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Indice degli argomenti Toggle Il clima cambiaAnomalie e fenomeni atmosferici: i problemi per il suoloAllarme rosso per l’agricoltura nel centro-sudLe cause della desertificazioneCriticità per i fiumi e i laghi italiani: l’esempio della siccità del PoFAQ Siccità in ItaliaQual è l’attuale situazione della siccità in Italia?Quali regioni italiane sono state maggiormente colpite dalla siccità nel 2025?Quali sono le cause principali della siccità in Italia?Come influisce la siccità sulle risorse idriche del Paese?Quali misure stanno adottando le autorità italiane per affrontare la siccità?Qual è l’impatto della siccità sull’agricoltura italiana?Come influiscono i cambiamenti climatici sulla frequenza e intensità della siccità in Italia?Come la siccità influisce sulla produzione di energia idroelettrica in Italia?Quali strategie a lungo termine possono essere implementate per mitigare gli effetti della siccità? La salvaguardia del territorio dovrebbe essere una prerogativa di tutti, un impegno condiviso che permette di preservare la nostra “casa”. Tra le principali sfide c’è senza dubbio la lotta alla desertificazione, causata anche da un aumento dei periodi di siccità. Si tratta di un processo di degrado del suolo, che pian piano vede aree fertili trasformarsi in deserti. I risultati possono essere davvero negativi, con conseguenze per l’ambiente, ma anche per l’economia e il benessere delle comunità. In questo quadro, i cambiamenti climatici e le attività antropiche stanno rendendo la situazione sempre più complessa. Il clima cambia Negli ultimi anni sono aumentati i fenomeni piovosi improvvisi e intensi, tanto che spesso si tende a dimenticare che, in realtà, l’Italia si caratterizza per una condizione di sempre maggior emergenza quando si parla siccità e di impoverimento d’acqua del suolo. Il clima è chiaramente in forte mutamento, con un susseguirsi di inverni sempre più caldi e piogge scarse. Ai periodi asciutti, si alternato i già citati fenomeni improvvisi e forti, la cui violenza non è di aiuto per i terreni. Il risultato, di conseguenza, è quello di una tendenza alla desertificazione, con grandi impatti anche su molte colture tipiche italiane. Un recente rapporto di Greenpeace, infatti, sottolinea come agrumi, olio d’oliva e grano, banalmente siano in drastico calo, con pericoli per il “Made in Italy”. Il report approfondisce l’andamento di alcuni dei principali fattori climatici negli ultimi anni: secondo un’elaborazione dei dati ECMWF – European Centre for Medium-range Weather Forecasts e Istat, la temperatura media della stagione invernale (gennaio – marzo) è in crescita. Le regioni del Nord, in particolare, tendono a scaldarsi maggiormente, tanto che l’aumento di temperatura registrato negli ultimi 40 anni è di 1,5 °C. Quelle che hanno registrato valori maggiormente in crescita, infatti, sono (in ordine decrescente) il Piemonte, la Valle d’Aosta, il Trentino Alto Adige, la Lombardia, l’Emilia Romagna e la Liguria. Anomalie e fenomeni atmosferici: i problemi per il suolo Le anomalie dei fenomeni atmosferici, come anticipato, giocano un ruolo fondamentale. Secondo il rapporto, per fare un esempio, nei primi mesi del 2024 è piovuta la stessa quantità d’acqua registrata in totale nei tre anni precedenti. Nel Nord Ovest, in particolare, le precipitazioni del periodo gennaio – marzo sono aumentate del 121% rispetto ai dati registrati nel 2023. L’acqua è stata abbondante, dunque, ma non utile all’idratazione del terreno. Secondo i ricercatori dell’ISTAT Stefano Tersigni e Alessandro Cimbelli, “Il terreno fatica ad assorbire perché sono sempre più intense e concentrate, spesso connesse a eventi meteorologici estremi”. Sommando gli inverni 2021-2024, comunque, tutta la penisola ha visto una riduzione delle precipitazioni. In questo caso, però, sono il Sud e le Isole a pagarne maggiormente le conseguenze, rispettivamente con un calo del 2,3% e del 5,7% rispetto al trentennio precedente. Tutto ciò, sommato alle temperature in aumento, fa sì che il suolo sia sempre più povero d’acqua, con una netta tendenza alla desertificazione. In questo caso, le regioni più colpite sono la Sicilia, la Puglia e la Calabria. Non mancano, quindi i campanelli d’allarme, che dovrebbero rendere il tema di grande priorità e impellente la necessità di trovare soluzioni. Vero è che la lotta alla desertificazione non può che essere una sfida globale, per quanto il conto da pagare per l’Italia sia indubbiamente molto alto. Secondo Simona Savini, della Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia “le tendenze climatiche ci indicano che i suoli delle regioni del Mezzogiorno saranno sempre più difficili da coltivare e che non potranno essere compensati dai terreni del Nord Italia, già sfruttati in