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A cura di: Tommaso Tetro In tutto saranno 208 miliardi le risorse che l’Italia riceverà dal Recovery fund dell’Europa. Di questo immenso gruzzolo il 37% dovrà essere dedicato “al green, in modo trasversale a progetti di sostenibilità”. E’ il pensiero del ministro Sergio Costa che, in una lunga audizione in commissione Ambiente alla Camera, ha raccontato l’individuazione delle priorità nell’utilizzo del Recovery fund. Soldi che per esempio potranno esser utili anche per l’adeguamento tecnologico di vecchi sistemi industriali e situazioni di crisi, come il grande siderurgico tarantino dell’ex Ilva e le aree fossili del Sulcis in Sardegna. Oppure in una trasformazione del sistema economico in chiave di sviluppo sostenibile, pensare a un sostegno maggiore da parte delle banche a progetti di questo tipo. “La sostenibilità ambientale nell’intenzione delle istituzioni comunitarie non è soltanto un cluster – osserva Costa parlando nello specifico dei ‘criteri di valutazione alle schede progettuali che verranno inserite nel Piano nazionale per la ripresa e la resilienza (Pnrr) dell’Italia – ma un criterio trasversale di valutazione attraverso cui è fondamentale valutare l’impatto degli altri progetti”. All’interno del complesso di risorse, un pacchetto di circa 700 milioni contenuti nel Meccanismo per la giusta transizione, il Just transition fund, potranno essere utili per la “riconversione di alcuni poli industriali“, tra cui l’ex Ilva e il Sulcis – rileva il ministro facendo presente che l’azione del Just transition fund dovrà essere coerente con ‘i Piani territoriali di transizione giusta’ – la dotazione del Just transition fund per il 2021-2027, in base a quanto deciso dal Consiglio europeo straordinario, ammonta a 7,5 miliardi di euro, cui vanno aggiunti 10 miliardi destinati al Fondo Next generation”. Le linee di priorità per l’ambiente Sono quattro le linee di priorità per l’ambiente: si va dai depuratori agli incentivi alle eco-imprese, all’economia circolare alla lotta ai cambiamenti climatici e al dissesto del suolo. “Le priorità ambientali, come richiesto dalla stessa Commissione, devono rappresentare un’asse di investimento e un obiettivo di medio e lungo periodo nella programmazione” delle risorse; ed è per questo che, come ministero dell’Ambiente – spiega Costa – “abbiamo indicato una serie di priorità che si innestano su quattro linee tematiche”. I quattro capisaldi del ministero sono: “le infrastrutture per l’ambiente”, tipo i depuratori; “il supporto alle imprese virtuose o che vogliano incrementare la sostenibilità dei loro processi produttivi e delle filiere; la transizione ecologica” e in particolare “l’economia circolare; il potenziamento delle azioni di contrasto ai cambiamenti climatici”. Dal punto di vista infrastrutturale “il nostro Paese sconta un significativo ritardo su temi che non appaiono più procrastinabili”, come il tema della “depurazione, su cui insistono ben quattro procedure di infrazione. O ancora al tema dell’approvvigionamento dell’acqua che vede la necessità urgente di intervenire sul recupero delle perdite di rete, sul monitoraggio della qualità dell’acqua e sulla pubblicazione dei dati ambientali. Priorità assoluta – continua il ministro – assumono anche gli interventi di lotta al dissesto idrogeologico, che ci vedono associati alle Regioni, e al contrasto all’erosione costiera. Sempre operando sul territorio emerge la necessità di rendere più verdi le infrastrutture già esistenti, come i porti”. Poi “il supporto alle imprese ambientalmente virtuose o che vogliono intraprendere dei percorsi di sostenibilità – rileva – è una seconda priorità che risponde alla volontà di indirizzare e guidare la transizione verde, orientando il mercato. Ciò sarà possibile facilitarlo introducendo, in via sperimentale, forme di incentivi alle imprese e ai progetti di investimento sostenibili”. Infatti, dice Costa, “stiamo parlando con le banche per diminuire il costo dei prestiti, sviluppare l’economia circolare e investire in energia rinnovabile; aiuteremo le aziende che vogliono essere green. C’è stato un cambio di paradigma”. Un ulteriore indirizzo “alla transizione ecologica è dato dal supporto all’economia circolare, attraverso programmi specifici per migliorare il ciclo dei rifiuti, stimolare l’innovazione, incentivare la Pubblica amministrazione agli acquisti verdi”. Quanto alla lotta ai cambiamenti climatici, dice Costa, è necessario “spingere sull’efficientamento energetico di tutti gli edifici pubblici, sulle energie pulite, sul rafforzamento dei piani per la qualità dell’aria e sulla riforestazione urbana”. E’ chiaro che emerge “il disegno di un Piano nazionale che guarda alla rivoluzione verde e alla transizione ecologica come fattori ed elementi trainanti di una nuova economia”. Tra i principali investimenti, che coinvolgono l’intero governo, “il settore dei trasporti e il miglioramento della qualità dell’aria, l’efficienza energetica degli edifici pubblici, il settore idrico, i rifiuti, la mitigazione dei rischi idrogeologici, le fonti rinnovabili”, e il sostegno alle imprese verso modelli di produzione sostenibile. Tanto che “il governo punterà a favorire la realizzazione di un ampio programma per conseguire gli obiettivi del Green deal europeo”. “Il 37% è la cifra assegnata all’Italia per il green dal Recovery fund, l’Ue ci dice di impiegarli entro il 2026. Abbiamo tempi ristrettissimi rispetto alla tempistica italiana – mette in evidenza il ministro dell’Ambiente – l’Italia ha veramente un’occasione più unica che rara per fare questo passo in avanti; l’elemento green deve essere trasversale in tutte le missioni, bisognerà saper congiungere i diversi progetti in modo che parlino la lingua della sostenibilità. Quella che stiamo vivendo è un’occasione veramente significativa; è la grande sfida dell’Italia”. Parlando delle risorse del Recovery fund, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, intervenendo al convegno “Superbonus 110%: una nuova opportunità per professionisti e imprese” organizzato dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori, ha sottolineato che l’intenzione del Governo “è quella di utilizzare le risorse del recovery fund per prorogare ulterirmente la misura del superbonus 110% per far ripartire l’economia e dare modo a cittadini e imprese di usufruirme maggiormente”. Consiglia questa notizia ai tuoi amici Commenta questa notizia
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