione, richiamando la necessità di completare la revisione della direttiva sulla tassazione dell’energia e di rendere l’elettricità la fonte meno gravata da oneri fiscali. In questa prospettiva, il futuro Piano europeo per l’elettrificazione rappresenta un passaggio chiave per allineare obiettivi climatici, politiche industriali e convenienza economica per i cittadini. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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