modo intensivo, minacciati da temperature medie in rapido aumento e da eventi climatici estremi sempre più frequenti”. Per questo motivo, l’associazione insiste molto anche sulla necessità di cambiare il proprio modello agroalimentare, focalizzando l’attenzione sulla sostenibilità e sulla tutela delle risorse idriche. Allarme rosso per l’agricoltura nel centro-sud L’Osservatorio sulle risorse idriche dell’ANBI pubblicato a fine luglio ha evidenziato una situazione estremamente grave per quanto riguarda le risorse idriche nel centro sud. Per fare un esempio, nell’ultimo periodo di Luglio, l’invaso di Occhito, un bacino da 250 milioni di metri cubi d’ acqua che si trova tra Molise e Puglia e svolge una funzione molto importante sia per l’agricoltura del Tavoliere che per l’acqua potabile a servizio della zona, in 8 giorni ha ridotto il proprio volume di oltre 15 milioni di metri cubi. Il che significa che l’acqua sarà sufficiente solo per l’uso potabile e non per l’irrigazione dei campi. Le stime inoltre dicono che il periodo secco potrebbe durare fino a novembre, con il forte rischio che poi intervengano fenomeni metereologici estremi. Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) sottolinea che c’è un rischio reale di “vedere inaridita la pianura foggiana, così come ampie porzioni di territorio salentino”. Anche in Abruzzo le acque dei bacini sono sempre più esigue e la regione sta affrontando una crisi idrica senza precedenti. In Sicilia le precipitazioni degli ultimi 12 mesi sono state mediamente mm. 414, più o meno quanto registrato con la grande siccità del 2002. “Sull’isola, 6 bacini su 29 non hanno più acqua utilizzabile, altri 6 hanno disponibile meno di un milione di metri cubi e 4 meno di due milioni”. Ci sono diversi Comuni in cui l’acqua viene già razionata e il rischio che gli agrumeti vadano distrutti è significativo. Situazioni di “pericolo”, con riduzione nell’erogazione idrica, sono segnalate anche per gli invasi in Sardegna. “L’odierna fotografia dell’Italia idrica – continua Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI – è quella di un Nord sovrabbondante d’acqua e di un CentroSud arso dalla siccità, dove sono a rischio asset economici importanti quali l’agricoltura ed il turismo. Va assunta consapevolezza, ad ogni livello, che il clima è cambiato e che necessita un nuovo modello per il territorio, dove resilienza non può che accompagnarsi con manutenzione, infrastrutture ed innovazione.” Le cause della desertificazione Oltre ai cambiamenti climatici, con conseguente aumento delle temperature e alterazione dei fenomeni atmosferici, anche l’azione umana ha impatti diretti sul fenomeno della desertificazione e dell’erosione del suolo. La responsabilità non è solo di alcune pratiche agricole, citate anche nel report di Greenpeace, visto che hanno forte impatto anche fenomeni quali la deforestazione e la continua urbanizzazione, spesso fonti di degrado del suolo. Questo non significa che la soluzione sia fermare completamente ogni attività umana, ma piuttosto è fondamentale rendere i principi di sostenibilità e impatto ambientale protagonisti di ogni strategia e politica territoriale. La lotta alla desertificazione è una sfida complessa, ma non impossibile da vincere. È chiaro che serve un impegno collettivo e che va oltre le azioni attuate all’interno dei singoli paesi. La collaborazione tra più governi è essenziale, così come lo è l’attività di sensibilizzazione e coinvolgimento di tutte le comunità locali. Inoltre, un aumento della sostenibilità e la riduzione dell’inquinamento dovrebbero ridurre anche la velocità con cui il clima sta cambiando, dando il tempo necessario di invertire la rotta. Criticità per i fiumi e i laghi italiani: l’esempio della siccità del Po Il tema della carenza d’acqua è davvero significativo in Italia, tanto che tra il 2022 e il 2023 sono stati più di 20 i fiumi e più di 10 i laghi colpiti da siccità. A fianco di queste problematiche, poi, si sono registrati eventi apparentemente opposti, come le 28 esondazioni registrate da Legambiente. Tra i fiumi in condizioni più critiche c’è anche il Po, che nel 2022 ha toccato il record storico per minor portata d’acqua di sempre. In particolare, l’acqua del fiume era più bassa del 30% rispetto alla precedente secca peggiore registrata. Le informazioni sono all’interno di una ricerca pubblicata sulla rivista Science Advances, che ha visto la collaborazione dell’Università di Bologna, di Venezia e di ricercatori della Columbia University, Singapore University of Technology and Design e Alfred Wegener Institute (Germania). I dati storici considerati partono dal 1807 e i modelli per la proiezione nel futuro, anche in considerazione dei cambiamenti climatici, sembrano indicare che questo fenomeno di secca possa ripetersi. Aumenta la frequenza dei periodi di siccità e i fenomeni intensi e concentrati in poco tempo non sono d’aiuto. Tra le cause, però, c’è anche il forte aumento di prelievi d’acqua per l’irrigazione agricola. FAQ Siccità in Italia Qual è l’attuale situazione della siccità in Italia? Nel 2024 circa il 50 % del Paese ha vissuto condizioni di siccità, mentre contemporaneamente altre aree sono state colpite da alluvioni, testimonianza della crescente irregolarità climatica. Anche se nel complesso la disponibilità idrica nazionale nel 2024 è stata superiore alla media (+14 %), questo dato è da attribuire ad abbondanti piogge nel Nord; il trend storico mostra però una diminuzione costante della risorsa idrica dal 1951. Quali regioni italiane sono state maggiormente colpite dalla siccità nel 2025? Le regioni più colpite nel 2025 includono Puglia e Calabria, con ampie aree in stato di siccità severo‑estrema. Anche Sardegna, Sicilia e Basilicata registrano criticità elevate, con invasi idrici ai livelli minimi e danni stimati fino a 9 miliardi € nell’agricoltura. In particolare, in Puglia l’invaso di Occhito conteneva a gennaio 2025 solo 31,5 milioni di m³, contro 115 milioni dell’anno precedente, una riduzione drastica (Fonte isprambiente.gov.it). Quali sono le cause principali della siccità in Italia? Le cause includono: Scarse precipitazioni primaverili, soprattutto tra marzo e maggio 2025 Temperature primaverili anomale, fino a +2,5 °C sopra la media in alcune zone d’Europa Effetti dei cambiamenti climatici: aumento della frequenza e intensità di ondate di calore, alterazione dei regimi pluviometrici Come influisce la siccità sulle risorse idriche del Paese? La siccità riduce drasticamente la disponibilità di invasi e falde; ad esempio, porti come Occhito in Puglia risultano fortemente svuotati. Questo riduce le risorse per uso agricolo e civile, e accentua il rischio di crisi idrica strutturale. Quali misure stanno adottando le autorità italiane per affrontare la siccità? Tra le principali iniziative: Riuso delle acque reflue: il potenziale è stimato intorno al 21 %, ma attualmente sfruttato solo al 4 %, secondo stime ARERA/Acea/Intesa Sanpaolo. Irrigazione di precisione: diffusione di tecnologie come sensori del terreno e sistemi localizzati per ottimizzare l’uso dell’acqua. Miglioramento infrastrutturale: passaggio a gestori integrati invece della frammentazione attuale (oltre 2.100 gestori), digitalizzazione e reti intelligenti per ridurre dispersioni. Pianificazione climatica a lungo termine: sviluppo di piani ventennali per la sicurezza idrica, economia circolare e infrastrutture resiliente. Qual è l’impatto della siccità sull’agricoltura italiana? I danni sono enormi, stimati fino a 9 miliardi € in regioni come Puglia, Sardegna, Sicilia e Basilicata. Le coltivazioni irrigue, raccolti e foraggi per allevamenti sono i più colpiti. Difficoltà anche per la produzione alimentare e rischio di crisi nelle filiere. Come influiscono i cambiamenti climatici sulla frequenza e intensità della siccità in Italia? L’Italia sperimenta effetti climatici più accentuati che altrove: nel 2024 la temperatura media nazionale è stata +1,33 °C rispetto al periodo 1991–2020, rendendolo l’anno più caldo in 100 mila anni. Il rapporto IPCC rileva che nella regione mediterranea il rischio di scarsità idrica sale significativamente già a +1,5 °C e molto di più se si raggiungono +3 °C. Come la siccità influisce sulla produzione di energia idroelettrica in Italia? Sebbene non siano disponibili dati diretti aggiornati al 2025 nell’ambito delle fonti attuali, è noto che la produzione di energia idroelettrica dipende dai livelli degli invasi e dalla portata dei fiumi. La riduzione delle risorse idriche, come accade in Puglia, Sicilia e Calabria, comporta inevitabilmente una contrazione dell’energia idroelettrica disponibile—un effetto che, seppur implicito, è coerente con il quadro generale della scarsità idrica. Quali strategie a lungo termine possono essere implementate per mitigare gli effetti della siccità? Le strategie includono: Infrastrutture verdi e naturali, come zone umide costruite (constructed wetlands): studi evidenziano benefici ambientali ed economici (BCR>0), con ritorni molto positivi in regioni come Sicilia ed Emilia‑Romagna. Economia circolare dell’acqua, con riuso sistematico delle acque reflue in agricoltura e industria. Digitalizzazione e integrazione gestionale, come reti intelligenti, monitoraggio remoto, riduzione delle perdite, pianificazione adattativa. Piani climatici strategici pluriennali, che includano sicurezza idrica, resilienza territoriale e mitigazione del rischio ‑ facilitare investimenti strutturali e gestionali. Consiglia questo approfondimento ai tuoi amici Commenta questo approfondimento
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